{"id":65217,"date":"2017-03-13T09:44:30","date_gmt":"2017-03-13T08:44:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65217"},"modified":"2017-11-03T15:12:54","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:54","slug":"trump-pericolosa-deriva-protezionista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/trump-pericolosa-deriva-protezionista\/","title":{"rendered":"Trump: una pericolosa deriva protezionista"},"content":{"rendered":"<p>Molti lavoratori e larga parte del ceto medio americani sono convinti che gli accordi di libero scambio stipulati negli ultimi decenni siano stati la causa del loro impoverimento. Il neo-presidente Donald Trump intende rassicurarli varando misure dirette a smantellare tal accordi e proteggere cos\u00ec gli interessi americani.<\/p>\n<p>La lista \u00e8 lunga: a partire dall\u2019uscita dall\u2019accordo Tpp (Trans-Pacific Partnership), che il predecessore Barack Obama aveva stipulato con altre 11 economie dell\u2019Asia e del Pacifico; all\u2019auspicata rinegoziazione dell\u2019accordo Nafta; al congelamento dell\u2019accordo transatlantico con l\u2019Unione europea, Ue (Ttip).<\/p>\n<p><b>La sfida protezionista di Trump<\/b><br \/>\nIn tutti questi casi si vuole sostituire al tradizionale approccio multilaterale una logica di rapporti bilaterali con singoli Paesi, anche perch\u00e9 pi\u00f9 efficace alla riduzione dell\u2019attuale deficit commerciale americano.<\/p>\n<p>L\u2019altro obiettivo dichiarato della nuova Amministrazione Trump \u00e8 riportare entro i confini degli Stati Uniti le produzioni di molti beni, soprattutto manufatti, oggi sparse nel mondo. A questo scopo si vuole disfare la complessa ragnatela delle catene globali di valore (Gvc), messa in piedi da moltissime imprese americane in questi ultimi tre decenni. Il dato trascurato \u00e8 che oltre il 70 per cento degli scambi internazionali \u00e8 oggi alimentato da queste catene di valore delle imprese americane e non.<\/p>\n<p>A guidare queste politiche Donald Trump ha nominato alcuni tra i maggiori alfieri del protezionismo e nazionalismo economico americani, quali Peter Navarro, messo a capo del National Trade Council, e Roberto Lighthizer, scelto quale rappresentante commerciale degli Stati Uniti.<\/p>\n<p><b>Gravi danni potenziali per il sistema globale<\/b><br \/>\nAlcuni non danno gran peso alle minacce di Trump. Sia perch\u00e9 dubitano possano essere mai attuate, per i contrasti gi\u00e0 oggi esistenti all\u2019interno del Congresso e della stessa Amministrazione americani. Sia perch\u00e9, anche se attuate, non durerebbero a lungo, considerati i costi elevatissimi che gli stessi Stati Uniti finirebbero per sostenere.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 si tratta di interpretazioni eccessivamente rassicuranti. Il presidente americano gode in effetti di elevati poteri e grande autonomia in tema di politiche commerciali. Quanto ai costi del protezionismo, essi sono certi e documentabili, ma potrebbe passare molto tempo prima che si manifestino.<\/p>\n<p>In definitiva va considerato molto serio il pericolo di seri danni al sistema commerciale globale nell\u2019ipotesi l\u2019Amministrazione americana attui quanto promesso. Anche perch\u00e9 l\u2019ordine commerciale globale imperniato sulla Wto era gi\u00e0 stato scosso da tutta una serie di crisi e difficolt\u00e0, ancor prima di Trump, dopo il fallimento del Doha Round e in seguito all\u2019ingresso di nuovi paesi protagonisti, quali la Cina.<\/p>\n<p>La strategia della nuova Amministrazione americana potrebbe determinare cos\u00ec una ulteriore drammatica marginalizzazione del sistema di regole della Wto, aprendo la strada a una sorta di vero e proprio \u2018far west\u2019 commerciale.<\/p>\n<p><b>La risposta della Cina e \u2026\u00a0<\/b><br \/>\nIl rischio di una deriva protezionista che finisca per danneggiare tutti \u00e8 dunque reale, e, certo, da non sottovalutare. Molto dipender\u00e0, innanzi tutto, dalle scelte di Donald Trump e dell\u2019Amministrazione americana. Ma assai importanti saranno anche le risposte che verranno dagli altri maggiori Paesi. E tra questi la Cina e l\u2019Europa avranno un ruolo decisivo.