{"id":65211,"date":"2017-03-12T09:35:11","date_gmt":"2017-03-12T08:35:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65211"},"modified":"2017-11-03T15:12:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:55","slug":"egitto-ora-copti-tocca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/egitto-ora-copti-tocca\/","title":{"rendered":"Egitto: ora i copti, poi a chi tocca?"},"content":{"rendered":"<p>Si stima che i copti d\u2019Egitto costituiscano il 10% della popolazione del Paese, nonch\u00e9 la pi\u00f9 grande popolazione cristiana di tutto il Medio Oriente: tale minoranza, tuttavia, \u00e8 stata per lunghi anni oggetto di una costante discriminazione da parte delle istituzioni e, seppur non in maniera onnicomprensiva, della societ\u00e0 egiziana stessa.<\/p>\n<p>Per questa ragione, la recente serie di attacchi rivendicati dall\u2019Isis (il sedicente Stato islamico, anche noto come Daesh) ai danni dei copti nel Sinai non giunge certamente come una novit\u00e0.<\/p>\n<p>A dire la verit\u00e0, un sedimentato e violento antagonismo tra le diverse comunit\u00e0 del Sinai, culminato in diversi\u00a0<a href=\"http:\/\/www.jordantimes.com\/news\/region\/egypt-coptic-priest-shot-dead-daesh-claimed-sinai-attack\" target=\"blank\"><b><u>omicidi<\/u><\/b><\/a>\u00a0di predicatori cristiani negli anni passati, si era gi\u00e0 registrato tempo prima che l\u2019organizzazione salafita-jihadista\u00a0<i>Ansar Bait al-Maqdis\u00a0<\/i>decidesse di divenire una delle province (<i>Wilayat<\/i>) dell\u2019autoproclamato Califfato di Abu Bakr al-Baghdadi, nel novembre del 2014.<\/p>\n<p>Nonostante questo, durante l\u2019ultimo mese la situazione sembra esser ulteriormente precipitata: sette egiziani-cristiani\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aljazeera.com\/news\/2017\/02\/egypt-coptic-christians-flee-sinai-ismailiya-170226154942356.html\" target=\"blank\"><b><u>sono stati assassinati<\/u><\/b><\/a>, molti freddati con un colpo alla nuca, nella citt\u00e0 di El-Arish, capoluogo della provincia del Sinai.<\/p>\n<p>Rivendicati dall\u2019Isis, questi omicidi fanno seguito ad un aumento delle minacce ed intimidazioni subite da molte famiglie di copti abitanti nel Sinai egiziano. Se nel 2011 la comunit\u00e0 di copti nell\u2019area ammontava a circa 5.000 persone, ad oggi ne rimangono meno di 1.000, secondo fonti locali.<\/p>\n<p><b>Il peggiorare della situazione<\/b><br \/>\nAlle condanne arrivate da molte localit\u00e0 ed esponenti religiosi &#8211; sia cristiani che musulmani &#8211; fa ora seguito un monito d\u2019allarme. Mentre in Siria ed Iraq l\u2019Isis continua a perdere terreno, si teme che l\u2019organizzazione terroristica aumenti le proprie azioni sovversive, minando i gi\u00e0 delicati rapporti intra-religiosi e settari nella regione e mirando a dare ulteriore respiro alla tesi dello scontro tra civilt\u00e0. Sono infatti quaranta i copti d\u2019Egitto che hanno perso la vita per mano dell\u2019organizzazione jihadista negli ultimi tre mesi.<\/p>\n<p>Di questi, venticinque sono morti nell\u2019attentato suicida dello scorso dicembre ad una cattedrale copta del Cairo rivendicato dall\u2019Isis, il quale ha lasciato a terra prive di vita molte donne e bambini, spingendo l\u2019<a href=\"http:\/\/www.economist.com\/news\/middle-east-and-africa\/21711734-terrorism-egypt-compounds-presidents-problems-egypt-hit-terror\" target=\"blank\"><b><u>Economist<\/u><\/b><\/a>\u00a0ad affermare in maniera perentoria che ci\u00f2 che sta prendendo piede in Egitto \u00e8 un vero e proprio massacro ai danni della popolazione cristiana.<\/p>\n<p>Il timore scaturito da questi attacchi, coadiuvato ed accentuato da un video diffuso dall\u2019Isis stesso nel quale si\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aljazeera.com\/indepth\/features\/2017\/03\/egypt-attacks-copts-sinai-message-isil-170301072118504.html\" target=\"blank\"><b><u>minacciano apertamente i copti di rappresaglie<\/u><\/b><\/a>, ha esacerbato il gi\u00e0 fragile senso di sicurezza della minoranza cristiana, causando l\u2019esodo di oltre\u00a0<a href=\"http:\/\/www.egyptindependent.com\/news\/govt-count-258-coptic-christian-families-fled-arish-13-governorates\" target=\"blank\"><b><u>250 famiglie<\/u><\/b><\/a>\u00a0verso altre province del paese.