{"id":65164,"date":"2017-03-01T15:20:09","date_gmt":"2017-03-01T14:20:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65164"},"modified":"2017-11-03T15:13:01","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:01","slug":"difesa-europea-monnet-ai-giorni-nostri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/difesa-europea-monnet-ai-giorni-nostri\/","title":{"rendered":"Difesa europea: da Monnet ai giorni nostri"},"content":{"rendered":"<p>La politica europea di difesa a volte affiora in superficie, a volte scorre sottoterra fino a fare perdere le tracce. In coincidenza non casuale con il recesso del Regno Unito, sta riprendendo tono per divenire un punto attorno a cui rilanciare l\u2019Unione europea, Ue.<\/p>\n<p>E d\u2019altronde certe dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, corrette solo in parte dal suo vice Mike Pence, lasciano intendere che Washington sar\u00e0 meno propensa a prendersi cura delle esigenze europee e chieder\u00e0 un diverso\u00a0<i>burden sharing<\/i>\u00a0in seno alla Nato.<\/p>\n<p><b>All\u2019origine fu Jean Monnet<\/b><br \/>\nJean Monnet fu tra i primi a delineare concretamente il processo di costruzione della difesa europea. Dopo la guerra &#8211; pensava -, l\u2019Europa dovr\u00e0 riordinarsi attorno a forme di cooperazione multilaterale e cedere una fetta di sovranit\u00e0 in materia di difesa per trovare uno spazio nello scenario dominato dalle grandi potenze Usa e Urss.<\/p>\n<p>L\u2019esigenza si accentua quando gli Stati Uniti cominciano a spingere per il riarmo della Germania Ovest al fine di contenere l\u2019espansionismo sovietico in Europa. Il riarmo tedesco sarebbe possibile ponendo la nuova Wermacht sotto la direzione strategica europea.<\/p>\n<p>La Francia non \u00e8 pronta ad accettarlo. Monnet propugna allora \u201cun\u2019azione dinamica che trasformi la situazione tedesca e orienti lo spirito dei tedeschi, a non cercare un regolamento storico sui dati attuali\u201d. Di qui il Trattato Ceca (Comunit\u00e0 europea del carbone e dell\u2019acciaio, 1951) ed il conseguente progetto Ced (Comunit\u00e0 europea di difesa).<\/p>\n<p><b>La Ced cade, il tema s\u2019inabissa<\/b><br \/>\nLa Ced cade all\u2019Assemblea francese sulle convergenti riserve della destra gollista e della sinistra socialista e comunista. Nel 1954 il tema della difesa europea s\u2019inabissa per lasciare spazio ad altre forme di cooperazione.<\/p>\n<p>L\u2019Europa, conquistata alla logica dei blocchi contrapposti, si adagia nel quadro Nato ed affida le chiavi della difesa agli Stati Uniti. L\u2019Ueo (Unione europea occidentale, 1954) allarga la vecchia Unione dell\u2019Europa occidentale a Germania e Italia, le potenze sconfitte.<\/p>\n<p>Il quadro Ueo \u00e8 intergovernativo, non consente evoluzioni significative se non quella d\u2019inserire la Germania Ovest in un meccanismo di sicurezza per ritrovare \u201cthe full authority of a sovereign State\u201d. Il deterrente nucleare resta nelle mani degli Stati Uniti, Francia e Regno Unito si dotano di un arsenale decisamente pi\u00f9 modesto.<\/p>\n<p>Nei primi Anni Novanta il collasso dell\u2019Unione Sovietica e l\u2019ascesa al potere del tedesco Helmut Kohl e del francese Francois Mitterrand, nonch\u00e9 l\u2019unificazione della Germania, valorizzano l\u2019Unione politica europea. L\u2019ultima campagna condotta dagli Stati Uniti, esistendo ancora l\u2019Unione Sovietica, \u00e8 la prima Guerra del Golfo contro l\u2019Iraq.<\/p>\n<p>Poi lo scenario muta, la fine della guerra fredda pone nuove sfide all\u2019Europa. La Comunit\u00e0 si trasforma in Unione con il Trattato di Maastricht (1993), che disciplina il complesso della proiezione internazionale attorno ai pilastri della politica estera e di sicurezza (Pesc) e della politica di difesa (Pesd). Ambedue i capitoli preferiscono l\u2019approccio intergovernativo al classico metodo comunitario. La Pesc si avvia subito, la Pesd \u00e8 rinviata ad un futuro remoto: si realizzer\u00e0, se e quando, a termine.