{"id":65298,"date":"2017-04-06T14:40:21","date_gmt":"2017-04-06T12:40:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65298"},"modified":"2017-11-03T15:12:41","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:41","slug":"vaticano-cina-prove-normalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/vaticano-cina-prove-normalizzazione\/","title":{"rendered":"Vaticano e Cina: prove di normalizzazione"},"content":{"rendered":"<p>Le notizie sullo stato delle trattative tra Santa Sede e Cina si sono intensificate nelle ultime settimane. Sinologi e vaticanisti, tuttavia, non sono concordi sulle possibilit\u00e0 e sulla tempistica del raggiungimento di un accordo diplomatico tra le due parti.<\/p>\n<p>La modalit\u00e0 di nomina dei vescovi costituisce il punto cruciale della trattativa: il Vaticano vorrebbe adottare una forma per preservare il coinvolgimento diretto nella scelta dei prelati sulla falsariga di quanto gi\u00e0 avviene in Vietnam, modalit\u00e0 che \u00e8 stata usata pi\u00f9 volte e in varie occasioni nei secoli passati.<\/p>\n<p><b>Geopolitica episcopale<\/b><br \/>\nIl compromesso con Hanoi prevede una selezione \u201ccondivisa\u201d all\u2019interno di una cerchia di candidati, ma con la \u201cformalit\u00e0\u201d della nomina che resta, ovviamente, in capo al Papa. La trattativa sino-vaticana sembra essersi arenata proprio su questo punto. Pechino ha suggerito una soluzione inversa rispetto a quella vietnamita, lasciando cio\u00e8 alla Santa Sede la \u201cpossibilit\u00e0\u201d di scegliere il vescovo all\u2019interno di una rosa di candidati selezionati dal Partito comunista cinese che, tramite i suoi organi, effettuerebbe poi la nomina con una sorta di successiva \u201cratifica\u201d da parte vaticana.<\/p>\n<p>Una modalit\u00e0 del tutto incompatibile con il vincolo tra Papa e vescovi che intaccherebbe, inoltre, in maniera palese la libert\u00e0 di culto e l\u2019indipendenza del clero in Cina, negando sia la missione universale della Chiesa cattolica sia la sua integrit\u00e0 dottrinale. Il cardinale Joseph Zen, Arcivescovo emerito di Hong Kong, si \u00e8 pi\u00f9 volte espresso in maniera decisa contro un eventuale accordo tra Santa Sede e Cina nei termini proposti da Pechino, sottolineando l\u2019assoluta incompatibilit\u00e0 delle richieste cinesi di autogestione e di indipendenza con la dottrina \u201cche professa la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica\u201d.<\/p>\n<p>A livello geopolitico, le possibili ripercussioni sono molteplici e la principale questione \u00e8 relativa al riconoscimento di Taiwan. Gi\u00e0 negli scorsi anni, il governo cinese aveva definito l\u2019accettazione della\u00a0<i>One China Policy\u00a0<\/i>e la rottura delle relazioni diplomatiche con Taipei come prerequisito fondamentale per un possibile accordo con la Santa Sede.<\/p>\n<p><b>Chiesa ufficiale e Chiesa sotterranea\u00a0<\/b><br \/>\nMa, al di l\u00e0 di queste scontate pretese, la maggiore preoccupazione di Pechino riguarda le possibili interferenze vaticane sulle \u201cquestioni interne cinesi\u201d: un riferimento alla libert\u00e0 d\u2019espressione della Chiesa. Per questo motivo, nel 1957 fu creata l\u2019Associazione patriottica, organismo non riconosciuto dalla Santa Sede, che \u00e8 alle dipendenze della\u00a0<i>State Agency for Religious Activities<\/i>\u00a0(Sara). Si tratta di una struttura ben ramificata, gestita da una Conferenza episcopale (anche questa non autorizzata da Roma), che pu\u00f2 contare su pi\u00f9 di settanta vescovi, circa tremila tra preti e suore e seimila chiese e luoghi di ritrovo ufficiali.<\/p>\n<p>Secondo un recente report della\u00a0<i>Freedom House<\/i>, i cattolici cinesi sono all\u2019incirca 12 milioni, di cui 6 seguono l\u2019Associazione patriottica mentre altri 6 milioni appartengono alla cosiddetta comunit\u00e0 della Chiesa sotterranea, fedele al Papa. Questi ultimi si ritrovano in luoghi improvvisati come fabbriche, scuole e abitazioni private, ma a volte vengono ospitati nei luoghi di culto dell\u2019Associazione patriottica, a riprova di occasionali sovrapposizioni tra le due Chiese. Un processo iniziato da alcuni anni, talvolta appoggiato e promosso dalla Santa Sede, che \u00e8 anche l\u2019inevitabile conseguenza delle migrazioni interne cinesi.