{"id":65190,"date":"2017-03-09T16:34:17","date_gmt":"2017-03-09T15:34:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65190"},"modified":"2017-11-03T15:12:57","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:57","slug":"arriva-rosneft-la-russia-dubita-haftar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/arriva-rosneft-la-russia-dubita-haftar\/","title":{"rendered":"Arriva Rosneft, ma la Russia dubita di Haftar"},"content":{"rendered":"<p>Il 21 febbraio scorso, la National Oil Corporation (Noc) libica ha firmato due accordi commerciali con la compagnia russa Rosneft. Il primo prevede la creazione di un comitato di lavoro congiunto per valutare le opportunit\u00e0 di investimento presenti in diversi ambiti, fra cui l\u2019esplorazione e la produzione. Il secondo, invece, comunemente definito come \u2018offtake agreement\u2019, stabilisce l\u2019obbligo per la Rosneft di acquisire totalmente, o in parte, la produzione risultante dalla cooperazione con la Noc.<\/p>\n<p><b>Il cambio di rotta della Noc<\/b><br \/>\nAnnunciando la firma degli accordi, il presidente della Noc Mustafa Sanalla ha espresso la sua soddisfazione, sottolineando come la compagnia russa possa giocare un ruolo importante e costruttivo in Libia. L\u2019accordo \u00e8 il primo risultato della nuova strategia di Sanalla, basata sull\u2019incoraggiamento delle principali multinazionali del settore a investire nuovamente nel Paese.<\/p>\n<p>Il cambio di rotta era stato prospettato da Sanalla stesso durante la conferenza dello scorso 24 gennaio a Londra sulle prospettive energetiche della regione. In tale occasione, il presidente della Noc aveva annunciato l\u2019obiettivo di aumentare l\u2019output fino a 1,25 milioni di barili di petrolio al giorno entro la fine del 2017 e raggiungere 1,6 milioni entro il 2022.<\/p>\n<p>Le prospettive della Noc sono migliorate a seguito della conquista dei terminal petroliferi della Libia orientale da parte della Libyan National Army (Lna). Nel settembre 2016, l\u2019Lna \u00e8 riuscita a occupare l\u2019area del \u201ccrescente petrolifero\u201d, dove sono situati i porti di Brega, Zueitina, Ras Lanuf e Es Sider.<\/p>\n<p>Il generale Khalifa Haftar, comandante supremo dell\u2019Lna, ha deciso di riconsegnare i porti (e soprattutto i proventi delle esportazioni petrolifere) alla Noc di base a Tripoli, nonostante la Camera dei rappresentanti di base a Tobruk riconosca solo l\u2019autorit\u00e0 della Noc \u201cparallela\u201d di base nell\u2019est del Paese e guidata da Nagi Maghrabi.<\/p>\n<p>Approfittando della riconsegna dei terminal, la Noc \u00e8 riuscita a risollevare la produzione petrolifera dal minimo storico dei 200.000 barili di petrolio al giorno dello scorso agosto ai 700.000 di inizio 2017. La crescita \u00e8 stata consentita anche dalla riattivazione dei giacimenti petroliferi occidentali di Sharara ed el-Feel e dalla riapertura dell\u2019oleodotto al-Rayana, controllato fino ad allora dalle milizie di Zintan.<\/p>\n<p>L\u2019aumento della produzione ha migliorato le prospettive della Noc, convincendo Sanalla dell\u2019opportunit\u00e0 di superare la moratoria sugli investimenti nel settore petrolifero che la Libia si \u00e8 autoimposta dal 2011.<\/p>\n<p><b>Il doppio gioco di Mosca<\/b><br \/>\nL\u2019accordo con la Rosneft risulta in linea con il cambio di rotta della Noc. La compagnia russa andr\u00e0 quindi ad aggiungersi a Eni (la cui presenza in Libia \u00e8 stata costante anche nei momenti pi\u00f9 difficili), Total e Schlumberger, che hanno ripreso da poco le attivit\u00e0.<\/p>\n<p>Rosneft, inoltre, non sembra essere l\u2019unica compagnia russa interessata a investire in Libia. A inizio marzo, nel corso della visita a Mosca del primo ministro del governo di unit\u00e0 nazionale (Gna) Fayez al-Sarraj, la delegazione libica ha anche discusso del possibile ritorno nel Paese di Gazprom, gi\u00e0 in possesso di due concessioni presso il giacimento di Jalu.