{"id":65127,"date":"2017-02-16T16:26:22","date_gmt":"2017-02-16T15:26:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65127"},"modified":"2017-11-03T15:13:07","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:07","slug":"serve-la-politica-estera-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/serve-la-politica-estera-italiana\/","title":{"rendered":"A che serve la politica estera italiana?"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019Italia si trova in un momento di grande difficolt\u00e0. Per la prima volta entrambe le stelle che hanno orientato l\u2019azione dei decisori italiani di politica estera negli ultimi settanta anni sono appannate. Stati Uniti e Unione europea, Ue non sono pi\u00f9 gli ovvi e scontati riferimenti cui ispirare le scelte di politica estera.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti proseguono, in forme con Trump imprevedibili, un processo di progressivo sganciamento dalle problematiche europee. L\u2019Ue \u00e8 in un travaglio in cui le spinte dissolutive sembrano prevalere su quelle integrative.Quali effetti ha tutto ci\u00f2 sulla politica estera del nostro Paese?<\/p>\n<p><b>Doppia sfera, concreta e simbolica<\/b><br \/>\nSe la politica estera di un Paese come il nostro serve essenzialmente a preservare l\u2019ordine politico interno dalle pressioni internazionali, l\u2019Italia lo ha fatto in forme particolari. La strategia adottata \u00e8 stata quella di saldare la politica interna a quella estera, facendo dipendere la sopravvivenza dell\u2019ordine interno dalla stabilit\u00e0 di quello internazionale.<\/p>\n<p>La soluzione adottata dall\u2019Italia per realizzare questo stretto collegamento tra interno ed esterno \u00e8 stata quella di condurre la politica estera &#8211; con le sue implicazioni interne &#8211; su due tavoli paralleli e tra loro non comunicanti: il tavolo della politica concreta, quello sul quale le cose devono essere fatte, e il tavolo della politica simbolica, quello pi\u00f9 proprio della politica\u00a0<i>politicienne\u00a0<\/i>o &#8211; appunto &#8211; simbolica.<\/p>\n<p>La sfera della politica simbolica \u00e8 il terreno dello scontro sul quale si \u00e8 giocata la saldatura tra assetto interno ed internazionale, allo scopo di rendere impossibile modificare il primo e di rendere pi\u00f9 facile accettare le richieste del secondo.<\/p>\n<p>Nella sfera della politica concreta, la politica estera \u00e8 stata caratterizzata da tre aspetti: \u201coffuscare\u201d l\u2019esatto contenuto delle decisioni, sfruttando le asimmetrie informative tra Governo e Parlamento, tra \u00e9lite politiche e opinione pubblica; delegare quanto pi\u00f9 possibile ad altri attori, siano essi burocratici (ad es. i militari), religiosi (ad es. la Chiesa), economici (ad es. l\u2019Eni) o sociali (ad es. la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio) le cose che comunque dovevano essere fatte e i modi in cui farli; infine,vendere le decisioni inevitabili come \u201cpackages\u201d pre-confezionati, che, se sfidati, assurgono a scelte esistenziali, oggetto di un referendum simbolico in cui le alternative sono solo due, accettarli in toto o rigettarli.<\/p>\n<p><b>Le cose cambiano, gli stili restano?<\/b><br \/>\nDagli anni \u201950 ad oggi questo stile non \u00e8 cambiato molto. Le principali scelte di oggi, si pensi a quelle economiche, come il fiscal compact, o militari, come l\u2019intervento in Libia e in Iraq sono prese oggi in modo non dissimile da come lo erano in passato.Potr\u00e0 la politica estera essere condotta con gli stessi obiettivi e modalit\u00e0 con cui era condotta in passato?<\/p>\n<p>Molto \u00e8 cambiato negli ultimi vent\u2019anni e ci\u00f2 rende difficile continuare come se nulla fosse. La convergenza tra gli interessi italiani e quelli dei nostri alleati \u00e8 oggi meno ovvia di ieri e trovare un punto di equilibrio richiede uno sforzo di cooperazione che, come si \u00e8 detto poc\u2019anzi, costa. Mantenere la separazione tra il tavolo ideologico e quello decisionale \u00e8 molto pi\u00f9 problematico.<\/p>\n<p>Per gli attori politici interni \u00e8 pi\u00f9 facile e maggiormente remunerativo politicizzare la politica estera. Infine, vi \u00e8 un problema di reputazione. In un sistema congelato, come lo \u00e8 stato per tanti anni quello italiano, la bassa reputazione pu\u00f2 essere compensata apparendo con le mani legate; una strategia negoziale spesso efficace, come ricord\u00f2 tanti anni fa Schelling. Quando i lacci si sciolgono, anche contro la nostra volont\u00e0,e la debolezza non \u00e8 pi\u00f9 una risorsa negoziale, la reputazione va costruita e conservata.<\/p>\n<p><b>Quando la debolezza non \u00e8 pi\u00f9 una risorsa<\/b><br \/>\nPotr\u00e0 allora l\u2019Italia continuare con la strategia dei due tavoli ancora a lungo?Io credo di no, perch\u00e9 questo modo di fare politica estera ha costi elevati per il Paese. Per brevit\u00e0, ne segnalo uno: la tendenza a non valutare con avvedutezza le conseguenze degli impegni che si prendono. Prendiamo ad esempio il negoziato sul fiscal compact. Sulla base delle ricostruzioni disponibili, appare chiaro che l\u2019adesione all\u2019accordo impone all\u2019Italia costi potenzialmente devastanti per la stabilit\u00e0 sociale e politica del nostro Paese.<\/p>\n<p>Come mai impegni di tale portata, per le presenti e future generazioni, sono stati presi con una tale indifferenza, se non sostanziale ed acritica adesione? Ovviamente la spiegazione \u00e8 complessa ma, tra le ragioni, vi \u00e8 la tendenza tutta italiana &#8211; e frutto di una consolidata tradizione &#8211; a enfatizzare gli aspetti simbolici e politici a scapito di quelli materiali e (re)distributivi, a oscurare le implicazioni di lungo termine delle scelte a favore dei vantaggi tattici e di breve periodo, a delegare ai \u2018tecnici\u2019 i problemi.<\/p>\n<p>A fronte di questi problemi, l\u2019Italia si sta rivelando per\u00f2 un Paese difficile da riformare. Il recente fallimento della riforma costituzionale e il dibattito che ne \u00e8 seguito, a prescindere dal merito, evidenzia la tendenza a privilegiare la rappresentativit\u00e0 sulla\u00a0<i>accountability<\/i>, i veto players a scapito dell\u2019autonomia dell\u2019Esecutivo dalle pressione delle forze sociali, il breve termine al lungo periodo.<\/p>\n<p>In un crescendo di sfide esterne e con poche risorse interne, riesce sempre pi\u00f9 difficile gestire lo spazio di manovra entro il quale il sistema politico italiano pu\u00f2 operare, stretto tra le pressioni di coloro che usano l\u2019Europa come strumento di mobilitazione politica anti-sistema e di coloro (sempre meno?) che ritengono sia ancora sufficiente invocare il \u201cvincolo esterno\u201d per passare riforme impopolari e i cui benefici effetti non sempre appaiono ovvi. Per quanto tempo ancora potremo permetterci un tale modo di fare politica estera?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Italia si trova in un momento di grande difficolt\u00e0. Per la prima volta entrambe le stelle che hanno orientato l\u2019azione dei decisori italiani di politica estera negli ultimi settanta anni sono appannate. Stati Uniti e Unione europea, Ue non sono pi\u00f9 gli ovvi e scontati riferimenti cui ispirare le scelte di politica estera. 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