<\/p>\n<p><b>Il generale al-Sisi il grande assente<\/b><br \/>\nIl grande assente nel racconto sino ad ora proposto \u00e8 il generale al-Sisi, che entra all\u2019interno dell\u2019equazione come un elemento che, secondo\u00a0<a href=\"https:\/\/www.amnesty.org\/en\/latest\/news\/2017\/03\/egypt-government-must-protect-coptic-christians-targeted-in-string-of-deadly-attacks-in-north-sinai\/\" target=\"blank\"><b><u>Amnesty International<\/u><\/b><\/a>, sarebbe almeno indirettamente responsabile di tali brutali azioni.<\/p>\n<p>Il dittatore, nel corso degli ultimi anni, non ha soltanto fallito nel proteggere l\u2019integrit\u00e0 sociale ed il benessere economico della minoranza cristiana, sia nel Sinai sia in tutto il territorio egiziano &#8211; rendendola bersaglio vulnerabile di attacchi, intimidazioni e rapimenti -, ma ha negligentemente evitato di perseguire giuridicamente i responsabili delle violenze settarie perpetrate ai loro danni nonch\u00e9 di garantire un contesto securitario effettivo a fare si che tali azioni cessassero, adottando politiche inefficienti e contro-producenti.<\/p>\n<p><b>La marginalizzazione del Sinai<\/b><br \/>\nGli abitanti della regione del Sinai vivono da lunghi decenni una condizione di esclusione: il territorio, sotto occupazione israeliana tra il 1967 e il 1982, anno nel quale venne completato il ritiro Israeliano dopo gli accordi di pace con l\u2019Egitto del 1979, non ha infatti mai beneficiato dell\u2019investimento governativo necessario allo sviluppo.<\/p>\n<p>Inoltre, a rendere quest\u2019area geografica di difficile gestione, \u00e8 anche la sua stessa morfologia: il territorio \u00e8 desertico, vasto, poco abitato e difficile da controllare. Per la sua quasi totale impermeabilit\u00e0, esso ricalca gli sconfinati territori che rivestono la fascia saheliana.<\/p>\n<p>Nel corso degli anni, a causa della marginalizzazione economica delle comunit\u00e0 beduine, si sono affermate nuove forme di sostegno basate su traffici illeciti, da quello di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.economist.com\/blogs\/pomegranate\/2013\/12\/human-trafficking-sinai\" target=\"blank\"><b><u>uomini<\/u><\/b><\/a>\u00a0a quelli di\u00a0<a href=\"http:\/\/www.haaretz.com\/middle-east-news\/1.688306\" target=\"blank\"><b><u>stupefacenti ed armamenti<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>La difficile situazione socio-economica in Egitto \u00e8 andata peggiorando dall\u2019inizio della Primavera araba, portando ulteriore sconforto nelle zone gi\u00e0 deprivate del Sinai. In seguito al colpo di stato del generale al-Sisi, e alla conseguente violenta repressione ai danni dei Fratelli Mussulmani, il Sinai \u00e8 divenuto luogo di ritrovo per varie correnti islamiste e del salafismo-jihadista.<\/p>\n<p>Nel Sinai infatti \u00e8 da anni in corso una sanguinosa campagna militare che vede le forze di sicurezza e l\u2019esercito egiziano battersi con vari gruppi armati, alcuni dei quali hanno apertamente annunciato la loro affiliazione all\u2019Isis.<\/p>\n<p><b>L\u2019approccio militare fallimentare del regime<\/b><br \/>\nNella penisola del Sinai si \u00e8 oggi davanti ad una vera e propria\u00a0<i>low-intensity insurgency<\/i>, dove il potere delle autorit\u00e0 centrale del Cairo risulta essere limitato e inefficace, costringendo la popolazione locale a essere sempre pi\u00f9 isolata ed abbandonata al proprio destino.<\/p>\n<p>Da una parte infatti, gli abitanti si trovano a dovere fare i conti con il pugno duro dell\u2019esercito egiziano e con le sue politiche militarizzate, dall\u2019altra vengono costantemente minacciati dai vari gruppi armati attivi nella zona.