{"id":65040,"date":"2017-06-17T18:16:48","date_gmt":"2017-06-17T16:16:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65040"},"modified":"2017-11-03T15:11:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:29","slug":"g7-america-first-lordine-internazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/g7-america-first-lordine-internazionale\/","title":{"rendered":"Dopo G7: America First e l\u2019ordine internazionale"},"content":{"rendered":"<p>Il Vertice del G7 di Taormina verr\u00e0 ricordato come un punto di svolta nei rapporti transatlantici. Il disagio prodotto nei mesi scorsi da numerose esternazioni e decisioni del presidente Usa Donald Trump si \u00e8 trasformato in un fossato non pi\u00f9 mascherabile con formule diplomatiche.<\/p>\n<p>Significative sono a questo riguardo le dichiarazioni fatte dal cancelliere tedesco Angela Merkel nei giorni successivi: l&#8217;Europa deve imparare a fare da s\u00e9 (\u201cprendere in mano il proprio destino\u201d). Aggiungendo che ci\u00f2 dovr\u00e0 avvenire \u201cin amicizia con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna\u201d, ma anche in uno spirito di \u201cbuon vicinato, nella misura del possibile, con la Russia\u201d, la Merkel ha posto quasi sullo stesso piano i rapporti con gli alleati anglosassoni e quelli con la potenza antagonista, tuttora destinataria di sanzioni.<\/p>\n<p><b>Si compie l\u2019evoluzione post Guerra Fredda<\/b><br \/>\nGiunge cos\u00ec a compimento l&#8217;evoluzione dell&#8217;ordine internazionale post-Guerra Fredda. Con la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica si affermava la tesi &#8211; soprattutto negli Stati Uniti, ma non solo &#8211; di una trasformazione dell&#8217;ordine mondiale da bipolare a unipolare. Era il \u201c<i>new world order<\/i>\u201d proclamato da Bush senior. La Nato sopravviveva allo scioglimento del Patto di Varsavia e preparava l&#8217;allargamento verso Est; con le intese del 1997 e 2002 accoglieva la stessa Russia in una specie di orbita esterna.<\/p>\n<p>L&#8217;America, destinata al ruolo di Paese-guida (\u201c<i>manifest destiny<\/i>\u201d), offriva agli europei e pure ai russi una \u201c<i>partnership in leadership<\/i>\u201d (sottinteso: come\u00a0<i>junior partner<\/i>).<\/p>\n<p>Nel 2001 l&#8217;attacco alle Torri Gemelle mise la sordina alle voci critiche nei confronti di questo modello geopolitico. Nel 2003 l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq e poi la miope gestione dell&#8217;occupazione vi apr\u00ec una prima crepa. Negli anni successivi il leader russo Vladimir Putin lo ha contestato decisamente; varrebbe la pena rileggere il suo discorso alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza, del febbraio 2007.<\/p>\n<p><b>Il ritorno della Russia e i nuovi protagonisti<\/b><br \/>\nMosca non pretendeva evidentemente il ritorno a un mondo bipolare, bens\u00ec il riconoscimento dell&#8217;esistenza di un ordine internazionale multipolare. Gli interventi militari in Georgia nel 2008 e Ucraina nel 2014, certo giuridicamente illegali, sono stati la logica espressione della rivendicazione di una sostanziale parit\u00e0: se l&#8217;America (o la Nato, o l&#8217;Ue) ritengono di poter espandere la propria zona di influenza, anche la Russia pu\u00f2 pretenderne una, sia pure pi\u00f9 ristretta.<\/p>\n<p>L&#8217;ascesa economica, militare e geopolitica della Cina (e, con distacco, quella dell&#8217;India) sanciva definitivamente la multipolarit\u00e0. Ma finch\u00e9 la \u201ccomunit\u00e0 euro-atlantica\u201d, da Vancouver ai confini occidentali della Russia, era unita da un solido legame di solidariet\u00e0, non si poteva parlare di un ordine internazionale realmente equilibrato.