{"id":65192,"date":"2017-03-09T16:51:19","date_gmt":"2017-03-09T15:51:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65192"},"modified":"2017-11-03T15:12:56","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:56","slug":"libia-vecchi-nuovi-errori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/libia-vecchi-nuovi-errori\/","title":{"rendered":"Libia: vecchi e nuovi errori"},"content":{"rendered":"<p>Si torna insistentemente a parlare di spartizione della Libia, di una struttura istituzionale di tipo federale con tre componenti, est &#8211; Cirenaica, ovest &#8211; Tripolitania, sud &#8211; Fezzan. E cos\u00ec facendo si cade nuovamente nel tragico errore di applicare le categorie della cultura occidentale, codificate dai tempi di Weimar, ad una situazione socio-culturale che non la capisce e che le \u00e8 totalmente estranea.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 ai tempi della conquista italiana della Libia nel 1911 era chiaro che le articolazioni etnico tribali erano molto articolate e complesse. \u00c8 illuminante osservare come Gheddafi riusc\u00ec ad imporre il proprio potere per oltre 40 anni, fino al 2011.<\/p>\n<p>Ben consapevole della realt\u00e0 sociale dei popoli che abitavano il territorio libico, Gheddafi non cre\u00f2 alcuna struttura amministrativa, ma bas\u00f2 il proprio potere su un rapporto personale diretto con tutti i possibili referenti locali, beninteso con pugno di ferro, in quanto qualsiasi altro tipo di relazione istituzionale sarebbe apparso come una forzatura.<\/p>\n<p><b>La frammentazione post-Gheddafi<\/b><br \/>\nScomparso Gheddafi, le forze centrifughe sono venute prepotentemente alla luce, generando presto una situazione di diffusa anarchia, fortemente agevolata dalla ampia disponibilit\u00e0 di armi, accumulate da Gheddafi in quantit\u00e0 esorbitante rispetto alle reali esigenze del proprio braccio armato.<\/p>\n<p>Si tratta di una frammentazione che poco ha a che vedere con la geografia, atteso ad esempio che Misurata, citt\u00e0 costiera, ha inviato unit\u00e0 combattenti nella regione di Sheba, mentre il controllo del territorio appare sempre fragile ed evanescente (sono mesi che Haftar afferma di avere assunto il pieno controllo di Bengasi, salvo poi il verificarsi di nuovi sanguinosi episodi di guerriglia come nella situazione di Ras Lanuf).<\/p>\n<p>Che dire poi della nota posizione di Zintan, che bene all\u2019interno della regione tripolitana ha da sempre mantenuto un atteggiamento filo-Tobruk, probabilmente pi\u00f9 per la volont\u00e0 di evidenziare una sua propria autonomia che per una reale simpatia nei confronti della Cirenaica.<\/p>\n<p>Per osservare infine nel quadrante meridionale la storica contrapposizione tra Tuareg e Tebu, che negli ultimi anni ha ripreso vigore, anche per il controllo dei lucroso traffici attraverso il Sahara, sia di merci di contrabbando che di migranti provenienti da sud e diretti verso il miraggio di una vita migliore in Europa.<\/p>\n<p><b>Visioni eurocentriche e personalit\u00e0 ininfluenti<\/b><br \/>\nIn questo quadro appare ben chiaro che i vari tentativi attuati dalla comunit\u00e0 internazionale per giungere ad un assetto politico stabile sono frutto di una visione eurocentrica, estranea alle culture locali: che si tratti di un governo unitario di unit\u00e0 nazionale (ma esiste una \u2018nazione libica\u2019?); che si tratti di una federazione, secondo confini stabiliti da negoziatori esterni; sempre si sta parlando di una visione westfaliana, istintivamente considerata come buona per qualsiasi tipo di societ\u00e0.<\/p>\n<p>Quando poi a questa visione istituzionale si accompagna la selezione di personalit\u00e0 ormai considerate esterne e che non risultano da un dibattito tra i diretti interessati, si pu\u00f2 ben dire che si sono messe in campo le componenti per un insuccesso certo.