<\/p>\n<p><b>Il lascito di Maastricht<\/b><br \/>\nUn progetto significativo \u00e8 la creazione dell\u2019Agenzia europea della Difesa (Eda), grazie alla quale dovrebbero incontrarsi industria e apparato militare. Resta il nodo politico di fondo: il rapporto con la Nato e con gli Usa. In seno all\u2019Unione si fronteggiano gli atlantisti e gli europeisti. Il metodo intergovernativo che regola la materia consente ai primi di bloccare il dibattito nei confronti di tutti.<\/p>\n<p>Il lascito di Maastricht \u00e8 comunque determinante. La cooperazione in materia di politica estera \u00e8 codificata nel Trattato. La difesa rimane sostanzialmente riferita all\u2019Ueo, in seno alla quale viene congegnato il modello di\u00a0<i>peacekeeping\u00a0<\/i>europeo con le missioni cosiddette di Petersberg. E cos\u00ec, nel 1999, i capi di Stato e di governo presenti al vertice di Washington accettano la possibilit\u00e0 per l\u2019Ue \u201cto take decisions and approve military action where the Alliance as a whole is not engaged\u201d.<\/p>\n<p>La formula \u00e8 ambigua e riceve conferma dalla prassi dei successivi accordi Berlin plus, riconducibili a una particolare categoria di accordi internazionali attraverso i quali certe missioni sotto l\u2019egida Nato possono essere assunte dall\u2019Ue (ad esempio, missione Concordia in Fyrom).<\/p>\n<p><b>Il rilancio dell\u2019Ue parte dalla Difesa\u00a0<\/b><br \/>\nIl Trattato di Lisbona (2009) interviene sulla materia con un approccio organico, sancisce la scomparsa dell\u2019Ueo a favore di modelli di\u00a0<i>peacekeepinge peacebulding\u00a0<\/i>propri dell\u2019Unione. Le norme in materia di sicurezza e difesa comune (Psdc) sono inserite nel capitolo sulla politica estera e riconducibili all\u2019onnicomprensivo concetto dell\u2019azione esterna dell\u2019Unione. Tale azione si sviluppa secondo un modello di \u201ccompetenze attribuite\u201d e mediante il concreto esercizio di attivit\u00e0 da parte dell\u2019Unione al posto degli Stati membri.<\/p>\n<p>La Psdc potr\u00e0 condurre ad una vera e propria difesa comune solo quando \u201cil Consiglio europeo, deliberando all\u2019unanimit\u00e0, avr\u00e0 cos\u00ec deciso\u201d (art. 42 Tue). Le cooperazioni strutturate permanenti dovrebbero divenire le piste principali verso la difesa integrata. La sfida riguarda l\u2019emancipazione dal modello configurato attraverso la Nato, ma senza che ci\u00f2 comporti il definitivo declino dell\u2019Alleanza.<\/p>\n<p>Il dibattito oggi a Bruxelles riguarda i profili giuridici e politici della difesa. Sul piano giuridico, sono da chiarire la soggettivit\u00e0 dell\u2019Unione in tale ambito e il quadro delle regole derivanti dal diritto internazionale. Sul piano politico, lo svantaggio di rinunciare a quote di sovranit\u00e0 va soppesato con il vantaggio d\u2019imputare la difesa all\u2019Unione in quanto tale.<\/p>\n<p>La difesa incrocia sia, ovviamente, la proiezione esterna dell\u2019Unione sia la politica domestica. Fronteggiare certe minacce alla sicurezza richiede adeguate capacit\u00e0 di analisi, prevenzione, reazione. Lo strumento militare integrato risponde alla domanda di sicurezza delle popolazioni europee e alla lettera del Trattato. Sicurezza e difesa sono elementi complementari. Con questa didattica istituzionale l\u2019Europa pu\u00f2 continuarea scrivere il libro della storia, altrimenti si consegna all\u2019archivio delle buone intenzioni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La politica europea di difesa a volte affiora in superficie, a volte scorre sottoterra fino a fare perdere le tracce. In coincidenza non casuale con il recesso del Regno Unito, sta riprendendo tono per divenire un punto attorno a cui rilanciare l\u2019Unione europea, Ue. 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