{"id":65050,"date":"2017-06-15T18:36:28","date_gmt":"2017-06-15T16:36:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65050"},"modified":"2017-11-03T15:11:31","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:31","slug":"italia-egitto-non-mandare-lambasciatore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/italia-egitto-non-mandare-lambasciatore\/","title":{"rendered":"Italia-Egitto: non mandare l\u2019ambasciatore"},"content":{"rendered":"<p>Un cittadino italiano viene sequestrato, torturato, ucciso sul territorio italiano. La macchina investigativa e giudiziaria si mette in moto. Vengono individuati, attraverso indizi e anche prove, alcuni dei responsabili e viene definita la linea di comando che ha deciso il delitto.<\/p>\n<p>Non esiste prescrizione per reati di tale entit\u00e0: investigatori e magistrati faranno il loro dovere, ci sar\u00e0 un processo, una condanna. Con tempi spesso lunghi. La macchina della ricerca della verit\u00e0 e della giustizia, in ogni caso, non verr\u00e0 interrotta per motivi di realismo politico. Almeno, non formalmente.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 dovrebbe essere diverso per un cittadino italiano vittima di un delitto dello stesso tipo, commesso per\u00f2 all\u2019estero? Perch\u00e9 la politica estera dovrebbe decidere &#8211; si badi bene, senza alcun mandato costituzionale e legislativo &#8211; una prescrizione\u00a0<i>de facto?<\/i>\u00a0Sono domande, queste, non puramente teoriche. Riguardano uomini e donne in carne e ossa.<\/p>\n<p>Riguardano, come si pu\u00f2 facilmente comprendere, la vicenda di cui \u00e8 stato vittima un cittadino italiano di nome Giulio Regeni, sequestrato, torturato e ucciso al Cairo nel 2016, nella settimana che corre tra la sua scomparsa (il 25 gennaio) e il ritrovamento del suo corpo senza vita, il 3 febbraio successivo.<\/p>\n<p><b>Giustizia o convenienza\u00a0<\/b><br \/>\nSe il delitto fosse stato compiuto in Italia, nessuno avrebbe posto una minima questione di realpolitik. Questione che, invece, viene posta da oltre un anno per la vicenda di Giulio Regeni. Come se i diritti fossero a corrente alternata. Come se la difesa di un cittadino italiano si dovesse attenere a standard diversi a seconda del luogo in cui il reato \u00e8 stato commesso. In Italia, la giustizia. All\u2019estero, la convenienza.<\/p>\n<p>La politica per\u00f2, si risponde in questo caso, \u00e8 l\u2019arte del compromesso, soprattutto quando \u00e8 in gioco il ruolo di un Paese, come l\u2019Italia, in un quadrante cos\u00ec complesso come il Mediterraneo. Gli interessi sono interessi strategici, dicono coloro che &#8211; da oltre un anno, a intervalli regolari &#8211; chiedono il ritorno del nostro ambasciatore al Cairo, richiamato per consultazioni nell\u2019aprile 2016 (posizione recentemente ribadita\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3997\" target=\"blank\"><b><u>su queste colonne<\/u><\/b><\/a>\u00a0da Ugo Tramballi,\u00a0<i>ndr<\/i>).<\/p>\n<p>A rientrare a Roma, poco pi\u00f9 di un anno fa, fu l\u2019ambasciatore Maurizio Massari, protagonista di un percorso diplomatico che ci dovrebbe gi\u00e0 dire molto: la sua fermezza (\u00e8 ovviamente una ipotesi di chi scrive) \u00e8 stata fondamentale almeno per riuscire ad avere il corpo di Giulio Regeni, che molto probabilmente sarebbe scomparso come quello di migliaia di desaparecidos egiziani di cui non si sa nulla dall\u2019ascesa al potere, nel 2013, di Abdel Fattah al Sisi.