{"id":65356,"date":"2017-05-31T16:14:29","date_gmt":"2017-05-31T14:14:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65356"},"modified":"2017-11-03T15:12:14","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:14","slug":"bce-draghi-unitalia-non-cresce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/bce-draghi-unitalia-non-cresce\/","title":{"rendered":"Bce: Draghi e un\u2019Italia che non cresce"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"testo_articoli\">Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi \u00e8 tornato a parlare della politica monetaria davanti alla Commissione Economica del Parlamento europeo. Il presidente ha ancora riferito sulla situazione dell\u2019Eurozona, quando ormai mancano pochi giorni all\u20198 giugno, data della prossima riunione del Consiglio direttivo della Bce: una data attesa perch\u00e9 si ipotizzano cambiamenti di rotta della <i>policy <\/i>di Francoforte.<\/span><\/p>\n<p><b>Da Tel Aviv a Bruxelles, correzioni di rotta<\/b><br \/>\nIl recente discorso di Draghi a Tel Aviv, nel quale aveva detto che la ripresa \u00e8 evidente nell\u2019Eurozona e che la recessione \u00e8 da considerarsi ormai alle spalle, aveva dato adito all\u2019idea che il <i>Quantitative Easing <\/i>e le manovre espansive della Banca centrale potessero volgere rapidamente al termine.<\/p>\n<p>Di fronte alla Commissione del Parlamento, per\u00f2, Draghi dimostra di volere correggere le sue recenti affermazioni, confermando cos\u00ec che il QE non verr\u00e0 ridotto a breve, e riafferma in particolare come, nonostante i tenui miglioramenti, gli interventi della Bce siano ancora necessari: \u201cRestiamo convinti che una quantit\u00e0 straordinaria di sostegno da parte della politica monetariasia ancora necessaria\u201d e ancor di pi\u00f9 che \u201cl\u2019inflazione torni a stabilizzarsi attorno al 2% nel medio periodo\u201d.<\/p>\n<p>Queste esternazioni di Draghi sembrano ammortizzare le analisi di chi gi\u00e0 teorizzava una conclusione repentina delle manovre super-espansive della Bce. La correzione alle affermazioni \u00e8 anche un probabile segnale per tranquillizzare i mercati, soprattutto dei Paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0, che stavano gi\u00e0 risentendo di un probabile stop del sostegno alla politica monetaria.<\/p>\n<p><b>Quali sviluppi per l\u2019Italia?<\/b><br \/>\nDraghi si \u00e8 inoltre soffermato sulla condizione dei Paesi ad alto debito, i cosiddetti Piigs, avvertendo che un eventuale ed auspicato ritorno dell\u2019inflazione a livelli attorno al 2% (il cosiddetto livello di riferimento) avr\u00e0 anche l\u2019effetto di aumentare il costo del debito sovrano. Questa fattispecie potr\u00e0 causare qualche problema ai Paesi pi\u00f9 indebitati, soprattutto se non dovessero dimostrare una crescita economica sufficiente a rendere sostenibile il debito stesso.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 il Paese che potrebbe rimanere pi\u00f9 segnato dalle conseguenze di un aumento dell\u2019inflazione, se questa non dovesse essere accompagnata da una sufficiente crescita economica. Con una crescita attesa soltanto dello 0,9% per il 2017, peraltro in un momento di politica fortemente espansiva, l&#8217;Italia \u00e8 l\u2019unico Paese della zona euro e dell&#8217;Ue ad avere un aumento atteso del Pil minore all&#8217;1% nel 2017.<\/p>\n<p>\u00c8 quindi necessario, e le parole di Draghi lo lasciano intendere, che l\u2019Italia metta in atto idonee riforme che incentivino la produttivit\u00e0 delle imprese. Una diminuzione della spinta del <i>Quantitative Easing<\/i>, che presto o tardi arriver\u00e0, potrebbe condannare l\u2019Italia alla stagnazione economica, o peggio ad una lieve stagflazione, un\u2019inflazione non sostenibile aggravata da una crescita tendente allo zero.