{"id":65054,"date":"2017-06-14T18:46:07","date_gmt":"2017-06-14T16:46:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65054"},"modified":"2017-11-03T15:11:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:11:32","slug":"kosovo-successo-dei-guerriglieri-rebus-governo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/kosovo-successo-dei-guerriglieri-rebus-governo\/","title":{"rendered":"Kosovo: successo dei guerriglieri, rebus governo"},"content":{"rendered":"<p>La turbolenta stagione delle elezioni ha raggiunto domenica scorsa anche il Kosovo: con un anno di anticipo rispetto alla normale scadenza elettorale, i cittadini del piccolo Stato balcanico si sono recati alle urne per il rinnovo del Parlamento.<\/p>\n<p>L\u2019esito ha visto prevalere la coalizione \u201cguerrigliera\u201d fra Partito democratico del Kosovo (Pdk) e Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak) con il 34% dei voti, e ha fatto registrare un sorprendente exploit del partito filo-albanese \u201cAutodeterminazione\u201d (Vet\u00ebvendosje), giunto secondo con il 27% circa delle preferenze. Inaspettato da molti, invece, il pessimo risultato del partito finora al governo, la Lega democratica del Kosovo (Ldk), che si \u00e8 fermato al 25%, nonostante fosse dato dalle proiezioni della vigilia come favorito.<\/p>\n<p>Le elezioni tenutesi lo scorso 11 giugno sono state le terze ufficiali nella storia del Paese auto-proclamatosi indipendente dalla Serbia nel febbraio 2008, ma hanno fatto registrare un\u2019affluenza di appena il 44%: piuttosto bassa per una nuova democrazia, con 683 mila votanti su un totale di un milione e 800 mila aventi diritto.<\/p>\n<p>Questa bassa affluenza denota un\u2019intrinseca sfiducia verso la classe politica, accusata pi\u00f9 volte di corruzione endemica, ma \u00e8 anche il risultato della forte migrazione di cui soffre il Paese; si stima infatti che circa un milione di cittadini viva al di fuori dei confini del Kosovo, Paese che \u00e8 comunque abitato dalla pi\u00f9 giovane popolazione europea con un\u2019et\u00e0 media di 27 anni (in Italia \u00e8 di 45 anni).<\/p>\n<p>Il governo uscente, una grande coalizione formata dalla Ldk e dal Pdk e guidata dal leader della Lega democratica Isa Mustafa, \u00e8 rimasto vittima di una mozione di sfiducia votata dal Parlamento lo scorso 15 maggio anche dagli alleati del Partito democratico. Pristina non \u00e8 nuova a elezioni anticipate: nessuno dei governi finora eletti \u00e8 riuscito a portare a termine il suo mandato.<\/p>\n<p><b>Le macerie del conflitto<\/b><br \/>\nLa maggior parte dei partiti del Kosovo affonda le radici nella guerra del 1998\/1999. La Ldk, fondata nel 1989, \u00e8 il pi\u00f9 antico partito kosovaro: con ideali pacifisti, tent\u00f2, attraverso l\u2019opera del suo leader storico Ibrahim Rugova, padre della patria, di raggiungere l\u2019indipendenza dall\u2019allora Jugoslavia di Slobodan Milosevi\u010d attraverso dialogo e mediazione.<\/p>\n<p>Dopo aver guadagnato molta fiducia dal popolo del Kosovo sotto amministrazione Onu, il partito ora guidato da Mustafa sembra, dopo l\u2019esperienza di governo, aver perso il credito costruito nei decenni scorsi. In gran parte, questo \u00e8 dovuto alle necessit\u00e0 che hanno spinto la Ldk a formare una coalizione e a scendere a compromessi con il Pdk di Hashim Tha\u00e7i: una collaborazione culminata con l\u2019elezione di quest\u2019ultimo a presidente della Repubblica nell\u2019aprile 2016.<\/p>\n<p>Il Pdk che nasce nel 1999 come ala politica dell\u2019Esercito di Liberazione del Kosovo (famoso anche con la sigla inglese \u2018Kosovo Liberation Army\u2019, Kla) ha posizioni oltranziste verso la Serbia ma si \u00e8 seduto pi\u00f9 volte a trattare negli scorsi anni al tavolo con Belgrado.