{"id":65304,"date":"2017-04-08T14:44:26","date_gmt":"2017-04-08T12:44:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65304"},"modified":"2017-11-03T15:12:40","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:40","slug":"missili-sparigliano-la-scena","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/missili-sparigliano-la-scena\/","title":{"rendered":"Missili che sparigliano la scena"},"content":{"rendered":"<p>Il bombardamento della base aerea di al Shayrat da parte degli Usa risuona come il tuono di un fulmine in un cielo (non) sereno. Richiama in modo diretto l\u2019agosto 2013, quando Barack Obama rinunci\u00f2 a un\u2019azione del genere nei confronti del regime di Assad dopo l\u2019uso ripetuto di armi chimiche nel conflitto in Siria. La Russia fece allora da garante, spingendo per uno smantellamento delle armi non convenzionali.<\/p>\n<p>Quel disarmo \u00e8 stato ufficialmente completato nel 2016, ma i recenti episodi mostrano che s\u2019\u00e8 trattato di un\u2019operazione perlomeno incompiuta, il che mette in evidenza la poca affidabilit\u00e0 del regime siriano e della Russia. Con l\u2019accordo sullo smantellamento dell\u2019arsenale chimico, Mosca s\u2019era garantita un rinnovato ruolo nel gioco mediorientale. L\u2019investimento era poi proseguito con l\u2019invio di caccia e truppe per spalleggiare Damasco, un regime che deve la sua sopravvivenza all\u2019aiuto russo ma anche iraniano.<\/p>\n<p>All\u2019epoca, il boccone risult\u00f2 a molti amaro. Possiamo ricordare la posizione francese, talmente convinta della necessit\u00e0 di contrastare militarmente il regime di Assad da accarezzare l\u2019idea di un intervento nazionale. Tra l\u2019altro, il fatto di non avere punito tempestivamente la Siria per l\u2019uso di armi chimiche nel 2013 \u00e8 rimasto un rammarico costante della presidenza di Fran\u00e7ois Hollande, convinto che quell\u2019impunit\u00e0 abbia lasciato troppo spazio al regime di Assad e abbia anche sminuito la credibilit\u00e0 dell\u2019Occidente di fronte a una Russia bellicosa.<\/p>\n<p><b>Trump fa rispettare l\u2019altrui linea rossa<\/b><br \/>\nE quindi assai paradossale costatare oggi che il presidente Donald Trump punisce la Siria per avere superato una linea rossa fissata dal suo predecessore. La logica della campagna per le presidenziali statunitensi sembrava consegnare la presidenza Trump a un relativo isolazionismo, con l\u2019aggiunta d\u2019una buona dose di pragmatismo internazionale, lasciando spiragli di convivenza se non di intesa con russi e siriani.<\/p>\n<p>Ma dopo una prima fase di\u00a0<i>spoil sistem\u00a0<\/i>ieratica, l\u2019inserimento di ex generali nei posti chiave della difesa e della sicurezza ha dato un volto decisionista all\u2019Amministrazione Trump. Nella decisione dell\u2019attacco della notte tra gioved\u00ec e venerd\u00ec, c\u2019\u00e8 anche una componente psicologica collegata al piglio autoritario del neo-presidente statunitense, che ha iniziato a manifestare insofferenza nei confronti di regimi percepiti sia come ostili sia come inadempienti ai richiami americani.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 particolarmente il caso della Corea del Nord che, con lo sviluppo delle capacit\u00e0 missilistiche, viene percepita come una minaccia intollerabile da parte degli Usa.<\/p>\n<p><b>Segnali in molte direzioni<\/b><br \/>\nVari nodi sono dunque venuti al pettine per la presidenza Trump, con un problema di fondo: la credibilit\u00e0 degli Stati Uniti e la loro influenza diretta sugli affari del Mondo. Trump non ha fatto altro che manifestare la sua insoddisfazione nei confronti di una serie di situazioni internazionali.