{"id":65223,"date":"2017-03-16T09:50:00","date_gmt":"2017-03-16T08:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65223"},"modified":"2017-11-03T15:12:53","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:53","slug":"addio-trump-al-wto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/addio-trump-al-wto\/","title":{"rendered":"Addio di Trump al Wto?"},"content":{"rendered":"<p>Forse gli europei decideranno di aumentare i loro bilanci per la difesa per sventare il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3852\" target=\"blank\"><b><u>disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato<\/u><\/b><\/a>, e probabilmente si doteranno anche di nuovi strumenti di sicurezza.<\/p>\n<p>Ma sulla politica commerciale ci sar\u00e0 poco da fare per evitare il collasso dell\u2019Organizzazione mondiale del commercio (Wto), pilastro e garante delle regole degliscambi internazionali, se Trump dar\u00e0 seguito ai propositi di abbandonarla, dissociandosi dall\u2019organismo di risoluzione delle controversie.<\/p>\n<p>Ideato, non a caso, nel contesto della liberalizzazione globale sancita nel 1994 a conclusione dell\u2019Uruguay Round, il meccanismo \u00e8 stato creato con l\u2019obiettivo di evitare guerre commerciali, sanando i contenziosi mediante la pronuncia di un panel di esperti selezionati per consenso, cui tutti gli Stati, senza differenziazione alcuna, sono tenuti ad adeguarsi. Si prevedono compensazioni per il danno subito dalla controparte e, se del caso, la modifica della legislazione nazionale in violazione delle regole comuni.<\/p>\n<p><b>La fine di un\u2019epoca<\/b><br \/>\nQuesto organismo \u00e8 pi\u00f9 di altri simbolico del clima di un\u2019epoca, quella appunto della liberalizzazione globale. Regole valide per tutti, rimedi applicabili ugualmente a tutti. Un regime in teoria egalitario, ma che di fatto avrebbe premiato gli interessi dei grandi protagonisti del commercio mondiale &#8211; l\u2019Occidente e, in particolare, Washington -, in grado di far valere la propria supremazia nei rapporti di forza.<\/p>\n<p>L\u2019emergere di altri protagonisti (<i>in primis\u00a0<\/i>la Cina, che ha aderito al Wto nel dicembre 2002), e la loro assertivit\u00e0 nella difesa dei propri interessi, hanno scardinato un funzionamento che era dato per scontato.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 di una volta, gli stessi Stati Uniti sono stati ripresi per la loro condotta commerciale e invitati ad adeguarsi: valga per tutte, la bocciatura delle misure anti-dumping sulle importazioni di acciaio dalla Cina, adottate a fronte di forti pressioni dei produttori nazionali. Nel caso in cui, tra l\u2019altro, la Cina dovesse acquisire lo status di \u201ceconomia di mercato\u201d (cui aspira nonostante le carenze dei suoi comportamenti rispetto alle regole liberali e l\u2019opposizione europea), sar\u00e0 molto pi\u00f9 difficile ricorrere a misure difensive per contrastarne le violazioni.<\/p>\n<p><b>America first!<\/b><br \/>\nIl sistema multilaterale degli scambi aveva gi\u00e0 perso slancio con l\u2019incalzante tendenza al regionalismo, in particolare con i vistosi progetti lanciati dall\u2019amministrazione Obama: il Tpp, gi\u00e0 negoziato con dieci paesi del Pacifico (esclusa la Cina), e il negoziando Ttip con l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ma Trump va drasticamente oltre. \u201cIl Wto \u00e8 un disastro\u201d aveva preconizzato durante la campagna elettorale; e le nomine di esperti notoriamente sulla stessa lunghezza d\u2019onda come Wilbur Ross, Robert Lighthizer e Peter Navarro ai posti chiave della politica commerciale hanno confermato il giudizio della prima ora.