{"id":65391,"date":"2017-04-20T16:45:17","date_gmt":"2017-04-20T14:45:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65391"},"modified":"2017-11-03T15:12:35","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:35","slug":"gb-voto-anticipato-causa-brexit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/gb-voto-anticipato-causa-brexit\/","title":{"rendered":"GB: voto anticipato causa Brexit"},"content":{"rendered":"<p>La domanda se la pongono in tanti: dopo avere ripetutamente detto che mai e poi mai si sarebbe rivolta alle urne per avere una conferma della sua visione politica, perch\u00e9 la premier britannica Theresa May ha improvvisamente cambiato idea, portando il Paese a elezioni anticipate?<\/p>\n<p>Nel dare l\u2019annuncio formale della consultazione generale convocata per il prossimo 8 giugno, la May ha spiegato che era necessario un chiarimento definitivo, non sopportando pi\u00f9 di essere ostacolata da varie forze di opposizione, anche dentro il suo stesso partito conservatore.<\/p>\n<p>Molti hanno suggerito che la premier non resisteva pi\u00f9 alla tentazione di approfittare della manifesta debolezza politica del partito laburista di Jeremy Corbyn per ottenere una maggioranza schiacciante in Parlamento e procedere cos\u00ec indisturbata per la sua strada.<\/p>\n<p>Altri ancora hanno fatto notare che, mentre sulla Brexit la premierpu\u00f2 contare sul sostegno di gran parte dei parlamentari Tories, su certi temi economici e sociali (tra cui le riforme della scuola, del sistema pensionistico e degli enti locali), l\u2019attuale maggioranza assoluta di 17 seggi (comprensivi anche di 10 unionisti nordirlandesi) alla Camera dei Comuni non \u00e8 affatto sufficiente per permetterle di imporre le sue politiche.<\/p>\n<p><b>Un forte mandato per la Brexit<\/b><br \/>\nDiversi commentatori hanno notato che un mandato rinnovato &#8211; e si presume rafforzato &#8211; permetterebbe a Theresa May di presentarsi ai negoziati sulla Brexit di prossima apertura con un capitale politico aumentato, e quindi in una posizione contrattuale pi\u00f9 solida rispetto alla situazione attuale.<\/p>\n<p>Ma con un ritorno alle urne fissato per il 2020 (tale era la prospettiva fino a due giorni fa), la parte finale del periodo di due anni previsto dall\u2019articolo 50 del Trattato di Lisbona per la conclusione dei negoziati sull\u2019uscita dall\u2019Unione europea (Ue) sarebbe stata inevitabilmente condizionata dalla scadenza elettorale.<\/p>\n<p>Con l\u2019avvicinarsi del voto, infatti, la squadra negoziale britannica sarebbe stata potenzialmente sempre pi\u00f9 ricattabile dagli interlocutori di Bruxelles. Ora, nessuno crede neanche per un istante che le trattative con l\u2019Ue saranno concluse in un tempo cos\u00ec breve, ma chi si assumer\u00e0 la responsabilit\u00e0 del loro prolungamento?<\/p>\n<p><b>Scozia ai margini<\/b><br \/>\nChi comunque \u00e8 stato preso in contropiede pi\u00f9 di ogni altro protagonista della scena politica nazionale \u00e8 stata Nicola Sturgeon, first minister di Edimburgo e leader del partito nazionalista scozzese (Snp). La sua insistenza quotidiana sulle priorit\u00e0 della Scozia, a partire da un secondo referendum per l\u2019indipendenza, \u00e8 stata brutalmente spinta ai margini dalla mossa dellaMay.<\/p>\n<p>La Sturgeon ha ragione da vendere quando accusa la premier di ipocrisia e di doppiezza, ma c\u2019\u00e8 poco da fare: con 56 su 59 dei deputati scozzesi che siedono a Westminister appartenenti al Snp, per i nazionalisti sembra impossibile poter migliorare il risultato nelle urne dell\u20198 giugno; anzi, tutt\u2019altro.<\/p>\n<p>In generale, inoltre, la Scozia mostra segni sempre pi\u00f9 evidenti di insofferenza per queste ondate continue di consultazioni elettorali: la prossima sar\u00e0 la settima chiamata alle urne dal 2014 ad oggi. A nessuno sfugge che i risultati della gestione nazionalista dell\u2019economia scozzese, e della cosa pubblica in generale, sono tutt\u2019altro che brillanti, e che il martellamento sul chiodo fisso dell\u2019indipendenza ha incontrato solo insofferenza e disprezzo a Londra.