{"id":65114,"date":"2017-02-12T16:13:34","date_gmt":"2017-02-12T15:13:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65114"},"modified":"2017-11-03T15:13:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:09","slug":"usa-trump-un-passo-avanti-ai-suoi-critici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/usa-trump-un-passo-avanti-ai-suoi-critici\/","title":{"rendered":"Usa: Trump un passo avanti ai suoi critici"},"content":{"rendered":"<p>The Telegraph sostiene che c\u2019\u00e8 \u201cdel metodo dietro la pazzia di Donald Trump\u201d, cos\u00ec che l\u2019eterodosso presidente degli Stati Uniti riesce sempre a essere un passo avanti ai suoi critici.<\/p>\n<p>Prendiamo, ad esempio, la vicenda del bando all\u2019ingresso nell\u2019Unione da sette Paesi musulmani e dei rifugiati, respinto a due riprese dalle Corti federali: tutti davano per scontato che l\u2019Amministrazione sarebbe ricorsa in appello alla Corte Suprema, e magari, a conti fatti, lo far\u00e0 pure; ma, intanto, Trump gioca in contropiede, annuncia un nuovo bando che presti meno il fianco ai rilievi legali e attua retate e deportazioni di immigrati, specie messicani, con la fedina penale sporca.<\/p>\n<p>A tre settimane dall\u2019insediamento di Donald, Washington \u00e8 tutta una girandola di commenti e ipotesi. Giornalisti e vecchie volpi della politica devono ancora rendersi conto di quel che sta succedendo, a cominciare dal cambiamento di orari che turba, per ora, soprattutto i media europei: con Obama, e ancora prima con Bush jr, tutto o quasi succedeva la mattina; con Trump, tutto o quasi succede la sera tardi o a notte fonda e le notizie si rincorrono da noi con un giorno di ritardo.<\/p>\n<p>Lo sconcerto \u00e8 condiviso da partner e alleati. &#8220;Ci sono da affrontare nuovi approcci internazionali aggressivi, ma non necessariamente negativi, espressi da Trump e da Putin&#8221;, sostiene il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano a Madrid, intervenendo al Congresso dei popolari spagnoli. E non a caso il libro in testa alle vendite di Amazon nell\u2019ancor breve \u2018era Trump\u2019 alla Casa Bianca \u00e8 l\u2019inquietante \u20181984\u2019 di George Orwell.<\/p>\n<p><b>Per un tweet, Hillary batte Donald<\/b><br \/>\nDopo il no al bando della Corte d\u2019Appello federale di San Francisco, per una volta il tweet migliore \u00e8 stato quello di Hillary Clinton: 3 a 0; e palla &#8211; forse &#8211; alla Corte Suprema. I tre giudici della Corte d\u2019Appello &#8211; due democratici e un repubblicano &#8211; sono stati unanimi: gli avvocati del segretariato alla Giustizia non hanno dimostrato che il bando serviva a sventare un pericolo incombente.<\/p>\n<p>La Corte Suprema, cui spetta l\u2019ultima parola, \u00e8 incompleta: ha otto giudici, quattro conservatori e quattro progressisti, mentre il nono, appena designato da Trump, Neil Gosuch, non \u00e8 stato ancora confermato dal Congresso &#8211; e non lo sar\u00e0 in tempo utile. \u00c8 dunque possibile che la Corte si trovi in stallo, 4 a 4. Se cos\u00ec fosse, resterebbe valido il verdetto di San Francisco.<\/p>\n<p>Il presidente dice di non crederci, mette in guardia i giudici avvilendo persino Gosuch, ritiene \u201cpolitica\u201d la sentenza e assicura che, alla prossima, vincer\u00e0 a mani basse. Ma il rischio di smacco alla Corte Suprema c\u2019\u00e8; e, allora, in viaggio per la Florida, dove va a giocare a golf con il premier giapponese Shinzo Abe, cambia tattica e annuncia il nuovo bando.