{"id":65342,"date":"2017-06-01T15:34:56","date_gmt":"2017-06-01T13:34:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65342"},"modified":"2017-11-03T15:12:13","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:13","slug":"ue-pe-73-seggi-lista-transnazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/06\/ue-pe-73-seggi-lista-transnazionale\/","title":{"rendered":"Ue: Pe, per 73 seggi su una lista transnazionale"},"content":{"rendered":"<p>La Brexit rappresenta un grande spartiacque della vita dell\u2019Unione europea. Chi studier\u00e0 questi anni non potr\u00e0 che annoverare il referendum del 23 giugno 2016 tra i punti di rottura principali della nostra storia, o almeno della storia dell\u2019Occidente.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio dissi che la Brexit non avrebbe mai avuto le caratteristiche di un\u2019opportunit\u00e0. N\u00e9 per noi, n\u00e9 per i nostri amici britannici. La Brexit \u00e8 una separazione traumatica che porter\u00e0 inevitabilmente conseguenze negative per entrambi. Ma sono sicuro che, alla fine, il divorzio coster\u00e0 pi\u00f9 caro ai britannici che agli europei.<\/p>\n<p><b>Mai un\u2019opportunit\u00e0, ma forse un\u2019utile lezione<\/b><br \/>\nAnche per questi motivi, i negoziati, che dovrebbero concludersi entro il 2019, non saranno per nulla semplici. Dovremo essere bravi a tutelare in primis i diritti dei nostri cittadini che vivono in Gran Bretagna, e solo una volta che sar\u00e0 concluso il \u201cdivorzio\u201d potremo ragionare di futuri accordi di partnership.<\/p>\n<p>Ho sostenuto che la Brexit non sar\u00e0 mai un\u2019opportunit\u00e0: per\u00f2 potremo far s\u00ec che diventi quanto meno un\u2019utile lezione. Per farlo, dobbiamo riavvolgere il nastro prima di guardare avanti.<\/p>\n<p>Si \u00e8 detto che uno dei motivi principali per cui i britannici (o meglio gli inglesi, se andiamo a vedere la mappa del voto) hanno scelto il Leave sia stata l\u2019immigrazione. Questo \u00e8 certamente vero, e non a caso uno degli slogan principali della campagna del Leave \u00e8 stato proprio il \u201cTake back control\u201d, riprendiamoci il controllo: delle frontiere nazionali prima di tutto, ma anche di tutta una serie di prerogative che erano state spostate verso Bruxelles.<\/p>\n<p>Tuttavia, il\u00a0<i>take back control\u00a0<\/i>indica anche un\u2019altra tendenza in atto: la sfiducia nei confronti di un\u2019autorit\u00e0 politica, quella della Ue, sentita come distante, basata su istituzioni percepite come scarsamente rappresentative e comunque ritenute incapaci di dare risposte efficaci ai cittadini.<\/p>\n<p><b>Un problema di democrazia nell\u2019Unione europea<\/b><br \/>\nEcco allora la domanda fondamentale: esiste un problema di democrazia nell\u2019Ue? Io sono convinto di s\u00ec, e sono convinto che Brexit sia stata una reazione &#8211; sbagliata &#8211; a una necessit\u00e0 vera. Specialmente se consideriamo l\u2019involuzione intergovernativa dell\u2019Unione degli ultimi anni: scelte politiche prese fuori dagli organi deputati; sempre maggior peso alle riunioni degli sherpa; vertici notturni interminabili in cui assumere decisioni cruciali per questo o quel Paese, e per questa o quella emergenza.<\/p>\n<p>\u00c8 ovvio che una deriva del genere avrebbe prima o poi spezzato la corda, specie se all\u2019interno di un contesto generale di sfiducia verso le istituzioni politiche. Dobbiamo chiederci se tutto ci\u00f2 sia irreversibile o se sia gi\u00e0 possibile mettere in atto soluzioni che rispondano a quella domanda fondamentale sulla democrazia in Europa.<\/p>\n<p><b>Un correttivo a portata di mano<\/b><br \/>\nBene, una prima occasione l\u2019abbiamo a portata di mano. La Brexit offre infatti l\u2019opportunit\u00e0 di rinnovare la procedura delle elezioni del Parlamento europeo in senso pi\u00f9 sovranazionale e transnazionale, sia perch\u00e9 si libereranno i 73 seggi attribuiti al Regno Unito, sia perch\u00e9 sar\u00e0 probabilmente necessario rimaneggiare il Trattato di Lisbona.<\/p>\n<p>Oggi i cittadini dell\u2019Ue vanno a votare per le elezioni europee su base nazionale, ma ben pochi lo fanno con l\u2019idea di premiare questa o quella visione politica a livello europeo. Non fa certo onore, ma corrisponde al vero l\u2019idea che le elezioni europee si utilizzano per lo pi\u00f9 per misurare i rapporti di forza interni, o per \u201cmandare un messaggio\u201d a questo o quel governo in carica.<\/p>\n<p>Occorre invertire questa tendenza, e far s\u00ec che il voto per rinnovare il Parlamento europeo sia veramente un voto europeo, e non un voto semplicemente nazionale, che poi produce effetti a Bruxelles e Strasburgo.