{"id":65376,"date":"2017-04-17T16:30:58","date_gmt":"2017-04-17T14:30:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65376"},"modified":"2017-11-03T15:12:36","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:36","slug":"la-scuola-gomme-al-khan-al-ahmar","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/la-scuola-gomme-al-khan-al-ahmar\/","title":{"rendered":"La Scuola di Gomme di Al Khan Al Ahmar"},"content":{"rendered":"<p>Al Khan Al Ahmar \u00e8 una delle 18 comunit\u00e0 beduine che risiedono in zona E1, l\u2019area che prende il nome dal piano con il quale Israele ha programmato di unificare Gerusalemme Est a Ma\u2019ale Adumim, uno degli insediamenti israeliani pi\u00f9 grandi in Cisgiordania. Fondato nel 1975, secondo\u00a0<i>B\u2019Tselem<\/i>, \u00e8 residenza di circa 40 mila coloni.<\/p>\n<p>Nel villaggio di Al Khan Al Ahmar si trova la cosiddetta Scuola di Gomme, finanziata dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo. La scuola \u00e8 a rischio di demolizione sin dal 2009 ed \u00e8 al centro di lunghe vicende giudiziarie nelle Corti israeliane, nonch\u00e9 oggetto di scambi diplomatici fra Italia e Israele e proteste da parte dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>A inizio marzo, le autorita\u2019 israeliane hanno emesso ordini di demolizione per tutte le strutture del villaggio di Al Khan Al Ahmar, ponendo i residenti a rischio di un trasferimento forzato di massa e riportando il caso al centro dell\u2019attenzione.<\/p>\n<p>I residenti, rifugiati registrati dall\u2019Unrwa, provengono dal deserto del Naqab, oggi parte di Israele.Secondo l\u2019organizzazione\u00a0<i>Bimkom<\/i>, furono espulsi dalle proprie terre nei primi Anni \u201850. Fanno parte dei circa 300,000 palestinesi, stimati dalle Nazioni Unite, residenti in Area C all\u2019interno di piccoli villaggi costituiti da baracche e circondati da insediamenti israeliani, illegali per il diritto internazionale.<\/p>\n<p><b>Dal punto di vista dei coloni<\/b><br \/>\nLo scorso 13 marzo, Josh Hasten, dell\u2019organizzazione dei coloni israeliani Regavim, ha pubblicato un articolo sul\u00a0<i>Jerusalem Post<\/i>, in cui illustra \u2018il diabolico piano di Autorit\u00e0 palestinese e Unione europea per l\u2019Area C\u2019, colpevoli di sostenere la crescita di mini-citt\u00e0 in Area C e nello specifico nel corridoio E1. Secondo l\u2019autore \u2018il principale accampamento illegale, divenuto il simbolo di questa storia, \u00e8 la comunit\u00e0 di Khan Al Ahmar\u2019.<\/p>\n<p>Rifacendosi al regime dei permessi di costruzione applicato da Israele in Cisgiordania e ritenuto discriminatorio dalle Nazioni Unite e da vari esperti di diritto internazionale, Hasten ritiene le attivita\u2019 di Unione europea e Autorit\u00e0 palestinese \u2018illegali\u2019 in quest\u2019area. Hasten ha aggiunto che \u2018il Governo ha fatto di tutto per offrire soluzioni abitative permanenti a queste famiglie\u2019, riferendosi ai siti urbani costruiti da Israele in Cisgiordania dove i beduini dovrebbero essere rilocati, una volta trasferiti forzatamente.<\/p>\n<p><b>Demolizioni e sfollati in E1<\/b><br \/>\nSecondo le Nazioni Unite nei primi due mesi del 2017 le autorit\u00e0 israeliane hanno demolito 24 strutture nelle 18 comunit\u00e0 beduine che vivono nella zona E1, provocando lo sfollamento di 133 persone, di cui la met\u00e0 bambini. Met\u00e0 delle strutture demolite erano assistenza umanitaria da parte di Stati europei. In totale, fra il 2013 e il 2016 le autorita\u2019 israeliane hanno demolito circa 180 strutture in 13 delle 18 comunit\u00e0 situate nella zona E1 provocando lo sfollamento di 500 persone.<\/p>\n<p>Le demolizioni in Area C sono suffragate dalla mancanza di permessi di costruzione, ma secondo\u00a0<i>B\u2019Tselem<\/i>, fra il 2000 e il 2012, solo il 5,6% delle richieste di permessi \u00e8 stato approvato e secondo\u00a0<i>Bimkom<\/i>, fra il 2010 e il 2014, il 98% delle richieste di autorizzazione a costruire in Area C da parte di palestinesi \u00e8 stata rigettata. Tale situazione obbliga la popolazione palestinese a realizzare, in condizioni precarie, le infrastrutture temporanee necessarie a soddisfare i bisogni basici.