{"id":65116,"date":"2017-02-13T16:15:15","date_gmt":"2017-02-13T15:15:15","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65116"},"modified":"2017-11-03T15:13:09","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:09","slug":"trump-italia-no-relazione-privilegiata","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/trump-italia-no-relazione-privilegiata\/","title":{"rendered":"Trump-Italia: no a relazione privilegiata"},"content":{"rendered":"<p>Ora che abbiamo potuto costatare che Donald Trump fa sul serio, e che mantiene le promesse fatte in campagna elettorale, c\u2019\u00e8 da chiedersi che cosa comporter\u00e0 per un Paese come l\u2019Italia l\u2019arrivo alla Casa Bianca di un leader che sembra intenzionato a rimettere in discussione gli assi portanti tradizionali della politica estera americana.<\/p>\n<p>Si \u00e8 molto speculato sul possibile impatto del ciclone Trump sull\u2019Unione europea, Ue (nei cui confronti il presidente americano ha manifestato indifferenza o ostilit\u00e0) e sulla Nato (che lo stesso Trump ha definito obsoleta per poi correggersi e ridimensionare l\u2019affermazione). Vale la pena di provare a interrogarsi su cosa significher\u00e0 la Presidenza Trump per un Paese come l\u2019Italia, che ha tradizionalmente puntato su Ue, Nato e solidariet\u00e0 transatlantica come contesti di riferimento irrinunciabili della propria proiezione internazionale.<\/p>\n<p><b>La prima telefonata Trump-Gentiloni<\/b><br \/>\nGli scarni resoconti della prima conversazione telefonica tra Trump e il premier Paolo Gentiloni non hanno fornito indicazioni sotto questo profilo. Abbiamo per il momento solo potuto registrare una evidente maggiore prudenza da parte italiana nel pronunciarsi sulle prime iniziative del nuovo Presidente americano, rispetto alle pi\u00f9 esplicite prese di distanza di dirigenti di altri Paesi europei (al punto che il\u00a0<i>Financial Times\u00a0<\/i>qualche giorno fa si chiedeva, con qualche malizia, se l\u2019Italia non stia furbescamente prendendo le distanze da una linea comune europea nei confronti delle nuova Amministrazione statunitense).<\/p>\n<p>Sul fronte interno, ci sar\u00e0 da fare i conti con il fattore \u201cimitazione\u201d da parte di quei partiti e movimenti di opposizione che rivendicano un\u2019agenda nazionalista, sovranista e protezionista, considerano l\u2019Ue come una insopportabile limitazione della sovranit\u00e0 nazionale e sembrano essere i primi beneficiari netti della vittoria di Trump alle presidenziali Usa. Non a caso esponenti di questi partiti hanno espresso esplicita ammirazione e sostegno nei confronti di Trump.<\/p>\n<p><b>Riflessi interni e internazionali<\/b><br \/>\nL\u2019ascesa del magnate ha sicuramente fornito una sorta di legittimazione a queste formazioni politiche pi\u00f9 dichiaratamente anti-establishment o anti-sistema. Ma non \u00e8 affatto scontato che l\u2019implicito sostegno americano sia destinato a tradursi in un corrispondente aumento dei consensi e delle intenzioni di voto per queste formazioni politiche. Tuttavia, l\u2019allineamento delle piattaforme politiche dei partiti e movimenti anti-globalizzazione e anti-sistema con l\u2019agenda politica di Trump potrebbe creare qualche problema addizionale al governo e alla maggioranza che lo sostiene.<\/p>\n<p>Sul fronte internazionale la prevedibile tendenza della nuova amministrazione americana a ignorare l\u2019Ue per privilegiare rapporti bilaterali con singoli Paesi membri porr\u00e0 un\u2019altra sfida all\u2019Italia. Certamente dovremo mantenere un rapporto collaborativo con Washington; ma dovremo anche fare capire agli americani che \u00e8 ancor pi\u00f9 nel nostro interesse un\u2019Ue forte, unita e protagonista, che sappia dialogare da pari a pari con gli Usa.<\/p>\n<p>Sarebbe invece miope e sbagliato pensare di costruire un rapporto privilegiato con gli Usa a scapito dell\u2019Ue. E proprio perch\u00e9 nella amministrazione americana si va affermando una netta preferenza per un\u2019Europa debole e divisa, l\u2019Italia dovrebbe assumere una iniziativa politica di alto profilo per restituire alla costruzione europea autorevolezza, credibilit\u00e0 e sostegno popolare.<\/p>\n<p>Sul fronte della Nato, e pi\u00f9 in generale delle garanzie di sicurezza, c\u2019\u00e8 da aspettarsi che nei prossimi mesi cresceranno le pressioni americane perch\u00e9 anche l\u2019Italia (come gli altri alleati) si assuma maggiori responsabilit\u00e0 e maggiori oneri per la difesa collettiva. In una fase di contenimento della spesa pubblica, e con la necessit\u00e0 di rispettare le regole in materia di disciplina di bilancio, sar\u00e0 una richiesta che rischia di metterci in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Anche per rispondere alle prevedibili pressioni americane, l\u2019Italia dovrebbe quindi sostenere con convinzione una iniziativa mirata a rilanciare forme pi\u00f9 efficaci di collaborazione fra europei nel campo della difesa, verso un Unione della difesa, da realizzare eventualmente sulla base di una coalizione di Paesi \u201cable and willing\u201d.