{"id":65094,"date":"2017-02-05T15:57:40","date_gmt":"2017-02-05T14:57:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65094"},"modified":"2017-11-03T15:13:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:13","slug":"trump-scaglia-repubblicani-pechino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/trump-scaglia-repubblicani-pechino\/","title":{"rendered":"Trump scaglia i repubblicani contro Pechino"},"content":{"rendered":"<p>Stando all\u2019uso che ne fanno suoi autorevoli esponenti, Twitter \u00e8 considerato un indicatore diplomatico affidabile nelle file del partito repubblicano statunitense. A gennaio, il senatore texano Ted Cruz, gi\u00e0 battagliero sfidante di Donald Trump alle primarie repubblicane, ha cinguettato: \u201cSono onorato di aver incontrato la presidente di Taiwan Tsai Ing-wen\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019incontro \u00e8 avvenuto dopo che la leader taiwanese ha effettuato uno scalo tecnico a Houston, Texas, sulla via per il Centro America, dove l\u2019attendevano gli incontri con i quattro alleati regionali di Taiwan: Honduras, Nicaragua, Guatemala ed El Salvador.<\/p>\n<p>Il meeting di Tsai con il senatore Cruz e con il governatore del Texas Greg Abbott, anch\u2019egli repubblicano, ha fatto per\u00f2 infuriare Pechino, che aveva precedentemente chiesto alle autorit\u00e0 statunitensi di negare il sorvolo alla leader di Taipei. La risposta di Cruz non si \u00e8 fatta attendere: \u201cLa Repubblica popolare cinese deve capire che negli Stati Uniti decidiamo autonomamente chi incontrare. Questo non riguarda Pechino, ma la nostra relazione con l\u2019alleato Taiwan\u201d.<\/p>\n<p>Nella citt\u00e0 texana si \u00e8 quindi discusso dell\u2019opportunit\u00e0 di migliorare le relazioni bilaterali fra i due Paesi, a cominciare dagli scambi commerciali e dalla cooperaizone economica, specialmente nel settore agricolo.<\/p>\n<p><b>La politica dell\u2019\u201cUnica Cina\u201d<\/b><br \/>\nPechino \u00e8 il nuovo bersaglio della politica estera americana. A colpi di tweet, il neopresidente Trump si rivolge ai membri del Politburo accusandoli di aver approfittato dell\u2019ultima fase della globalizzazione economica ai danni degli Stati Uniti. La minaccia dell\u2019introduzione di una tassa sull\u2019importazione di prodotti cinesi aumenta il risentimento della leadership cinese nei confronti della leadership repubblicana per il continuo affronto sulla questione taiwanese.<\/p>\n<p>Il caso non si limita solo alla telefonata che Trump ha avuto con la presidente taiwanese lo scorso dicembre, ma anche all\u2019intervista rilasciata all\u2019emittente americana Fox News, in cui il tycoon aveva espresso la sua contrariet\u00e0 alla politica dell\u2019\u201cUnica Cina\u201d, pilastro su cui si sostengono le relazioni sino-americane.<\/p>\n<p>\u00c8 dal 1979 che gli Stati Uniti riconoscono infatti la Cina nel solo governo di Pechino. Da quel momento, Washington ha negato il riconoscimento diplomatico formale a Taiwan, che la Cina considera invece una provincia ribelle che torner\u00e0, prima o poi, sotto l\u2019ombrello politico di Pechino.<\/p>\n<p>Eppure, un ulteriore segnale \u00e8 stato inviato all\u2019altra sponda del Pacifico in occasione dell\u2019insediamento di Trump a Capitol Hill: a partecipare all\u2019Inauguration Day c\u2019era infatti anche una delegazione di undici politici taiwanesi, capeggiati dall&#8217;ex primo ministro dell&#8217;isola, Yu Shyi-kun.<\/p>\n<p><b>Timori di guerra commerciale?\u00a0<\/b><br \/>\nCon l\u2019insediamento di Trump alla Casa Bianca si configura un nuovo assetto globale: il tycoon newyorkese cerca di consolidare il rapporto diplomatico con Vladimir Putin, mentre la Cina si presenta come leader della globalizzazione. Ne \u00e8 stato un esempio il discorso di apertura del presidente cinese\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3784\" target=\"blank\"><b><u>Xi Jinping al forum economico di Davos<\/u><\/b><\/a>: per circa un\u2019ora, il portavoce del \u201csocialismo con caratteristiche cinesi\u201d si \u00e8 presentato al mondo come alfiere della globalizzazione e avversario di protezionismo e populismo.