<\/p>\n<p>Chi invece di trattative non vuol sentire parlare \u00e8 Ramush Haradinaj, leader dell\u2019Aak, due volte sotto processo e assolto per mancanza di prove dal Tribunale Penale Internazionale per l\u2019ex Jugoslavia dell\u2019Aja. Haradinaj \u00e8 il pi\u00f9 intransigente tra gli esponenti politici del Kosovo, soprannominato \u201cRambo\u201d per i suoi trascorsi durante la guerra, per i quali pende su di lui un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3799\" target=\"blank\"><b><u>mandato di cattura internazionale Interpol richiesto dal governo di Belgrado<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Contro la politica di dialogo con Belgrado \u00e8 anche il partito Vet\u00ebvendosje, guidato da Albin Kurti, carismatica e ambigua figura della nuova politica kosovara anti nepotistica, con forti legami nazionalistici albanesi.<\/p>\n<p><b>Costituzione e minoranze<\/b><br \/>\nIl Kosovo \u00e8 una repubblica parlamentare democratica e multipartitica. La sua Costituzione, adottata il 15 giugno 2008, \u00e8 la pi\u00f9 giovane carta fondamentale di uno Stato europeo, ed \u00e8 una delle pi\u00f9 avanzate nella protezione delle minoranze, assicurando alle stesse un\u2019ampia rappresentanza all\u2019interno delle sue istituzioni. Il potere legislativo \u00e8 esercitato dall\u2019Assemblea del Kosovo, organo monocamerale con 120 deputati eletti ogni quattro anni con sistema proporzionale puro mitigato da una soglia di sbarramento al 5%.<\/p>\n<p>Il totale dei posti riservati alle minoranze \u00e8 pari a venti seggi, di cui 10 per i rappresentanti della comunit\u00e0 serba, 4 per le minoranze rom, ashkali e egizie, 3 per le minoranze bosniache, 2 per le minoranze turche e un posto per la minoranza dei gorani.<\/p>\n<p><b>Ipotesi alleanze<\/b><br \/>\nLe trattative per la formazione del nuovo governo sono gi\u00e0 iniziate e dovranno, per legge costituzionale, concludersi entro 15 giorni dalla data di svolgimento delle consultazioni. Il numero di seggi necessari per raggiungere la maggioranza \u00e8 pari a 61, con la coalizione Pdk-Aak che ne ha conquistati 40. Vet\u00ebvendosjene avr\u00e0 31, mentre 30 andranno alla Ldk.<\/p>\n<p>Saranno quindi decisive le alleanze post elettorali con una situazione tripolare che ricorda da vicino le elezioni italiane del 2013, con un partito antisistema senza alcuna volont\u00e0 di coalizione a dettare le condizioni delle intese. Sembra impossibile un\u2019alleanza Pdk-Aak con Vet\u00ebvendosje, che imporrebbe a quest\u2019ultimo di tradire il suo spirito anti-casta. Un governo fra Pdk-Aak e Ldk \u00e8 una soluzione parimenti poco percorribile, visto che l\u2019ultimo esecutivo si \u00e8 sciolto proprio a causa di dissidi tra i due alleati. La coalizione pi\u00f9 probabile &#8211; ma sul filo della maggioranza &#8211; potr\u00e0 essere formata dalla Ldk con Vet\u00ebvendosje.<\/p>\n<p>Le certezze prodotte dal voto sono due: la prima riguarda la necessit\u00e0 per la nuova coalizione di governo di puntare sul supporto delle minoranze, tra cui quella serba, per poter raggiungere la maggioranza. La seconda, ben pi\u00f9 negativa per la stabilit\u00e0 dei Balcani, e di riflesso per l\u2019Europa, \u00e8 che a Pristina la rappacificazione con Belgrado sembra ben lungi dall\u2019essere una politica in via di risoluzione.<\/p>\n<p>I risultati elettorali hanno premiato con pi\u00f9 del 60% delle preferenze partiti ostili alla mediazione con la Serbia senza un previo riconoscimento dell\u2019indipendenza kosovara, e che non scenderanno a\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3474\" target=\"blank\"><b><u>compromessi nell\u2019ambito del dialogo Belgrado-Pristina<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Infine, da sottolineare il risultato di Vet\u00ebvendosje, spinto principalmente dai circa 150 mila giovani che hanno votato per la prima volta a queste elezioni: l\u2019exploit del partito filo-albanese appare come un voto di protesta e punitivo verso un establishment di governo fatto di vecchi combattenti e che mostra come in Kosovo il vento del cambiamento stia tornando a soffiare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La turbolenta stagione delle elezioni ha raggiunto domenica scorsa anche il Kosovo: con un anno di anticipo rispetto alla normale scadenza elettorale, i cittadini del piccolo Stato balcanico si sono recati alle urne per il rinnovo del Parlamento. 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