<\/p>\n<p><b>Il vantaggio della lista transnazionale<\/b><br \/>\nDobbiamo risolvere il problema dei 73 seggi lasciati liberi dai britannici. Se guardiamo alle elezioni del 2019, per quel che riguarda la composizione del Parlamento europeo, la Brexit potrebbe portare a tre diverse soluzioni: 1) riduzione del numero dei parlamentari, eliminando tout court i seggi britannici; 2) riassegnazione dei seggi britannici agli altri Stati pro quota, sulla base del sistema attuale; 3) destinazione dei 73 seggi a liste transnazionali.<\/p>\n<p>Tutte e tre le soluzioni sono praticabili, ma \u00e8 evidente che solo la terza ha il vantaggio, da un lato, di non riaprire contese tra gli Stati membri sulla riassegnazione dei seggi e, dall\u2019altro, di creare una vera\u00a0<i>constituency\u00a0<\/i>europea (con la spinta a creare dei veri partiti politici europei). Inoltre, andrebbe a realizzare la riforma effettuata dal Trattato di Lisbona, ai sensi del quale i parlamentari europei rappresentano non pi\u00f9 \u201ci popoli\u201d, ma \u201ci cittadini\u201d.<\/p>\n<p>Ogni elettore che si trovasse davanti questa circoscrizione unica potrebbe scegliere non sulla base di un\u2019appartenenza territoriale ma sul confronto di idee e visioni politiche diverse. Voterebbe socialdemocratici, libdem o popolari senza guardare il passaporto dei candidati, ma facendo riferimento esclusivamente alle idee per l\u2019Europa che le famiglie politiche mettono in campo.<\/p>\n<p>Sarebbe, in altre parole, il modo per creare vere liste transnazionali che andrebbero poi a costituire gli embrioni di veri partiti politici europei, ben pi\u00f9 efficaci di quelli attuali.<\/p>\n<p><b>Abbinare capilista transnazionali e \u2018Spitzenkandidat\u2019<\/b><br \/>\nE non \u00e8 finita qui. Come noto, dal 2014 \u00e8 stato creato il metodo dello \u2018Spitzenkandidat\u2019 attraverso cui al momento del voto i cittadini indicano (sebbene il meccanismo non sia automatico) chi debba ricoprire il ruolo di presidente della Commissione europea. Si tratta di una prassi da cui partire, anzi da cui ripartire: i capilista delle liste transnazionali potrebbero essere i candidati alla carica di presidente della Commissione.<\/p>\n<p>E, volendo, si potrebbe anche andare oltre: se da una parte l\u2019elezione diretta del presidente della Commissione richiede la modifica dei Trattati (non semplice, almeno nel breve periodo: ma prima si avvia, meglio \u00e8), dall\u2019altra si potrebbe procedere alla fusione delle cariche di presidente della Commissione e del Consiglio europeo. Per questa proposta non \u00e8 necessario cambiare i Trattati, anche se \u00e8 evidente che occorra costruire il massimo consenso politico a sostegno.<\/p>\n<p><b>Un solo presidente per Commissione e Consiglio<\/b><br \/>\nPerch\u00e9 insistere sulla figura del presidente? Perch\u00e9 abbiamo bisogno di un presidente con una fortissima riconoscibilit\u00e0 politica. Eleggere un presidente sbiadito, figlio di mille compromessi, comporta un\u2019Europa sbiadita. Un\u2019Europa che i cittadini faticherebbero a sentire casa loro.<\/p>\n<p>Aggiungo che un presidente eletto dell&#8217;Unione sarebbe ulteriormente rafforzato e legittimato da primarie transnazionali, continentali. Sarebbe un processo in grado di aumentare sia la popolarit\u00e0 dei candidati che la trasparenza del processo politico. Infine, se il capolista delle liste transnazionali diventasse presidente, il numero due delle liste potrebbe fare il ministro dell&#8217;Economia o il ministro della Difesa europea.<\/p>\n<p>Quelle sopra elencate sono proposte concrete. Realizzabili. Io le sostengo convintamente fin dall\u2019immediato post Brexit, e il governo italiano si \u00e8 impegnato a diffonderle e a sostenerle, trovando gi\u00e0 un buon consenso in diversi Stati membri e tra alcune famiglie politiche europee. Dobbiamo continuare su questa strada e far s\u00ec che queste idee trovino gambe su cui camminare.<\/p>\n<p>Spesso mi viene obiettato che si tratta di soluzioni che non possono risolvere tutti i problemi che abbiamo. Certo che no, ma non \u00e8 questo il punto. Le istituzioni da sole non possono colmare il deficit di identit\u00e0 europea. Ma non \u00e8 svuotando o isolando le istituzioni che creeremo una identit\u00e0 europea pi\u00f9 forte.<\/p>\n<p>Invece credo che ci siano gi\u00e0 una maturit\u00e0 e una consapevolezza dei cittadini europei, e che trasformare le istituzioni per metterle al servizio della nostra comunit\u00e0 sia un grande risultato politico. Di fronte al nuovo disordine globale, lo\u00a0<i>status quo<\/i>\u00a0dell\u2019Unione non ha alcun senso: una nuova dimensione politica \u00e8 pi\u00f9 urgente che mai.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Brexit rappresenta un grande spartiacque della vita dell\u2019Unione europea. Chi studier\u00e0 questi anni non potr\u00e0 che annoverare il referendum del 23 giugno 2016 tra i punti di rottura principali della nostra storia, o almeno della storia dell\u2019Occidente. Fin dall\u2019inizio dissi che la Brexit non avrebbe mai avuto le caratteristiche di un\u2019opportunit\u00e0. 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