{"id":65216,"date":"2017-03-13T09:42:32","date_gmt":"2017-03-13T08:42:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65216"},"modified":"2017-11-03T15:12:55","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:55","slug":"crisi-migratoria-libia-lanello-mancante","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/crisi-migratoria-libia-lanello-mancante\/","title":{"rendered":"Crisi migratoria e Libia, l\u2019anello mancante"},"content":{"rendered":"<p>\u201cOgnuno lavora con i mattoni che ha\u201d sosteneva De Gasperi, guardando pragmaticamente agli elementi su cui poteva contare nelle sue politiche al governo del Paese. L\u2019Italia che negli ultimi anni ha affrontato una crisi migratoria senza precedenti, con oltre 500.000 tra profughi e migranti sbarcati sulle sue coste nel 2014-2016, deve applicare lo stesso approccio al nesso tra sicurezza interna ed esterna.<\/p>\n<p>Il flusso migratorio seguito alle rivolte del 2011 nei Paesi arabi ha dimensioni e complessit\u00e0 ben superiori a precedenti esperienze dell\u2019Italia, pure significative, quali negli Anni \u201890 la massiccia immigrazione dai Balcani occidentali all\u2019epoca attraversati da conflitti, crisi e instabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La gestione di un fenomeno del genere implica ovviamente diversi aspetti, tra cui quello di sicurezza ha una dimensione sia interna sia esterna per quanto riguarda il controllo dei confini italiani &#8211; che sono anche confini Ue -, il contrasto ai trafficanti di esseri umani e le crisi nei Paesi di origine o transito di migranti e profughi.<\/p>\n<p><b>Libia: il partenariato non funziona senza uno Stato<\/b><br \/>\nUn\u2019adeguata gestione dei flussi migratori sulla rotta che attraversa il Mediterraneo centrale necessita di partenariati con i Paesi del Nord Africa, e non a caso \u00e8 cresciuto l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3774\" target=\"blank\"><b><u>attivismo dell\u2019Italia<\/u><\/b><\/a>\u00a0&#8211; ma anche della Germania &#8211; in Tunisia, Egitto e Libia. Tuttavia, mentre i primi due Stati sono in grado di controllare, pur con diversi problemi, i propri territori e confini, nel terzo l\u2019autorit\u00e0 statale si \u00e8 disgregata dopo che l\u2019intervento occidentale del 2011 ha contribuito al rovesciamento del regime di Gheddafi senza per\u00f2 lavorare alla successiva stabilizzazione del Paese.<\/p>\n<p>In un certo senso, gli errori commessi all\u2019epoca sul fronte della sicurezza esterna, in particolare dai fautori dell\u2019intervento militare a Parigi, Londra e Washington, hanno avuto ricadute negative e di lungo termine non solo in Libia, ma sulla sicurezza interna dell\u2019Italia e dell\u2019intera Unione europea, Ue messa in crisi anche dalla pressione migratoria senza precedenti cui \u00e8 sottoposta.<\/p>\n<p>Italia ed Ue hanno cercato e cercano di affrontare la crisi migratoria con diverse politiche e risultati discutibili. Non sembra per\u00f2 ancora esserci in Europa la consapevolezza e la volont\u00e0 politica di riconoscere appieno il nesso tra sicurezza interna ed esterna e di affrontare quindi la stabilizzazione della Libia come un passo necessario anche per uscire dall\u2019emergenza nella gestione dei flussi migratori.<\/p>\n<p>Il paragone con la missione multinazionale Alba condotta esattamente 20 anni fa dall\u2019Italia in Albania, per stabilizzare il Paese balcanico in preda ad una profonda crisi e fermare cos\u00ec il flusso migratorio verso la Puglia, risulta fuorviante, viste le ovvie differenze tra la situazione albanese dell\u2019epoca e\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3851\" target=\"blank\"><b><u>quella libica attuale<\/u><\/b><\/a>. Tuttavia \u00e8 altrettanto fuorviante pensare che per gestire il flusso di migranti dalla Libia basti limitarsi a formare la marina e la guardia costiera di un Paese che non ha uno Stato, oppure siglare accordi con il governo di Tripoli che non controlla met\u00e0 del territorio libico.