{"id":65308,"date":"2017-04-10T14:51:37","date_gmt":"2017-04-10T12:51:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65308"},"modified":"2017-11-03T15:12:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:39","slug":"attacco-armi-chimiche-reazione-americana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/attacco-armi-chimiche-reazione-americana\/","title":{"rendered":"Attacco con armi chimiche e reazione americana"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019intervento americano del 7 aprile contro la base aerea siriana di Sheikhoum nei pressi di Homs, in risposta all\u2019attacco con armi chimiche di due giorni prima nell\u2019area di Idlib, lungo la traiettoria Aleppo-Damasco, sulla dorsale della cosiddetta \u2018Siria utile\u2019, chiarisce molte cose, e ne lascia aperte molte altre.<\/p>\n<p>Chiarisce che gli Stati Uniti rientrano in scena, dopo anni di oscillazioni, tentativi di \u2018leading from behind\u2019 e in definitiva trasferimento del dossier siriano nelle mani dei russi e dei loro alleati iraniani; che le Nazioni Unite subiscono ancora una volta una sconfitta, nel mezzo di una sessione inconcludente del CdS; che d\u2019ora in avanti, assumendo che gli Stati Uniti di Trump vogliano ora rivestire un ruolo primario nelle dinamiche future, la strategia americana torna per cos\u00ec dire alle origini.<\/p>\n<p><b>Non pi\u00f9 il riequilibrio delle influenze<\/b><br \/>\nNon pi\u00f9 dunque, il \u201criequilibrio\u201d di influenze tra Monarchie sunnite e Iran che \u00e8 stato al centro della strategia di Obama, ma una ritrovata attenzione alle istanze delle prime e per contro un indiretto riscontro alle preoccupazione di \u201ccontenimento\u201d di Teheran perorato da Israele.<\/p>\n<p>Chiarisce che qualcosa si \u00e8 spezzato nel rapporto con la Russia, a lungo coltivato dall\u2019 Amministrazione Obama ancorch\u00e9 in termini problematici e poi prospettato addirittura come \u2018amichevole\u2019 nelle propensioni di Trump; e che, a giudicare dalle prese di posizione degli europei, Unione europea, Nato, l\u2019Occidente \u00e8 pronto a ricompattarsi pur con diverse sfumature dietro alla leadership americana unendosi al giudizio sulle responsabilit\u00e0 di Assad per questa e per le precedenti tragedie umanitarie.<\/p>\n<p>Chiarisce che la Cina mantiene la tradizionale opposizione a interventi militari, pur non alzando i toni. Conferma infine lo stile decisamente unilaterale di Trump, che ha proceduto solo nell\u2019imminenza dell\u2019azione militare a darne informazione \u2018tecnica\u2019 agli alleati e parimenti alla Russia.<\/p>\n<p>Una iniziativa estemporanea e umorale, secondo alcuni, ma certamente adottata su impulso di apparati militari e di intelligence che evidentemente ne hanno predisposto i contorni da tempo. Poco importa che le Forze Armate siriane siano riuscite a dislocare in tempo utile un gran numero di aerei e materiale militare. Importa che l\u2019intervento sia stata appoggiato dagli altri occidentali e che abbia fatto saltare, almeno per ora, il tentativo di Mosca di costituire una Commissione di Inchiesta per determinare in via preliminarele responsabilit\u00e0, e magari replicare grosso modo lo scenario seguito all\u2019attacco di fine agosto 2013 nella zona di Goutha.<\/p>\n<p>Allorch\u00e9 l\u2019intervento armato fu evitato dopo che Damasco, con la mediazione di Mosca, e qualche aiuto di Papa Francesco, accett\u00f2 di aderire alla Convenzione sulla Proibizione delle Armi Chimiche e trasferire il materiale chimico su due navi americane per la distruzione in alto mare. Forse, non tutto.<\/p>\n<p><b>Iniziativa estemporanea, che suscita interrogativi<\/b><br \/>\nAltrettanto numerosi sono per contro gli interrogativi che l\u2019iniziativa di Trump suscita. Primo fra tutti, se essa si limiter\u00e0 a questo episodio oppure sar\u00e0 l\u2019avvio di una vera e propria campagna militare, che tuttavia i precedenti di Iraq e Libia dovrebbero scoraggiare. In secondo luogo, se e come Mosca intender\u00e0 rispondere.