{"id":65286,"date":"2017-04-03T14:23:49","date_gmt":"2017-04-03T12:23:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65286"},"modified":"2017-11-03T15:12:42","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:42","slug":"malintesi-ue-nella-serbia-vucic","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/malintesi-ue-nella-serbia-vucic\/","title":{"rendered":"Malintesi Ue nella Serbia di Vu\u010di\u0107"},"content":{"rendered":"<p>Da primo ministro a presidente: Aleksandar Vu\u010di\u0107 ha vinto la sua scommessa e potr\u00e0 rimanere al potere in Serbia fino al 2022. Col 91% delle schede scrutinate, l\u2019attuale capo di governo e leader del Partito progressista serbo (Sns) ha ottenuto un confortevole 55,13% dei voti, superando la soglia della maggioranza assoluta e rendendo quindi inutile il ballottaggio.<\/p>\n<p>Il premier ha incassato una vittoria al primo turno, il cui ultimo caso, nella storia recente della Serbia, risale al 1992, quando l\u2019exploit riusc\u00ec a Slobodan Milo\u0161evi\u0107. Vu\u010di\u0107 prender\u00e0 il posto del suo collega di partito (e presidente uscente) Tomislav Nikoli\u0107, che lo stesso premier considerava troppo debole per una rielezione.<\/p>\n<p>In generale, malgrado una campagna martellante, gli undici candidati non sono riusciti a motivare l\u2019elettorato: appena il 54,55% degli elettori si \u00e8 infatti recato alle urne, lasciando che un quarto della popolazione decidesse il nome del futuro capo di Stato.<\/p>\n<p><b>La disfatta delle opposizioni<\/b><br \/>\nFrammentata e divisa davanti al potente primo ministro, l\u2019opposizione esce dalle urne con le ossa rotte. In seconda posizione, si piazza l\u2019ex difensore civico Sa\u0161a Jankovi\u0107, con circa il 16,26% delle preferenze, nonostante il sostegno di pi\u00f9 di cento intellettuali ed artisti che lo avevano convinto a candidarsi e l\u2019appoggio di diverse formazioni politiche tra cui il Partito democratico (Ds).<\/p>\n<p>Lo segue a ruota Luka Maksimovi\u0107, meglio noto come Ljubi\u0161a Preleta\u010devi\u0107 &#8220;Beli\u201d, un candidato-burla che nei suoi video elettorali proponeva una parodia della politica serba. Col dignitoso 9,43% ottenuto, &#8220;Beli&#8221;, in groppa al suo cavallo bianco, dimostra quanto grande sia la disaffezione degli elettori serbi per la politica.<\/p>\n<p>I restanti pretendenti superano di poco o non superano affatto la soglia del 5%. \u00c8 il caso dell\u2019ex ministro degli Esteri VukJeremi\u0107 (5.64%) o ancora dell\u2019ultra-nazionalista Vojislav \u0160e\u0161elj (4.47%), il leader del Partito radicale serbo (di cui Vu\u010di\u0107 fu un membro di spicco fino al 2008).<\/p>\n<p><b>Successo e dirigismo\u00a0<\/b><br \/>\nNel suo discorso di ieri sera, il premier diventato presidente ha dunque annunciato una vittoria \u201climpida come l\u2019acqua\u201d, potendo affermare di avere \u201cil 12% in pi\u00f9 di tutti gli altri candidati messi assieme\u201d. \u201cCon un risultato del genere, non c\u2019\u00e8 spazio per l\u2019instabilit\u00e0\u201d, ha aggiunto il neoeletto presidente, che ha fatto della stabilit\u00e0 in Serbia e nella regione il suo cavallo di battaglia in patria e all\u2019estero.<\/p>\n<p>A quest\u2019immagine di uomo del dialogo e di interlocutore indispensabile, che Vu\u010di\u0107 stesso promuove presso le cancellerie europee, fa da contraltare un lato ben pi\u00f9 oscuro all\u2019interno del Paese. Uno dei punti pi\u00f9 critici e che anche i diplomatici europei di stanza a Belgrado sono disposti ad ammettere riguarda l\u2019erosione della libert\u00e0 d\u2019espressione, con i mezzi d\u2019informazione ormai soggetti ad un\u2019autocensura cronica che ne condiziona il lavoro.