<\/p>\n<p>Hanno fatto seguito il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3830\" target=\"blank\"><b><u>tempestivo ritiro dal Tpp<\/u><\/b><\/a>\u00a0e l\u2019accantonamento del Ttip (che peraltro preoccupava molti europei soprattutto con riferimento agli standard sanitari e ambientali), nonch\u00e9 il continuo richiamo all\u2019imposizione di dazi laddove le importazioni vengano ritenute a detrimento dei lavoratori americani o della valorizzazione di risorse locali.<\/p>\n<p>Il commercio, prima ancora delle spese per la Nato &#8211; e della disaffezione, gi\u00e0 annunciata, verso Onu, Consiglio diritti umani, Agenzia per i rifugiati, Agenzia per i palestinesi ed altre organizzazioni multilaterali -, \u00e8 destinato ad essere un test del proclamato principio \u201cAmerica first\u201d e della fine dell\u2019ordine commerciale mondiale un tempo governato e difeso anzitutto da Washington.<\/p>\n<p>Mani libere. D\u2019ora in avanti, se il documento annuale sulla politica commerciale inoltrato dall\u2019amministrazione Trump al Congresso dovesse passare, l\u2019America applicher\u00e0 i propri strumenti legislativi (le sezioni 201 e 301 del Trade Act del 1974) che prevedono la possibilit\u00e0 di aumentare le tariffe doganali o imporre quote di importazione o altre sanzioni in caso di comprovato danno o di pratiche commerciali scorrette secondo un giudizio nazionale esclusivo.<\/p>\n<p><b>Le conseguenze per l\u2019Ue<\/b><br \/>\nNon sfugge il potenziale dirompente di un tale approccio per l\u2019<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3816\" target=\"blank\"><b><u>Europa<\/u><\/b><\/a>, che ha fatto del multilateralismo e delle regole multilaterali un asse portante delle sue pratiche commerciali, e che si accinge a identificare nella crescita economica e nell\u2019occupazione i pilastri del suo rilancio.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 una contrazione dei commerci internazionali indotta dal protezionismo americano avrebbe inevitabilmente conseguenze vistose sulle economie di altri Paesi, determinando un circuito vizioso di risposte e contro-risposte.\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3785\" target=\"blank\"><b><u>Guerre commerciali<\/u><\/b><\/a>? Forse, ma quantomeno uno scenario di incertezza e instabilit\u00e0 dei mercati che per definizione rappresenta un problema per gli operatori economici, compresi quelli dei Paesi commercialmente pi\u00f9 attrezzati.<\/p>\n<p>Angela Merkel non potr\u00e0 non evocarne i termini, anche per conto dell\u2019Europa, nella sua missione negli Stati Uniti. Tra l\u2019altro, ironia della sorte, la Gran Bretagna, nel lasciare il mercato unico europeo, sta puntando proprio sul recupero della sua proiezione commerciale mondiale nel momento in cui un partner di tale rilievo ripiega sul\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3857\" target=\"blank\"><b><u>protezionismo<\/u><\/b><\/a>.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 chi rileva che oggi gli Stati Uniti hanno deficit commerciale con oltre 100 Paesi. Come dire che il fenomeno \u00e8 strutturale, che la domanda al consumo eccede l\u2019offerta, e che barriere imposte a un Paese potrebbero tradursi in aumento del deficit con altri.<\/p>\n<p>Senza contare che gran parte della produzione avviene ormai tramite le catene del valore transnazionali, sviluppatesi appunto con la liberalizzazione globale dei mercati cui proprio l\u2019organismo di risoluzione delle controversie ha inteso porre un argine. Un cambiamento radicale di passo da parte americana, ove effettivamente applicato, equivarrebbe a una rivoluzione epocale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Forse gli europei decideranno di aumentare i loro bilanci per la difesa per sventare il\u00a0disimpegno degli Stati Uniti dalla Nato, e probabilmente si doteranno anche di nuovi strumenti di sicurezza. 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