{"id":65046,"date":"2017-06-16T18:29:17","date_gmt":"2017-06-16T16:29:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65046"},"modified":"2017-11-03T15:11:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:30","slug":"sviluppo-partnership-rimpiazza-aiuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/sviluppo-partnership-rimpiazza-aiuto\/","title":{"rendered":"Sviluppo: \u2018partnership\u2019 rimpiazza \u2018aiuto\u2019"},"content":{"rendered":"<p>La parola \u201daiuto\u201d allo sviluppo non piace pi\u00f9 molto a Bruxelles, sepolta dalla storia e da esperienze che non hanno prodotto risultati validi. La parola regina agli European Development Days &#8211; 7 e 8 giugno &#8211; era piuttosto\u201cpartnership\u201d: partnership tra Paesi diversi, tra Paesi e Ue, tra soggetti plurali come realt\u00e0 della societ\u00e0 civile, Ong e settore privato.<\/p>\n<p>Per usare un\u2019immagine plastica: \u00e8 come se il piano inclinato sotto il peso di diseguaglianze che si manifestano a livello internazionale dovesse e potesse ritrovare la sua posizione di equilibrio intorno a questo cardine.<\/p>\n<p><b>Basta interventi neo-colonialistici<\/b><br \/>\nLo ha scandito il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker. E lo hanno ribadito leader e portavoce dei Paesi africani presenti: non vogliamo pi\u00f9 interventi di stamponeo-colonialistico, hanno dichiarato; chiediamo interventi in cui noi giochiamo alla pari con gli altri.<\/p>\n<p>In questo grande\u00a0<i>open space\u00a0<\/i>che sono gli \u2018Edd\u2019, la \u201cDavos della cooperazione\u201d come li chiama qualcuno, l\u2019Italia quest\u2019anno si \u00e8 ritagliata un posto di rilievo: non solo perch\u00e9 c\u2019erano e sono intervenuti nei vari dialoghi molti responsabili della nostra cooperazione internazionale, ma anche perch\u00e9, a tre anni dall\u2019introduzione della legge 125, si \u00e8 verificato che anche il nostro Paese \u00e8 attrezzato per stare al passo con i trend internazionali.<\/p>\n<p>E forse \u00e8 capace di qualcosa di pi\u00f9: non solo ha gli strumenti (l&#8217;Agenzia, un viceministro dedicato, il riconoscimento del settore privato come soggetto di cooperazione, il ruolo di Banca di Sviluppo della Cassa depositi e prestiti, il Consiglio nazionale della Cooperazione), ma ha anche la spinta a un\u2019azione di ampio respiro. O almeno ci vuole provare.<\/p>\n<p><b>Italia: migrazioni, strumenti e spinta<\/b><br \/>\nSi pensi al tema delle migrazioni: il contributo dell\u2019Italia \u00e8 stato all\u2019origine del Migration Compact europeo. Ora il punto \u00e8 non ristagnare e continuare a battere un sentiero anche se c\u2019\u00e8 chi sembra smarrirsi. Ma verso dove?<\/p>\n<p>Ci sono alcuni temi che incrociandosi, generano situazioni di crisi e richiedono il nostro contributo di esperienze maturate sul campo insieme a idee innovative: migrazione e sviluppo da un lato; e migrazione e sicurezza dall\u2019altro.<\/p>\n<p>Il tema migrazioni verso l\u2019Europa non si risolve provando a spostare i confini europei in Africa, investendo fondi destinati alla lotta contro la povert\u00e0 (Trust Fund Africa) per aumentare i controlli e la polizia di frontiera. Questo piano sta mostrando la sua debolezza: sotto la spinta demografica, della fame, della siccit\u00e0, delle guerre, comunque i flussi migratori trovano sempre varchi attraverso cui passare.