<\/p>\n<p>Le prime reazioni declaratorie sono per uno stretto richiamo alla \u201clegalit\u00e0 internazionale\u201d: Trump ha violato la sovranit\u00e0 di uno Stato, ha attribuito responsabilit\u00e0 non comprovate, l\u2019azione americana rischia di pregiudicare la lotta ai jihadisti che dovrebbe invece essere la causa comune, incoraggiandoli nelle loro azioni terroristiche. Parole dure, che evocano un clima da guerra fredda.<\/p>\n<p>Ma non \u00e8 escluso che, nel concreto, a Mosca prevalga il pragmatismo, tenendo conto che Putin ha finora ben calcolato le sue mosse, che l\u2019appoggio ad Assad \u00e8 funzionale a specifici interessi, in primis l\u2019acquisizione di uno status internazionale e la preservazione delle basi aereo-navali nel Mediterraneo, e che da tempo la Russia \u00e8 alla ricerca di un disimpegno militare che la sollevi dai pesanti oneri di una presenza cos\u00ec massiccia.<\/p>\n<p>La mobilitazione di navi russe e l\u2019invio in Siria di nuovi dispositivi di difesa anti-aerea \u00e8 il minimo che ci si poteva aspettare, e l\u2019auspicio di Lavrov che l\u2019episodio non costituisca \u201cnulla di irreparabile\u201d nelle relazioni con gli americani parrebbe andare nello stesso senso.<\/p>\n<p><b>Negoziato, sopravvivenza a rischio<\/b><br \/>\nUn terzo, non minore, interrogativo riguarda i seguiti del negoziato che tecnicamente \u00e8 in corso a Ginevra sotto l\u2019egida delle Nazioni Unite. Se cio\u00e8 opposizione interna e relativi sostenitori regionali vorranno utilizzare l\u2019insperato spazio di manovra ora apertosi a loro favore per rispettare la tregua e perseguire una soluzione politica che preveda in via transitoria la partecipazione di Assad, come peraltro previsto fin dal 2012 nel Piano Kofi Annan, oppure insisteranno, come stanno facendo da anni, per un\u2019uscita immediata dei governativi di Damasco dal tavolo negoziale e dalla scena. E se sapranno reperire la necessaria unitariet\u00e0 di intenti nel frammentato scenario, isolando i jihadisti.<\/p>\n<p>Un quarto interrogativo investe Israele, che finora ha limitato le sue iniziative militari in Siria mostrando un intelligente auto-controllo, ma \u00e8 allarmato per l\u2019ingombrante presenza in area di un Iran riabilitato dopo l\u2019intesa nucleare conclusa dal gruppo 5+1 nell\u2019estate 2015.<\/p>\n<p>Un quinto interrogativo riguarda la Turchia di Erdogan che, assieme a una ritrovata sintonia con Washington e all\u2019immediato riflesso di una missione a Mosca per non disperdere i vantaggi delle intese di Astana, ha subito rilanciato l\u2019idea di una\u00a0<i>no-fly zone<\/i>\u00a0e di aree di sicurezza a ridosso dei propri confini per allontanare il paventato pericolo di sinergie tra curdo-siriani e Pkk.<\/p>\n<p>L\u2019incertezza regna. Resta poi in tutta evidenza all\u2019ordine del giorno il tema dell\u2019impunit\u00e0 dei responsabili dei crimini di guerra, per ora bloccato dalle contrastanti visioni degli attori regionali e internazionali.<\/p>\n<p>\u00c8 chiaro a tutti che nessun intervento militare pu\u00f2 risolvere i problemi della Siria. Che una metastasi l\u2019hanno gi\u00e0 prodotta in termini di terrorismo e di masse di rifugiati. Una stabilizzazione democratica si impone, e questa non pu\u00f2 che maturare per via negoziale.<\/p>\n<p>Spetta ora all\u2019Europa, che della crisi siriana \u00e8 la prima a fare le spese, il compito di fare tutto il possibile per rilanciare le trattative. E contribuire attivamente a contemperare gli interessi in campo dei protagonisti interni, regionali, internazionali. L\u2019Italia in questo pu\u00f2 avere un ruolo molto importante, in omaggio alle sue tradizioni e capacit\u00e0 di mediazione. Le occasioni non mancano, a partire dalla Presidenza del G7 e dalle programmate missioni preparatorie del presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio a Mosca. Solo cos\u00ec l\u2019intervento militare di Trump avr\u00e0 avuto un senso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019intervento americano del 7 aprile contro la base aerea siriana di Sheikhoum nei pressi di Homs, in risposta all\u2019attacco con armi chimiche di due giorni prima nell\u2019area di Idlib, lungo la traiettoria Aleppo-Damasco, sulla dorsale della cosiddetta \u2018Siria utile\u2019, chiarisce molte cose, e ne lascia aperte molte altre. 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