{"id":65042,"date":"2017-06-17T18:22:16","date_gmt":"2017-06-17T16:22:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65042"},"modified":"2017-11-03T15:11:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:29","slug":"morte-kohl-lezione-dottimismo-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/morte-kohl-lezione-dottimismo-europeo\/","title":{"rendered":"Morte Kohl: una lezione d\u2019ottimismo europeo"},"content":{"rendered":"<p>Il 5 ottobre 1982, lo stato maggiore del Partito popolare europeo era invitato, a Bruxelles, a casa di Leo Tindemans, presidente del Ppe, ex premier belga, il pi\u00f9 votato &#8211; un milione di preferenze &#8211; alle prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Erano tutti l\u00ec per incontrare e conoscere Helmut Kohl, appena divenuto cancelliere della Repubblica federale di Germania. C\u2019era, per l\u2019Italia, Ciriaco De Mita, allora segretario nazionale della Democrazia Cristiana.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni, la Germania aveva avuto il volto politico d\u2019Helmut Schmidt, socialdemocratico e pi\u00f9 \u2018atlantista\u2019 che europeista, l\u2019uomo degli euromissili, capace per\u00f2 anche d\u2019abbozzare, insieme al liberale francese Val\u00e9ry Giscard d\u2019Estaing, il primo embrione di una unione monetaria europea, lo Sme.<\/p>\n<p><b>Da Parigi a Bruxelles, da Mitterrand al Ppe<\/b><br \/>\nKohl arriv\u00f2 a Bruxelles da Parigi: aveva incontrato il presidente francese Fran\u00e7ois Mitterrand, prima tessera di un mosaico destinato a diventare monumentale nella storia europea.<\/p>\n<p>Prima di ripartire per Bonn, dopo una colazione di lavoro con il premier belga Wilfried Martens, il cancelliere, immediatamente soprannominato dai giornalisti \u2018XXL\u2019 per la sua taglia forte, volle recarsi nel palazzo allora sede del Parlamento europeo e intervenire all\u2019ufficio politico del Ppe. Divenne cos\u00ec il primo capo di governo tedesco a visitare il Parlamento europeo.<\/p>\n<p>Kohl fece un discorso \u201cdi accento europeista\u201d: cito un dispaccio dell\u2019Ansa di quel giorno &#8211; chi scrive era il cronista dell\u2019agenzia presente all\u2019incontro. \u201cGli Stati nazionali del XX Secolo devono evolvere verso gli Stati Uniti d\u2019Europa: abbiamo forse indugiato troppo a fare il passo decisivo verso l\u2019Unione europea\u201d.<\/p>\n<p>A chi lo ascoltava &#8211; fra gli italiani, oltre a De Mita, c\u2019erano Flaminio Piccoli, Giulio Andreotti, Mariano Rumor, Paolo Barbi e altri -, quell\u2019omone di 52 anni, dal volto rotondo e sorridente, disse di \u201cnon lasciarsi impietrire dal pessimismo\u201d, anzi di \u201cguardare avanti con ottimismo\u201d, anche perch\u00e9 \u201cabbiamo gi\u00e0 fatto un tratto di cammino importante\u201d.<\/p>\n<p><b>Quelli contro l\u2019Europa appartengono al passato<\/b><br \/>\nCitando grandi europeisti del passato democristiano, Adenauer, Schumann, De Gasperi, ma pure Lutero (\u201cAnche se il mondo dovesse crollare, io continuer\u00f2 a piantare il mio albero\u201d), Kohl afferm\u00f2: \u201cL\u2019Europa deve fare un balzo in avanti in questo decennio, se no la nostra generazione avr\u00e0 fallito la sua occasione\u201d.<\/p>\n<p>Il programma del suo governo, sottoline\u00f2, avrebbe avuto \u201cgrande attenzione per i problemi dell\u2019Europa\u201d, anche perch\u00e9 \u201cquelli che sono contro l\u2019Europa appartengono al passato\u201d.<\/p>\n<p>A sentirle allora, parole d\u2019ordinanza, magari di circostanza per un leader come De Mita, che comment\u00f2, con un pizzico d\u2019ironico scetticismo: \u201cAbbiamobuone relazioni, anzi ottime, perch\u00e9 ci conosciamo ancora poco\u201d. E aggiunse: \u201cLe elezioni in Germania sono nel 1983, da noi si vota nel 1984\u201d, come dire \u201clui \u00e8 sicuro di durare un anno, noi di pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>A rileggerle oggi, subito dopo che Helmut Kohl se n\u2019\u00e8 andato, a 87 anni, sono parole che paiono profetiche e che inducono alla nostalgia &#8211; ve lo immaginate, uno dei tanti leader senza radici e aggressivi di questo decennio parlare con cognizione di causa di Stati Uniti d\u2019Europa?. Un altro dei colleghi presenti a quell\u2019incontro del 5 ottobre 1982, Antonio Foresi, corrispondente Rai, mi scrive: \u201cInesorabilmente, un altro pezzo del nostro mondo crolla\u201d.<\/p>\n<p><b>I tre giganti e l\u2019icona di Verdun<\/b><br \/>\nPerch\u00e9 in quel decennio una triade di giganti, Kohl, il presidente francese Francois Mitterrand, eletto l\u2019anno prima, e, dal 1984, il presidente della Commissione europea Jacques Delors traghettarono, con l\u2019Italia a tenere loro bordone, l\u2019allora Comunit\u00e0 economica europea verso l\u2019Unione europea: archiviando il petulante ritornello della premier britannica Margaret Thatcher (\u201cI want my money back\u201d), ancorando alla democrazia europea Spagna e Portogallo, accelerando il completamento del mercato unico e, quando il crollo del comunismo aveva gi\u00e0 cambiato dinamiche e geografie del Vecchio Continente, progettando la moneta unica.<\/p>\n<p>Il decennio successivo sar\u00e0 quello della riunificazione tedesca con il marco dell\u2019Est valutato 1 a 1 con quello dell\u2019Ovest &#8211; un\u2019altra visione di Kohl sostenuta da Mitterrand -, dell\u2019attuazione dell\u2019Unione europea e poi della moneta unica, di ulteriori allargamenti. Un tempo di speranza e di fiducia europee, che aveva il suo fondamento e la sua icona nell\u2019immagine di Mitterrand e Kohl, diversissimi per cultura, passato, appartenenza politica, che si tengono per mano a Verdun, uno dei campi di battaglia insensati della Grande Guerra, emotivamente e profondamente accomunati dall\u2019imperativo \u201cMai pi\u00f9\u201d.<\/p>\n<p>Dei tre giganti, oggi resta solo Delors, che commenta: &#8220;Un cittadino dell&#8217;Europa ci ha lasciato&#8230;. Gli europei devono inchinarsi davanti all&#8217;uomo Helmut Kohl e alla sua azione&#8221;.<\/p>\n<p>Probabilmente, Kohl, nonostante l\u2019ottimismo, neppure ipotizzava, quel 5 ottobre 1982, che sarebbero successe tante cose tanto in fretta: che lui sarebbe divenuto il pi\u00f9 longevo &#8211; finora &#8211; cancelliere nella storia tedesca eche sarebbe stato protagonista della nascita dell\u2019Unione europea e della riunificazione tedesca.<\/p>\n<p>Anche grazie a lui, la sua generazione non ha fallito la sua occasione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 5 ottobre 1982, lo stato maggiore del Partito popolare europeo era invitato, a Bruxelles, a casa di Leo Tindemans, presidente del Ppe, ex premier belga, il pi\u00f9 votato &#8211; un milione di preferenze &#8211; alle prime elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo. 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