{"id":65266,"date":"2017-03-28T10:59:56","date_gmt":"2017-03-28T08:59:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65266"},"modified":"2017-11-03T15:12:46","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:46","slug":"ministri-roma-diamo-energia-al-g7","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/ministri-roma-diamo-energia-al-g7\/","title":{"rendered":"Ministri a Roma: diamo energia al G7"},"content":{"rendered":"<p>La riunione dei ministri dell\u2019Energia dei Paesi del G7, a Roma il 10 aprile, rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 per la presidenza di turno italiana per inserire nell\u2019agenda dei Grandi del mondo alcuni temi chiave in materia di energia e clima.<\/p>\n<p>L\u2019Italia, infatti, \u00e8 s\u00ec un grande importatore, fortemente dipendente dalle forniture estere di idrocarburi, ma \u00e8 anche uno dei Paesi meglio posizionati per cogliere le opportunit\u00e0 e affrontare le sfide della transizione energetica attualmente in corso. Energia e clima saranno anche al centro delle discussioni tra i Capi di Stato al vertice di Taormina il 26-27 maggio e a seguire i ministri dell\u2019ambiente si riuniranno l\u201911-12 giugno a Bologna per la ministeriale Ambiente per approfondire i temi legati al clima e all\u2019Agenda 2030.<\/p>\n<p>Non si tratter\u00e0 tuttavia di un\u2019impresa facile: le incognite legate alle posizioni della presidenza Donald Trump sul clima, in particolare, rischiano di produrre un accordo al ribasso.<\/p>\n<p><b>Salvate l\u2019Accordo di Parigi<\/b><br \/>\nDa pi\u00f9 fonti, anche basate nella stessa Washington, appare abbastanza evidente che nella nuova Amministrazione americana regni ancora uno stato di incertezza su come approcciarsi, in ambito internazionale, ai temi dell\u2019energia e del clima. Quel che \u00e8 certo, \u00e8 che difficilmente la Casa Bianca si presenter\u00e0 ambiziosa e propositiva sul dossier cambiamento climatico e politiche di decarbonizzazione.<\/p>\n<p>E allora, in queste condizioni, riaffermare l\u2019impegno nei confronti dell\u2019Accordo di Parigi da parte del blocco G7 rappresenta l\u2019obiettivo primario per la presidenza italiana, che vorrebbe evitare un&#8217;eventuale scissione tra i Grandi su un tema di questa portata.<\/p>\n<p>Per rendere il boccone Parigi pi\u00f9 appetibile (o, perlomeno, non indigesto) alla Casa Bianca, sar\u00e0 necessario sottolineare le potenzialit\u00e0 economiche e occupazionali legate al processo di decarbonizzazione. Quello\u00a0<i>green\u00a0<\/i>\u00e8 effettivamente un settore che pu\u00f2 fare da volano alle balbettanti economie dei Paesi G7, che altrimenti rischiano di perdere la sfida dell\u2019innovazione tecnologica lanciata dalla Cina, e di trovarsi alle spalle di Pechino nell\u2019affrontare una transizione energetica ormai incontrovertibile.<\/p>\n<p>L\u2019Africa, alla quale la presidenza italiana dedica particolare attenzione, \u00e8 un banco di prova fondamentale in questo senso. Il continente, infatti, non soltanto necessita degli sforzi della comunit\u00e0 internazionale per garantire un accesso universale all\u2019energia sostenibile, ma \u00e8 anche un mercato di sbocco eccezionale per l\u2019industria low-carbon dei Paesi G7.<\/p>\n<p><b>Sicurezza, minimo comune denominatore<\/b><br \/>\nCome nel 2014, quello della sicurezza degli approvvigionamenti energetici sar\u00e0 un tema prioritario della ministeriale Energia per cementare l\u2019intesa tra i membri del gruppo. Proprio con la sospensione della partecipazione della Russia in seguito ai fatti in Crimea, il format ha perso un importante interlocutore energetico, che tuttavia rimane un fornitore chiave per quattro dei sette Paesi seduti al tavolo: Germania, Italia, Francia e Giappone.