{"id":65168,"date":"2017-03-02T15:30:25","date_gmt":"2017-03-02T14:30:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65168"},"modified":"2017-11-03T15:13:00","modified_gmt":"2017-11-03T14:13:00","slug":"trump-asia-promesse-elettorali-cambiamenti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/trump-asia-promesse-elettorali-cambiamenti\/","title":{"rendered":"Trump e Asia: promesse elettorali e cambiamenti"},"content":{"rendered":"<p>Con la vittoria di Donald Trump lo scorso novembre, il \u2018pivot\u2019 asiatico di Barack Obama sembrava oramai condannato all\u2019oblio. Il nuovo presidente prometteva, infatti, di ritirare gli Stati Uniti dall\u2019odiato Tpp &#8211; la Trans Pacific Partnership \u2013 e di costringere gli alleati asiatici degli Usa, in primis Giappone e Corea del Sud, a contribuire di pi\u00f9 alla loro difesa &#8211; senza dimenticare l\u2019atteggiamento di Trump ostile nei confronti della Cina.<\/p>\n<p>Nonostante questi toni intransigenti, a 40 giorni dall\u2019insediamento alcuni dei punti pi\u00f9 controversi sono stati rimodulati. Se ci\u00f2 rende pi\u00f9 difficile decifrare quali promesse della campagna elettorale saranno abbandonate e quali mantenute, resta quanto mai necessario per gli europei rilanciare il dialogo transatlantico sull\u2019Asia al fine di cercare di evitare che le scelte dell\u2019Amministrazione Trump abbiano ricadute nefaste sui crescenti interessi economici del Vecchio Continente in Estremo Oriente.<\/p>\n<p><b>Il commercio dopo l\u2019uscita dal Tpp<\/b><br \/>\nUno dei punti di maggior coerenza della campagna elettorale \u00e8 stato l\u2019opposizione al Tpp, simbolo dei trattati di libero scambio che hanno danneggiato quella classe operaia che ha votato massicciamente per Trump. Nei giorni successivi all\u2019inaugurazione, il presidente ha firmato un ordine esecutivo per avviare le procedure di uscita degli Usa dal Trattato trans-pacifico, con l\u2019obiettivo di sostituirlo con una serie di accordi bilaterali che proteggano sia i lavoratori che le esportazioni statunitensi.<\/p>\n<p>Tuttavia, Stati come il Vietnam e il Giappone, che avevano posto grandi aspettative sul Trattato per lo sviluppo di un sistema di multilateralismo economico, potrebbero decidere di rifiutare una nuova serie di accordi bilaterali, e spingere per un la continuazione del Tpp, senza gli Usa ma con altri Stati (includendo, forse, Pechino). Bisogner\u00e0 inoltre vedere se gli Stati Uniti riusciranno a imporre un sistema di relazioni commerciali bilaterali in un\u2019area che spinge fortemente per il multilateralismo economico.<\/p>\n<p><b>Gli alleati: rassicurati Giappone e Corea del Sud<\/b><br \/>\nA novembre Trump ha ricevuto la visita del premier giapponese Shinzo Abe, il quale si presentava a nome degli alleati asiatici preoccupati di un eventuale abbandono da parte degli americani. Il presidente ha promesso ad Abe che avrebbe mantenuto salde le alleanze storiche con Giappone e Corea del Sud.<\/p>\n<p>Agli inizi di febbraio, il neo-segretario alla Difesa James Mattis ha reso visita a Tokyo e Seoul, riaffermando l\u2019impegno alla loro difesa. Mattis ha confermato che gli Stati Uniti e la Corea del Sud procederanno alla messa in opera dello scudo missilistico Thaad nella penisola coreana per difendere il Paese da un eventuale attacco nucleare dalla Corea del Nord.<\/p>\n<p>Sembra quindi che le minacce di Trump verso gli \u2018alleati irresponsabili\u2019 fatte in campagna elettorale siano state messe da parte. La nuova presidenza considera ora le alleanze con Corea e Giappone \u201cla pietra d\u2019angolo della politica estera americana in Asia\u201d. Bisogner\u00e0 comunque aspettare i primi esercizi militari congiunti, in programma per la primavera, per testare la veridicit\u00e0 delle affermazioni della Casa Bianca.