{"id":65122,"date":"2017-02-14T16:22:58","date_gmt":"2017-02-14T15:22:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65122"},"modified":"2017-11-03T15:13:08","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:08","slug":"corsa-ad-al-bab-sulla-via-raqqa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/corsa-ad-al-bab-sulla-via-raqqa\/","title":{"rendered":"Corsa ad Al-Bab sulla via di Raqqa"},"content":{"rendered":"<p>Prima o poi un incidente doveva succedere. Il 9 febbraio, tre vittime turche e 11 feriti. I russi si sono subito scusati definendolo un \u201ctragico errore\u201d e hanno aperto un\u2019inchiesta. La tensione \u00e8 peraltro palpabile nei cieli siriani, a pochi chilometri dai confini con la Turchia.<\/p>\n<p>Una corsa convulsa verso la riconquista di Al-Bab, occupata dal sedicente Stato islamico, l\u2019Isis, dal 2014, tra forze concorrenti: l\u2019esercito turco con i ribelli del Free Syrian Army, l\u2019esercito di Assad con l\u2019appoggio dell\u2019aviazione russa e di Hezbollah, le forze curdo-siriane con l\u2019appoggio dei raid americani. Al-Bab &#8211; \u2018la Porta\u2019- \u00e8 l\u2019ultimo avamposto dell\u2019Isis sulla via di Raqqa, \u2018capitale\u2019 dell\u2019autoproclamato Califfato affollata di civili (erano circa 100.000),ma anche di jihadisti in fuga da Mosul, ivi incluso lo stesso Al-Baghdadi.<\/p>\n<p>Tutti i concorrenti si propongono l\u2019obiettivo di liberare Al Bab da Isis e jihadisti, ma le finalit\u00e0 di ognuno sono diverse. Per la Turchia, \u00e8 cruciale evitare il ricongiungimento dei territori a ridosso dei propri confini da parte dei combattenti curdo-siriani che considera terroristi al pari dei curdi del Pkk. Sarebbe essenziale per contro farne una \u2018area protetta\u2019 ove possano convergere le masse di rifugiati ospitati in territorio turco, una sorta di \u2018protettorato\u2019 presidiato per conto di Ankara.<\/p>\n<p>Per Assad, \u00e8 cruciale allargare il controllo sulle aree a nord di Aleppo, faticosamente riconquistata, al costo di macerie e incalcolabili sofferenze per la popolazione, dopo settimane di aspri combattimenti condotti con i propri alleati. Per i curdo-siriani, si tratta di contrastare le strategie di entrambi completando il controllo delle proprie aree di insediamento, in vista di futuri assetti di larga autonomia se non di indipendenza e di eventuale accorpamento con i curdi di oltre-confine. E per gli americani?<\/p>\n<p><b>Trump, cambio di scenario<\/b><br \/>\nDa anni Washington sorregge le offensive delle compagini curdo-siriane considerandole la migliore carta contro Isis e Al Qaida, offrendo anche un limitato appoggio ai ribelli cosiddetti moderati. \u00c8 ancora valida questa strategia nell\u2019era Trump? La priorit\u00e0 dichiarata \u00e8 sradicare il terrorismo e le sue potenzialit\u00e0 di attacco in territorio americano. Ma, a prescindere dall\u2019inopinato decreto che, contro ogni buon senso, ha accorpato terrorismo ed islam, Trump si trova a confrontare uno scenario rapidamente cambiato rispetto ai tempi di Obama.<\/p>\n<p>Aleppo \u00e8 ora sotto il controllo di Damasco, la Russia sta tentando di coordinare le sue iniziative militari con la Turchia, nel contesto dell\u2019intervenuto riavvicinamento, e domina la scena sia militarmente che, dopo le intese di Astana, politicamente. L\u2019Iran ha rafforzato la sua presenza nel territorio. Per contro, la Turchia appare esausta, impegnata com\u2019\u00e8 sul fronte interno nel duplice fronte anti-gulenista e anti-Pkk, e anche il rapporto con l\u2019Iraq di Al-Abadi sta subendo incrinature. L\u2019operazione Scudo dell\u2019Eufrate non ha il successo sperato.<\/p>\n<p>Trump, modulando il giudizio della prima ora circa l\u2019obsolescenza della Nato, ha rassicurato Erdogan sull\u2019importanza dell\u2019Alleanza per il comune obiettivo di abbattere il terrorismo, e inviato Mike Pompeo ad Ankara in vista della grande sfida di Raqqa (e non solo).<\/p>\n<p>Ma, come conciliare le assicurazioni date ad Ankara sulla creazione di una \u2018zona protetta\u2019 nel nord siriano con il sostegno militare ai curdo-siriani? E come gestire i russi, ben intenzionati a favorire il controllo di Assad nel retroterra delle basi aereonavali di Latakia e Umaymin?