<\/p>\n<p>Le questioni controverse in seno al G7, ad ogni modo, non mancano. A partire dall\u2019approccio nei confronti di Mosca della nuova Amministrazione americana, che potrebbe rivelarsi meno intransigente rispetto al passato anche in materia energetica. Questo potrebbe avere implicazioni sia sulla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2 (contro il quale si era chiaramente schierata la presidenza Obama), ma anche sul futuro del Corridoio Sud (a supporto del quale Washington, invece, in passato ha speso parecchio capitale politico nella regione).<\/p>\n<p>Sicuramente si parler\u00e0 di gas naturale liquefatto (Lng), e soprattutto del rafforzamento della cooperazione tra i due Paesi produttori del gruppo &#8211; Stati Uniti e Canada &#8211; e gli altri membri. L\u2019intenzione di Trump di spingere sullo sviluppo delle risorse energetiche nazionali implica inevitabilmente la necessit\u00e0 di trovare mercati di sbocco sicuri per le proprie esportazioni.<\/p>\n<p>Lo stesso vale per il Canada, le cui ambizioni di diventare un esportatore globale di Lng sono state frustrate dal crollo dei prezzi del gas naturale e &#8211; giocoforza &#8211; degli investimenti internazionali. I Paesi europei e il Giappone, qualora i segnali di prezzo siano favorevoli, hanno tutto l\u2019interesse a farsi trovare in prima fila.<\/p>\n<p>Altri temi includono l\u2019integrazione delle fonti rinnovabili nel sistema energetico, un rinnovato impulso all\u2019efficienza energetica, ricerca e innovazione, un\u2019attenzione particolare all\u2019occupazione nel settore dell\u2019energia e alla mobilit\u00e0 sostenibile.<\/p>\n<p><b>Il Mediterraneo grande assente<\/b><br \/>\nNonostante il focus sull\u2019Africa sia un ottimo elemento introdotto nell\u2019agenda del G7, dalla presidenza italiana ci si sarebbe potuta aspettare maggiore attenzione nei confronti del Mediterraneo. Se \u00e8 vero che i paesi del Maghreb fanno ovviamente parte del continente africano, appare chiaro che l\u2019attenzione della ministeriale sar\u00e0 proiettata principalmente sulla regione sub-sahariana.<\/p>\n<p>Questa scelta potrebbe rivelarsi miope, poich\u00e9 il Mediterraneo non \u00e8 soltanto un\u2019area chiave per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici (in primo luogo dell\u2019Italia), ma \u00e8 anche un\u2019area dove l\u2019eventuale fallimento della transizione energetica e dell&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici determinerebbe l\u2019acuirsi di turbolenze sociali e politiche, e in ultima istanza della minaccia alla sicurezza dell\u2019area europea nel suo intero. E mentre le presenze russa e cinese si fanno sempre pi\u00f9 significative nel bacino, appare strano che un G7 a guida italiana non si faccia promotore di iniziative specifiche legate al futuro dell&#8217;energia e del clima nell\u2019area.<\/p>\n<p>Passando dalla dimensione regionale mediterranea a una prospettiva pi\u00f9 globale, un tema che andrebbe probabilmente affrontato con maggiore risolutezza dal G7 \u00e8 quello della\u00a0<i>governance\u00a0<\/i>multilaterale delle politiche energetiche e climatiche. Come dimostrato da tutte le proiezioni e gli scenari futuri, la domanda energetica dei Paesi industrializzati \u00e8 destinata a rimanere costante e declinare se si vogliono raggiungere gli obiettivi dell\u2019Accordo di Parigi mentre le loro emissioni di CO2 rappresenteranno una percentuale sempre minore del totale globale.<\/p>\n<p>Alla luce di queste dinamiche, appare quantomai necessario, all\u2019interno del gruppo G7, allargare la riflessione su come includere altri attori chiave nei processi di\u00a0<i>governance<\/i>globale, pena il rischio di fallimento delle politiche energetiche e climatiche globali, ma anche la perdita di rilevanza dei Paesi G7 su questi temi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La riunione dei ministri dell\u2019Energia dei Paesi del G7, a Roma il 10 aprile, rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 per la presidenza di turno italiana per inserire nell\u2019agenda dei Grandi del mondo alcuni temi chiave in materia di energia e clima. 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