{"id":65246,"date":"2017-03-23T10:24:51","date_gmt":"2017-03-23T09:24:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65246"},"modified":"2017-11-03T15:12:50","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:50","slug":"bulgaria-al-voto-occhi-mosca-ankara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/bulgaria-al-voto-occhi-mosca-ankara\/","title":{"rendered":"Bulgaria al voto sotto occhi di Mosca e Ankara"},"content":{"rendered":"<p>Risultato finale apertissimo, crescita dei movimenti populisti ed euroscettici, tensioni con la vicina Turchia, accusata di interferire col processo elettorale. In Bulgaria, la campagna per le elezioni politiche anticipate del 26 marzo volge al termine: domenica, gli elettori saranno chiamati a scegliere tra i candidati proposti da 13 partiti, 9 coalizioni e 21 comitati d&#8217;iniziativa popolare.<\/p>\n<p>Al nuovo voto anticipato, ormai elemento ricorrente del ciclo politico bulgaro, si \u00e8 arrivati dopo la pesante sconfitta subita alle presidenziali dello scorso novembre dal partito dall&#8217;allora premier Boyko Borisov, leader del movimento di centro-destra Gerb (Cittadini per uno sviluppo europeo della Bulgaria).<\/p>\n<p>Dopo la larga vittoria dell&#8217;ex generale e comandante dell&#8217;aviazione militare Rumen Radev, lanciato dall&#8217;opposizione socialista, Borisov ha deciso di mettere fine anticipatamente al suo secondo mandato, come gi\u00e0 avvenuto col suo primo esecutivo nel 2013.<\/p>\n<p><b>Rimonta socialista?<\/b><br \/>\nNon \u00e8 ancora chiaro, per\u00f2, se la decisione di staccare la spina e presentarsi agli elettori dopo la parentesi del governo di garanzia guidato dal giurista Ognyan Gerdzhikov si riveler\u00e0 vincente. Gli ultimi sondaggi danno Gerb e il partito socialista (Bsp) &#8211; per la prima volta guidato da una donna, Korneliya Ninova &#8211; appaiati intorno al 27-30% dei consensi.<\/p>\n<p>Per Gerb, il risultato rappresenterebbe una sostanziale tenuta, ma per il Bsp segnerebbe il raddoppio dei consensi (nel 2014 il partito si era fermato al 15,4%). Una crescita probabilmente segnata pi\u00f9 dalla stanchezza dell&#8217;elettorato nei confronti di Borisov che dalla forza e credibilit\u00e0 delle promesse elettorali della Ninova, le quali ruotano intorno all&#8217;impegno di aumentare pensioni e stipendi, introdurre alcune misure protezionistiche e rilanciare i rapporti con Mosca facendo lobby contro le sanzioni anti-russe.<\/p>\n<p>A meno di sorprese dell&#8217;ultima ora, e visto il relativo equivalersi delle forze in campo (in Bulgaria si vota con un sistema proporzionale, accompagnato da una quota maggioritaria) la vera questione riguarda la capacit\u00e0 dei principali contendenti di formare coalizioni di governo.<\/p>\n<p>Al ruolo di ago della bilancia ambiscono anzitutto i Patrioti uniti, formazione che riunisce i tre principali movimenti nazionalisti ed euroscettici: la Vmro, il Fronte nazionale per la salvezza della Bulgaria e i filo-russi di \u201cAtaka\u201d. Con un risultato previsto al 10% dei voti, stavolta i nazionalisti \u2013 dopo aver gi\u00e0 sostenuto in passato vari esecutivi, ma sempre dall&#8217;esterno \u2013 si candidano quindi al ruolo di partner di governo a tutti gli effetti.<\/p>\n<p>A rafforzare le loro posizioni \u00e8 il dibattito arroventato su migranti e rifugiati, che nelle settimane della campagna elettorale ha portato a diversi episodi di xenofobia e intolleranza. Frontiera esterna dell&#8217;Unione europea, Ue la Bulgaria teme di dover sostenere le conseguenze di una possibile riapertura della rotta balcanica, soprattutto visti i timori di un possibile cedimento degli accordi tra Ue e Turchia (che l&#8217;avevano chiusa nel marzo 2016), oggi ostaggio dello scontro frontale in corso tra Ankara e il blocco europeo.