<\/p>\n<p>Il bombardamento di civili a Khan Sheikun \u00e8 stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma ha anche aperto una finestra di opportunit\u00e0 per affermare il nuovo corso della politica americana. La dittatura di Assad, prigioniero della sua arroganza, ha fatto un passo falso, proprio quando era giunto il momento per Washington di calare le carte per uscire dalla spirale di messe in guardia delle ultime settimane.<\/p>\n<p>Non va sottovalutato l\u2019effetto psicologico, con un Trump che nella sua conferenza stampa notturna dichiarava di essere stato colpito dalle immagini di bambini soffocati dai gas. Gli Stati Uniti tornano, dunque, a colpire con lanci di tomahawk; e il loro attacco raggiunge vari bersagli.<\/p>\n<p>Prima di tutto, rafforza la credibilit\u00e0 della presidenza. Poi, colpisce la Siria, ma manda anche un segnale forte sia alla Russia che all\u2019Iran. E il messaggio viene anche inviato ai nord coreani, e pi\u00f9 in generale a tutti coloro con cui gli Usa hanno rivendicazioni aperte. Tra l\u2019altro la decisione di lanciare i missili \u00e8 stata presa ai margini di un vertice con il presidente cinese Xi Jinping, un\u2019utile coincidenza.<\/p>\n<p><b>Una batosta per Mosca, scenari europei<\/b><br \/>\nAnche se la Russia \u00e8 stata avvisata dall\u2019attacco americano, si tratta di una batosta per Mosca che certamente protester\u00e0, ma che alla fine dovr\u00e0 assorbire il colpo, avendo assimilato l\u2019informazione che il presidente Trump ha il grilletto facile. Mentre nel periodo precedente il regime di Putin aveva interiorizzato che poteva usare la forza per ricattare un\u2019Occidente percepito come debole, adesso il rischio di risposta militare si alza notevolmente, il che riduce in modo automatico gli spazi di azione della Russia.<\/p>\n<p>Ma anche dal punto di vista europeo questo intervento apre nuovi scenari. La presidenza Trump \u00e8 stata osteggiata da parte della stragrande maggioranza dei governi e delle opinioni pubbliche europee. Questa ostilit\u00e0 poggia su motivi comprensibili come la politica restrittiva di Trump in materia di visti e immigrazione, la sua volont\u00e0 di smantellare il sistema di sanit\u00e0 pubblica creato da Obama nonch\u00e9 la posizione contraria alla tutela dell\u2019ambiente di un presidente che di fatto abbandona gli accordi di Parigi sul clima.<\/p>\n<p>Nel caso del bombardamento in Siria gli Stati Uniti si sono per\u00f2 mossi in sintonia con le opinioni pubbliche europee, anche quelle pi\u00f9 pacifiste e inclini al rispetto dei diritti dell\u2019uomo. S\u2019\u00e8 cos\u00ec potuto constatare un contenuto ma sostanziale sostegno sia da parte dei singoli governi europei che dell\u2019Unione che individua nella Siria il colpevole. \u00c8 pure ovvio che alcune capitali, come Parigi, abbiano espresso soddisfazione per il colpo inferto ad Assad.<\/p>\n<p>Quest\u2019episodio non risolve la questione siriana. Potrebbe anche avere effetti collaterali negativi se il regime di Assad riuscisse ad apparire come vittima di un\u2019aggressione degli Usa. Non chiarisce nemmeno il ruolo di Washington nella zona, in quanto l\u2019operazione sembra destinata a restare isolata. Per\u00f2 riporta gli Stati Uniti a un ruolo attivo e a una valutazione pi\u00f9 articolata delle situazioni complesse: una svolta nei confronti dei toni della campagna elettorale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bombardamento della base aerea di al Shayrat da parte degli Usa risuona come il tuono di un fulmine in un cielo (non) sereno. Richiama in modo diretto l\u2019agosto 2013, quando Barack Obama rinunci\u00f2 a un\u2019azione del genere nei confronti del regime di Assad dopo l\u2019uso ripetuto di armi chimiche nel conflitto in Siria. 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