{"id":65325,"date":"2017-06-08T15:20:36","date_gmt":"2017-06-08T13:20:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65325"},"modified":"2017-11-03T15:12:10","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:10","slug":"qatar-nel-golfo-crisi-strategia-tattica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/qatar-nel-golfo-crisi-strategia-tattica\/","title":{"rendered":"Qatar: nel Golfo, una crisi tra strategia e tattica"},"content":{"rendered":"<p>La crisi diplomatica verificatasi nelle ultime settimane nel Golfo e culminata con la decisione del 5 giugno dell&#8217;Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti di tagliare completamente i rapporti con il Qatar \u00e8 senza precedenti.<\/p>\n<p>Innanzitutto perch\u00e9 la crisi spacca a met\u00e0 il Consiglio di Cooperazione del Golfo: mentre il Bahrein (con Egitto e Yemen) ha a sua volta tagliato i rapporti con Doha, il Kuwait si \u00e8 proposto come mediatore, con frequenti visite dell\u2019amiro Al Sabah a Doha, e l\u2019Oman non ha pubblicamente preso posizione, ma ha mandato il suo ministro degli Esteri Yusuf bin Alawi a rendere visita all\u2019emiro qatariota il 5 giugno stesso.<\/p>\n<p>Secondariamente questa crisi risulta molto pi\u00f9 severa rispetto a qualsiasi divergenza passata &#8211; inclusa quella datata 2014 quando Riad, Abu Dhabi e Manama ritirarono i loro ambasciatori da Doha per 8 mesi &#8211; perch\u00e9 comprende la chiusura dei confini terrestri e il divieto di utilizzo degli spazi aerei e marittimi dei Paesi coinvolti.<\/p>\n<p><b>Le origini e l\u2019impatto della rottura<\/b><br \/>\nPer l\u2019Emirato, un piccolo Stato estremamente globalizzato, queste mosse sono particolarmente problematiche. La sua economia \u00e8 strutturalmente intrecciata con quella delle altre monarchie del Golfo: ad esempio, riceve il 40% del suo fabbisogno alimentare attraverso il confine con l\u2019Arabia Saudita.<\/p>\n<p>Inevitabile chiedersi quali possano essere le ragioni scatenanti di tali risoluzioni. Nominalmente agenti scatenanti sarebbero stati commenti conciliatori nei confronti del ruolo regionale dell&#8217;Iran pronunciati dall&#8217;emiro del Qatar, il giovane Tamim Al Thani, apparsi sul sito dell&#8217;agenzia di stampa nazionale Qatar News Agency lo scorso 24 maggio. Tali commenti hanno scatenato un\u2019intensa offensiva mediatica da parte di media sauditi ed emiratini, che \u00e8 proseguita anche dopo la dichiarazione di Doha che i commenti erano stati pubblicati da un hacker.<\/p>\n<p>Articoli su\u00a0<i>The National<\/i>\u00a0(Abu Dhabi) e\u00a0<i>Al Arabiya<\/i>\u00a0(Riad), oltre ad altri giornali locali, hanno accusato il Qatar di essersi infiltrato nel CCG per indebolire l&#8217;alleanza arabo-sunnita e di essere una fonte di instabilit\u00e0 regionale, sostenitore e finanziatore del terrorismo, sia jihadista sunnita che delle milizie sciite vicine all&#8217;Iran. La reazione iniziale di Doha \u00e8 stata il tentativo di tenere testa alle accuse, tramite<i>\u00a0Al Jazira<\/i>.<\/p>\n<p><b>Stampa, hacker e dissidenti<\/b><br \/>\nInoltre fonti locali sostengono che Doha abbia finanziato l\u2019hackeraggio il 3 giugno della casella email del potente ambasciatore di Abu Dhabi a Washington, Yousef Al Otaiba, mettendo alla luce il suo coordinamento politico con fondazioni americane filo-sioniste e tra cui la Foundation for Defense of Democracies (FDD), impegnata a Washington in una importante campagna di lobbying anti-Fratelli Musulmani.<\/p>\n<p>Per tutta risposta, sauditi ed emiratini avrebbero preso contatto con un membro dissidente della famiglia reale qatariota, Saud bin Nasser Al Thani, residente a Londra e autoproclamato leader dell&#8217;opposizione al regime, scatenando memorie risalenti al 1996, quando i sauditi sponsorizzarono un colpo di stato fallito contro l\u2019allora emiro Hamad bin Khalifa Al Thani, che aveva dato inizio all\u2019emancipazione qatariota dall\u2019ala saudita.