<\/p>\n<p><b>Gli effetti del Quantitative Easing<\/b><br \/>\nPer risolvere l\u2019irrisolvibile, Draghi lanci\u00f2 il <i>Quantitative Easing<\/i>, che venne ribattezzato \u2018bazooka\u2019 della base monetaria.Gi\u00e0 nel gennaio del 2015 il presidente annunci\u00f2 che la Banca centrale avrebbe acquisito titoli di debito pubblico a partire da marzo 2015 almeno fino a settembre 2016 per 60 miliardi di euro al mese, e comunque, fino a quando il tasso di inflazione nell&#8217;eurozona non si sarebbe riavvicinato al 2%, come prevede lo statuto della Bce stessa in materia di stabilit\u00e0 dei prezzi.<\/p>\n<p>In base alle normative presenti nei trattati dell\u2019Unione, la Bce per\u00f2 non pu\u00f2 comprare titoli sul mercato primario, cio\u00e8 direttamente dagli Stati, ma sul mercato secondario, quindi acquisendoli da altri istituti. Il QE \u00e8 iniziato il 9 marzo del 2015 e non \u00e8 mai stata fissata una data di scadenza: si considera che debba continuare semplicemente fino a quando ce ne sar\u00e0 bisogno.<\/p>\n<p>Non ritenendo ancora sufficientemente efficace la manovra, nel marzo 2016 la Bce ha deciso, con il voto contrario della Germania, di aumentare l\u2019importo mensile di acquisto dei titoli da 60 a 80 miliardi. Inoltre, ha deliberato di estendere l&#8217;acquisto a titoli non governativi, purch\u00e9 emessi da societ\u00e0 private non bancarie e aventi un rating migliore del BBB. Infine, contestualmente il tasso di interesse \u00e8 sceso allo 0% e il tasso sui depositi delle banche al -0,4%.<\/p>\n<p>Queste scelte senza precedenti nella storia della Bce, abituata a tassi stabili e a manovre impostate pi\u00f9 sul rigore che sull\u2019espansione indotta, hanno avuto anche l\u2019effetto di svalutare l\u2019euro rispetto al dollaro.<\/p>\n<p><b>Quanto ne ha beneficiato l\u2019Italia<\/b><br \/>\nPer quanto riguarda gli effetti sul nostro Paese, il QE ha senz\u2019altro migliorato gli investimenti e i consumi, influendo positivamente sul Pil italiano. Si \u00e8 anche registrata una maggiore crescita, e un nuovo flusso di prestiti bancari di bassa qualit\u00e0 dello 0,4%. Ma, accanto ad una crescita ancora non soddisfacente, si pu\u00f2 soltanto dire che le politiche non convenzionali abbiano evitato effetti ancora peggiori per l&#8217;economia italiana.<\/p>\n<p>Tali manovre infatti non sono in grado di risolvere da sole le problematiche di mancanza di produttivit\u00e0 e di instabilit\u00e0 dei conti pubblici alla base della crisi, limiti noti nella penisola. \u00c8 necessario un investimento, soprattutto da parte dei governi dei Paesi pi\u00f9 in difficolt\u00e0, per rilanciare la crescita. Il dato aggregato del mercato unico europeo \u00e8 tendenzialmente positivo, con una crescita media poco al di sotto del 2%.<\/p>\n<p>La possibile futura fine del QE potrebbe pertanto avere un effetto benefico di stabilizzazione per la maggior parte dei Paesi europei che dimostrano una sufficiente ripresa, tranne che per quelli con bassa crescita ed alto debito, tra i quali proprio l\u2019Italia, che potrebbero trovarsi nuovamente in difficolt\u00e0 qualora dovessero cambiare le condizioni monetarie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi \u00e8 tornato a parlare della politica monetaria davanti alla Commissione Economica del Parlamento europeo. 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