{"id":65330,"date":"2017-06-06T15:25:02","date_gmt":"2017-06-06T13:25:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65330"},"modified":"2017-11-03T15:12:11","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:11","slug":"ue-proposte-concrete-identita-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/ue-proposte-concrete-identita-europea\/","title":{"rendered":"Ue: proposte concrete per identit\u00e0 europea"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019auspicio generale \u00e8 che l\u2019elezione alla presidenza francese di Emmanuel Macron e l\u2019esito delle elezioni tedesche in settembre permettano di rilanciare il processo di integrazione europea.<\/p>\n<p>Il dibattito oscilla essenzialmente tra due orientamenti: da un lato l\u2019idea di un nucleo di Stati membri dell\u2019Unione europea che darebbe il via a un\u2019integrazione stretta o proto-federale, anche in termini di maggiore democraticit\u00e0 della struttura istituzionale (l\u2019Europa a pi\u00f9 velocit\u00e0 o a cerchi concentrici); dall\u2019altro un approccio minimalista, fondato sull\u2019Europa dei piccoli passi dedicata alla risoluzione di problemi concreti.<\/p>\n<p>La questione dell\u2019identit\u00e0 europea \u00e8 comunque ineludibile: il rafforzamento del sentimento di appartenenza a una comunit\u00e0 sovranazionale e di adesione al suo progetto resta cruciale e non pu\u00f2 essere ottenuto con le sole riforme istituzionali. Del resto, la Storia ha mostrato in pi\u00f9 casi (compreso quello italiano) che si tratta di questioni distinte: dopo che il processo di unificazione dell\u2019Italia fu completato, occorse &#8211; per richiamare la nota affermazione di d\u2019Azeglio &#8211; \u201cfare gli italiani\u201d, sfida non meno impegnativa.<\/p>\n<p><b>Fornire la base di sostegno popolare<\/b><br \/>\nLe riforme e l\u2019opera pedagogica sulla concreta utilit\u00e0 dell\u2019Europa sono indispensabili ma poggiano sulla sabbia, poich\u00e9 siamo alle prese con una profonda disaffezione nei confronti sia dell\u2019idea di integrazione che delle istituzioni che la incarnano, aggravata dai dissensi tra i Paesi membri.<\/p>\n<p>Vari fattori vi hanno contribuito (la lunga crisi economica, ma non solo). In ogni caso, le spinte anti-europee sono probabilmente facilitate da una debolezza di fondo, ovvero il fatto che non si \u00e8 ancora formata un\u2019autentica identit\u00e0 comune. E a sessant\u2019anni di distanza dall\u2019adozione dei Trattati di Roma \u00e8 giocoforza constatare che, per quanto siano state e restino importantissime, n\u00e9 le riforme istituzionali, n\u00e9 la progressiva armonizzazione giuridica, n\u00e9 l\u2019integrazione economico-finanziaria sono state di per s\u00e9 in grado di forgiarla.<\/p>\n<p>Peraltro, un serio processo di costruzione dell\u2019identit\u00e0 europea \u00e8 indispensabile anche per fornire la base di sostegno popolare senza la quale le pur imprescindibili riforme istituzionali non avrebbero successo nel lungo termine (o forse non sarebbero neppure possibili).<\/p>\n<p>In effetti, gli europei che conoscono l\u2019Europa e che si sentono \u201ca casa\u201d anche fuori dal loro Paese rappresentano tuttora una minoranza, per quanto certamente pi\u00f9 consistente rispetto al passato. L\u2019attaccamento della maggior parte degli europei va ancora soprattutto alle patrie nazionali.<\/p>\n<p><b>La diversit\u00e0 come elemento identitario<\/b><br \/>\nNaturalmente non c\u2019\u00e8 nulla di pi\u00f9 difficile che cercare di favorire la nascita di un\u2019identit\u00e0 collettiva. Inoltre, un tentativo del genere deve tener conto delle caratteristiche specifiche del contesto cui si riferisce e non pu\u00f2 seguire criteri univoci.<\/p>\n<p>Nel caso europeo, in particolare, non si pu\u00f2 mettere in discussione una caratteristica fondamentale, essa stessa forte elemento identitario, ovvero la diversit\u00e0. Due vie percorse in passato sono quindi parimenti inadeguate: un\u2019identit\u00e0 astratta, imposta dall\u2019alto o costruita a tavolino, o peggio il tentativo di imporre l\u2019egemonia di un particolare modello nazionale (e per carit\u00e0 di patria &#8211; europea &#8211; tralascio i vari possibili esempi).<\/p>\n<p>Attualmente il tentativo di promuovere un\u2019identit\u00e0 europea assomiglia molto alla prima via (si pensi ad esempio al generico richiamo alle \u201ccomuni radici culturali\u201d), pur senza il carattere dell\u2019imposizione. Occorre dunque individuare delle modalit\u00e0 capaci di coinvolgere le platee nazionali e di innescare autentici sentimenti di comunanza.