<\/p>\n<p><b>La chiave dei posti di lavoro<\/b><br \/>\nSe partiamo dai dati di realt\u00e0, approdiamo a un\u2019altra parola che risuona a tutte le latitudini:\u00a0<i>job creation<\/i>, posti di lavoro.Una condizione irrinunciabile sia per contenere le partenze di migranti, sia per per favorire l\u2019integrazione.L\u2019External Investment Plan (Eip) che l\u2019Unione europea sta attivando e che potrebbe mobilitare 60 miliardi da destinare alle imprese intenzionate ainvestire in Africa, potrebbe essere una grande occasione di creazione di veri posti di lavoro con il coinvolgimento della societ\u00e0 civile e delle realt\u00e0 e istituzioni locali.<\/p>\n<p>Vale anche per i rifugiati. Chi opera nei campi dei profughi siriani, solo per citare uno dei tanti casi, sa per esperienza che un progetto di cash-for-work pu\u00f2 permettere, achi sosta per tempi infiniti nei campi in Libano, in Giordania o in Kenya,di riguadagnare la propria dignit\u00e0. Un progetto di questo tipo sostenuto dalla Cooperazione italiana in Libano attesta questo nel dettaglio.<\/p>\n<p>Il denaro contante in cambio di un lavoro, che molto spesso \u00e8 di utilit\u00e0 pubblica, giova in due modi: all\u2019Europa, che cos\u00ec contiene l\u2019arrivo di nuovi disperati, e ai Paesi di origine delle migrazioni. Previene infatti la dispersione delle \u201crisorse umane\u201d, capitale prezioso per Paesi che, come la Siria, a un certo punto, finita la guerra, dovranno ripartire dal loro popolo. Chi arriva in Europa di rado torna indietro.<\/p>\n<p><b>L\u2019abbinamento lavoro\/educazione<\/b><br \/>\nMa il lavoro non basta. Il lavoro senza educazione rischia di avere il fiato corto, come il viceversa. Educazione senza lavoro, genera frustrazione. Solo che il tempo che viviamo chiede di definire bene \u201ceducazione\u201d. Si \u00e8 usata questa parola come un mantra nella cooperazione, ma le sfide di oggi chiedono di considerarne non solo il contenitore, ma anche i contenuti.<\/p>\n<p>Educazione non coincide con istruzione, deve essere\u00a0<i>quality education<\/i>, educazione inclusiva, prevedere accanto alla trasmissione di competenze tecniche, anche una precisa \u201csostanza\u201d.<\/p>\n<p>Pensando che pure i reclutatori d\u2019estremisti violenti aprono scuole e investono in forme di training, in Avsi proviamo a sintetizzare cos\u00ec l\u2019alternativa: accompagnare a pensare criticamente e scoprire che l\u2019altro, chiunque sia &#8211; la persona diversa per cultura, appartenenza, religione, ecc &#8211; \u00e8 un bene sempre, quindi non pu\u00f2 essere percepita mai come un ostacolo da far fuori.<\/p>\n<p><b>Il progetto\u00a0<i>Back to the future<\/i><\/b><br \/>\nQuesta per esempio \u00e8 la sfida del progetto<i>\u00a0Back to the future<\/i>, finanziato dal fondo Madad, che Avsi con altri partner sta realizzando in Libano e Giordania. I numeri aiutano a capirne la misura: 30.000 i bambini coinvolti in Libano, 10.000 in Giordania, per un totale di 200.000 beneficiari indiretti.<\/p>\n<p>Lavoro ed educazione intesi in questo modo meritano, dunque, il massimo degli investimenti che si vogliano destinare a sviluppo e sicurezza. A tre condizioni: la capacit\u00e0 di pensare a lungo termine; la libert\u00e0 dagabbie ideologiche e dai ritmi delle campagne elettorali; la collaborazione con tutti i soggetti coinvolti, a partire dall\u2019Unione europeae da un uso intelligente delle sue regole e dei suoi strumenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La parola \u201daiuto\u201d allo sviluppo non piace pi\u00f9 molto a Bruxelles, sepolta dalla storia e da esperienze che non hanno prodotto risultati validi. 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