{"id":65119,"date":"2017-02-13T16:16:58","date_gmt":"2017-02-13T15:16:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65119"},"modified":"2017-11-03T15:13:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:08","slug":"protezionismo-la-trump-ricetta-anti-austerita-tedesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/protezionismo-la-trump-ricetta-anti-austerita-tedesca\/","title":{"rendered":"Protezionismo \u00e0 la Trump: ricetta anti-austerit\u00e0 tedesca"},"content":{"rendered":"<p>I veri conoscitori del nuovo presidente americano e della sua personalit\u00e0 non si sono certo fatti stupire dalla prontezza con cui Donald Trump ha tenuto fede alla sua promessa di ritirare gli Stati Uniti dal Trans Pacific Partnership (Tpp).<\/p>\n<p>L\u2019inasprimento dei rapporti commerciali con le economie a bassi salari da cui provengono molte delle merci importante dagli Usa \u00e8 sempre stato uno dei punti nodali nella sua offensiva volta a favorire le imprese statunitensi che producono sul territorio nazionale e danno lavoro ai cittadini americani.<\/p>\n<p>Molti per\u00f2 pensavano che questo non implicasse un peggioramento dei rapporti commerciali tra Stati Uniti e Unione europea, Ue. Tuttavia, le recenti dichiarazioni di Peter Navarro, appena nominato alla guida del Consiglio nazionale sul Commercio della Casa Bianca, hanno messo in dubbio questa visione ottimistica: il professore dell\u2019Universit\u00e0 della California si \u00e8 espresso duramente contro la Germania e l\u2019Euro, descritto come \u201cun implicito marco tedesco svalutato volutamente per favorire le esportazioni\u201d.<\/p>\n<p><b>Le tesi di Navarro: realistiche o esagerate?<\/b><br \/>\nLe parole di Navarro hanno suscitato dure reazioni da parte del governo tedesco e da parte di alcun esponenti europei quali il presidente dell\u2019Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, va riconosciuto come nelle dichiarazioni del consigliere di Trump riecheggiano molte delle argomentazioni usate da diversi Paesi membri dell\u2019Eurozona (e, pi\u00f9 recentemente, dalla stessa Commissione europea) per chiedere alla Germania un comportamento diverso nella gestione della propria politica fiscale.<\/p>\n<p>Certamente non si pu\u00f2 accusare la Germania di aver spinto o supportato Mario Draghi nel mettere in atto le politiche iper-espansive di questi anni. Anzi, l\u2019establishment tedesco si \u00e8 schierato pi\u00f9 volte pubblicamente contro le mosse della Banca centrale europea, Bce, ritenute dannose per i risparmiatori tedeschi e pericolose per gli squilibri e le bolle finanziarie che potrebbero favorire.<\/p>\n<p>Tuttavia, seppure la Germania non abbia mai sostenuto le misure monetarie alla base del deprezzamento nominale dell\u2019Euro, lo Stato mitteleuropeo \u00e8 senza dubbio quello che ne ha tratto maggior vantaggio, anche grazie al netto deprezzamento del suo cambio reale.<\/p>\n<p><b>Le ragioni del surplus tedesco<\/b><br \/>\nLe ragioni dello sproporzionato surplus tedesco vanno cercate nei primi anni 2000, quando quello che veniva definito \u201cil grande malato d\u2019Europa\u201d intraprese una riforma radicale del mercato del lavoro, la riforma Hartz, che port\u00f2 a una marcata riduzione del tasso di crescita del costo del lavoro in Germania rispetto agli partner europei.<\/p>\n<p>Questa dinamica negli anni ha aumentato sensibilmente la competitivit\u00e0 delle imprese tedesche. Non si pu\u00f2 certo imputare come una colpa alla Germania il successo di una strategia politica difficile e dolorosa. Tuttavia, se lo stato governato da Angela Merkel avesse avuto una propria moneta, si sarebbe assistito a un apprezzamento nominale della stessa causato dalla crescente domanda per le merci tedesche. Ma, a causa dell\u2019appartenenza della Germania alla moneta unica europea, ci\u00f2 non \u00e8 accaduto, permettendole di continuare ad avere avanzi commerciali record per molto tempo.