<\/p>\n<p><b>Sconfitte in Corte, vittorie in Senato<\/b><br \/>\n\u00c8 tutto un ribollire di decisioni e di polemiche. Ma l\u2019agenda, per ora, la fissa sempre lui: i tweet della notte chiudono la giornata appena trascorsa e segnano la successiva. Il \u2018twittatore in capo\u2019 vorrebbe anche impedire alle Agenzie federali di inviare aggiornamenti sui social o ai media, cos\u00ec da polarizzare l\u2019attenzione su di s\u00e9: i suoi followers aumentano e l\u2019intenso dibattito su\u00a0<i>fake news<\/i>\u00a0e post verit\u00e0 lo vede, inverosimilmente, nei panni dell\u2019accusatore pi\u00f9 che sul banco degli imputati, dove finiscono volta a volta i media, i suoi nemici &#8211; a partire dal miliardario George Soros &#8211; e i suoi potenziali rivali, come Mark Zuckerberg, che per\u00f2 smentisce le ambizioni presidenziali.<\/p>\n<p>Se perde in Corte, Trump vince in Senato. Uno a uno, magari per il rotto della cuffia, i suoi ministri vengono sdoganati: Betsy De Vos, la miliardaria filantropa designata all\u2019Istruzione, ma poco incline alla scuola pubblica, se la cava con il voto decisivo del vice-presidente Mike Pence, perch\u00e9 due senatori repubblicani le votano contro e finisce 50 a 50.<\/p>\n<p><b>Incognite e contraddizioni di politica estera<\/b><br \/>\nDopo tante telefonate difficili o addirittura burrascose con gli interlocutori internazionali &#8211; peggiore di tutte quella con il premier australiano Malcolm Turnbull, cui mette gi\u00f9 la cornetta -,Trump riesce a fare una telefonata \u2018educata\u2019 col presidente cinese Xi Jinping: lo rassicura che per gli Usa c\u2019\u00e8 una sola Cina &#8211; dopo le tensioni suscitate dai suoi primi approcci con Taiwan, la \u2018altra Cina\u2019.<\/p>\n<p>Sono giorni intensi di politica estera: dopo le visite del giapponese Abe e di Federica Mogherini, che vede il neo-segretario di Stato Rex Tillerson, sta per arrivare l\u2019israeliano Benyamin Netanyahu, con cui forse Trump scioglier\u00e0 l\u2019incognita dello spostamento dell\u2019ambasciata Usa a Gerusalemme &#8211; s\u00ec o no.<\/p>\n<p>La Carnegie Foundation s\u2019interroga se il presidente magnate pu\u00f2 salvare la politica estera Usa, nell\u2019era delle\u00a0<i>fake news<\/i>\u00a0e della Brexit. Il quadro \u00e8 denso di cautele altrui e contraddizioni di Trump: Mosca \u00e8 ben disposta, ma il Cremlino \u201cnon si fa illusioni sui miglioramento dei rapporti\u201d; Pechino incassa le rassicurazioni, ma denuncia in un durissimo editoriale del Quotidiano del Popolo \u201cl\u2019ignoranza totale\u201d sulla Cina della nuova Amministrazione; Teheran, colpita dal bando, reagisce \u2018occhio per occhio, dente per dente\u2019 e testa missili nel Golfo; i talebani giocano la carta dell\u2019isolazionismo e invitano gli americani ad andarsene dall\u2019Afghanistan (\u201cChe vi serve stare qui?\u201d); con Messico e Canada, oltre che Australia, va malissimo; invece, gli uomini forti al-Sisi ed Erdogan aspettano solo d\u2019essere chiamati a Washington.<\/p>\n<p>Il bando fa danni anche fra alleati pi\u00f9 o meno presunti e affidabili. Lo Yemen revoca agli Usa l\u2019autorizzazione a compiere missioni antiterrorismo sul proprio territorio con forze speciali, ufficialmente perch\u00e9 il primo raid ordinato dal presidente magnate ha ucciso diversi civili, tra cui alcuni bambini &#8211; nell\u2019azione, mor\u00ec pure un militare americano.<\/p>\n<p>Nonostante le immagini orribili delle piccole vittime, la Casa Bianca continua a definire il raid &#8220;un successo&#8221;. Per quel che conta, nel Paese in preda a una guerra civile, la decisione delle autorit\u00e0 yemenite \u00e8 un elemento di disturbo rispetto alla volont\u00e0 di Trump d\u2019essere pi\u00f9 efficace contro il terrorismo integralista di al-Qaida, che alberga ancora nello Yemen, e del sedicente Stato islamico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>The Telegraph sostiene che c\u2019\u00e8 \u201cdel metodo dietro la pazzia di Donald Trump\u201d, cos\u00ec che l\u2019eterodosso presidente degli Stati Uniti riesce sempre a essere un passo avanti ai suoi critici. 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