{"id":65264,"date":"2017-03-27T10:58:13","date_gmt":"2017-03-27T08:58:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65264"},"modified":"2017-11-03T15:12:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:46","slug":"myanmar-la-pace-non-piu-un-gioco-somma-zero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/myanmar-la-pace-non-piu-un-gioco-somma-zero\/","title":{"rendered":"Myanmar: la pace non \u00e8 pi\u00f9 un gioco a somma zero"},"content":{"rendered":"<p>Si terr\u00e0 entro fine marzo il secondo incontro del processo di pace tra fazioni etniche del Myanmar ed il primo governo democraticamente eletto e indipendente del Paese.<\/p>\n<p>Se la reggenza militare che ha accompagnato (direttamente e indirettamente) il Myanmar sino al 2016 aveva investito nella ricerca di accordi bilaterali con i vari gruppi etnici, per dividere le fazioni e controllare meglio la situazione nel Paese, il governo attuale sta invece intraprendendo una strategia pi\u00f9 ampia. Il perseguimento di una soluzione cooperativa che unisca i gruppi armati in una visione comune ha per\u00f2 bisogno di vantaggi condivisi nel processo di pace che devono essere creati sul medio e lungo termine per essere appetibili.<\/p>\n<p><b>Gli accordi del regime militare<\/b><br \/>\nUn importante punto del programma della Lega nazionale per la democrazia (Nld) di Aung San SuuKyi \u00e8 l\u2019impegno politico per una soluzione di ampio respiro al problema della presenza dei gruppi armati nel Paese. La strategia del regime militare aveva, da par suo, ottenuto risultati parziali, siglando accordi bilaterali con le singole fazioni, in modo da consolidare il potere centrale con un classico gioco a somma zero.<\/p>\n<p>I risultati di rilievo raccolti negli ultimi anni erano stati gli accordi bilaterali con l\u2019\u201dOrganizzazione per l\u2019indipendenza del Kachin\u201d (1994), l\u2019\u201cUnitedWa State Army\u201d (cessate il fuoco nel 2011 e accordi nel 2013), il \u201cGruppo per la restaurazione del Consiglio Shan\u201d (cessate il fuoco nel 2012), il \u201cPartito progressista Shan\u201d (cessate il fuoco nel 2012), l\u2019\u201dUnione nazionale Karen\u201d (cessate il fuoco nel 2012), il \u201cPartito Progressista delle Nazionalit\u00e0 Karenni\u201d (accordi fra 2012 e 2013), il \u201cFronte Nazionale Chin\u201d (2012)e con il \u201cPartito per la liberazione dell\u2019Arakan\u201d (2012).<\/p>\n<p>Tuttavia, la quasi totalit\u00e0 di queste intese, eccezion fatta per quelli riguardanti la nazionalit\u00e0 Karenni (arricchiti nel 2013 da una commissione mista di controllo delle misure attuative) hanno vacillato o sono naufragati per il comportamento di entrambe le parti. Gli accordi con i Karenni sono stati importanti per la creazione di condizioni di sicurezza in un territorio stravolto dal problema dei campi minati. La causa del fallimento degli altri trattati \u00e8 invece da ricercarsi nella posizione generale delle parti (governo militare da un lato, gruppi di insorgenza dall\u2019altro) che hanno negoziato al fine di ottenere vantaggi parziali per la propria fazione.<\/p>\n<p><b>La strategia di Aung San Suu Kyi<\/b><br \/>\nIl partito di Aung San Suu Kyi ha cercato invece un approccio pi\u00f9 riflessivo alla questione dell\u2019insorgenza etnica nel Paese, pur affrontando in maniera pronta e proattiva la questione. Nell\u2019agosto 2016, pochi mesi dopo l\u2019insediamento del governo, si \u00e8 infatti tenuta nella capitale Naypyidaw la Conferenza di Pace di Panglong del XXI secolo (dal nome dell\u2019iniziativa che si tenne nel 1947 nell\u2019omonima cittadina e con cui gli organi politici delle nazioni Chin, Kachin e Shan presero la decisione di entrare nell\u2019Unione Birmana).