<\/p>\n<p>Trump ha minacciato di adottare drastiche misure protezionistiche contro Pechino. Il governo cinese \u00e8 ovviamente pronto a rispondere, anche sul piano della Wto, ma non vuole farsi trascinare in un\u2019azione di rappresaglia. \u00c8 ben consapevole che un\u2019escalation commerciale nuocerebbe a entrambe le parti e rischierebbe di alimentare una guerra commerciale dagli esiti imprevedibili. E gli stessi Stati Uniti rischierebbero la perdita di un enorme numero di posti di lavoro visto che una buona parte degli scambi con la Cina include oggi catene logistiche e reti di produzione di imprese americane.<\/p>\n<p>L\u2019altra mossa della Cina \u00e8 stata far sapere in varie occasioni di essere pronta a impegnarsi a giocare un ruolo assai importante nella difesa e rilancio di un Sistema di scambi basato su regole certe e predefinite. Lo ha anche dimostrato rilanciando in questi giorni nell\u2019area dell\u2019Asia del Pacifico &#8211; dopo l\u2019affossamento del Tpp da parte di Donald Trump &#8211; un altro accordo di liberalizzazione commerciale la Rcep (Regional Comprehensive Economic Partnership), che, a differenza della Tpp, esclude gli Stati Uniti e include la Cina, interessando oltre tre miliardi di persone.<\/p>\n<p><b>\u2026 e quella dell\u2019Ue<\/b><br \/>\nAnche l\u2019Europa ha ripetuto a pi\u00f9 riprese di voler evitare una guerra commerciale con gli Stati Uniti, per gli effetti disastrosi che ne conseguirebbero per l\u2019insieme dell\u2019economia mondiale. Naturalmente, ci\u00f2 non significa che l\u2019Ue rinuncerebbe a rispondere con strumenti adeguati, sia comunitari sia legati alla Wto, qualora l\u2019Amministrazione Trump decidesse interventi in violazione delle regole commerciali esistenti.<\/p>\n<p>Nel mentre anche l\u2019Ue sta esplorando varie strade per rilanciare e rafforzare i legami commerciali con una serie di Paesi sparsi nel mondo, a partire dai paesi asiatici e dell\u2019America Latina, ai fini di sostenere il libero scambio e salvaguardare i mercati di sbocco all\u2019esportazione. Certo in Europa servirebbero anche politiche economiche e sociali pi\u00f9 efficaci del passato nell\u2019ammortizzare e assorbire all\u2019interno l\u2019impatto dei processi di liberalizzazione commerciale sui cosiddetti perdenti, al centro delle elevate diseguaglianze esistenti. Ma qui la strada da percorrere \u00e8 ancora lunga.<\/p>\n<p>Per riassumere, nessuna voglia di rappresaglia da parte di Pechino e Bruxelles, ma articolate strategie di risposta tese sia a studiare contromosse in chiave di deterrenza e rimanendo nell\u2019ambito delle regole della Wto sia a salvaguardare &#8211; rilanciando accordi con altri Paesi &#8211; l\u2019apertura e la rete di scambi esistenti. \u00c8 una direzione giusta lungo cui muoversi per contrastare le ansie protezionistiche di Trump. Ora va consolidata e non sar\u00e0 facile.<\/p>\n<p>Al riguardo sarebbe molto importante un rafforzamento delle relazioni &#8211; oggi molto tese &#8211; tra i due attori pi\u00f9 importanti, Europa e Cina. Il tema pi\u00f9 rilevante \u00e8 come migliorare e espandere le condizioni di accesso ai rispettivi mercati, in tema di beni e servizi e soprattutto investimenti. Sarebbe un segnale forte, in grado di mostrare che una vasta e importante parte del mondo \u00e8 impegnata a rafforzare l\u2019apertura e l\u2019approccio multilaterale delle relazioni commerciali, e non \u00e8 affatto disposta a seguire gli Stati Uniti lungo la vecchia pericolosa strada del protezionismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti lavoratori e larga parte del ceto medio americani sono convinti che gli accordi di libero scambio stipulati negli ultimi decenni siano stati la causa del loro impoverimento. Il neo-presidente Donald Trump intende rassicurarli varando misure dirette a smantellare tal accordi e proteggere cos\u00ec gli interessi americani. 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