<\/p>\n<p><b>Confronto con Pechino? Incertezza e diffidenza<\/b><br \/>\nLe relazioni sino-americane si prospettavano tese sotto una presidenza Trump: durante la campagna elettorale la Cina \u00e8 stata accusata di manipolare la sua valuta in modo tale da creare un illecito vantaggio. A questo si sarebbe accompagnato un rafforzamento della presenza navale americana nel Pacifico occidentale con l\u2019intento di fermare le rivendicazioni cinesi nel Mar Cinese meridionale.<\/p>\n<p>A dicembre si \u00e8 consumata la prima crisi diplomatica tra Washington e Pechino, quando Trump ha accettato una telefonata congratulatoria da parte della presidente di Taiwan Tsai Ing-wen e in seguito ha dichiarato di non sentirsi obbligato di seguire la \u201cOne-China policy\u201d &#8211; secondo la quale gli Stati Uniti s\u2019impegnano a riconoscere Pechino come l\u2019unico governo legittimo della Cina, mantenendo soltanto relazioni informali con Taipei.<\/p>\n<p>Il governo di Xi Jinping ha risposto requisendo un drone sottomarino americano nel mar cinese meridionale. Trump ha infine deciso di appianare la crisi: in una telefonata con Pechino, Trump ha rassicurato Xi Jinping che Washington avrebbe rispettato la tradizionale posizione di riconoscimento di un\u2019unica Cina.<\/p>\n<p>I rapporti tra Cina e Stati Uniti rimangono comunque contraddistinti da incertezza e diffidenza. Pechino ha protestato parecchio dopo che a settembre gli Stati Uniti e la Corea del Sud hanno annunciato il futuro dislocamento del Thaad, giacch\u00e9 il sistema controllerebbe non solo i missili nordcoreani ma anche quelli cinesi.<\/p>\n<p><b>La questione nordcoreana: uno spiraglio<\/b><br \/>\nLa preferenza di Trump per le relazioni bilaterali potrebbe riaprire il dialogo con Pyongyang. Trump non ha condannato esplicitamente il test missilistico nordcoreano di febbraio, n\u00e9 minacciato di introdurre nuove sanzioni Onu. La nuova presidenza sembra voler abbandonare la politica delle sanzioni e della \u2018pazienza strategica\u2019 che Obama aveva sostenuto, la quale non ha ottenuto alcun risultato nel fermare le aspirazioni nucleari del regime di Kim Jong-un.<\/p>\n<p>Si \u00e8 speculato che Washington voglia smorzare i toni ostili per riprendere le trattative dirette con Pyongyang all\u2019interno della dimensione bilaterale o mini-laterale che Trump preferisce. Nell\u2019intavolare nuove trattative con la Corea del Nord, l\u2019Amministrazione Trump potrebbe trovare un inaspettato partner in Pechino: la Cina, il cui interesse principale \u00e8 mantenere la stabilit\u00e0 nella penisola coreana, sembra interessata a una soluzione che disciplini Kim Jong-un.<\/p>\n<p><b>Implicazioni per l\u2019Europa<\/b><br \/>\nTuttavia, si \u00e8 anche speculato che il silenzio di fronte al test missilistico rappresenti la mancanza di una strategia chiara all\u2019interno dell\u2019Amministrazione Trump. In quest\u2019atmosfera di ambiguit\u00e0, la stabilit\u00e0 regionale rischia di degenerare e questo avrebbe immediate conseguenze per l\u2019Europa, dato il crescente interscambio commerciale tra il Vecchio Continente e l\u2019Asia orientale.<\/p>\n<p>Diventa quanto mai necessario per gli europei comprendere non solo la direzione della politica estera americana, ma anche rilanciare quel meccanimo di consultazione transatlantico &#8211; sia a livello Ue che tra i quattro grandi (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia) e Usa &#8211; che esisteva all\u2019epoca di Obama, ma che l\u2019Amministrazione Trump ha interrotto.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con la vittoria di Donald Trump lo scorso novembre, il \u2018pivot\u2019 asiatico di Barack Obama sembrava oramai condannato all\u2019oblio. 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