{"id":65338,"date":"2017-06-01T15:31:46","date_gmt":"2017-06-01T13:31:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65338"},"modified":"2017-11-13T13:06:37","modified_gmt":"2017-11-13T12:06:37","slug":"clima-la-folle-retromarcia-donald-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/clima-la-folle-retromarcia-donald-trump\/","title":{"rendered":"Clima: la folle retromarcia di Donald Trump"},"content":{"rendered":"<p>Alla fine, l\u2019ha fatto. Come promesso in campagna elettorale, Donald Trump ha deciso di condurre gli Stati Uniti fuori dell\u2019Accordo di Parigi, al cui successo &#8211; nel dicembre 2015 &#8211; aveva fortemente contribuito l\u2019azione del suo predecessore alla Casa Bianca, Barack Obama.<\/p>\n<p>Trump ha deciso di agire dopo il G7 di Taormina, durante il quale la frattura tra il leader americano e il resto del gruppo dei Grandi \u00e8 apparsa difficilmente colmabile. Non \u00e8 bastato nemmeno il tentativo\u00a0<i>last-minute<\/i>\u00a0di Papa Francesco, da sempre impegnato sui temi ambientali, a riportare il magnate sulla retta via.<\/p>\n<p>Quella di Trump \u00e8 una mossa fortemente populista e reazionaria. Una mossa che porta gli Stati Uniti, Paese d\u2019avanguardia e motore del progresso tecnologico globale negli ultimi decenni, in una posizione di trincea su un tema chiave non solo per il futuro del pianeta, ma di rilevanza strategica per la proiezione geopolitica, economica e industriale di Washington nello scacchiere internazionale.<\/p>\n<p><b>Trump, G7, Papa Francesco<\/b><br \/>\nLe rigide posizioni di Trump sul clima hanno avuto l\u2019effetto di spaccare il G7 riunitosi a Taormina. Nonostante dai primi giorni della sua campagna elettorale, la retorica del neo-eletto presidente fosse chiaramente contro ogni tentativo di rafforzamento della cooperazione globale in materia climatica, la comunit\u00e0 internazionale probabilmente sperava di poter smorzare la veemenza trumpiana sul tema.<\/p>\n<p>Non era bastata nemmeno la nomina di Scott Pruitt, rinomato negazionista dei cambiamenti climatici, alla guida della\u00a0<i>Environmental Protection Agency<\/i>\u00a0(Epa) americana &#8211; e il conseguente svuotamento dei poteri dell\u2019Agenzia -, a convincere i suoi interlocutori della risolutezza con la quale il presidente era pronto a scontrarsi sulle questioni climatiche.<\/p>\n<p>Ma alla fine, i sei leader di Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia e Regno Unito hanno dovuto prendere necessariamente atto di una situazione probabilmente senza via di ritorno e spaccare con modalit\u00e0 senza precedenti la posizione del Gruppo su un tema di cos\u00ec grande rilevanza per il destino dell\u2019umanit\u00e0.<\/p>\n<p>Anche Papa Francesco, autore dell\u2019enciclica \u201cLaudato si\u201d, aveva provato ad ammorbidire la posizione di Trump regalandogli pubblicamente un volume sui cambiamenti climatici. Evidentemente, anche lui senza successo.<\/p>\n<p><b><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-67182 alignleft\" src=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/casaclima-300x218.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/casaclima-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/casaclima-768x559.jpg 768w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/casaclima-1024x745.jpg 1024w, https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/wp-content\/uploads\/2017\/06\/casaclima-125x91.jpg 125w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/>La strada \u00e8 tracciata<\/b><br \/>\nTrump o non Trump, la strada della decarbonizzazione \u00e8 ormai tracciata a livello globale. Come detto, i G6 hanno posto il tema dei cambiamenti climatici al centro della loro agenda nonostante le divergenze con Washington. L\u2019Unione europea continua la sua azione d\u2019avanguardia e di leadership internazionale in materia climatica, come immediatamente sottolineato dalla Commissione e dal commissario per l\u2019Energia e il Clima Canete.