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 sotto Bush junior e Obama (\u201c<i>pivot to Asia<\/i>\u201d) il legame preferenziale euro-atlantico si era leggermente indebolito. Con il loro successore \u00e8 destinato a un ridimensionamento pi\u00f9 drastico di quanto fino a poco tempo fa potessimo immaginare. A meno di un\u00a0<i>impeachment\u00a0<\/i>che faccia della presidenza Trump una breve parentesi, otto anni di continue sfide agli alleati e al buon senso non potranno non allargare l&#8217;Atlantico. E con la Brexit, la Gran Bretagna sar\u00e0 un&#8217;isola politicamente a met\u00e0 strada.<\/p>\n<p><b>La fragilit\u00e0 della comunit\u00e0 d\u2019intenti transatlantica<\/b><br \/>\nLa delusione della Merkel, e la necessit\u00e0 per l&#8217;Europa di fare da s\u00e9, non derivano principalmente dall&#8217;evasivit\u00e0 di Trump sul Patto Atlantico e in particolare sull&#8217;operativit\u00e0 dell&#8217;art. 5 (inteso come dovere di assistenza militare a un membro aggredito). Evasivit\u00e0 che \u00e8 in linea con il sacro egoismo insito nel motto \u201c<i>America First<\/i>\u201d: mira a non legarsi le mani nell&#8217;evenienza di un conflitto locale fra Russia e Paesi baltici, serve a premere sugli europei perch\u00e9 aumentino le spese per la difesa a tutto vantaggio delle industrie militari americane e forse ha anche una spiegazione nelle presunte complicit\u00e0 con Putin, ancora da chiarire.<\/p>\n<p>In gioco non \u00e8 la sopravvivenza dell&#8217;Alleanza e della relativa organizzazione militare integrata, che \u00e8 nell&#8217;interesse dell&#8217;America e del suo complesso militare-industriale. Ma piuttosto la comunit\u00e0 d\u2019intenti in politica estera e nella difesa dell&#8217;ambiente.<\/p>\n<p>Il dissidio riguarda in primo luogo il ritiro dall&#8217;accordo sul cambiamento climatico. Ma profonde divergenze dividono gli europei dall&#8217;America di Trump (compresa la maggioranza in Congresso) anche sulla politica verso l&#8217;Iran (pericolo di misure Usa che provochino un irrigidimento di Teheran sulla moratoria nucleare); sulle massicce forniture militari all&#8217;Arabia Saudita e connessi incoraggiamenti a proseguire la sanguinosa guerra in Yemen; sull&#8217;indifferenza verso l&#8217;espansione delle colonie ebraiche in Cisgiordania e l&#8217;abbandono del principio dei due Stati, che soffocano ogni residua speranza di soluzione pacifica del conflitto israelo-palestinese.<\/p>\n<p><b>L\u2019Unione non rester\u00e0 un nano politico<\/b><br \/>\nD&#8217;altra parte la ragionevolezza della Cina nel ribadire gli impegni di Parigi sui gas-serra la avvicina all&#8217;Europa, nonostante le nostre perplessit\u00e0 sui diritti umani, l&#8217;espansionismo verso gli isolotti contestati, il\u00a0<i>dumping\u00a0<\/i>sociale.<\/p>\n<p>In seno all&#8217;Ue, la Russia \u00e8 vista come un\u2019antagonista minacciosa soprattutto da polacchi e baltici, mentre pi\u00f9 a occidente varie capitali ne comprendono il ruolo di potenziale fattore di stabilizzazione in varie zone di crisi, oltre che di irrinunciabile partner economico. Il realismo, come nel caso Usa-Cina, impone un rapporto non univoco: n\u00e9 nemici, n\u00e9 alleati.<\/p>\n<p>L&#8217;ordine internazionale evolve dunque verso un allentamento degli schieramenti e un rafforzamento della sua natura multipolare. In questo quadro l&#8217;Unione europea non pu\u00f2 (n\u00e9 vuole) porsi al livello di Stati Uniti e Russia sul piano militare, ma \u00e8 certamente fra i grandi sul piano economico e, purch\u00e9 creda in s\u00e9 stessa, non \u00e8 affatto condannata a restare un nano politico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Vertice del G7 di Taormina verr\u00e0 ricordato come un punto di svolta nei rapporti transatlantici. Il disagio prodotto nei mesi scorsi da numerose esternazioni e decisioni del presidente Usa Donald Trump si \u00e8 trasformato in un fossato non pi\u00f9 mascherabile con formule diplomatiche. 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