{"id":65390,"date":"2017-04-20T16:43:40","date_gmt":"2017-04-20T14:43:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65390"},"modified":"2017-11-03T15:12:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:35","slug":"gas-visione-strategica-paga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/gas-visione-strategica-paga\/","title":{"rendered":"Gas: una visione strategica paga"},"content":{"rendered":"<p>Un accordo storico \u00e8 finalmente giunto a maturazione, in un clima di disattenzione generale, per il gasdotto East Med che potr\u00e0 collegare il Mediterraneo orientale all\u2019Europa. Attinger\u00e0 dalle enormi risorse di gas\u00a0<i>off shore\u00a0<\/i>del Leviatano, a nord di Israele (circa 530mmc), e ne trasporter\u00e0 una parte verso l\u2019Unione europea passando per Cipro, la Grecia e l\u2019Italia<\/p>\n<p>All\u2019inizio di aprile \u00e8 stata firmata l\u2019intesa dal commissario europeo per l\u2019energia Miguel Canete, dal ministro Carlo Calenda e dai ministri corrispondenti degli altri Paesi, nella distrazione causata dall\u2019esito deludente del G7 Energia.<\/p>\n<p>Il percorso viene da lontano. East Med \u00e8 stato incluso gi\u00e0 nel 2015 tra i Progetti di Comune Interesse (PCI) della Commissione europea; \u00e8 stato compreso nel Piano decennale di investimenti per rafforzare il mercato unico dell\u2019energia; ha beneficiato del fondo Connecting Europe Facility (CEF), con due milioni di euro che hanno co-finanziato lo studio di fattibilit\u00e0 di IGI-Poseidon (societ\u00e0 ad oggi 50% Edison e 50% Depa).<\/p>\n<p>L\u2019esito positivo ha quindi aperto alla progettazione di un gasdotto di circa 1.300 km\u00a0<i>off-shore<\/i>\u00a0per il collegamento tra Israele, Cipro, Creta e il Peloponneso e circa 600 km in superficie per attraversare la Grecia, e poi l\u2019Italia, dopo l\u2019Accordo di aprile. Una capacit\u00e0 di trasporto di 10 miliardi di mc di gas, estendibile a 20, con un costo previsto di sei miliardi di euro.<\/p>\n<p><b>Un accordo di rilevanza straordinaria<\/b><br \/>\n\u00c8 un accordo di rilevanza straordinaria, poich\u00e9 ripropone le risorse del Mediterraneo orientale al centro degli interessi economici e politici dell\u2019Ue, in un momento delicatissimo per quella regione in cui l\u2019Europa stenta a marcare il protagonismo che le compete nell\u2019area. Si pone come rotta complementare alle forniture esistenti e programmate del gas russo: non \u00e8 quindi un\u2019azione diretta contro la Russia, che l\u2019Italia non avrebbe potuto sottoscrivere.<\/p>\n<p>Da anni, chi ha a cuore il ruolo dell\u2019Italia in Europa e nel Mediterraneo, e si occupa di energia, auspica e si adopera per la conclusione di un accordo di questa natura: un tassello concreto per la costruzione di un hub mediterraneo del gas in cui l\u2019Italia potrebbe riacquisire il peso costruito ai tempi di Enrico Mattei, al quale si \u00e8 di nuovo predisposta in questi anni rafforzando le infrastrutture e disponendo regole necessarie e chiare per dare certezza agli investimenti.<\/p>\n<p><b>I benefici di una strategia di lungo periodo<\/b><br \/>\nIl valore del progetto sta nei molti elementi che contribuiscono a una strategia di lungo periodo, economica e geopolitica, basata sull\u2019energia, che trascendono i confini dell\u2019Ue e dei Paesi del Mediterraneo orientale. Con le necessarie precauzioni per l\u2019incertezza futura, anche l\u2019Italia potrebbe trarne vantaggi importanti. Posso solo richiamare qui i benefici principali.<\/p>\n<p>1. Per l\u2019Ue il gasdotto rappresenta un evidente passo avanti nella strategia dell\u2019Energy Union (2016), volta a diversificare le fonti di importazione di gas e petrolio. L\u2019Ue, si sa, importa 70% del gas che consuma di cui il 40% dalla Russia. Il nuovo gasdotto vede il Mediterraneo tornare al centro della sicurezza energetica.<br \/>\nIn termini di politica interna il transito del gas dal Mediterraneo verso il Nord riequilibra la geografia europea e rafforza la posizione dei Paesi della faglia Sud, troppo spesso indicati solo come elemento di debolezza nella contabilit\u00e0 dell\u2019Unione. Aggiunge inoltre un elemento di sicurezza per l\u2019Unione, consolidando la capacit\u00e0 di approvvigionamento attraverso corridoi meridionali che non dipendono direttamente dal transito attraverso la Turchia.<\/p>\n<p>2. Per l\u2019Italia il transito del gas integra e rafforza la posizione del Paese in Europa, offrendo un contributo positivo sul terreno delicatissimo della sicurezza energetica. In termini economici, l\u2019indotto delle nuove infrastrutture creer\u00e0 reddito e occupazione, oltre a valorizzare gli investimenti di Snam Rete Gas, gi\u00e0 attuati in conformit\u00e0 con la regolazione europea per consentire il flusso bidirezionale del gas.