<\/p>\n<p><b>Una parte per il tutto<\/b><br \/>\nNegli ultimi due anni, demolizioni e confische nei villaggi palestinesi in tutta l\u2019Area C sono aumentate, parallelamente all\u2019espansione di insediamenti israeliani. Il caso di Al Khan Al Ahmar \u00e8 uno dei tanti, simile a quella di\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3139\" target=\"blank\"><b><u>Susya<\/u><\/b><\/a>. L\u2019utilizzo mirato del regime di autorizzazioni descritto e le restrizioni al movimento sono fra i principali fattori che impediscono l\u2019accesso ai servizi di base e lo sviluppo di questi villaggi palestinesi in Area C. Nel frattempo l\u2019espansione degli insediamenti illegali continua.<\/p>\n<p>Nonostante il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia approvato la risoluzione 2334\/2016 nella quale ritiene gli insediamenti israeliani in territorio occupato \u2018privi di validit\u00e0 giuridica e flagrante violazione del diritto internazionale\u2019, nonch\u00e9 un ostacolo al raggiungimento della soluzione a due Stati e della pace, il 6 febbraio 2017 la Knesset ha approvato una legge che legalizza diversi avamposti costruiti su terreni di propriet\u00e0 privata palestinese in territorio occupato.<\/p>\n<p>Il 30 marzo, il Governo israeliano ha annunciato la costruzione di un nuovo insediamento in territorio occupato, per la prima volta dopo pi\u00f9 di 20 anni, con l\u2019obiettivo di alloggiare i coloni dell\u2019avamposto di Amona, smantellato ed evacuato su ordine della Corte Suprema ad inizio febbraio.<\/p>\n<p><b>L\u2019ambiente coercitivo e le Violazioni di Diritto Internazionale<\/b><br \/>\nMolti interpreti di diritto internazionale ritengono che ci\u00f2 che accade in Area C sia configurabile come trasferimento forzato della popolazione. Il trasferimento della popolazione dello Stato occupante in territorio occupato (gli insediamenti israeliani) e il trasferimento della popolazione del territorio occupato fuori o all\u2019interno di esso (i trasferimenti dei palestinesi dai villaggi dell\u2019Area C) costituiscono entrambi gravi violazioni degli articoli 49 e 147 della IV Convenzione di Ginevra del 1949. Secondo il diritto penale internazionale le gravi violazioni sono da considerare crimini di guerra.<\/p>\n<p>Uno degli elementi del crimine di trasferimento forzato \u00e8 la creazione di un ambiente coercitivo. Le demolizioni, la restrizione all\u2019accesso ai servizi di base, i divieti di movimento, nonch\u00e9 le violenze non sanzionate da parte dei coloni e dell\u2019esercito israeliano, sono fra i fattori che creano un ambiente coercitivo.<\/p>\n<p><b>Due Stati?<\/b><br \/>\nLa cosiddetta soluzione a due Stati, promossa per decenni da Ue e Stati Uniti, mira alla nascita di uno Stato palestinese indipendente, avente quindi un proprio territorio. Tuttavia, le continue violazioni di diritto internazionale attraverso cui Israele compromette l\u2019unit\u00e0 del territorio del futuro Stato palestinese, tra i quali gli insediamenti illegali e il trasferimento forzato, sembrano aver gi\u00e0 compromesso la possibilit\u00e0 di realizzarla.<\/p>\n<p>In questo senso il caso di Al Khan Al Ahmar e\u2019 un esempio del \u2018tutto\u2019, un progetto di annessione del territorio e inibizione della nascita del futuro Stato. Quali soluzioni concrete possono quindi offrire i Paesi, soprattutto quelli alleati di Israele, che ancora formalmente promuovono la soluzione a due Stati?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Al Khan Al Ahmar \u00e8 una delle 18 comunit\u00e0 beduine che risiedono in zona E1, l\u2019area che prende il nome dal piano con il quale Israele ha programmato di unificare Gerusalemme Est a Ma\u2019ale Adumim, uno degli insediamenti israeliani pi\u00f9 grandi in Cisgiordania. Fondato nel 1975, secondo\u00a0B\u2019Tselem, \u00e8 residenza di circa 40 mila coloni. 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