<\/p>\n<p>L\u2019elezione di Macron in Francia, e la sua decisione di nominare un ministro per la Transizione Ecologica (anzich\u00e9 per l\u2019Energia) offre una chiara spinta propulsiva verso una ancora maggiore ambizione europea su questi temi.<\/p>\n<p>Ma l\u2019Europa non \u00e8 pi\u00f9 sola in questa battaglia globale, anzi. Perch\u00e9 se gli Stati Uniti, entrati nel club grazie alla sensibilit\u00e0 di Obama, se ne escono sbattendo la porta, ecco che nuovi attori internazionali annunciano (e dimostrano) di voler partecipare seriamente alla partita climatica.<\/p>\n<p>Cina e India hanno infatti iniziato a muoversi in questo contesto, con Pechino (principale responsabile delle emissioni con il 29% del totale) fortemente impegnata in un percorso di decarbonizzazione tanto necessario a livello domestico quanto benvenuto sul piano globale.<\/p>\n<p>Non dimentichiamo che l\u2019impegno cinese, in partnership con gli americani, \u00e8 stato tra i principali driver del successo dell\u2019Accordo di Parigi.<\/p>\n<p>E mentre Trump decide di smantellare brutalmente il piano di transizione energetica elaborato da chi l\u2019ha preceduto nell\u2019Ufficio Ovale (<i>Clean Power Plan<\/i>), il partito comunista al potere in Cina solo nel 2015 ha investito 103 miliardi di dollari in energie rinnovabili (il doppio di quanto fatto negli Stati Uniti), con l\u2019obiettivo di stanziare oltre 360 miliardi di qui al 2020. A testimonianza dell\u2019impegno (e della leadership) cinese su questo tema, \u00e8 pronto un annuncio congiunto con l\u2019Unione europea per sottolineare l\u2019importanza dell\u2019attuazione di Parigi.<\/p>\n<p><b>Clamoroso autogol<\/b><br \/>\nPurtroppo per Trump, l\u2019azione cinese non si limita alla promozione di politiche di decarbonizzazione in ambito domestico. Nel 2016, mentre il presidente americano progettava di smantellare l\u2019Epa, Pechino ha investito 32 miliardi di dollari in energie rinnovabili all\u2019estero, tanto in paesi industrializzati come Germania e Australia, quanto in economie emergenti come Brasile, Cile, Indonesia, Egitto, Pakistan e Vietnam. Perch\u00e9 il cambiamento climatico \u00e8, volenti o nolenti, anche business.<\/p>\n<p>Le dimensioni del mercato interno e l\u2019aggressivit\u00e0 commerciale della Cina sul piano internazionale possono garantire alle aziende cinesi vantaggi comparati eccezionali nei confronti dei competitor occidentali.<\/p>\n<p>Da un lato ci\u00f2 posiziona il Paese in prima fila nello sviluppo, produzione e commercializzazione di una serie di tecnologie destinate a una diffusione esponenziale su scala globale. Dall\u2019altro, assicura un potente strumento di penetrazione politica, economica e sociale in aree e regioni chiave per gli interessi geostrategici di Pechino.<\/p>\n<p>Nel mezzo di questa straordinaria rivoluzione tecnologica e industriale, stride l\u2019obiettivo della Casa Bianca di salvare circa 50mila posti di lavoro nel settore del carbone, il cui numero di addetti (cos\u00ec come l\u2019utilizzo della materia prima) \u00e8 in costante e inesorabile declino. Una mossa miope, astorica, da parte dell\u2019Amministrazione, che continua a sottovalutare il valore aggiunto e l\u2019impatto positivo dell\u2019industria\u00a0<i>low-carbon\u00a0<\/i>sul mercato del lavoro a stelle e strisce. Cos\u00ec come il suo sempre pi\u00f9 importante ruolo di strumento di proiezione internazionale per il Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla fine, l\u2019ha fatto. Come promesso in campagna elettorale, Donald Trump ha deciso di condurre gli Stati Uniti fuori dell\u2019Accordo di Parigi, al cui successo &#8211; nel dicembre 2015 &#8211; aveva fortemente contribuito l\u2019azione del suo predecessore alla Casa Bianca, Barack Obama. 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