<\/p>\n<p>La storia della lotta al terrorismo ci insegna che combattere il terrore con il terrore, oltre ad essere moralmente reprensibile, risulta essere del tutto inefficace. La politica militarizzata di al-Sisi, rischia infatti di portare a un inasprimento delle divisioni, con annesse tensioni in una regione sensibile e tutt\u2019altro che indifferente dal punto di vista strategico.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 che risolvere il problema della stabilit\u00e0 del Sinai, il governo centrale egiziano ha esacerbato la tensione tramite l\u2019adozione di politiche\u00a0<a href=\"http:\/\/www.aljazeera.com\/indepth\/opinion\/2016\/04\/sinai-egypt-160424074317507.html\" target=\"blank\"><b><u>inefficaci<\/u><\/b><\/a>\u00a0alimentando un ulteriore stato di malcontento, figlio di una politica che, sino ad ora, \u00e8 stata caratterizzata dal pugno di ferro contro gli islamisti, sia egiziani che all\u2019estero: pensiamo agli jihadisti nel Sinai, ai Fratelli Musulmani, a Hamas o al sostegno alle forze anti-islamiste del generale Haftar in Libia.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 riflette un trend tuttavia globale: dal Cairo, a Tel Aviv, sino ad arrivare a Washington con la nuova Amministrazione Trump, sembra non esserci nessuna differenziazione nell\u2019approccio verso le varie organizzazioni islamiste. Nel chiudere le porte alle frange pi\u00f9 moderate dell\u2019Islam politico o, ancora peggio, addossare ad un\u2019intera religione le colpe per le azioni violente di alcuni, si indeboliscono quelle stesse comunit\u00e0 e organizzazioni che rappresentano il principale baluardo contro la radicalizzazione.<\/p>\n<p><b>L\u2019Isis nel Sinai egiziano<\/b><br \/>\nIn un video uscito nelle ultime settimane, l\u2019Isis ha definito I Copti d\u2019Egitto la loro \u201c<a href=\"http:\/\/www.catholicherald.co.uk\/news\/2017\/02\/20\/isis-vows-more-attacks-on-egypts-christians\/\" target=\"blank\"><b><u>preda preferita<\/u><\/b><\/a>\u201d. Il motivo di simili esternazioni \u00e8 spesso da ricercare nell\u2019attenzione mediatica &#8211; linfa vitale per Daesh &#8211; che i gruppi terroristici desiderano ottenere nel circuito dell\u2019intrattenimento occidentale.<\/p>\n<p>Difatti, \u00e8 proprio da tale comportamento che essi riescono ad acquisire numerosi benefici: dall\u2019affermazione del loro status, alla possibilit\u00e0 di attirare aspiranti jihadisti, alla rigida affermazione della retorica cara al sedicente Stato islamico &#8211; ma anche al neo-presidente statunitense &#8211; dello scontro tra civilt\u00e0, tramite la quale veicolano divisione per trarre legittimazione.<\/p>\n<p>Tutto questo dovrebbe essere un campanello d\u2019allarme per l\u2019Europa: l\u2019Egitto infatti, sotto numerosi punti di vista, rimane oggi sull\u2019orlo del baratro (da quello economico a quello securitario) e un collasso del paese comporterebbe ripercussioni regionali e internazionali devastanti: eppure, questo aspetto viene raramente posto al centro di un dibattito produttivo.<\/p>\n<p>A farne le spese di ci\u00f2 \u00e8, per prima, la comunit\u00e0 Copta d\u2019Egitto, gi\u00e0 decimata da anni di discriminazione e marginalizzazione, ma presto potrebbe esserlo tutta Europa, Israele ed il resto della regione. Dopo Iraq, Siria, Yemen, Libia in macerie, un collasso in Egitto sarebbe irreparabile e potrebbe concretamente innescare l\u2019ennesimo vortice vizioso di violenza e conflitto, caratteristiche fastidiosamente onnipresenti in ogni esemplare di Stato debole e\/o fallito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si stima che i copti d\u2019Egitto costituiscano il 10% della popolazione del Paese, nonch\u00e9 la pi\u00f9 grande popolazione cristiana di tutto il Medio Oriente: tale minoranza, tuttavia, \u00e8 stata per lunghi anni oggetto di una costante discriminazione da parte delle istituzioni e, seppur non in maniera onnicomprensiva, della societ\u00e0 egiziana stessa. 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