{"id":65368,"date":"2017-05-30T16:23:25","date_gmt":"2017-05-30T14:23:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65368"},"modified":"2017-11-03T15:12:15","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:15","slug":"g7-nato-un-drammatico-wake-call","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/g7-nato-un-drammatico-wake-call\/","title":{"rendered":"G7 e Nato, un drammatico \u2018wake up call\u2019"},"content":{"rendered":"<p><span class=\"testo_articoli\">Che non ci fosse una speciale sintonia tra il nuovo presidente americano e l\u2019Europa era cosa nota. La distanza di posizioni e sensibilit\u00e0 era emersa con chiarezza fin dalla campagna elettorale di Trump candidato, e poi a seguito delle prime decisioni di Trump presidente.<\/span><\/p>\n<p>Ruolo degli Usa nel mondo, le varie declinazioni del principio \u201cAmerica first\u201d, la sfiducia nella Nato, il rapporto con la Russia, il disimpegno rispetto al ruolo delle istituzioni multilaterali, la diffidenza se non addirittura l\u2019ostilit\u00e0 nei confronti dell\u2019Unione europea, le posizioni espresse in materia di migrazioni, di commercio internazionale, di clima e energia, erano emersi fin dall\u2019inizio come altrettanti fattori di divergenza tra il nuovo presidente Usa e gli europei.<\/p>\n<p>In Europa si era poi sperato che il sistema dei \u201cchecks and balances\u201d previsto dalla Costituzione americana, la pratica di governo, un\u2019auspicata presa di coscienza delle complessit\u00e0 del quadro internazionale, e il ruolo di alcuni collaboratori pi\u00f9 esperti di affari internazionali, avrebbero contribuito a ridimensionare un programma di governo probabilmente coerente con le aspettative degli elettori di Trump, ma francamente destabilizzante rispetto a un partenariato transatlantico che si era finora basato su valori e obiettivi condivisi.<\/p>\n<p><b>La prima missione internazionale del nuovo presidente<\/b><br \/>\nPoi \u00e8 arrivata la prima missione internazionale del presidente americano,per la quale vi erano grandi aspettative in Europa e nel Mondo. Cos\u00ec abbiamo potuto registrare che a Riad Trump ha ribaltato l\u2019agenda del suo predecessore e ha puntato sull\u2019obiettivo di un asse preferenziale con l\u2019Arabia Saudita e con i Governi del mondo arabo sunnita per una grande alleanza contro il terrorismo di matrice islamica e in funzione di contenimento dell\u2019Iran.<\/p>\n<p>E abbiamo potuto constatare che a Gerusalemme Trump ha confermato il rapporto strategico con Israele; e ha manifestato solo un generico interesse per l\u2019obiettivo della pace fra israeliani e palestinesi (ma senza assumere impegni per un coinvolgimento diretto degli Usa nel negoziato e senza menzionare la precondizione dei due Stati).<\/p>\n<p>Ma \u00e8 stato a Bruxelles e poi a Taormina che Trump ha lanciato il messaggio pi\u00f9 chiaro ai suoi partner e alleati europei. Al Vertice Nato Trump ha evitato accuratamente ogni riferimento all\u2019impegno americano in materia di difesa collettiva (il noto Articolo V del Trattato, che costituisce il fondamento e la motivazione originaria dell\u2019Alleanza atlantica); ha ottenuto (senza troppe difficolt\u00e0, ma anche con poche implicazioni operative) un coinvolgimento della Nato nel contrasto del terrorismo; ma ha soprattutto messo in mora gli alleati europei, sollecitando assai bruscamente una loro accresciuta partecipazione alle spese dell\u2019Alleanza e un aumento dei bilanci della difesa.<\/p>\n<p><b>Taormina, uno dei Vertici pi\u00f9 difficili di sempre<\/b><br \/>\nE poi a Taormina, in quello che \u00e8 stato definito come uno dei Vertici G7 pi\u00f9 difficili di sempre, si \u00e8 potuta ancor meglio misurare la distanza che separa il presidente americano dagli europei (per una volta uniti e solidali, con l\u2019eccezione della May in piena campagna elettorale e con una agenda politica tutta concentrata sulla Brexit).