<\/p>\n<p><b>Turchia accusata di ingerenza<\/b><br \/>\nCome se non bastasse, il governo turco \u00e8 stato apertamente accusato da Sofia di ingerenza nella campagna elettorale, attraverso la propria influenza sulla numerosa minoranza turca (attorno al 10% della popolazione) presente nel Paese. Dall&#8217;introduzione del sistema democratico, il voto dei turchi di Bulgaria \u00e8 stato monopolizzato dal Movimento per i diritti e le libert\u00e0 (Dps), partito pi\u00f9 volte al governo, dominato dal suo primo segretario Ahmet Dogan e criticato da pi\u00f9 fronti per la sua gestione opaca ed oligarchica del potere.<\/p>\n<p>In questa tornata elettorale, per\u00f2, per la prima volta il Dps sembra avere un serio concorrente nel movimento Dost, creato dall&#8217;ex leader del Dps Lyutvi Mestan, espulso rocambolescamente da Dogan a inizio 2016. Nonostante le smentite di Mestan, Dost sembra avere fortissime entrature alla corte del presidente turco Recep Tayyp Erdogan, e il governo di Ankara ha messo il proprio peso al servizio del nuovo partito, facendo opera di convincimento soprattutto all\u2019interno della numerosa comunit\u00e0 di turchi di Bulgaria che vivono in Turchia.<\/p>\n<p>Un atteggiamento che ha provocato la reazione stizzita del governo bulgaro, che nelle settimane scorse ha convocato l&#8217;ambasciatore turco a Sofia e ha accusato Ankara di interferenza negli affari interni del Paese. Sono seguite teatrali proteste dei partiti nazionalisti, che nei giorni scorsi hanno bloccato la frontiera bulgaro-turca. Obiettivo dichiarato, impedire il tradizionale \u201cturismo elettorale\u201d con cui una parte dei cittadini turco-bulgari residenti in Turchia torna &#8211; spesso in forma organizzata e gestita dai partiti della minoranza &#8211; nei propri luoghi d&#8217;origine per recarsi alle urne.<\/p>\n<p>Secondo i sondaggi, il Dps (che oggi insiste sul suo ruolo \u201cpatriottico\u201d contro le influenze di Ankara), dovrebbe comunque superare la soglia di sbarramento del 4%. I risultati di Dost sono invece pi\u00f9 difficili da prevedere, e dipenderanno in misura importante dal voto nelle sezioni istituite in Turchia.<\/p>\n<p><b>Il Trump di Sofia<\/b><br \/>\nImmancabile, come in tutte le tornate elettorali degli ultimi anni, l&#8217;elemento pi\u00f9 marcatamente populista, che stavolta vede protagonista il discusso businessman Veselin Mareshki, gi\u00e0 ribattezzato dal New York Times \u201cil Donald Trump di Bulgaria\u201d, e in grado di raccogliere l&#8217;11% dei voti nelle recenti presidenziali.<\/p>\n<p>Col suo movimento \u201cVolont\u00e0\u201d, Mareshki punta a ritagliarsi un ruolo importante come potenziale partner di minoranza di un prossimo esecutivo (viene dato al 5-6%). Dopo aver costruito un impero con una catena di farmacie \u2013 che spesso offrono medicinali a prezzi pi\u00f9 convenienti della concorrenza \u2013, Mareshki ha lanciato una sua battaglia personale contro i \u201ccartelli che dominano l&#8217;economia bulgara\u201d.<\/p>\n<p>Per dimostrare di fare sul serio, dieci giorni prima delle elezioni, Mareshki ha aperto a Sofia uno dei pi\u00f9 grandi distributori di carburante al mondo, con prezzi ribassati di circa dieci centesimi di euro al litro. \u201cSofia, congratulazioni, oggi sei stata liberata!\u201d, ha esclamato Mareshki all&#8217;apertura: la sua speranza \u00e8 che il motto \u201cIo non prometto, realizzo\u201d, possa conquistare il cuore e il portafogli di molti cittadini bulgari, tanto come clienti quanto come elettori.<\/p>\n<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">Questo articolo \u00e8 frutto di una collaborazione editoriale tra l&#8217;Istituto Affari Internazionali e Osservatorio Balcani e Caucaso<\/span>.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Risultato finale apertissimo, crescita dei movimenti populisti ed euroscettici, tensioni con la vicina Turchia, accusata di interferire col processo elettorale. 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