{"id":65134,"date":"2017-02-16T17:22:54","date_gmt":"2017-02-16T16:22:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65134"},"modified":"2017-11-03T15:13:06","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:06","slug":"marocco-ua-futuro-sahara-occidentale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/marocco-ua-futuro-sahara-occidentale\/","title":{"rendered":"Marocco: Ua e futuro Sahara occidentale"},"content":{"rendered":"<p>La fiducia riaccordata a Rabat durante il ventottesimo summit dell\u2019Unione africana (Ua), svoltosi ad Addis Abeba dal 22 al 31 gennaio scorso, apre nuovi orizzonti rispetto al futuro dell\u2019organizzazione &#8211; con il ritorno del Marocco fra i suoi ranghi &#8211; e, in particolare, all\u2019annosa questione del Sahara occidentale.<\/p>\n<p>Colonia spagnola fino al 1975, il Sahara occidentale ha assistito da allora alla divisione e alla spartizione dei propri territori, che il Marocco ha unilateralmente annesso. Un\u2019indipendenza negata, che tuttavia il Fronte Polisario ha rivendicato il 27 febbraio 1976, proclamando la nascita della Repubblica democratica araba dei saharawi (Rasd) e il suo diritto ad autodeterminarsi.<\/p>\n<p>La nuova entit\u00e0, riconosciuta principalmente da Stati africani e sudamericani, si impegn\u00f2 da subito in un\u2019intensa guerriglia contro il regno di Rabat, culminata, da un lato, con la costruzione del cosiddetto \u201cmuro della vergogna\u201d, eretto dal Marocco a scopo di difesa; e dall\u2019altro, con il cessate il fuoco del 1991, monitorato dalla missione Onu Minurso con l\u2019obiettivo di indire un referendum sullo statuto definitivo della Rasd nei primi mesi dell\u2019anno successivo.<\/p>\n<p>Il ricorso alle armi \u00e8 stato dunque evitato sulla base della promessa di autodeterminazione fatta al popolo saharawi, ad oggi totalmente disattesa.<\/p>\n<p><b>Una separazione durata 32 anni<\/b><br \/>\nL\u2019orientamento dell\u2019Unione africana che, a differenza del Marocco, riconosce la Rasd come Stato\u00a0<i>de facto<\/i>, assieme ad altri 87 Paesi membri dell\u2019Onu, aveva spinto Rabat ad abbandonare unilateralmente l\u2019organizzazione nel 1984.<\/p>\n<p>A porre fine a questo allontanamento durato 32 anni \u00e8 stato il voto positivo di 39 su 54 membri dell\u2019Ua, che ha scavalcato l\u2019opposizione di Stati come l\u2019Algeria, storico alleato della Rasd.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 a partire dal luglio scorso, re Mohammed VI aveva ufficialmente annunciato la propria intenzione di riprendere il suo \u201cposto naturale\u201d in seno all\u2019organizzazione, per \u201csuperare ogni tipo di divisione interna\u201d. Posto al vaglio della Commissione dell\u2019Ua, i membri dell\u2019Unione si sono infine espressi a favore del reintegro di Rabat, che il 20 gennaio scorso ha ratificato l\u2019Atto costitutivo dell\u2019organizzazione, accettandone incondizionatamente principi ed obiettivi.<\/p>\n<p>Le implicazioni profonde di questa riammissione dovranno dunque essere valutate alla luce del tentativo di conciliare lo spirito anticoloniale di cui l\u2019Ua si fa promotrice con la duratura occupazione marocchina dei territori del Sahara occidentale, ancora contesi con il Fronte Polisario.<\/p>\n<p><b>Mano tesa dal Fronte Polisario<\/b><br \/>\nNonostante la persistente frizione con Rabat, il Fronte stesso si \u00e8 detto favorevole al ritorno del quarantennale avversario nell\u2019organizzazione intergovernativa, poich\u00e9 fiducioso di poter esercitare in futuro maggiori pressioni sul governo di Rabat in merito all\u2019indizione dell\u2019atteso referendum che dovrebbe sancire la separazione delle due entit\u00e0.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 dimostra che, a dispetto degli sforzi di riavvicinamento tra Marocco e Sahara occidentale, nessuno dei due ha effettivamente rinunciato alle proprie pretese politiche e territoriali. I nodi della questione sul futuro del Sahara occidentale non sono ancora venuti al pettine, e ci si aspetta che il Marocco utilizzi la nuova legittimit\u00e0 acquisita a livello internazionale come trampolino di lancio per riaffermare le proprie rivendicazioni sul territorio indipendentista.