<\/p>\n<p>La Germania dal canto suo ha sempre visto il suo surplus commerciale come un merito e un segno di forza della sua economia. Non ci si pu\u00f2 quindi realisticamente aspettare che il governo tedesco metta in atto politiche volte a ridurlo, andando cos\u00ec contro il suo interesse nazionale.<\/p>\n<p>Va notato per\u00f2 che questo avanzo della bilancia dei pagamenti si accompagna all\u2019avanzo dei conti pubblici, rafforzando le dinamiche contrarie alla crescita dei prezzi. Il risultato \u00e8 che questo \u201ctwin surplus\u201d continua a favorire la competitivit\u00e0 delle imprese tedesche, anche a scapito del rapido depauperamento dello stock di capitale fisico (soprattutto infrastrutturale) dello Stato federale tedesco.<\/p>\n<p><b>Trump e Renzi, due leve diverse<\/b><br \/>\nL\u2019Italia, soprattutto durante il governo Renzi, \u00e8 assurta al ruolo di rappresentante del malcontento europeo contro le politiche tedesche. Non potendo costringere la Germania a vedere i danni che il suo surplus commerciale ha arrecato ai Paesi del Sud Europa, l\u2019invito, raccolto recentemente anche dalla Commissione, era quello di mettere in atto delle politiche economiche che si rivelassero s\u00ec pi\u00f9 congeniali agli altri membri dell\u2019Eurozona, ma che primariamente non fossero contrarie ai suoi interessi nazionali.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 si concretizzava nello spingere la Germania a una politica di investimenti pubblici che, date le condizioni attuali, non solo non appesantisse la dinamica del debito tedesco, ma migliorasse la produttivit\u00e0 del lavoro nel lungo termine, ravvivando anche l\u2019anemica domanda interna.<\/p>\n<p>Ci\u00f2, a sua volta, spingerebbe al rialzo i salari tedeschi, diminuendo la competitivit\u00e0 tedesca attraverso un apprezzamento del suo cambio reale. Inoltre, l\u2019aumento della domanda aggregata della maggiore economia europea avrebbe effetti positivi sull\u2019economie dei maggiori partner europei attraverso gli effetti di spillover.<\/p>\n<p>Tuttavia, sino ad ora, la Germania ha respinto senza troppo fatica ogni offensiva, venisse essa dal governo italiano o dalla Commissione europea. Ora per\u00f2 queste argomentazioni sono state raccolte da un Paese che pu\u00f2 vantare un peso totalmente diverso in termini di interesse nazioale tedesco, essendo in assoluto il pi\u00f9 importante mercato di sbocco delle merci tedesche.<\/p>\n<p>Nelle prime settimane da presidente in esercizio, Trump ha dimostrato come, se ritiene che un Paese stia avendo un atteggiamento dannoso nei confronti dell\u2019economia statunitense, non si faccia scrupoli nell&#8217;osteggiarlo.<\/p>\n<p>La minaccia di uno spregiudicato protezionismo\u00a0<i>\u00e0 la Trump<\/i>\u00a0verso le merci tedesche e europee costituisce certamente un\u2019eventualit\u00e0 non molto probabile, ma tuttavia in grado di scuotere maggiormente l\u2019establishment tedesco dato il suo potenziale impatto sugli interessi nazionali.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 forse Trump il fattore in grado di spingere finalmente la Germania verso un cambiamento delle politiche economiche? Per rispondere bisogner\u00e0 attendere il risultato elettorale e la formazione del nuovo esecutivo federale. Nel frattempo per\u00f2 prepariamoci a un G7 a presidenza italiana e a un G20 a presidenza tedesca decisamente interessanti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I veri conoscitori del nuovo presidente americano e della sua personalit\u00e0 non si sono certo fatti stupire dalla prontezza con cui Donald Trump ha tenuto fede alla sua promessa di ritirare gli Stati Uniti dal Trans Pacific Partnership (Tpp). 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