{"id":65132,"date":"2017-02-16T17:19:57","date_gmt":"2017-02-16T16:19:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65132"},"modified":"2017-11-03T15:13:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:06","slug":"futuro-della-politica-ambientale-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/futuro-della-politica-ambientale-europea\/","title":{"rendered":"Il futuro della politica ambientale europea"},"content":{"rendered":"<p>Attualmente sono in molti a pensare che gli impegni presi durante la COP21 non bastino a limitare gli effetti pi\u00f9 dannosi e irreversibili del cambiamento climatico, una preoccupazione di particolare rilevanza date le temperature record registrate l\u2019anno scorso. In un momento di grandi incertezze riguardo al futuro dell\u2019Accordo di Parigi, suscitate dalla nuova Amministrazione americana, sono pi\u00f9 che mai necessarie politiche ambientali forti.<\/p>\n<p>Durante la seduta plenaria del Parlamento europeo di Strasburgo del 15 febbraio \u00e8 stata approvata una\u00a0<a href=\"http:\/\/www.europarl.europa.eu\/news\/en\/news-room\/20170210IPR61806\/meps-back-plans-to-cut-carbon-emission-allowances-and-fund-low-carbon-innovation\" target=\"blank\"><b><u>riforma<\/u><\/b><\/a>\u00a0importante del sistema per lo scambio di quote di emissioni in Europa (European Union EmissionsTrading System, ETS).<\/p>\n<p>La revisione dello schema, proposta dalla Commissione europea nel 2015, dimostra la forte volont\u00e0 politica dell\u2019Unione europea, Ue di andare avanti nella lotta al riscaldamento del pianeta.<\/p>\n<p><b>L\u2019Europa in prima linea nell\u2019azione climatica<\/b><br \/>\nL\u2019Ue, nonostante le crisi che sta attraversando, come quella dei migranti o la vicenda della Brexit, negli ultimi anni ha saputo sviluppare un\u2019agenda climatica ambiziosa, confermando la sua leadership mondiale. Ci\u00f2 \u00e8 stato reso possibile da una forte presenza istituzionale sulle sfide ambientali, ma anche grazie a partiti ecologisti influenti, un\u2019opinione pubblica favorevole e organizzazioni non governative molto attive.<\/p>\n<p>Di recente la Commissione europea ha presentato un\u00a0<a href=\"http:\/\/europa.eu\/rapid\/press-release_IP-16-4009_it.htm\" target=\"blank\"><b><u>pacchetto legislativo<\/u><\/b><\/a>\u00a0per stimolare la transizione e la modernizzazione dell\u2019infrastruttura energetica dell\u2019Unione. Tra gli obiettivi principali della propostavi \u00e8 quello di privilegiare le energie rinnovabili, garantendo per\u00f2 la sicurezza dell\u2019approvvigionamento elettrico e condizioni di accesso alla rete eque per tutti i consumatori, tutelando quelli pi\u00f9 vulnerabili.<\/p>\n<p>Il pacchetto si iscrive nel progetto dell\u2019<a href=\"https:\/\/europa.eu\/european-union\/topics\/energy_it\" target=\"blank\"><b><u>Unione dell\u2019Energia<\/u><\/b><\/a>, una componente chiave del programma politico del presidente Juncker, il cui scopo \u00e8 di collegare ulteriormente i mercati energetici degli Stati membri, incoraggiando questi ultimi a collaborare ed aiutarsi reciprocamente.<\/p>\n<p>Se, per esempio, le economie pi\u00f9 grandi,come Francia o Germania, decidessero di aumentare gli aiuti finanziari ai Paesi dell\u2019Europea dell\u2019Est, questi potrebbero a loro volta accettare di chiudere le loro centrali a gas o a carbone pi\u00f9 inquinanti. Il fine ultimo \u00e8 di cambiare l\u2019intero sistema energetico europeo, sostituendo il tradizionale modello nazionale &#8211; centralizzato e basato sui combustibili fossili &#8211; con uno pi\u00f9 decentrato, dinamico e sostenibile.<\/p>\n<p>Istituito nel 2005, l\u2019ETS \u00e8 la pietra angolare della politica climatica europea ed \u00e8 la prima struttura di questo genere, oltre che la pi\u00f9 estesa (tratta infatti oltre tre quarti degli scambi internazionali di CO2). Il sistema limita il volume di gas ad effetto serra che pu\u00f2 essere emesso da certe industrie e opera secondo principi commerciali: le imprese ricevono o acquistano quote di emissioni (crediti) che possono poi scambiarsi l\u2019una con l\u2019altra.<\/p>\n<p>Il voto del 15 febbraio, sulla riforma dello schema, \u00e8 stato un altro passo importante per raggiungere l\u2019obiettivo dell\u2019Ue di ridurre le proprie emissioni di almeno il 40% entro il 2030. Gli\u00a0<a href=\"http:\/\/ec.europa.eu\/clima\/policies\/ets\/revision_it\" target=\"blank\"><b><u>emendamenti<\/u><\/b><\/a>\u00a0avanzati dalla Commissione e approvati dal Parlamento europeo sono principalmente volti ad accelerare la diminuzione delle quote e rinforzare il mercato di scambio. La proposta introduce anche meccanismi di sostegno per il finanziamento delle cosiddette \u201ctecnologie verdi\u201d, e per il rinnovamento complessivo del settore dell\u2019energia.