<\/p>\n<p><b>Tre proposte concrete<\/b><br \/>\nProvo a formulare tre proposte concrete (lasciando volutamente da parte la questione della lingua):<\/p>\n<p>1) Com\u2019\u00e8 noto, la festa dell\u2019Europa si celebra il 9 maggio, data che ricorda la Dichiarazione Schuman. Questa, cos\u00ec com\u2019\u00e8, finisce con l\u2019essere una delle tante ricorrenze secondarie sul calendario. Il 9 maggio pu\u00f2 anche restare la festa dell\u2019Europa, ma, primo e come minimo, deve diventare un\u00a0<i>giorno festivo<\/i>; secondo, la ricorrenza pu\u00f2 anche ispirarsi simbolicamente alla Dichiarazione Schuman, ma dovrebbe essere finalizzata soprattutto a promuovere una memoria collettiva imperniata su quei periodi storici cruciali che &#8211; nel bene e nel male &#8211; hanno forgiato la moderna coscienza europea, la quale contraddistingue (e identifica nel mondo) l\u2019Europa e la sua visione.<br \/>\nFra questi, l\u2019illuminismo e i diritti umani, le rivoluzioni liberali, l\u2019abolizione della schiavit\u00f9, la nascita dell\u2019ambientalismo e ovviamente le due guerre mondiali e la loro catarsi, ovvero la pace. Si tratta di passaggi storici capaci di \u201cparlare\u201d a tutti gli europei: cos\u00ec all\u2019illuminismo contribuirono filosofi di lingua francese ma anche Beccaria; a difesa degli ideali progressisti di met\u00e0 ottocento migliaia di volontari europei andarono a battersi in Paesi diversi dal loro; alla nascita dell\u2019ambientalismo contribuirono in modo significativo gli scandinavi ma anche il tedesco von Humboldt, che ne fu l\u2019antesignano, oltrech\u00e9 grande umanista (durissimo contro la schiavit\u00f9 e il razzismo).<\/p>\n<p>2) Un altro ingrediente fondamentale \u00e8 la conoscenza reciproca. Naturalmente i giovani sono il primo obiettivo, ma l\u2019Erasmus ne coinvolge tuttora solo una porzione ridotta. Un Erasmus per le scuole (proposto da Macron) sarebbe una buona idea, ma avrebbe comunque una portata limitata. In realt\u00e0, sarebbe particolarmente utile se gli europei condividessero esperienze significative non solo sul piano personale. In passato alcuni Paesi avevano utilizzato la leva obbligatoria proprio a questo scopo. Per l\u2019Europa di oggi questa via non \u00e8 ovviamente percorribile. Resta dunque la possibilit\u00e0 di un\u00a0<i>servizio civile europeo<\/i>, adeguatamente incentivato.<\/p>\n<p>3) Gli stereotipi negativi, di cui si nutrono i discorsi di superiorit\u00e0 e di dileggio nei confronti di altre nazionalit\u00e0 europee, nuocciono considerevolmente allo sviluppo di sentimenti di comunanza. Conoscersi e condividere esperienze significative aiuterebbe naturalmente a superarli. Essi, tuttavia, non nascono solo dall\u2019ignoranza, emergono anche nel linguaggio pubblico e dei media e vanno comunque contrastati.<\/p>\n<p>\u00c8 sorprendente che nei trattati non sia ancora inscritto un principio di rispetto per tutte le nazionalit\u00e0 che compongono il mosaico dell\u2019Unione europea (principio di rispetto che figura invece &#8211; due volte &#8211; nella Costituzione svizzera). Questa lacuna potrebbe essere facilmente colmata. Inoltre sin da ora potrebbero essere avviati programmi specificamente dedicati alla\u00a0<i>lotta contro gli stereotipi negativi generalizzanti<\/i>\u00a0ai danni delle nazionalit\u00e0 europee, analogamente a quanto si fa gi\u00e0 con riferimento al discorso d\u2019odio e al razzismo in generale o ancora al linguaggio sessista.<\/p>\n<p><b>Un\u2019avanguardia unita da una Festa comune<\/b><br \/>\nForse l\u2019avanguardia di Paesi membri di cui tanto si parla potrebbe formarsi, indipendentemente dal cantiere istituzionale, proprio intorno a queste misure, a cominciare specialmente dalla prima.<\/p>\n<p>Per tale \u201cplotone di testa\u201d il 9 maggio diventerebbe\u00a0<i>festivo<\/i>\u00a0e potrebbe peraltro assorbire, l\u00e0 dove esistono, le feste nazionali che attualmente celebrano la fine della prima o della seconda guerra mondiale (il 25 aprile in Italia, l\u20198 maggio in Francia e cos\u00ec via): questo non solo per evitare ricadute negative in termini di produttivit\u00e0, ma anche per cominciare a ricordare\u00a0<i>insieme<\/i>\u00a0(anzich\u00e9 separatamente) che la costruzione europea e i valori fondamentali che ne sono il collante sono il frutto, pagato a carissimo prezzo, dell\u2019immane tragedia di due guerre che furono mondiali ma innanzitutto europee e fratricide. Senza quel patrimonio di memoria e di valori gli europei, semplicemente, non sarebbero quello che sono oggi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019auspicio generale \u00e8 che l\u2019elezione alla presidenza francese di Emmanuel Macron e l\u2019esito delle elezioni tedesche in settembre permettano di rilanciare il processo di integrazione europea. 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