<br \/>\nNella stessa ottica il nuovo Accordo si colloca nella prospettiva dell\u2019impegno italiano nel Mediterraneo, che vede l\u2019Eni protagonista delle grandi scoperte di gas in Egitto (la riserva di Zohr). L\u2019Italia \u00e8 storicamente un grande importatore del gas russo e continuer\u00e0 ad esserlo nella transizione energetica; il gasdotto del Mediterraneo \u00e8 dunque complementare alla fonte russa.<\/p>\n<p>3. Per le due sponde del Mediterraneo, infine, East Med si configura come una strategia di mutuo interesse economico e politico. In un\u2019ottica geopolitica, la costruzione di interessi comuni non pu\u00f2 che essere vincente nello scenario drammatico del Mediterraneo orientale. Dopo la \u201cpace dell\u2019acqua\u201d, stretta tra Rabin, Peres e re Hussein di Giordania nel 1994 sulla quale \u00e8 stato costruito un percorso duraturo di cooperazione e non belligeranza, l\u2019energia costituisce un secondo tassello nella stessa direzione di accordi regionali.<br \/>\nNon \u00e8 ancora chiaro come Donald Trump imposter\u00e0 alla fine la politica di esportazione del gas non convenzionale; per l\u2019Ue e per l\u2019Italia i passi perch\u00e9 si avvii in concreto un hub del gas nel Mediterraneo con l\u2019Accordo firmato in aprile costituisce un elemento di sicurezza e crescita.<\/p>\n<p><b>Contrasti e ostacoli per venditori e compratori<\/b><br \/>\nI contrasti da tenere sotto controllo sono sembrati di volta in volta insormontabili per varie ragioni. Il produttore, Israele, ha superato con difficolt\u00e0 nel 2015 lo scoglio del consenso del Parlamento all\u2019esportazione del gas, facendo salvo l\u2019uso per il consumo futuro interno; ha poi tenuto aperta per lungo tempo l\u2019opzione della via verso il Pacifico, da privilegiare poich\u00e9 il differenziale di prezzo significativo con l\u2019Europa (7 $\/mmBtu in Europa a fronte di 11 $\/mmBtu in Giappone, 2015 fonte BP) rendeva pi\u00f9 conveniente la vendita del gas a questa regione.<\/p>\n<p>\u00c8 prevalsa infine la strategia di dirigere il gas anche in Europa, data l\u2019entit\u00e0 delle riserve disponibili e l\u2019arco temporale di lungo periodo coinvolto. Ma la Turchia prima, i Balcani poi, sono parsi allora i candidati favoriti per il transito verso l\u2019Europa, mentre restava aperta la via del GNL da trasportare in Europa, possibilmente attraverso i rigassificatori spagnoli. Tutti progetti che avrebbero escluso il passaggio dall\u2019Italia<\/p>\n<p>. Anche da parte dei compratori gli ostacoli erano di complessa soluzione. Infatti l\u2019Ue esprime una storica diffidenza nei confronti di Israele, aggravata dalle recenti politiche di Benjamin Nethanyau nei confronti dei palestinesi. E nel contempo la strategia europea dell\u2019Energy Union (2016) volta a diversificare fonti, Paesi e rotte di approvvigionamento del gas, non ha prodotto politiche conseguenti, in particolare per la valorizzazione delle riserve del Mediterraneo orientale.<\/p>\n<p>Le cause sono complesse: le rotte meridionali sono state di fatto congelate dalla dialettica tra i programmi di Putin sui nuovi gasdotti e le regole dell\u2019Unione volte a contenere il potere di mercato e la strumentalit\u00e0 politica del gas russo; un aspetto nel quale a tratti si \u00e8 intromessa la voce sotto traccia degli Stati Uniti, oltre all\u2019incertezza politica causata dagli eventi in Turchia.<\/p>\n<p>Nel 2016 si \u00e8 poi aggiunto il progetto bilaterale tra Germania e Russia per la costruzione del gasdotto North Stream 2 che raddoppierebbe la capacit\u00e0 di trasporto del gas russo verso l\u2019Ue, facendo della Germania lo snodo centrale delle importazioni di gas verso l\u2019Europa e rendendo di fatto ridondanti investimenti in infrastrutture nel corridoio sud; il progetto russo-tedesco \u00e8 ancora in stallo, bloccato dalla verifica del rispetto della concorrenza e dalle regole frapposte dall\u2019Ue per la salvaguardia degli impegni comuni europei, ma l\u2019esito della trattativa politica non \u00e8 affatto scontato.<\/p>\n<p>La distrazione del G7 ha creato le condizioni straordinarie per cogliere il momento e firmare l\u2019Accordo: un beneficio inatteso dell\u2019era Trump!<\/p>\n<p>In estrema sintesi, l\u2019intesa stretta tra i quattro Paesi del Mediterraneo e l\u2019Europa mostra in tutta evidenza la valenza strategica di lungo periodo, in cui la convergenza di interessi economici tra Ue e sponda orientale del Mediterraneo pu\u00f2 e deve giocare un ruolo politicamente strategico. La costruzione in tempi brevi del gasdotto East Med potrebbe segnare una svolta decisiva anche per il ruolo dell\u2019Italia nella strategia energetica europea. Il condizionale \u00e8 d\u2019obbligo, poich\u00e9 si tratta di un passo importante nell\u2019ambito di un lungo percorso travagliato, dove ogni ostacolo rischia di bloccare la traiettoria di lungo periodo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un accordo storico \u00e8 finalmente giunto a maturazione, in un clima di disattenzione generale, per il gasdotto East Med che potr\u00e0 collegare il Mediterraneo orientale all\u2019Europa. 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