{"id":65273,"date":"2017-03-30T11:06:34","date_gmt":"2017-03-30T09:06:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65273"},"modified":"2017-11-03T15:12:43","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:43","slug":"onu-mobilitata-tutela-patrimonio-culturale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/03\/onu-mobilitata-tutela-patrimonio-culturale\/","title":{"rendered":"Onu mobilitata per tutela patrimonio culturale"},"content":{"rendered":"<p>\u00c8 frutto di un&#8217;iniziativa italo-francese la prima risoluzione del Consiglio di Sicurezza (CdS) dell\u2019Onu interamente dedicata al tema della protezione dei beni culturali in situazioni di conflitto armato. Adottata all&#8217;unanimit\u00e0 il 24 marzo, la risoluzione n. 2347 era stata proposta dalla Francia e dall&#8217;Italia, che nell&#8217;anno in corso \u00e8 membro non permanente del CdS.<\/p>\n<p>Innanzitutto, la risoluzione condanna la distruzione, il saccheggio e il traffico di beni culturali durante i conflitti armati, in particolare da parte di gruppi terroristici, facendo espresso riferimento all&#8217;Isis, ad Al-Qaida e ai loro affiliati. Nella loro delirante visione del mondo, questi gruppi si accaniscono contro siti, edifici e monumenti che rappresentano l&#8217;eredit\u00e0 dell&#8217;intera umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Basti pensare alla distruzione dei siti archeologici di Palmira in Siria e di Nimrud in Iraq da parte degli uomini di Al-Baghdadi. D&#8217;altra parte, il traffico di reperti archeologici \u00e8 un&#8217;importante fonte di finanziamento per il Califfato ed Al-Qaida.<\/p>\n<p>Il CdS ricorda anche che l&#8217;attacco contro monumenti storici, siti archeologici ed edifici dedicati alla religione, all&#8217;istruzione, alle arti e alle scienze pu\u00f2 costituire un crimine di guerra. Crimine per il quale nel settembre 2016 la Corte penale internazionale ha condannato a nove anni di reclusione il maliano Al Faqi Al Mahdi, giudicato colpevole per la distruzione nel 2012 di dieci mausolei e moschee a Timbuktu, all&#8217;epoca sotto il controllo di Ansar Dine e di Al-Qaida nel Maghreb Islamico.<\/p>\n<p><b>Misure da adottare<\/b><br \/>\nLa risoluzione esorta gli Stati membri che non ne siano ancora parti ad aderire alle convenzioni internazionali pertinenti, tra cui la Convenzione dell&#8217;Aja del 1954 sulla protezione del patrimonio culturale in caso di conflitto armato e i suoi due Protocolli. Il secondo di essi, entrato in vigore nel 2004, prevede, tra l&#8217;altro, un regime di protezione rafforzata per i beni culturali &#8220;della pi\u00f9 grande importanza per l&#8217;umanit\u00e0&#8221; e si applica sia nei conflitti internazionali che in quelli interni. N\u00e9 la Siria n\u00e9 l&#8217;Iraq ne sono parti.<\/p>\n<p>Il CdS raccomanda poi agli Stati membri l&#8217;adozione di un articolato complesso di misure tra cui: la sottoposizione al Comitato delle sanzioni nei confronti dell&#8217;Isis e di Al-Qaida dei nomi di individui ed enti ad essi affiliati coinvolti nel traffico di beni culturali; l&#8217;instaurazione di ampie forme di cooperazione nella lotta al traffico in questione; la messa a punto di misure preventive per la salvaguardia del rispettivo patrimonio culturale, incluso l&#8217;allestimento di &#8220;rifugi sicuri&#8221; nel rispettivo territorio; la predisposizione di inventari, possibilmente digitalizzati, di detto patrimonio; l&#8217;emanazione di una regolamentazione efficace sull&#8217;importazione ed esportazione dei beni culturali, inclusa la previsione di un certificato di provenienza; e la creazione di unit\u00e0 specializzate nel contrasto al commercio illegale di beni culturali.