{"id":65313,"date":"2017-04-11T14:54:38","date_gmt":"2017-04-11T12:54:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65313"},"modified":"2017-11-03T15:12:39","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:39","slug":"xinjiang-misure-la-radicalizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/xinjiang-misure-la-radicalizzazione\/","title":{"rendered":"Xinjiang, misure contro la radicalizzazione"},"content":{"rendered":"<p>Dopo l\u2019adozione della discussa legge omnicomprensiva sul terrorismo nell\u2019agosto scorso, il 1\u00b0 aprile 2017 \u00e8 entrato in vigore il regolamento della Regione autonoma uigura dello Xinjiang sulla de-radicalizzazione, che mira all\u2019eradicazione e al contenimento dell\u2019estremismo attraverso la prevenzione della violenza terroristica nella pi\u00f9 estesa regione cinese, situata nel nord-ovest del Paese.<\/p>\n<p>Il nuovo regolamento si aggiunge alle misure di antiterrorismo adottate fino ad ora e mostra che Pechino \u00e8 ancora in cerca di una strategia efficace contro la radicalizzazione della minoranza uigura, composta da 10 milioni di musulmani turcofoni.<\/p>\n<p>Nel complesso, pu\u00f2 sembrare che la Cina stia tentando un approccio multilivello, associando all\u2019intervento statale la partecipazione popolare, in una sinergia fondata sulla \u201cguerra del popolo\u201d. La Repubblica popolare avrebbe dunque capito che la mera repressione coercitiva non sia la strategia migliore da applicare nella regione, visti gli scarsi risultati ottenuti. Un\u2019analisi accurata, infatti, rivela che le cause di radicalizzazione derivano in primis da problemi economici e di integrazione.<\/p>\n<p><b>Il ritorno dello Stato e la guerra del popolo<\/b><br \/>\nLe norme rivelano chiaramente l\u2019intenzione di salvaguardare il carattere secolare della societ\u00e0 cinese. Il nuovo provvedimento proibisce un elenco di comportamenti che potrebbero diffondere il \u201cfanatismo\u201d, tra i quali indossare il niqabo barba di lunghezza \u201canormale\u201d.<\/p>\n<p>Sono quindi vietate pratiche ritenute \u201cpericolose\u201d: si ribadisce, ad esempio, l\u2019esigenza di permettere ai bambini la frequenza delle scuole pubbliche, accanto all\u2019obbligo di conformarsi alle politiche di pianificazione familiare, in combinazione con il divieto di contrarre matrimonio unicamente tramite cerimonie religiose.<\/p>\n<p>Sebbene a prima vista il provvedimento sembri mirato a contenere l\u2019Islam radicale, tra le righe compare la chiara intenzione del governo di riportare la regione dello Xinjiang sotto l\u2019influenza della capitale, cos\u00ec da combatterne le tendenze separatiste. La pervasivit\u00e0 del regolamento, motivata come conseguenza necessaria di fronte a un estremismo radicale lesivo per la popolazione, vuole in realt\u00e0 riaffermare la presenza dello Stato e l\u2019unit\u00e0 statale, in particolare tra i 56 gruppi etnici, principio fondamentale anche nella Costituzione.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottica di Pechino, tuttavia, l\u2019intervento della legge si dovr\u00e0 combinare con la partecipazione attiva dei cittadini. Il regolamento regionale richiama la legge nazionale sul terrorismo, che sancisce il principio della \u201cguerra del popolo\u201d e dispone per organizzazioni e individui l\u2019obbligo di assistenza e cooperazione con le autorit\u00e0.<\/p>\n<p>L\u2019efficacia di tale strategia, infatti, dipende dal coordinamento tra potere pubblico e organizzazioni civiche: l\u2019adesione volontaria di civili nelle varie comunit\u00e0 e minoranze etniche incoraggerebbe l\u2019intera popolazione a collaborare nella prevenzione di attivit\u00e0 terroristiche.