<\/p>\n<p>A ritornare al Cairo, dovrebbe essere invece Giampaolo Cantini, nel frattempo designato ambasciatore in Egitto, uno dei nostri migliori diplomatici, con una esperienza profonda del Mediterraneo, dall\u2019incarico di ambasciatore in Algeria passando per il periodo come bravissimo console generale a Gerusalemme (periodo sin troppo breve, appena undici mesi, prima di essere chiamato a Roma a dirigere l\u2019ufficio della Cooperazione italiana).<\/p>\n<p><b>La mossa del governo<\/b><br \/>\nOra, perch\u00e9 la questione del ritorno dell\u2019ambasciatore al Cairo \u00e8 cos\u00ec importante? Perch\u00e9 la politica estera \u00e8 fatta anche di gesti, e i gesti hanno un preciso significato. L\u2019unico vero atto politico compiuto dai governi italiani &#8211; prima quello a guida Renzi poi quello a guida Gentiloni &#8211; \u00e8 stato proprio il ritiro del nostro ambasciatore, per dare un forte segnale agli egiziani e spingere per frenare le innumerevoli e patetiche \u2018verit\u00e0\u2019 proposte da investigatori e governanti del Cairo.<\/p>\n<p>Se ci si riflette con attenzione, Roma ha fatto solo questo: ha\u00a0<i>soltanto<\/i>\u00a0ritirato l\u2019ambasciatore. Non ha fatto, almeno non l\u2019ha fatto in maniera ufficiale, altre mosse per spingere sul regime di al Sisi.<\/p>\n<p>Il governo italiano non ha chiesto una pressione comune dell\u2019Unione europea verso l\u2019Egitto, nonostante Giulio fosse cittadino italiano e studente internazionale in un ateneo di un Paese europeo, dunque portatore di diritti che devono essere difesi anche dagli altri paesi aderenti all\u2019Ue. Se non vi fosse stata una rappresentanza italiana al Cairo, per esempio, la difesa di Regeni sarebbe stata presa in carico da una delle ambasciate dell\u2019Ue presenti in Egitto.<\/p>\n<p><b>Realpolitik: interessi economici vs diritti individuali<\/b><br \/>\nE arriviamo, cos\u00ec, alla questione dei nostri rapporti economici con l\u2019Egitto. Rapporti importanti, imponenti. Nel 2016 il nostro export \u00e8 arrivato a 3 miliardi di euro. Abbiamo interessi petroliferi, bancari, manifatturieri. In Egitto non ci sono solo Eni ed Edison, c\u2019\u00e8 una societ\u00e0 dell\u2019Ital Cementi, perch\u00e9 il cemento \u00e8 un altro degli affari d\u2019oro nell\u2019importante Paese arabo. Dunque, secondo la lettura \u2018realista\u2019, i diritti di un cittadino italiano debbono piegarsi agli interessi dello Stato italiano. Agli interessi economici, per la precisione.<\/p>\n<p>\u00c8 davvero cos\u00ec? Io credo di no. E non solo perch\u00e9, dal punto di vista delle garanzie al cittadino, lo Stato non pu\u00f2 avere una posizione diversa da quella della difesa e della giustizia senza prescrizione. Credo anche che gli interessi economici tra Egitto e Italia siano gi\u00e0 tutelati non solo dalla nostra macchina diplomatica, ma anche (se non soprattutto) da quella diplomazia non ufficiale che l\u2019Eni esercita in tutti i Paesi in cui \u00e8 presente.<\/p>\n<p>In Egitto, in primis, dove l\u2019Ente nazionale idrocarburi \u00e8 presente da mezzo secolo. Chi ha vissuto al Cairo sa bene quanto l\u2019Eni esercitasse ed eserciti un ruolo tutto suo, non solo con la presenza dei suoi dirigenti in loco, ma con un tessuto fatto di tecnici, di investimenti non solo petroliferi, di esperti, di rapporti diretti con la macchina amministrativa egiziana. Con o senza la presenza dell\u2019ambasciatore italiano al Cairo.