<\/p>\n<p><b>La Nato e le crisi a Sud dell\u2019Europa<\/b><br \/>\nServe quindi una riflessione ulteriore sulla dimensione di sicurezza esterna della crisi migratoria, e sul contributo maggiore che la politica estera e di difesa italiana pu\u00f2 dare, lavorando appunto con i mattoni a disposizione a livello nazionale, europeo e transatlantico &#8211; tema trattato anche dalla\u00a0<a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/la-nato-e-le-crisi-sud-delleuropa\" target=\"blank\"><b><u>conferenza IAI<\/u><\/b><\/a>\u00a0del 14 marzo.<\/p>\n<p>In particolare, la Nato negli ultimi anni ha posto maggiore attenzione al vicinato meridionale, soprattutto in chiave di contrasto allo Stato Islamico e al terrorismo internazionale islamista, di sostegno a Paesi partner quali Tunisia e Giordania e di contributo alla sicurezza marittima del Mediterraneo con il lancio dell\u2019operazione Sea Guardian. La recente decisione di costituire a Napoli un\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3841\" target=\"blank\"><b><u>\u201chub\u201d per il Sud<\/u><\/b><\/a>\u00a0che supporti le attivit\u00e0 di\u00a0<i>intelligence<\/i>\u00a0e di contrasto al terrorismo, nonch\u00e9 i partenariati con i Paesi del Nord Africa e Medio Oriente, va in questa direzione.<\/p>\n<p>La lotta al terrorismo, oggi tra le priorit\u00e0 dell\u2019amministrazione Trump, non deve per\u00f2 causare ulteriore entropia nella regione del Mediterraneo, ma piuttosto essere parte di un complessivo sforzo politico, diplomatico e militare, per stabilizzare quest\u2019area &#8211; obiettivo sancito nell\u2019ultimo vertice Nato con l\u2019impegno a\u00a0<a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/la-nato-e-le-crisi-sud-delleuropa\" target=\"blank\"><b><u>proiettare stabilit\u00e0<\/u><\/b><\/a>\u00a0nel vicinato meridionale dell\u2019Alleanza. Uno sforzo che impari dagli errori del 2011, che sia condotto in cooperazione con l\u2019Ue e che sia basato su un dialogo strategico sia all\u2019interno che all\u2019esterno della Nato.<\/p>\n<p>Sul versante interno, \u00e8 necessario affrontare la situazione paradossale per cui due Paesi alleati come Francia e Italia sostengono in Libia, direttamente o indirettamente, i due fronti contrapposti di Haftar e al-Serraj. Sul versante esterno, i partenariati bilaterali e multilaterali con i Paesi del Nord Africa e Medio Oriente, inclusi il Mediterranean Dialogue e l\u2019Istanbul Cooperation Initiative, potrebbero essere utilizzati anche per un contribuire ad una convergenza di politiche rispetto alle crisi in corso &#8211; a partire proprio da quella libica.<\/p>\n<p>Si tratta di un compito arduo, sul quale pesano negativamente anche le incertezze quanto alla posizione di Stati Uniti e Turchia. Ma \u00e8 un compito che va tentato perch\u00e9 ne va della sicurezza e stabilit\u00e0 dell\u2019Italia e dell\u2019Ue, ed in ultima analisi della stessa Nato, che accuserebbero non poco di un eventuale altro mezzo milione di migranti in transito dallo Stato fallito libico alle coste italiane nel prossimo triennio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cOgnuno lavora con i mattoni che ha\u201d sosteneva De Gasperi, guardando pragmaticamente agli elementi su cui poteva contare nelle sue politiche al governo del Paese. 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