<\/p>\n<p>A Taormina abbiamo non solo registrato la percepibile insofferenza di Trump per i rituali di un vertice multilaterale, e abbiamo potuto assistere alle varie scortesie istituzionali regolarmente sottolineate dalla stampa internazionale (tra cui la decisione clamorosa di evitare la consueta conferenza stampa a conclusione dei lavori del Vertice per andare a pronunciare un discorso di fronte alla truppe americane di stanza a Sigonella).<\/p>\n<p>Ma soprattutto a Taormina si \u00e8 avuta la netta impressione, malgrado il generoso tentativo del comunicato finale del Vertice di mascherare le differenze in un linguaggio diplomatico e apparentemente consensuale, che Trump abbia voluto cogliere l\u2019occasione del primo incontro collegiale con i leader dell\u2019Occidente per riaffermare le proprie posizioni di principio, contestare i meriti della concertazione e cooperazione in un quadro multilaterale e marcare le differenze,soprattutto rispetto agli europei, in particolare su gestione dei flussi migratori, commercio internazionale e contrasto del cambiamento climatico.<\/p>\n<p>In sintesi a Taormina si \u00e8 assistito ad un drammatico \u201cwake up call\u201d per gli europei, che d\u2019ora in poi saranno consapevoli di dover affrontare senza il sostegno americano molti dossier di prioritario interesse: dalla difesa alle migrazioni, dal cambiamento climatico al commercio internazionale.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 questo il senso delle dure parole, pronunciate, all\u2019indomani di Taormina, dalla cancelliera tedesca Merkel, che per prima ha avuto il coraggio di prendere pubblicamente atto della nuova situazione (\u201csono finiti i tempi in cui potevamo fare affidamento sugli altri\u201d) e ha chiamato gli europei \u201ca prendere il loro destino nelle loro mani\u201d, mostrando di avere colto il senso di quanto emerso al G7 e di trarne le necessarie conseguenze.<\/p>\n<p><b>Una straordinaria finestra d\u2019opportunit\u00e0<\/b><br \/>\nNell\u2019ottica di una ripresa di iniziativa politica da parte dell\u2019Europa e degli europei, la Merkel ci ha per\u00f2 anchevoluto ricordare che la Brexit prima e ora Trump possono offrirci una straordinaria finestra di opportunit\u00e0 per una rilancio del progetto europeo.<\/p>\n<p>Sviluppi e nuovi impegni nel campo della sicurezza e di una dimensione europea di difesa, completamento della governance dell\u2019Euro, un nuovo governo dell\u2019economia, e politiche migratorie pi\u00f9 efficaci e solidali, dovrebbero essere i settori su cui andare rapidamente a testare la volont\u00e0 e la determinazione degli europei di \u201criprendere in mano il loro destino\u201d.<\/p>\n<p>E tutto questo beninteso non nella prospettiva di una contrapposizione frontale con gli Usa di Trump, di cui l\u2019Europa comunque non potr\u00e0 fare a meno. Ma in un\u2019ottica di maggiore autonomia e di maggiore responsabilit\u00e0 dell\u2019Europa e degli europei rispetto al tradizionale alleato e partner.<\/p>\n<p>Certo si dovr\u00e0 essere consapevoli che se non si riuscir\u00e0 a procedere a 27 si dovr\u00e0 essere pronti ad avviare iniziative a partecipazione variabile, sulla base del metodo delle integrazioni differenziate. E si dovr\u00e0 ugualmente essere consapevoli che per procedere su questa strada la volont\u00e0 politica costituir\u00e0 una condizione necessaria ma non sufficiente; ma che sar\u00e0 necessario anche soddisfare vari requisiti e precondizioni.<\/p>\n<p>Francia e Germania sembrano pronte a raccogliere la sfida. C\u2019\u00e8 da sperare che anche l\u2019Italia sapr\u00e0 fare la sua parte, non limitandosi a seguire iniziative di altri, ma partecipando da protagonista con idee e proposte. Un obiettivo che presupporrebbe peraltro un minimo di stabilit\u00e0 del quadro politico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che non ci fosse una speciale sintonia tra il nuovo presidente americano e l\u2019Europa era cosa nota. La distanza di posizioni e sensibilit\u00e0 era emersa con chiarezza fin dalla campagna elettorale di Trump candidato, e poi a seguito delle prime decisioni di Trump presidente. 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