<\/p>\n<p><b>Un\u2019assenza che non danneggia il Paese<\/b><br \/>\nL\u2019assenza del nostro ambasciatore, in sostanza, non danneggia i nostri interessi in Egitto. Non c\u2019\u00e8 il nostro rappresentante diplomatico, ma c\u2019\u00e8 l\u2019ambasciata. Gli interessi dei nostri connazionali che vivono al Cairo sono protetti. Perch\u00e9 a proteggerli \u00e8, per competenza, il consolato, deputato alla tutela dei nostri cittadini. Chi ha vissuto all\u2019estero sa che la diplomazia \u00e8 fatta di persone e di meccanismi. In mancanza di un ambasciatore, la struttura dell\u2019ambasciata e del consolato continua a funzionare. Come sempre.<\/p>\n<p>L\u2019assenza del nostro ambasciatore, per\u00f2, segnala che non \u00e8\u00a0<i>business as usual\u00a0<\/i>tra Italia ed Egitto. Segnala, attraverso la freddezza dei rapporti, che non si pu\u00f2 passare sopra a un omicidio di Stato, e a un omicidio commesso in un Paese retto da un regime profondamente compromesso dal punto di vista delle violazioni dei diritti umani e civili. Tra i 40mila e i 60mila detenuti politici, a seconda delle fonti. Centinaia di desaparecidos. Libert\u00e0 di stampa ai minimi storici. E cittadini egiziani fatti oggetto di pressioni illegali durante la loro presenza in Italia, come successo recentemente a Roma, quando alcuni intellettuali egiziani sono stati molestati da agenti dell\u2019intelligence del Cairo.<\/p>\n<p><b>La dignit\u00e0 di Giulio vale pi\u00f9 dell\u2019interscambio commerciale<\/b><br \/>\nDi fondo, comunque, la domanda \u00e8 una e una sola. Quanto valgono la vita, la dignit\u00e0, i diritti di un cittadino italiano? I cinque miliardi del nostro interscambio con l\u2019Egitto? Non \u00e8 un po\u2019 poco? Perch\u00e9 la difesa della dignit\u00e0 di Giulio Regeni, violata sin troppe volte in questi sedici mesi, ha un prezzo ben pi\u00f9 alto dell\u2019interscambio tra Italia ed Egitto.<\/p>\n<p>Non riuscire a difendere la dignit\u00e0 di Giulio Regeni significa non difendere lo Stato di diritto italiano, e neanche il ruolo dell\u2019Italia nel Mediterraneo, nella regione araba, nel grande Medio Oriente. Non \u00e8 chinando il capo ai rinvii del regime egiziano che si riusciranno a difendere, per esempio, gli interessi strategici italiani in Libia, dove l\u2019Egitto esercita pressioni fortissime attraverso il suo alleato, il generale Khalifa Haftar. Chinare il capo, mostrarsi deboli e pronti a un compromesso disonorevole non protegger\u00e0 i nostri militari in Libano, n\u00e9 i soldati e gli uomini dell\u2019intelligence che abbiamo in altri quadranti.<\/p>\n<p>La storia delle nostre relazioni nel Mediterraneo negli ultimi quarant\u2019anni ci dovrebbe aver insegnato che non c\u2019\u00e8 bisogno di essere servili per ottenere un profilo importante nei negoziati e nella difesa dei nostri interessi strategici. Al contrario, la fermezza \u00e8 quella che, nelle volte in cui l\u2019abbiamo esercitata, ci ha dato una statura che ancora si ricorda nell\u2019area. Un esempio tra tutti: la guida che il generale Carlo Angioni ebbe della nostra prima missione di\u00a0<i>peacekeeping\u00a0<\/i>all\u2019inizio degli anni Ottanta. A Beirut, se la ricordano ancora bene.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un cittadino italiano viene sequestrato, torturato, ucciso sul territorio italiano. 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