<\/p>\n<p>Su quest&#8217;ultimo punto l&#8217;Italia ha molto da insegnare, essendo stato costituito gi\u00e0 nel 1969 il Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, come illustrato nella riunione del CdS.<\/p>\n<p><b>Operazioni di peacekeeping<\/b><br \/>\nInfine, il CdS per la prima volta afferma in via generale che il mandato delle forze di peacekeeping dell&#8217;Onu pu\u00f2 comprendere l&#8217;assistenza delle autorit\u00e0 nazionali, su loro richiesta, nella protezione del patrimonio culturale in situazioni di conflitto armato, in collaborazione con l&#8217;Unesco.<\/p>\n<p>Finora soltanto alla Missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite in Mali (Minusma) \u00e8 stato affidato questo compito. La Missione, istituita nel 2013 e tuttora in corso, \u00e8 incaricata tra l&#8217;altro di assistere le autorit\u00e0 maliane nella tutela da attacchi dei siti storici e culturali del Paese, in collaborazione con l&#8217;Unesco.<\/p>\n<p>La risoluzione non fa espresso riferimento al Cap. VII della Carta Onu come propria base giuridica e non impone di per s\u00e9 obblighi agli Stati membri. Ciononostante, \u00e8 stata giustamente salutata dalla direttrice generale dell&#8217;Unesco, Irina Bokova, come una risoluzione storica che esprime la presa di coscienza del ruolo del patrimonio culturale per la pace e la sicurezza internazionale.<\/p>\n<p>\u00c8 di tutta evidenza, infatti, che la distruzione e il saccheggio di beni culturali, cancellando le radici storiche di interi gruppi umani e negando la diversit\u00e0 culturale, contribuiscono ad esacerbare i conflitti armati ed ostacolano la riconciliazione nazionale dopo la cessazione delle ostilit\u00e0. Il commercio illegale di beni culturali, inoltre, alimenta i conflitti, costituendo un canale di finanziamento per gruppi insurrezionali come l&#8217;Isis.<\/p>\n<p><b>Italia protagonista di risoluzione storica<\/b><br \/>\nLa risoluzione n. 2347 \u00e8 certamente un successo italiano, oltre che francese. Il nostro Paese si conferma cos\u00ec protagonista nella mobilitazione della comunit\u00e0 internazionale per il rafforzamento della protezione del patrimonio culturale in situazioni di conflitto armato.<\/p>\n<p>\u00c8 da ricordare che, nel febbraio 2016, l&#8217;Italia \u00e8 stata il primo Stato a concludere con l&#8217;Unesco un accordo sull&#8217;invio all&#8217;estero, nell&#8217;ambito della Coalizione &#8220;Unite 4 Heritage&#8221;, di una task force di esperti e componenti del Comando Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, con il compito di assistere i Paesi sconvolti da conflitti armati o disastri naturali, su richiesta di questi ultimi.<\/p>\n<p>Finora, tuttavia, l&#8217;unica missione dei membri della task force, impropriamente soprannominati &#8220;caschi blu della cultura&#8221;, \u00e8 stata in casa, nelle zone terremotate dell&#8217;Italia centrale.<\/p>\n<p>Il 30 e 31 marzo, inoltre, il nostro Paese ha organizzato a Firenze il cosiddetto G7 della Cultura, la prima riunione dei Ministri della Cultura degli Stati del G7, con l&#8217;obiettivo di promuovere la cultura come strumento di dialogo tra i popoli.<\/p>\n<p>Come le iniziative appena citate, la risoluzione n. 2347 d\u00e0 lustro all&#8217;Italia, consentendole di ritagliarsi un ruolo di guida in un ambito delle relazioni internazionali di crescente importanza alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni. \u00c8 da auspicare che il nostro Paese continui ad essere in prima fila in questo settore, quando dalle parole bisogner\u00e0 passare ai fatti!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 frutto di un&#8217;iniziativa italo-francese la prima risoluzione del Consiglio di Sicurezza (CdS) dell\u2019Onu interamente dedicata al tema della protezione dei beni culturali in situazioni di conflitto armato. 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