{"id":65149,"date":"2017-02-23T15:05:44","date_gmt":"2017-02-23T14:05:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65149"},"modified":"2017-11-03T15:13:03","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:03","slug":"trump-tpp-frammentazione-delleconomia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/02\/trump-tpp-frammentazione-delleconomia\/","title":{"rendered":"Trump: Tpp e frammentazione dell\u2019economia"},"content":{"rendered":"<p>La prima grande mossa di politica estera economico-commerciale del neo-presidente Usa Donald Trump \u00e8 stata la decisione di formalizzare il ritiro dal Trattato di libero scambio per le economie del Pacifico.<\/p>\n<p>La\u00a0<em>Trans-Pacific Partnership<\/em>\u00a0(Tpp) era il principale strumento commerciale della politica obamiana nel Pacifico e rappresentava un tassello centrale nella cosiddetta strategia del <em>Pivot to Asia<\/em>. La scelta di Trump, quindi, conferma la volont\u00e0 del presidente di adottare una nuova strategia di contenimento per la crescente espansione dell\u2019economia cinese.<\/p>\n<p>Trump ha finora fornito pochi elementi concreti per capire come intende promuovere il commercio nell\u2019area del Pacifico. La scelta di favorire gli accordi bilaterali, pi\u00f9 volte menzionata nei giorni immediatamente successivi alla decisione del ritiro dal Tpp, \u00e8 legata alla volont\u00e0 di aumentare la produzione in territorio americano su cui in il neo presidente ha incentrato la sua campagna elettorale. Una dinamica non inedita: da decenni gli Stati Uniti usano di fatto la leva delle restrizioni all\u2019import per aumentare gli investimenti giapponesi, coreani e taiwanesi sul proprio territorio.<\/p>\n<p>Alcuni analisti hanno sottolineato come eventuali accordi inter statali potrebbero costituire una modalit\u00e0 proficua, almeno nel breve termine. Gli Stati Uniti restano il principale importatore mondiale, con un deficit che nel 2016 ha superato 600 miliardi di dollari. In queste condizioni Washington si trova in una ovvia posizione privilegiata in qualsiasi trattativa bilaterale con le varie nazioni della regione.<\/p>\n<p><b>Xi Jinping paladino della globalizzazione a Davos\u00a0<\/b><br \/>\nLa volont\u00e0 di Trump di proteggere i prodotti e le merci statunitensi potrebbe passare per una legge, gi\u00e0 al vaglio dei legislatori repubblicani, per tassare le importazioni. Una soluzione che costituirebbe un enorme problema per Pechino: la sola ipotesi di una \u201cborder tax\u201d ha gi\u00e0 generato importanti reazioni nella regione del Pacifico.<\/p>\n<p>Il recente intervento di Xi Jinping al 47\u00b0 Forum economico di Davos, primo leader cinese a intervenire al WEF, \u00e8 la diretta conseguenza dei primi passi dell\u2019amministrazione di Trump: il presidente cinese, nell\u2019inedito ruolo di profeta della globalizzazione, ha ripetutamente sottolineato la necessit\u00e0 di scambi economici sempre pi\u00f9 aperti.<\/p>\n<p>Gli analisti concordano sulla possibilit\u00e0 che la minaccia delle sanzioni nei confronti dell\u2019import di prodotti finiti negli Stati Uniti potrebbe essere un modo per il presidente Usa di resettare le relazioni con Pechino da una posizione di vantaggio.<\/p>\n<p><b>Il futuro del Tpp: Australia e Nuova Zelanda<\/b><br \/>\nTuttavia, il futuro del Tpp senza Washington appare molto complesso: il ritiro del principale partner economico ha compromesso seriamente le prospettive dell\u2019accordo. Da parte messicana e neozelandese la volont\u00e0 di procedere all\u2019attuazione del trattato senza gli Stati Uniti \u00e8 stata espressa in maniera molto chiara.<\/p>\n<p>In particolare la Nuova Zelanda, vera e propria promotrice dell\u2019accordo prima che Washington se ne appropriasse, vuole continuare nella procedura di formalizzazione e implementazione del Tpp.<\/p>\n<p>La posizione australiana \u00e8 pi\u00f9 complessa, i media hanno espresso ripetutamente l\u2019idea che un Tpp 1<em>2 Minus One<\/em> costituirebbe un totale impoverimento dell\u2019accordo stesso, in quanto gli Stati Uniti restano il principale mercato dove si collocano i beni dei Paesi aderenti all\u2019accordo.<\/p>\n<p>Il supporto di Canberra nel medio termine a un Tpp senza gli Stati Uniti non \u00e8 certo: il sostegno australiano \u00e8 strettamente legato all\u2019appoggio dell\u2019attuale premier, mentre entrambi i principali schieramenti politici hanno espresso forti perplessit\u00e0 sul Trans Pacific Partnership.<\/p>\n<p><b>Il Giappone e l\u2019incognita Abe<\/b><br \/>\nIl ruolo del Giappone, che rappresenta la principale economia dei paesi che sostengono il Tpp, sar\u00e0 fondamentale per il futuro dell\u2019accordo. Nel mese di febbraio Shinzo Abe \u00e8 stato ricevuto da Trump nel primo incontro ufficiale del neopresidente con un premier straniero; e il segretario alla Difesa statunitense James Mattis si \u00e8 recato in Giappone.