<\/p>\n<p>A quel punto, avviene la rottura dei rapporti e la chiusura dei confini con l\u2019accusa a Doha di sostenere il terrorismo internazionale. L\u2019argomentazione, di grande presa mediatica soprattutto per l\u2019audience occidentale, \u00e8 stata accolta anche dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che l\u2019ha strumentalizzata come un successo della sua recente campagna retorica anti-terrorismo a Riad.<\/p>\n<p><b>I nessi tra la crisi e la missione di Trump<\/b><br \/>\nNonostante il viaggio di Trump sembri effettivamente legato alla crisi, le connessioni sembrano del tutto diverse da quelle dichiarate. Il Vertice di Riad ha rilanciato l\u2019asse Usa-Arabia Saudita, saldando il rapporto con il vice-principe della corona saudita Mohammad bin Salman, attuale architetto della politica estera e di difesa saudita, e con Mohammad bin Zayed, principe della corona degli Emirati Arabi Uniti e leader della politica estera di Abu Dhabi soprattutto nella sua linea anti-Fratelli Musulmani.<\/p>\n<p>La strategia di pressione sul Qatar acquista un senso strategico pi\u00f9 chiaro se analizzata nel contesto del disegno di schiacciare il dissenso interno in vista della grande campagna anti-iraniana lanciata dal Summit e del supporto incondizionato ricevuto dal presidente Trump. In questo senso questa crisi rappresenta in buona parte un sottoprodotto di politiche estere divergenti tra Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita in Egitto, Libia e Siria dopo il 2011.<\/p>\n<p>Sebbene il dialogo pragmatico dei qatarioti con Teheran sia probelmatico, se la frattura fosse riconducibile solo a questo tema dovrebbe prendere di mira l\u2019Oman, mediatore fondamentale nell\u2019accordo sul nucleare iraniano.<\/p>\n<p>Osservando da vicino le richieste fatte a Doha per far rientrare la crisi &#8211; la chiusura di\u00a0<i>Al Jazira<\/i>, l\u2019espulsione di ogni membro della Fratellanza Musulmana e di Hamas, la rottura di ogni relazione con l\u2019Iran e la promessa di aderire alle politiche del CCG -, diventa chiaro che lo scopo \u00e8 ancora pi\u00f9 ambizioso: sminuire una volta per tutte il ruolo che il Qatar \u00e8 riuscito a ritagliarsi sin dal 1995 a livello regionale e globale e riportarlo allo status di piccolo Stato satellite saudita.<\/p>\n<p><b>Una capitolazione ineludibile?<\/b><br \/>\nNonostante le richieste siano indubbiamente smisurate, difficile che il giovane emiro Tamim possa resistere alla capitolazione, in quanto il CCG \u00e8 ancora l&#8217;unica opzione realistica per il piccolo Stato in una regione cos\u00ec instabile. Questo nonostante il tentativo del presidente iraniano Hassan Rouhani di approfittarsi della frattura esprimendo solidariet\u00e0 a Doha e consentendo l\u2019utilizzo dello spazio aereo e navale iraniano.<\/p>\n<p>Il vero rischio \u00e8 che, se la crisi dovesse proseguire a lungo, si potrebbero incrinare altri rapporti &#8211; la Turchia, alleato di ferro del Qatar e ostile agli Emirati, difficilmente potr\u00e0 evitare di restare coinvolta &#8211; o prendere misure da cui sarebbe arduo tornare indietro. Probabilmente anche per questo l\u2019offensiva contro il Qatar \u00e8 stata cos\u00ec intensa: l\u2019obiettivo \u00e8 giungere ad una capitolazione rapida e decisiva e, probabilmente, lanciare un messaggio ad altri Paesi dissidenti, primo tra tutti l\u2019Oman.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La crisi diplomatica verificatasi nelle ultime settimane nel Golfo e culminata con la decisione del 5 giugno dell&#8217;Arabia Saudita e degli Emirati Arabi Uniti di tagliare completamente i rapporti con il Qatar \u00e8 senza precedenti. 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