<\/p>\n<p>E come \u2018collaborare\u2019 con Mosca evitando il risentimento degli oppositori moderati che hanno potuto contare per anni sul pur debole appoggio americano? E, soprattutto, quello dei tradizionali alleati del Golfo, che dalle retrovie hanno a lungo foraggiato compagini arabe anche radicali per contrastare l\u2019influenza iraniana in area?<\/p>\n<p>E che fare dell\u2019Iran, ora che l\u2019intesa nucleare sta vacillando? Al-Bab e Raqqa si rivelano un test per la tenuta del triangolo Usa-Russia-Turchia, dal quale in larga parte dipende il futuro della pacificazione in Siria, e per lo stesso ruolo dell\u2019Iran in area.<\/p>\n<p><b>Ripresa dei negoziati a Ginevra<\/b><br \/>\nFra qualche giorno, il 20 febbraio, De Mistura riunir\u00e0 le parti in causa per la ripresa dei colloqui a Ginevra. A fine gennaio ad Astana, Mosca ha segnato un colpo, non tanto per il rinnovato cessate-il-fuoco garantito questa volta dalla triade Mosca-Ankara-Teheran (sappiamo che i combattimenti continuano, cos\u00ec come gli assedi che secondo il \u2018programma di riconciliazione\u2019 di Assad cesseranno solo se i combattenti usciranno disarmati da citt\u00e0 e villaggi), quanto per la Dichiarazione finale &#8211; non sottoscritta dai belligeranti interni, ma subito sancita dalla risoluzione del CdS 2336 approvata all\u2019unanimit\u00e0 &#8211; che prefigura un piano di lavoro per il futuro della Siria. In linea, del resto, con il piano del giugno 2012 di Kofi Annan.<\/p>\n<p>Viene infatti sancito l\u2019impegno alla sovranit\u00e0, indipendenza, integrit\u00e0 territoriale della Siria come Stato non-confessionale, multietnico, multi-religioso, e a un processo negoziale cui opposizione e governo ugualmente partecipino. Non \u00e8 scontato. Troppe mappe di smembramento sono apparse in questi mesi. E resta il nodo relativo al destino di Assad che l\u2019opposizione vorrebbe subito rimosso e deferito a un tribunale per crimini di guerra.<\/p>\n<p>A Ginevra, Mosca giocher\u00e0 ora la sua carta pi\u00f9 cruciale per tenere insieme la Siria e assicurare una transizione che non escluda Assad a priori. Basata su \u2018zone di sicurezza\u2019 che equivarrebbero a \u2018sfere di influenza\u2019. Ai russi la cosiddetta \u2018Siria utile\u2019, il retroterra mediterraneo; a turchi e americani il centro-nord fino all\u2019Iraq, assicurando ai curdi autonomia e riconoscimento dell\u2019identit\u00e0 culturale. Una sorta di Sykes-Picotin edizione siriana.<\/p>\n<p>E per quanto riguarda Assad, valga per tutte l\u2019ultima uscita di Boris Johnson che rivela una inedita flessibilit\u00e0 sulla sua partecipazione a future elezioni. L\u2019Iran resta il capitolo pi\u00f9 problematico. N\u00e9 Turchia n\u00e9 Russia sono probabilmente disposti a confrontare Trump, che ha gi\u00e0 posto il Paese \u2018on notice\u2019 dopo gli ultimi test missilistici, per sostenerne il ruolo in area.<\/p>\n<p>E per contro non ci si pu\u00f2 aspettare da Teheran un semplice arretramento che vanifichi una strategia antica di millenni (la direttrice mediterranea). La sessione di Ginevra porter\u00e0 forse qualche chiarimento, ma non sar\u00e0 certo quella decisiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prima o poi un incidente doveva succedere. Il 9 febbraio, tre vittime turche e 11 feriti. I russi si sono subito scusati definendolo un \u201ctragico errore\u201d e hanno aperto un\u2019inchiesta. La tensione \u00e8 peraltro palpabile nei cieli siriani, a pochi chilometri dai confini con la Turchia. Una corsa convulsa verso la riconquista di Al-Bab, occupata [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":39,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9],"tags":[99,108,114,130,109],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65122"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/39"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=65122"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65122\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":65124,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/65122\/revisions\/65124"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=65122"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=65122"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=65122"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}