<\/p>\n<p>Il principio della \u201cguerra del popolo\u201d fu utilizzato con risultati positivi gi\u00e0 nell\u2019agosto 2014, quando pi\u00f9 di 30 mila residenti nella prefettura di Hotan, nello Xinjiang, furono mobilitati per individuare dieci sospetti terroristi. Questo principio e la strategia derivata si basano sull\u2019idea che la popolazione, qualora stimolata a farlo, partecipa volontariamente alla lotta al terrorismo perch\u00e9 pu\u00f2 trarvi un beneficio impareggiabile, dato che vi convive in stretto contatto e ne riceve danni duraturi nel tempo.<\/p>\n<p><b>Incentivi economici e sconti di pena<\/b><br \/>\nNel febbraio scorso, le autorit\u00e0 dello Xinjiang hanno incrementato le ricompense pecuniarie in cambio di informazioni, per un totale di 100 milioni di yuan. A marzo, invece, sono stati promessi sconti o esenzioni di pena a chi confessa determinati crimini, dalla pianificazione di attacchi terroristici all\u2019incitazione al terrorismo o separatismo. Inoltre, chi consegna spontaneamente armi, esplosivo o munizioni alle autorit\u00e0, pu\u00f2 ricevere somme di denaro proporzionali.<\/p>\n<p>Questi provvedimentifanno seguito ad altri interventi da parte del governo centrale, che dopo gli episodi del 2009 ha adottato diverse misure per stabilizzare la regione e combattere il separatismo, non solo per mezzo di misure punitive ma anche con aiuti economici ed investimenti (soprattutto nel settore tessile) volti a diminuire lo scontento della popolazione uigura.<\/p>\n<p>Tra le cause remote degli attriti tra l\u2019etnia degli uiguri e quella degli han (la pi\u00f9 diffusa in Cina) non devono annoverarsi solo il sostanzioso aumento di cinesi Han negli ultimi 60 anni e le diversit\u00e0 tra le identit\u00e0 culturali. Studi recenti mostrano infatti come le forti disparit\u00e0 &#8211; non solo di reddito o standard di vita, ma anche di livello di istruzione e accessibilit\u00e0 ai servizi sanitari &#8211; abbiano ampliato il divario tra uiguri e han, strettamente legato a fattori socio-economici. I primi, autoctoni della regione, cercano quindi una soluzione nella rottura con Pechino.<\/p>\n<p><b>La centralit\u00e0 della regione<\/b><br \/>\nLo Xinjiang ricopre tuttavia un ruolo centrale per la Cina dal punto di vista energetico, economico e strategico, soprattutto in una prospettiva di lungo periodo; la Repubblica popolare \u00e8 quindi intenzionata a mantenere un controllo stabile e duraturo sulla regione. La strategia repressiva adottata dopo il 2009 non ha per\u00f2 prodotto risultati, incrementando invece la radicalizzazione tra gli uiguri. Le nuove modalit\u00e0, soprattutto quelle che cercano il contributo attivo della popolazione, non paiono inserite in un piano di lungo periodo che possa affrontare le cause reali del malcontento diffuso tra la popolazione.<\/p>\n<p>Sembra piuttosto che le autorit\u00e0 abbiano rinunciato ad elaborare una vera e propria tattica, e stiano invece tornando a misure di tipo punitivo e coercitivo. Le possibilit\u00e0 di riuscita di una strategia frammentata e di breve periodo sono molto basse; certo \u00e8 che le autorit\u00e0, per ottenere risultati positivi e duraturi, dovrebbero tenere conto delle peculiarit\u00e0 dello Xinjiang e delle cause profonde delle frizioni tra le due comunit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo l\u2019adozione della discussa legge omnicomprensiva sul terrorismo nell\u2019agosto scorso, il 1\u00b0 aprile 2017 \u00e8 entrato in vigore il regolamento della Regione autonoma uigura dello Xinjiang sulla de-radicalizzazione, che mira all\u2019eradicazione e al contenimento dell\u2019estremismo attraverso la prevenzione della violenza terroristica nella pi\u00f9 estesa regione cinese, situata nel nord-ovest del Paese. 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