<\/p>\n<p><b>Il \u2018reset\u2019 con la Russia: meglio la prudenza<\/b><br \/>\nLe ripetute aperture di Trump sull\u2019ipotesi di un \u201creset\u201d delle relazioni con la Russia potrebbero costituire un\u2019opportunit\u00e0 per un Paese come il nostro, che non ha mai fatto mistero dell\u2019interesse ad una normalizzazione del rapporto con Mosca. Ma pure in questo caso occorre prudenza. Anche sull\u2019idea di una ripresa del dialogo con Putin dovremmo muoverci in un contesto di concertazione con i nostri partner europei e atlantici; capire cosa effettivamente ha in mente Trump (le sue esatte intenzioni non sono per ora chiare); e soprattutto avere chiaro cosa chiedere a Vladimir Putin come contropartita.<\/p>\n<p>Sarebbe controproducente seguire Trump su questa strada acriticamente e al di fuori di una posizione comune europea. Al contempo l\u2019Italia dovrebbe assumere una iniziativa in Europa mirata ad una riflessione complessiva sul rapporto con la Russia, anche con l\u2019obiettivo di evitare che l\u2019Europa possa essere spiazzata da una eventuale tentativo americano di una intesa diretta con Putin.<\/p>\n<p>In Medio Oriente e nel Mediterraneo \u00e8 pi\u00f9 difficile, nella attuale congiuntura, capire cosa ha in mente Trump. Dalle prime dichiarazioni del presidente americano sono per ora emerse con chiarezza solo alcune indicazioni: un riaffermata priorit\u00e0 alla lotta al contrasto dell\u2019Isis, il sedicente Stato islamico, e del terrorismo di matrice islamica; una visione dell\u2019Iran come ostile e pericoloso; un sostegno apparentemente incondizionato al governo israeliano.<\/p>\n<p>Da queste scarne indicazioni non \u00e8 agevole trarre indicazioni sulla linea che l\u2019Amministrazione americana vorr\u00e0 tenere sui principali teatri di crisi, a partire dalla Siria e, per quanto ci riguarda pi\u00f9 direttamente, soprattutto per la Libia.<\/p>\n<p><b>Le incognite Medio Oriente e Mediterraneo<\/b><br \/>\nSe il criterio prevalente che orienter\u00e0 le scelte di Washington nella regione sar\u00e0 il contrasto dell\u2019Isis e del terrorismo islamico, se ne dovrebbe dedurre che gli Usa avrebbero tutto l\u2019interesse a favorire una soluzione politica delle crisi in corso in Siria e Libia, che consenta la formazione di governi stabili, riconosciuti internazionalmente e all\u2019interno, e in grado soprattutto di controllare i rispettivi territori.<\/p>\n<p>Potrebbe essere per noi una opportunit\u00e0 rispetto alla quale ci converr\u00e0 sondare rapidamente la nuova amministrazione Usa, nella speranza di riuscire a coinvolgere Washington in un disegno di stabilizzazione della Libia.<\/p>\n<p>Il Vertice G7 di Taormina, del prossimo maggio, sar\u00e0 una prima occasione per testare gli orientamenti di Trump sui temi che tradizionalmente figurano nell\u2019agenda di questo tipo di incontri. Oltre tutto Taormina potrebbe essere la prima uscita all\u2019estero di Trump per un vertice multilaterale, un contesto che il presidente americano non considera come il pi\u00f9 idoneo per la tutela degli interessi nazionali americani.<\/p>\n<p>Se si dovesse far fede ai primi annunci di Trump in materia di commercio internazionale,di regolamentazione dei mercati finanziari, e verosimilmente di coordinamento delle politiche macro-economiche, appare difficile immaginare un interlocutore pi\u00f9 distante di Trump dalla \u201cconventional wisdom\u201d che ha ispirato finora le conclusioni di questi vertici.<\/p>\n<p><b>La sfida e l\u2019occasione del G7 di Taormina<\/b><br \/>\nLa sfida per la presidenza italiana del G7 sar\u00e0 quindi quella di riuscire a smussare gli spigoli su temi sui quali non sar\u00e0 agevole concordare conclusioni condivise (commercio, coordinamento politiche macro-economiche, stabilizzazione dei mercati finanziari, ma anche ambiente, cambiamento climatico, e forse rapporti con la Russia ecc.) e ricercare un minimo di consenso su temi (quali?) meno controversi.<\/p>\n<p>In conclusione si pu\u00f2 capire (e per certi aspetti anche condividere) la prudenza dei dirigenti italiani, che per ora hanno evitato di seguire l\u2019esempio di altri leader europei in una critica aperta a Trump. Ma sarebbe sicuramente un errore cadere nella tentazione di giocare la carta di una presunta intesa diretta con gli Usa di Trump a prescindere da, o addirittura in contrasto con, i nostri tradizionali referenti: Ue e Nato.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ora che abbiamo potuto costatare che Donald Trump fa sul serio, e che mantiene le promesse fatte in campagna elettorale, c\u2019\u00e8 da chiedersi che cosa comporter\u00e0 per un Paese come l\u2019Italia l\u2019arrivo alla Casa Bianca di un leader che sembra intenzionato a rimettere in discussione gli assi portanti tradizionali della politica estera americana. 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