<\/p>\n<p>Le metafore, tipiche della dialettica di Xi Jinping, hanno lasciato minimi margini di fraintendimento: il discorso era rivolto al 45\u00b0 presidente Usa, sebbene il leader di Pechino non lo abbia mai menzionato.<\/p>\n<p>In Svizzera, a difendere la posizione gi\u00e0 critica di Trump, c\u2019era il consigliere Anthony Scaramucci che ha assicurato: \u201cN\u00e9 gli Stati Uniti n\u00e9 la Cina vogliono una guerra commerciale\u201d. L\u2019amministrazione americana ha di certo ben presente l\u2019ultimo dato rilasciato dall&#8217;Ufficio nazionale di statistica cinese: Pechino \u00e8 ormai entrata nella cosiddetta epoca economica del \u201cnew normal\u201d, dove la crescita del Pil non conosce pi\u00f9 i numeri a doppie cifre del decennio d\u2019oro, ma &#8211; nel penultimo trimestre del 2016 &#8211; si assesta a un 6,7%.<\/p>\n<p>Un successo che \u00e8 il risultato di accordi bilaterali con diversi Paesi, dell\u2019incredibile progetto della Nuova Via della Seta per il miglioramento dei collegamenti e della cooperazione nella sfera eurasiatica, e dell\u2019atteggiamento della leadership nella gestione delle crisi internazionali. Proprio in questo senso si comprende la condotta di non ingerenza negli affari interni degli altri Stati: Pechino pone poche prerogative di natura politica e mira a stabilire rapporti di natura economica, tralasciando la visione della democrazia dei vari Paesi.<\/p>\n<p><b>Il futuro dell\u2019Asia<\/b><br \/>\nMa con Trump a Washington, cosa pu\u00f2 succedere sull\u2019altra sponda del Pacifico? L\u2019imprevedibilit\u00e0 del nuovo presidente preoccupa Pechino, tanto che il\u00a0<i>Global Times<\/i>\u00a0&#8211; spin-off inglese del\u00a0<i>Quotidiano del Popolo<\/i>\u00a0&#8211; ha giudicato il nuovo inquilino della Casa Bianca \u201cimmaturo\u201d in diplomazia e \u201cmolto superficiale\u201d nella conoscenza delle relazioni tra Cina e Stati Uniti.<\/p>\n<p>I delicati equilibri nell\u2019area orientale si incrinano sotto lo sguardo di Taipei e Pechino. Dal giorno della vittoria di Trump, la Cina ha dimostrato fermezza davanti a ogni provocazione americana, ostentando la necessit\u00e0 di costruire una stabilit\u00e0 economica e politica dentro e fuori la Grande Muraglia.<\/p>\n<p>Taipei non si vuole far cogliere impreparata, e nello stretto di Taiwan si tiene militarmente pronta a una possibile invasione cinese: a met\u00e0 gennaio, per due giorni, sono state infatti condotte esercitazioni di simulazione di un possibile attacco da parte dell\u2019esercito di Pechino.<\/p>\n<p>Taipei \u00e8 pronta a fronteggiarele minacce della seconda potenza economica mondiale, forte anche delle dichiarazioni rilasciate da John Bolton, ex ambasciatore di Bush all\u2019Onu e oggi consigliere di Trump per la politica estera, secondo cui i militari statunitensi potrebbero essere spostati da Okinawa, in Giappone, a Taiwan in risposta a possibili incursioni di Pechino.<\/p>\n<p>\u00c8 difficile prevedere come si evolveranno i rapporti tra Cina, Stati Uniti e Taiwan: qualche indizio, per\u00f2, potrebbe arrivare dai prossimi tweet. Stavolta, rispetto al passato, lanciati dall\u2019account presidenziale, @POTUS.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stando all\u2019uso che ne fanno suoi autorevoli esponenti, Twitter \u00e8 considerato un indicatore diplomatico affidabile nelle file del partito repubblicano statunitense. A gennaio, il senatore texano Ted Cruz, gi\u00e0 battagliero sfidante di Donald Trump alle primarie repubblicane, ha cinguettato: \u201cSono onorato di aver incontrato la presidente di Taiwan Tsai Ing-wen\u201d. 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