<\/p>\n<p>Un\u2019altra questione rilevante riguarda il dirigismo e la mancanza di trasparenza con cui vengono gestiti gli investimenti stranieri, in primis il progetto di \u201cBelgrado sull\u2019acqua\u201d, che, tra leggi speciali, demolizioni illegali e manifestazioni di protesta con decine di migliaia di persone, si appresta a trasformare il volto della capitale serba a un prezzo di circa tre miliardi di euro.<\/p>\n<p>Sempre sul fronte interno, l\u2019opposizione pro-europea denuncia la confusione che viene portata avanti tra le istituzioni pubbliche e quelle del potente Sns, il partito guidato da Vu\u010di\u0107. \u201cUn tratto comune ai Paesi dei Balcani\u201d, minimizza un diplomatico a Belgrado; ma per i detrattori del premier-presidente, l\u2019iscrizione al Sns \u00e8 ormai diventata, per parti importanti della popolazione, condizione necessaria per ottenere un lavoro. Proprio questo nesso perverso giustifica la paura che, sempre secondo gli oppositori di Vu\u010di\u0107, paralizza la societ\u00e0 serba.<\/p>\n<p><b>Presidente pro-europeo con qualche distinguo<\/b><br \/>\nOmbre non mancano neanche nella politica estera portata avanti da colui che fu ministro dell\u2019Informazione ai tempi di Milo\u0161evi\u0107. Il dialogo con il Kosovo, che viene spesso citato dai rappresentanti europei come un esempio delle concessioni fatte da Vu\u010di\u0107 in nome della pace nei Balcani, ha vissuto ad inizio anno una drastica involuzione.<\/p>\n<p>L\u2019episodio del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3799\" target=\"blank\"><b><u>treno<\/u><\/b><\/a>\u00a0che Belgrado ha inviato nell\u2019ex provincia ribelle con tanto di decorazioni riportanti la scritta \u201cil Kosovo \u00e8 serbo\u201d \u00e8 rimasto senza spiegazioni. Vu\u010di\u0107, che aveva assicurato di essere stato all\u2019oscuro dell\u2019iniziativa, ha in seguito ordinato al treno di fermarsi a pochi chilometri dal confine, scongiurando lo scontro con le forze speciali kosovare gi\u00e0 schierate.<\/p>\n<p>Alla retorica conciliante che il premier utilizza in occasione dei suoi spostamenti nei Balcani, fa inoltre seguito una propaganda serrata che i tabloid vicini al governo di Belgrado ripetono costantemente in senso anti-albanese, anti-croato e anti-bosniaco.<\/p>\n<p>Insomma, l\u2019uomo che \u00e8 appena riuscito a prolungare il suo mandato di altri cinque anni, saltando da una poltrona all\u2019altra, potrebbe non essere il \u201cmoderato filo-europeo\u201d con cui i Paesi dell\u2019Ue vogliono convincersi di avere a che fare. Dal suo arrivo al potere nel 2012 (come vice-premier e alleato di maggioranza) e nel 2014 (come premier), Vu\u010di\u0107 ha in effetti inanellato dei comportamenti democraticamente discutibili.<\/p>\n<p>Basti citare le elezioni parlamentari anticipate nel 2016 accordate dal capo di Stato Nikoli\u0107 in nome della stabilit\u00e0, o ancora la decisione di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3860\" target=\"blank\"><b><u>sospendere l\u2019attivit\u00e0 del Parlamento<\/u><\/b><\/a>\u00a0a un mese dalle elezioni presidenziali del 2 aprile, mentre lo stesso premier proseguiva la sua campagna elettorale senza dare le dimissioni.<\/p>\n<p><i><span style=\"font-size: xx-small;\">Questo articolo \u00e8 frutto di una collaborazione editoriale tra Istituto Affari Internazionali e Osservatorio Balcani e Caucaso<\/span>.<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da primo ministro a presidente: Aleksandar Vu\u010di\u0107 ha vinto la sua scommessa e potr\u00e0 rimanere al potere in Serbia fino al 2022. 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