<\/p>\n<p>L\u2019incontro ha visto l\u2019estensione dell\u2019invito a tutti i gruppi di ribelli, prendendo le mosse da una prima iniziativa a dimensione nazionale gi\u00e0 realizzata dal precedente esecutivo: l\u2019Accordo nazionale di cessate il fuoco. Tale documento era stato siglato da otto gruppi con il governo nell\u2019ottobre 2015 e conteneva le basi dell\u2019intesa per un inclusivo processo di pace a partire dal riconoscimento della sovranit\u00e0 del governo birmano sul territorio e dal contemporaneo, generale, riconoscimento di una certa dimensione di autonomia federalista, specialmente dal punto di vista economico.<\/p>\n<p>L\u2019iniziativa Panglong-21, procede dall\u2019intesa del 2015 e cerca di formare un tavolo di dialogo continuativo, inclusivo e a tappe, a cadenza semestrale. Hanno partecipato, in vari titoli e forme, le rappresentanze di tutti i gruppi di insorti ad eccezione dell\u2019\u201cEsercito di Arakan\u201d, dell\u2019\u201cEsercito nazionale di liberazione del Ta\u2019ang\u201d, dell\u2019\u201cEsercito dell\u2019Alleanza nazionaldemocratica per il Myanmar\u201d e di alcuni gruppi della nazione Khaplang.<\/p>\n<p>Il risultato principale \u00e8 stato il coinvolgimento inclusivo dei gruppi a livello nazionale per la ricerca di una soluzione definitiva che includa tutte le realt\u00e0. Questo meccanismo \u00e8 destinato a superare gli accordi bilaterali che lasciavano spazio da un lato alla decadenza degli interessi di una parte e alla successiva ripresa delle ostilit\u00e0, e dall\u2019altro ad alleanze fra le fazioni per cercare una soluzione egoisticamente migliore. Si \u00e8 intrapresa quindi una strada politica che mira a cercare una soluzione generale e coinvolge le parti per la prima volta in una visione essenzialmente nazionale del problema.<\/p>\n<p><b>Difficolt\u00e0 e cooperazione<\/b><br \/>\nGli aspetti che ancora purtroppo non convincono dell\u2019iniziativa Panglong-21 sono il mantenimento ad un livello generale delle trattative, che saranno per\u00f2 approfondite nei successivi incontri, e il rischio che i richiami frequenti dei convegni non consentano un avanzamento delle condizioni di partenza della posizione delle singole parti.<\/p>\n<p>La seconda conferenza Panglong-21, inizialmente prevista per febbraio \u00e8 stata rimandataa fine marzo per permettere un ulteriore coordinamento fra gruppi partecipanti come firmatari di accordi precedenti e non (in particolare con i componenti dell\u2019etnia Wa), e se possibile, una parificazione delle loro posizioni di fronte a quella dell\u2019esecutivo birmano. Proprio per raggiungere le trattative al meglio, alcuni gruppi, fra partecipanti e non alla Conferenza, si sono incontrati, nel frattempo,nella confinante provincia cinese dello Yunnan con rappresentanti del governo di Pechino.<\/p>\n<p>Tanto sta avvenendo mentre nelle regioni dell\u2019Arakan e dello Shan vi sono stati e sono in corso combattimenti tra fazioni ed esercito birmano, che saranno forieri di un clima di difficile incertezza nelle trattative.<\/p>\n<p>I vantaggi di un gioco cooperativo possono essere attrattivi a medio termine se rappresentano un tangibile\u00a0<i>win-win\u00a0<\/i>economico per le parti in causa. Allo stesso tempo, l\u2019ingresso nei mercati, conseguenza della democratizzazione del paese, potr\u00e0 essere la svolta per la creazione di significative occasioni economiche condivisibili fra le parti (ad esempio in ambito turistico), dando vigore all\u2019iniziativa Panglong-21 e accelerandone i tempi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si terr\u00e0 entro fine marzo il secondo incontro del processo di pace tra fazioni etniche del Myanmar ed il primo governo democraticamente eletto e indipendente del Paese. 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