<\/p>\n<p>Durante gli incontri con il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e quello del Commercio e dell\u2019industria Denis Manturov, \u00e8 stata anche avanzata l\u2019ipotesi di una riattivazione degli accordi firmati prima della caduta del regime di Gheddafi che prevedevano, tra l\u2019altro, la costruzione di una linea ferroviaria tra Sirte e Bengasi.<\/p>\n<p>Tali sviluppi hanno fatto luce sul crescente ruolo giocato dalla Russia nelle vicende libiche, rivelando una strategia di penetrazione complessa. L\u2019incontro tra Lavrov e Sarraj \u00e8 servito a ribadire la posizione ufficiale di Mosca nel sostenere la necessit\u00e0 di emendare il Libyan Political Agreement firmato a Skhirat nel dicembre 2015, prevedendo una maggiore inclusione delle autorit\u00e0 orientali e dello stesso Haftar nella formazione di un governo di unit\u00e0 nazionale e nella creazione di istituzioni militari maggiormente rappresentative.<\/p>\n<p>Tuttavia, l\u2019apparente neutralit\u00e0 russa nelle vicende libiche emersa dalla vetrina offerta a Sarraj a Mosca, contrasta con il sempre pi\u00f9 crescente\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3749\" target=\"blank\"><b><u>sostegno al generale Haftar<\/u><\/b><\/a>,vera e propria costante della politica di Mosca negli ultimi mesi.<\/p>\n<p>Oltre alla visita dello stesso Haftar sulla portaerei Kutznetsov lo scorso 11 gennaio, a confermarlo sono le sempre pi\u00f9 frequenti voci sull\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3762\" target=\"blank\"><b><u>invio di armi russe all\u2019Lna<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Tra i vari accordi firmati nel 2008, vi era infatti anche la cancellazione del debito contratto nei confronti di Mosca in cambio dell\u2019acquisto di armi russe, necessarie per riammodernare il sistema di difesa libico dopo le sanzioni e l\u2019isolamento internazionale degli anni \u201990. Ebbene, nonostante l\u2019embargo sulle armi in vigore in base alla risoluzione del Consiglio di sicurezza 1970\/2011, diverse fonti hanno discusso la possibilit\u00e0 di una riattivazione di questi accordi, con l\u2019Lna quale principale beneficiario.<\/p>\n<p><b>I dubbi sul generale<\/b><br \/>\nPer superare le prevedibili difficolt\u00e0 logistiche \u00e8 stata avanzata l\u2019ipotesi di un coinvolgimento dell\u2019Algeria, cliente storico di Mosca in materia di armamenti. Tuttavia il principale ostacolo a tale disegno risulta l\u2019avversione della stessa Algeria per Haftar, il cui soggiorno ad Algeri lo scorso dicembre non sembrerebbe aver convinto i dirigenti dell\u2019affidabilit\u00e0 del personaggio, anche alla luce dell\u2019aperto sostegno che l\u2019Egitto ha assicurato al generale.<\/p>\n<p>La questione dell\u2019affidabilit\u00e0 di Haftar interessa naturalmente pure la Russia, anche a seguito dei recenti rovesci subiti dall\u2019Lna. L\u2019offensiva del 3 marzo scorso da parte delle Benghazi Defence Brigades, milizia islamista che ha pi\u00f9 volte tentato incursioni nel \u201ccrescente petrolifero\u201d, ha messo a nudo le debolezze dell\u2019esercito di Haftar, costretto a ritirarsi dai terminal di Ras Lanuf e Es Sider.<\/p>\n<p>Lo smacco subito dall\u2019Lna ha aumentato i dubbi di Mosca sull\u2019opportunit\u00e0 di investire esclusivamente su Haftar nello scacchiere libico, giustificando una strategia di diversificazione che coinvolgerebbe anche Sarraj. Per il Cremlino, l\u2019invio di armi ad Haftar, in aperta violazione dell\u2019embargo, risulterebbe un azzardo difficilmente giustificabile alla luce dell\u2019incapacit\u00e0 dell\u2019Lna di difendere un\u2019area cruciale per le sorti dell\u2019intera economia del Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 21 febbraio scorso, la National Oil Corporation (Noc) libica ha firmato due accordi commerciali con la compagnia russa Rosneft. 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