<\/p>\n<p>A riprova della necessit\u00e0 sia di Tokyo sia di Washington di creare un nuovo canale comunicativo all\u2019indomani della campagna elettorale in cui Trump ha rivolto numerose accuse al Giappone, di fatto riportando la competizione economica tra i due Paesi indietro di trenta anni.<\/p>\n<p>Un Tpp senza la partecipazione degli Stati Uniti rappresenta, agli occhi di Tokyo, uno strumento senza valore che pu\u00f2 fortemente danneggiare gli scambi commerciali nipponici sia con la Cina che con la Corea del Sud, grande assente dal Trans-Pacific Partnership.<\/p>\n<p>Il Giappone ha chiaramente dichiarato, attraverso vari membri dell\u2019esecutivo, che il Tpp svuotato dalla presenza statunitense non pu\u00f2 essere considerato un\u2019opzione plausibile. L\u2019eventuale ritiro di Tokyo segnerebbe in maniera definitiva il fallimento dell\u2019accordo: quindi, le esigue possibilit\u00e0 di sopravvivenza del Tpp sono legate a un allargamento degli Stati membri.<\/p>\n<p><b>L\u2019allargamento degli Stati membri<\/b><br \/>\nLe opzioni sono una inclusione della Cina e della Corea del Sud nell\u2019accordo o addirittura un\u2019ipotesi che prevede l\u2019ulteriore ingresso dell\u2019India, soluzioni fortemente appoggiate dai membri latino americani e dalla Nuova Zelanda.<\/p>\n<p>L\u2019idea di un Tpp che includa la Repubblica Popolare Cinese, che si configurerebbe come una vera e propria eterogenesi dei fini del progetto obamiano, presenta un elevato grado di complessit\u00e0 ed \u00e8 stata evocata da vari attori in maniera provocatoria rispetto al ritiro statunitense.<\/p>\n<p>La composizione del parlamento giapponese e la recente svolta in politica estera di Abe non sono compatibili con una accettazione dell\u2019ingresso di Pechino nel Tpp: l\u2019attuale esecutivo di Tokyo ha mostrato forti segnali di intolleranza verso qualsiasi tipo di accordo formale con la Cina.<\/p>\n<p>Gli obblighi e le regole legate all\u2019ingresso nel Tpp, particolarmente in materia di propriet\u00e0 intellettuale, diritti dei lavoratori e interventi statali sui mercati, costituiscono degli elementi difficilmente superabili da Pechino.<\/p>\n<p>La Cina ha sinora dimostrato uno scarso interesse nella gestione economica e politica con le organizzazioni e gli organismi internazionali: esemplare in questo senso il rapporto con l\u2019Unione europea, ma anche la funzione sporadica e strumentale che Pechino adotta sia nei confronti dell\u2019Asia-Pacific Trade Agreement sia dell\u2019Asia-Pacific Economic Cooperation, preferendo sistematicamente il canale della trattiva bilaterale.<\/p>\n<p>L\u2019estrema fragilit\u00e0 politica coreana non permetterebbe a Seul una mossa cos\u00ec radicale, in particolare per un accordo che \u00e8 sempre stato giudicato come una cornice inutile e ridondante per l\u2019economia della Corea del Sud.<\/p>\n<p>Una eventuale adesione indiana sarebbe ostacolata dagli obblighi in materia di diritti umani e regolamentazione del mercato del lavoro, che sussistono anche per la Cina, e dalla possibile contestazione di molti Paesi membri che interpretano l\u2019ulteriore allargamento come un indebolimento della capacit\u00e0 operativa del Tpp.<\/p>\n<p><b>Possibili scenari futuri<\/b><br \/>\nLa decisione di Trump ha creato una frammentazione nella direzione dell\u2019economia del Pacifico e la Cina non \u00e8 interessata a prendere il posto lasciato vacante dal suo principale competitor economico e strategico.<\/p>\n<p>Piuttosto potrebbe voler creare una cornice legislativa per organizzare gli scambi commerciali nel Pacifico, diretta principalmente alle economie emergenti, in cui si troverebbe ad agire in un ruolo apicale, e lasciare agli accordi bilaterali la gestione degli scambi con le nazioni sviluppate.<\/p>\n<p>In maniera da un lato di evitare una normativa eccessivamente rigida, incompatibile con le esigenze politiche e industriali di Pechino, e dall\u2019altro di potere negoziare con le principali economie della regione in posizione di forza grazie all\u2019enorme attrattivit\u00e0 del mercato cinese. Una dinamica che sembra essere molto simile alla strategia economica e politica del presidente Trump.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La prima grande mossa di politica estera economico-commerciale del neo-presidente Usa Donald Trump \u00e8 stata la decisione di formalizzare il ritiro dal Trattato di libero scambio per le economie del Pacifico. La\u00a0Trans-Pacific Partnership\u00a0(Tpp) era il principale strumento commerciale della politica obamiana nel Pacifico e rappresentava un tassello centrale nella cosiddetta strategia del Pivot to Asia. 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