<\/p>\n<p>Aspetto, questo, ancora pi\u00f9 verosimile se si pensa all\u2019influenza che Rabat, sesta economia del continente, esercita in tutta l\u2019area subsahariana, e che potrebbe avvicinare l\u2019Ua all\u2019agognata autonomia finanziaria. In pi\u00f9, i forti legami del Marocco con l\u2019Unione europea, Ue, specialmente in materia di immigrazione, rendono il Paese un collegamento politico ed economico indispensabile per tutti gli Stati africani che intendano espandere la propria influenza al di l\u00e0 del Mediterraneo.<\/p>\n<p><b>Le relazioni con l\u2019Ue e il ruolo nella regione<\/b><br \/>\nIl rientro stesso del Marocco nell\u2019Unione africana avr\u00e0 certamente molteplici effetti nelle relazioni tra il paese e l\u2019Ue. Una fruttuosa cooperazione ultracinquantennale che sul finire del 2016 ha subito una piccola battuta d\u2019arresto, dopo che la Corte di Giustizia dell\u2019Ue ha pronunciato una sentenza con cui ha riconosciuto che gli accordi di associazione e di liberalizzazione siglati nel 2012 fra Marocco e Bruxelles non sono applicabili al Sahara occidentale.<\/p>\n<p>La Corte, chiamata ad esprimersi proprio dal Fronte Polisario, ha sottolineato come, al momento della firma dell&#8217;intesa, Bruxelles non aveva accertato se lo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara occidentale sotto il controllo marocchino avvenisse a beneficio della popolazione del territorio separatista o meno. Nella stessa pronuncia, i giudici di Lussemburgo hanno esortato il Consiglio a verificare che non vi fossero prove di uno sfruttamento delle risorse naturali del Sahara occidentale sotto controllo di Rabat suscettibile di avere ripercussioni negative per la popolazione del Sahara occidentale, in maniera tale da compromettere i diritti fondamentali della popolazione saharawi.<\/p>\n<p>Ma oltre all\u2019economia, un importante settore di collaborazione fra Ue e Marocco riguarda la lotta al terrorismo e alla radicalizzazione, un ambito che ha visto pi\u00f9 volte l\u2019Europa che ha per\u00f2 portato pi\u00f9 volte l\u2019Europa a richiedere a Rabat un pi\u00f9 rigoroso rispetto dei diritti umani, specie nei confronti i migranti subsahariani che transitano per il Paese diretti verso il Vecchio continente.<\/p>\n<p>Il Marocco sembra voler colmare il grande vuoto di leadership nel Mediterraneo attraverso una rinnovata politica commerciale verso l\u2019Europa e un pi\u00f9 solido posizionamento politico nel continente africano. Il suo ritorno nell\u2019Ua \u00e8 destinato a cambiare gli assetti di potere nel continente e a dettare una nuova linea nel conflitto con il Fronte Polisario.<\/p>\n<p>Vero \u00e8 che il Marocco vive da pi\u00f9 di cinque mesi una grave crisi politica che non consente al premier incaricato, Abdelilah Benkirane, di formare un governo dopo le elezioni dello scorso ottobre. Ma il processo di apertura regionale potrebbe consentire alla classe politica del Paese di ritrovare uno spirito di cooperazione interna pi\u00f9 propositivo. Il clima generale d\u00e0 timidi segnali favorevoli, dopo che il Consiglio superiore degli Ulema, massima autorit\u00e0 religiosa del Paese, ha aperto all\u2019abolizione della pena di morte per apostasia: un\u2019importante novit\u00e0 per i diritti umani in Marocco.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La fiducia riaccordata a Rabat durante il ventottesimo summit dell\u2019Unione africana (Ua), svoltosi ad Addis Abeba dal 22 al 31 gennaio scorso, apre nuovi orizzonti rispetto al futuro dell\u2019organizzazione &#8211; con il ritorno del Marocco fra i suoi ranghi &#8211; e, in particolare, all\u2019annosa questione del Sahara occidentale. 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