<\/p>\n<p>Tuttavia, Nicola Sturgeon rimane l\u2019unico personaggio politico in tutta la nazione britannica ad avere un solido seguito popolare, e pu\u00f2 contare sull\u2019estrema debolezza di tutti i suoi rivali nel Parlamento di Edimburgo. Il fatto, poi, che da anni \u00e8 al potere a Westminster un partito capace di eleggere solo un deputato in Scozia (sui 59 seggi in palio) favorir\u00e0 sempre chiunque rivendichi un distacco radicale da Londra.<\/p>\n<p><b>Malcontento in Irlanda del Nord<\/b><br \/>\nSe gli scozzesi hanno votato tanto, in Irlanda del Nord la situazione \u00e8 persino peggiore: con l\u20198 giugno, gli elettori delle sei contee della provincia saranno stati chiamati alle urne tre volte in poco pi\u00f9 di un anno, con una quarta elezione per il Parlamento locale pi\u00f9 che possibile, dopo l\u2019esito incerto del voto di marzo. Crollata l\u2019intesa che faceva funzionare un governo composto da unionisti e repubblicani, nessuno ha trovato finora una via d\u2019uscita dalla paralisi, e l\u2019agonia si prolungher\u00e0 per altri due mesi almeno.<\/p>\n<p>Su una sola cosa i cinque partiti principali possono essere d\u2019accordo: in questa circostanza particolare il governo di Londra li ha totalmente ignorati, e con loro ha voltato le spalle a tutta la popolazione della provincia. Come ha scritto il quotidiano pi\u00f9 autorevole dell\u2019Irlanda del Nord, il\u00a0<i>Belfast Telegraph<\/i>, \u201cla nostra gente \u00e8 la pi\u00f9 attiva politicamente e la meno rappresentata di tutti nell\u2019intero arcipelago britannico\u201d.<\/p>\n<p><b>Vincitori e vinti del confronto politico<\/b><br \/>\nForse solo adesso i britannici cominciano a rendersi conto dell\u2019immensit\u00e0 dello sconvolgimento messo in moto da quel gesto stizzito che \u00e8 stato il voto a favore della Brexit. Senza il referendum spensieratamente voluto dall\u2019allora premier David Cameron, niente di quello a cui si assiste in questi giorni sarebbe successo.<\/p>\n<p>\u00c8 altrettanto chiaro, poi, che la totale incapacit\u00e0 dell\u2019opposizione laburista di Corbyn di condurre la campagna politica per rimanere nell\u2019Ue ha reso possibile il successo della Brexit. Un fallimento da cui Corbyn stesso ha imparato poco o niente (al 20 aprile, il sito web del partito risultava aggiornato l\u2019ultima volta 16 giorni prima).<\/p>\n<p>Chi ha votato per la Brexit in nome della sacra sovranit\u00e0 del Parlamento di Westminster, dopo l\u20198 giugno si render\u00e0 con ogni probabilit\u00e0 conto che la suprema istanza della democrazia rappresentativa britannica conter\u00e0 ancora meno di ora, e che la \u201cdittatura elettiva\u201d (espressione di un vecchio giurista e Lord degli anni \u201960) di Downing Street regner\u00e0 incontrastata.<\/p>\n<p>I parlamentari, quindi, si troveranno costretti ad accettare qualsiasi esito dei negoziati con l\u2019Ue portati avanti da Theresa May. Toccher\u00e0 a gruppi di pressione extra-parlamentari come Best for Britain e 38 Degrees, o think tank come il Center for European Reforme Demos, offrire qualche punto di riferimento politico e culturale alternativo al centralismo poco democratico che sembra l\u2019esito pi\u00f9 probabile per il Regno Unito dopo le elezioni anticipate di giugno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La domanda se la pongono in tanti: dopo avere ripetutamente detto che mai e poi mai si sarebbe rivolta alle urne per avere una conferma della sua visione politica, perch\u00e9 la premier britannica Theresa May ha improvvisamente cambiato idea, portando il Paese a elezioni anticipate? 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