<\/p>\n<p>Il comitato per l&#8217;ambiente del Parlamento (ENVI), riunito in sessione straordinaria il 15 dicembre scorso, aveva gi\u00e0 apportato diverse modifiche alla riforma, per garantire alle industrie europee ad alto consumo energetico di non ritrovarsi svantaggiate sui mercati internazionali. Questo aveva generato le proteste di alcune organizzazioni non governative, ad esempio il\u00a0<a href=\"http:\/\/www.caneurope.org\/\" target=\"blank\"><b><u>Climate Action Network<\/u><\/b><\/a>, ma aveva permesso al testo di essere approvato con una larghissima maggioranza, cosa che accade raramente sui dossier climatici.<\/p>\n<p><b>Una riforma dell\u2019ETS pi\u00f9 ambiziosa<\/b><br \/>\nIl fatto chei crediti di emissione possano essere venduti o acquisiti liberamente, come in qualsiasi altro mercato, \u00e8 un vantaggio ovvio del sistema di scambio. I<a href=\"https:\/\/cdn.espresso.economist.com\/files\/public\/styles\/580_wide\/public\/images\/20170218_DAC841.png?itok=JLBQTBhT\" target=\"blank\"><b><u>prezzi<\/u><\/b><\/a>\u00a0per\u00f2 sono scesi oltremisura negli ultimi anni, in parte per colpa della crisi finanziaria del 2008, ostacolando di parecchio il successo dello schema. Attualmente, il costo attribuito alla produzione di CO2 (il \u201ccarbon price\u201d) fluttua attorno ai 5\u20ac per tonnellata, una cifra senza dubbio troppo bassa per stimolare le imprese europee a fare grossi investimenti nel \u201ccleantech\u201d. Inquinare rimane semplicemente l\u2019opzione meno cara per molte industrie.<\/p>\n<p>L\u2019accelerazione della diminuzione di quote disponibili sul mercato ha anche lo scopo di fare salire i prezzi gradualmente. Ma sar\u00e0 abbastanza per fare ripartire l\u2019innovazione \u201clow-carbon\u201d ancora troppo lenta in Europa? Aumentare il \u201ccarbon price\u201d ad un minimo di 20-30\u20ac, come suggerito dallo studio d\u2019impatto originale della Commissione e da\u00a0<a href=\"http:\/\/www.economist.com\/blogs\/freeexchange\/2015\/12\/schr-dinger-s-emissions-trading-system\" target=\"blank\"><b><u>molti altri analisti<\/u><\/b><\/a>, darebbe senz\u2019altro incentivi pi\u00f9 chiari alle aziende europee per modernizzarsi e diversificarsi ulteriormente, mettendo a frutto attrezzature pi\u00f9 efficienti e non inquinanti.<\/p>\n<p>Un \u201ccarbon price\u201d pi\u00f9 alto significherebbe ugualmente maggiori ricavi annui per il budget dell\u2019Unione. Questi potrebbero essere usati per finanziare la ricerca nelle tecnologie pulite, per la quale nell\u2019ultimo decennio i sussidi europeisi sono visti progressivamente ridotti. Ci sono anche molte opportunit\u00e0 di investimenti da sfruttare all\u2019estero.<\/p>\n<p>Durante la COP22 a Marrakech, ben quarantotto tra le nazioni pi\u00f9 vulnerabili agli effetti del riscaldamento climatico \u2013 il gruppo del\u00a0<a href=\"http:\/\/www.thecvf.org\/\" target=\"blank\"><b><u>Climate Vulnerable Forum<\/u><\/b><\/a>\u00a0\u2013 si sono impegnate a produrre il loro fabbisogno energetico interamente da fonti ecosostenibili entro il 2050. Assistere questi Paesi sovvenzionando progetti di infrastruttura potrebbe contribuire a riportare l\u2019Ue all\u2019avanguardia nel settore delle energie rinnovabili.<\/p>\n<p><b>Un\u2019opportunit\u00e0 per l\u2019Europa<\/b><br \/>\nL\u2019economia mondiale si trova in una fase di cambiamenti epocali e la sua \u201cdecarbonizzazione\u201d \u00e8 oramai irreversibile. L\u2019Ue, come altre superpotenze, ha molti incentivi &#8211; inclusi quelli di naturaeconomica &#8211; a mantenere e intensificare le sue politiche ambientali, anche in un periodo di dubbio sul futuro dell\u2019Accordo di Parigi.<\/p>\n<p>La riforma dell\u2019ETS arriva dunque in un momento cruciale e mostra quanto l\u2019Europa sia decisa a proseguire e sviluppare il suo programma climatico. Tuttavia per rinforzare realmente il sistema di scambio \u00e8 anche necessario alzare rapidamente il prezzo delle quote. Non solo aiuterebbe l\u2019Ue a ridurre pi\u00f9 velocemente le proprie emissioni di gas ad effetto serra, ma galvanizzerebbe anche il rinnovamento dell\u2019industria europea stimolando l\u2019innovazione \u201clow-carbon\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attualmente sono in molti a pensare che gli impegni presi durante la COP21 non bastino a limitare gli effetti pi\u00f9 dannosi e irreversibili del cambiamento climatico, una preoccupazione di particolare rilevanza date le temperature record registrate l\u2019anno scorso. 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