<\/p>\n<p>E poco importa la qualit\u00e0 dei negoziatori che la \u201ccomunit\u00e0 internazionale\u201d, leggasi Onu, ha designato: per quanto abili possano essere (e almeno in un caso \u00e8 lecito dubitare di abilit\u00e0 e buona fede), si \u00e8 sempre trattato di scelte di personalit\u00e0 che non appartengono a quel mondo, che parlano un linguaggio politico incomprensibile ai loro interlocutori locali, che vengono percepite come portatori di soluzioni imposte dall\u2019esterno e come tali rigettate.<\/p>\n<p><b>Mosse a vuoto e nuove iniziative<\/b><br \/>\nDa questo punto di vista la proposta del segretario generale dell\u2019Onu Antonio Guterres di avvicendare l&#8217;inviato per la Libia Martin Kobler con l&#8217;ex primo ministro palestinese Salam Fayyad poteva apparire un gesto di saggezza, in quanto quest\u2019ultimo aveva tutte le caratteristiche per non apparire estraneo a tutti gli attori in gioco.<\/p>\n<p>Purtroppo la mossa a sorpresa degli Usa, che si sono opposti a questa nomina, rischia di aggravare ulteriormente la situazione, in quanto si viene a creare un vuoto di credibilit\u00e0 istituzionale che pu\u00f2 costituire una tentazione irresistibile per qualche attore locale.<\/p>\n<p>Credo che in tal senso debba essere letta la decisione misuratina di inviare\/costituire una propria milizia armata a Tripoli, non si sa bene con quali compiti e quale scopo, se non quello di guadagnare visibilit\u00e0 dopo un periodo di relativa eclissi seguito al successo, pagato a caro prezzo, nella riconquista di Sirte e nell\u2019espulsione della cellula Isis che vi si era installata.<\/p>\n<p>\u00c8 in ogni caso indubbio che occorra una nuova iniziativa, che non pu\u00f2 lasciar fuori alcun attore, esterno ed interno: si \u00e8 parlato di costituire una sorta di \u2018gruppo di contatto\u2019, che dovr\u00e0 includere Egitto, EAU, Qatar, ma anche Russia e Turchia, oltre che le \u2018potenze\u2019 occidentali, Italia in testa, ma anche Francia, Regno Unito, forse la Germania (e ci devono ovviamente essere anche gli Usa).<\/p>\n<p>Ma \u00e8 sul quadrante interno che occorre cambiare radicalmente atteggiamento: occorre un salto concettuale che consenta di evitare di ridurre le dinamiche interne libiche a una competizione tra Gwell, Serraj e Haftar, in quanto la realt\u00e0 sociale libica \u00e8 molto pi\u00f9 complessa.<\/p>\n<p>Come ha recentemente affermato il vice ministro degli Esteri russo, Mikhail Bogdanov, bisogna \u201ccoinvolgere i rappresentanti di tutte le maggiori forze politiche, dei gruppi tribali e delle regioni, nel lavoro di formazione di singoli enti amministrativi\u201d.<\/p>\n<p>Occorre istituzionalizzare una sorta di \u201cloyajirga\u201d, libica, che permetta una larga autonomia ai singoli detentori del potere locale, ma che vengano mantenuti uniti dal confermato e rafforzato ruolo dei due enti unitari, fondamentali per la coesione dell\u2019insieme, la Noc, National Oil Corporation, e la Banca Centrale, che, in virt\u00f9 delle risorse energetiche del Paese sono in grado di soddisfare i fabbisogni finanziari di ogni singola comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di un processo che richiede molta pazienza, richiede anche che coloro che si ritengono attori principali, a partire da Serraj e da Haftar, facciano se non un passo indietro, un passo laterale, e che necessita di tempo: i risultati si potranno vedere solo a medio termine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si torna insistentemente a parlare di spartizione della Libia, di una struttura istituzionale di tipo federale con tre componenti, est &#8211; 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