<\/p>\n<p>La Chiesa sotterranea \u00e8 molto presente nei centri rurali, mentre nelle citt\u00e0 il controllo del Partito comunista sui luoghi di culto tende ad essere pi\u00f9 forte. I tanti lavoratori cattolici che si trasferiscono nei centri urbani spesso si affidano alle strutture dell\u2019Associazione patriottica per poter continuare a praticare la loro fede.<\/p>\n<p>In questa maniera, la commistione tra le due Chiese \u00e8 cresciuta, cos\u00ec come i contatti tra Roma e alcuni vescovi dell\u2019Associazione patriottica. Un processo che ha ulteriormente complicato la trattativa,con l\u2019Associazione patriottica divenuta gruppo di potere e di pressione politica, ed efficiente esecutore di direttive \u201csuperiori\u201d.<\/p>\n<p><b>Libert\u00e0 religiosa a dura prova<\/b><br \/>\nLe notizie che arrivano dalla Cina sono di segno diametralmente opposto rispetto a certi entusiasmi che trapelano da Roma e da alcuni sinologi. Le restrizioni per la libert\u00e0 religiosa dei cristiani e dei cattolici continuano ad essere intensificate: dalla rimozione dei crocifissi all\u2019esterno delle Chiese alla decisione di installare telecamere nelle chiese cattoliche di Wenzhou, sino alle nuove norme che prevedono l\u2019espulsione degli studenti e il licenziamento di insegnanti e personale se scoperti a effettuare pratiche religiose all\u2019interno delle universit\u00e0.<\/p>\n<p>La repressione contro i principali gruppi religiosi del Paese si estende anche ai musulmani, con severe leggi che limitano la libert\u00e0 religiosa nello Xinjiang, dove gi\u00e0 \u00e8 vietato agli studenti di digiunare per il Ramadan e ai minorenni di frequentare moschee, a riprova della volont\u00e0 di Pechino di mantenere uno stretto controllo sulle fedi in Cina.<\/p>\n<p>Gli 80 milioni di cristiani rappresentano un pericolo, in particolare visto il grande interesse che il cristianesimo sta suscitando nella classe media, in una dinamica assolutamente in controtendenza rispetto al resto del mondo. La ricerca spirituale dei cinesi \u00e8 in crescente aumento e il controllo diretto esercitato dallo Stato-Partito nei confronti delle autorit\u00e0 spirituali aumenta in proporzione.<\/p>\n<p>Il buddismo e il taoismo sono considerati meno pericolosi perch\u00e9 parti integranti della cultura cinese, ma soprattutto perch\u00e9 negli scorsi decenni \u00e8 stato avviato un processo di integrazione e cooptazione delle strutture confessionali tradizionali. L\u2019esponenziale crescita del ceto medio, oltre alla creazione di una massa di nuovi consumatori, ha determinato una inedita richiesta di spiritualit\u00e0 che gli apparati religiosi ufficiali non riescono a soddisfare.<\/p>\n<p><b>Determinazione di Francesco e attendismo cinese<\/b><br \/>\nSin dalla sua elezione, Papa Francesco si \u00e8 mostrato fortemente determinato a proseguire la missione iniziata da un altro gesuita, Matteo Ricci, nel 1601. Gli scambi e le interazioni tra la Santa Sede e Pechino sono aumentati e alcuni analisti prevedono la conclusione di un\u2019intesa in tempi brevi, ma le criticit\u00e0 irrisolte e uno scarso interesse da parte cinese potrebbero costituire degli ostacoli insormontabili, nonostante la ferma volont\u00e0 vaticana.<\/p>\n<p>Mentre la Santa Sede sembra aver momentaneamente abbandonato la tradizionale prospettiva storica di lunga durata, Pechino pare invece voler mantenere una situazione di stallo cercando di preservare, per i prossimi anni, il controllo totale sulle autorit\u00e0 e sulle pratiche religiose nel Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le notizie sullo stato delle trattative tra Santa Sede e Cina si sono intensificate nelle ultime settimane. Sinologi e vaticanisti, tuttavia, non sono concordi sulle possibilit\u00e0 e sulla tempistica del raggiungimento di un accordo diplomatico tra le due parti. 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