{"id":65403,"date":"2017-04-24T16:54:28","date_gmt":"2017-04-24T14:54:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65403"},"modified":"2017-11-03T15:12:33","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:33","slug":"francia-leuropa-en-marche-litalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/francia-leuropa-en-marche-litalia\/","title":{"rendered":"Francia: l\u2019Europa \u201cEn Marche\u201d? E l\u2019Italia\u2026"},"content":{"rendered":"<p>Salvo sempre possibili incidenti di percorso, il 7 maggio Emmanuel Macron sar\u00e0 eletto presidente della Repubblica francese. Da questa campagna elettorale, giustamente definita storica, si possono trarre una serie d\u2019indicazioni importanti per l\u2019Europa e l\u2019Italia.<\/p>\n<p>La prima \u00e8 che le famigerate \u00e9lites possono battere i populisti misurandosi con i problemi che ne alimentano il consenso, ma affrontandoli a viso aperto e senza rincorrerli sul loro terreno. La seconda \u00e8 che si \u00e8 probabilmente avviata una profonda ricomposizione del quadro politico, a sinistra ma non solo, i cui effetti si faranno sentire ben oltre la Francia. La terza \u00e8 che il confronto per il secondo turno si giocher\u00e0 sul fronte \u201cnazionalismo-apertura al mondo\u201d; in altri termini principalmente sull\u2019Europa e sull\u2019euro.<\/p>\n<p>La candidata dell\u2019estrema destra ha scelto questo terreno, spostando l\u2019accento dalla sicurezza e l\u2019ostilit\u00e0 all\u2019immigrazione verso le questioni sociali, nella speranza di rompere l\u2019isolamento e ottenere il consenso di ceti popolari ostili alla globalizzazione. \u00c8 stato un errore strategico: i tradizionali elettori di sinistra sono ancora in maggioranza fedeli ai valori democratici e quelli di destra, anche se insoddisfatti del funzionamento dell\u2019Ue, non vogliono abbandonare l\u2019euro. Il risultato \u00e8 stato che ha prevalso il candidato pi\u00f9 europeista fra tutti quelli presenti. Con l\u2019elezione francese e dopo quella olandese, la minacciosa marea populista che ha invaso l\u2019Occidente negli ultimi tempi ha forse cominciato a regredire.<\/p>\n<p><b>In Germania, grado d\u2019incertezza inferiore<\/b><br \/>\nLe elezioni previste in settembre in Germania presentano un grado d\u2019incertezza inferiore. Avranno certo un effetto sul piano interno, ma non muteranno di molto la politica europea del Paese. Dopo una lunga fase d\u2019immobilismo, l\u2019Europa sar\u00e0 quindi in grado di ripartire, ma bisogna valutarne realisticamente le prospettive. La ripresa del processo d\u2019integrazione dovr\u00e0 riguardare vari aspetti, come l\u2019immigrazione e la sicurezza, ma sar\u00e0 centrata sulla governance dell\u2019euro-zona. Sar\u00e0 per\u00f2 condizionata da una doppia isteresi dovuta alla difficolt\u00e0 di rimettere in moto processi a lungo arrugginiti.<\/p>\n<p>La svolta rappresentata da Macron avr\u00e0 bisogno di tempo per materializzarsi sia nell\u2019applicazione del programma di riforme, sia per l\u2019emancipazione dal tradizionale e sempre radicato sovranismo francese; molto dipender\u00e0 dal risultato delle prossime elezioni legislative e dalla possibilit\u00e0 di riunire una maggioranza presidenziale sufficientemente solida. Inoltre la sfiducia reciproca e i pregiudizi accumulati tra Francia e Germania non si dissiperanno facilmente, anche perch\u00e9 negli ultimi anni sono cresciute anche in Germania resistenze verso una maggiore integrazione.<\/p>\n<p><b>Da Macron lezioni per l\u2019Italia<\/b><br \/>\nMolto dipender\u00e0 dall\u2019effettiva capacita di Macron di attuare il programma di riforme annunciato e dalle proposte concrete che presenter\u00e0 a Berlino e agli altri partner. Quali lezioni per l\u2019Italia? Un po\u2019 di lucidit\u00e0 dovrebbe suggerire che sono molto diverse da quelle che sembra trarne Matteo Renzi.<\/p>\n<p>Con la Francia che esce dallo stallo e la Spagna che continua la sua traiettoria positiva, non ha pi\u00f9 nessun senso parlare di frattura Nord\/Sud. Per prima cosa dovremmo convincerci che esiste ormai uno specifico problema italiano, politico ed economico. Ne consegue che nulla potremo ottenere senza la garanzia di una stabilit\u00e0 politica e della ripresa del processo di riforme interne.<\/p>\n<p>In secondo luogo, l\u2019Italia fa bene a mantenere la sua bussola federalista. Tuttavia la ripresa del processo d\u2019integrazione non dipende da un grande rivolgimento del modello istituzionale. Chi continua a sostenere questa ipotesi ottiene solo il risultato di denigrare ulteriormente l\u2019Europa che c\u2019\u00e8 a beneficio esclusivo dell\u2019euroscetticismo dei populisti. Non ha dunque senso accarezzare fantasie palingenetiche come l\u2019elezione diretta di un presidente, o la convocazione di un\u2019assemblea costituente sul modello di quella americana di Filadelfia.<\/p>\n<p>Il funzionalismo, cio\u00e8 l\u2019idea che le istituzioni si adattano alla soluzione dei problemi e non viceversa \u00e8 connaturato alla politica. Gli stessi ex coloni americani fecero Filadelfia per risolvere un problema concreto: la fragilit\u00e0 della struttura confederale di fronte alle ingerenze rapaci delle grandi potenze europee. Lo fecero creando inizialmente un minimo di centralizzazione; poi ci vollero 33 emendamenti e una guerra civile per arrivare gradualmente alle istituzioni federali che conosciamo.<\/p>\n<p>Tutti concordano che ci vuole pi\u00f9 legittimit\u00e0 e capacit\u00e0 d\u2019azione politica nell\u2019Ue. Tuttavia il termine \u201cunione politica\u201d cos\u00ec spesso declamato in Italia evoca l\u2019araba fenice di mozartiana memoria: \u201cche ci sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa\u201d. Perch\u00e9 la discussione possa divenire concreta, bisognerebbe chiarire almeno due cose: una larga disponibilit\u00e0 a consentire importanti condivisioni di sovranit\u00e0 e la possibilit\u00e0 di trovare una sintesi convincente fra la concezione tedesca di \u201cgoverno delle regole\u201d (esecutivo limitato e Parlamento forte) e quella francese di \u201cgoverno del Principe\u201d (esecutivo forte con grande potere discrezionale). Gli stessi interrogativi si pongono anche per un \u201cgoverno economico\u201d dell\u2019euro-zona, ipotesi pi\u00f9 limitata e realistica che Macron ha adombrato nel suo programma.<\/p>\n<p><b>Sognare la fine dell\u2019austerit\u00e0<\/b><br \/>\nIl terzo errore sarebbe di credere che il nuovo contesto potr\u00e0 finalmente segnare \u201cla fine dell\u2019austerit\u00e0\u201d. Prima di tutto, perch\u00e9 l\u2019Italia non ne \u00e8 mai stata vittima e il nostro grave ritardo nella ripresa economica e occupazionale \u00e8 prevalentemente dovuto a fattori domestici. Contrariamente alla vulgata prevalente, nel relativo immobilismo che ha caratterizzato il dibattito europeo, l\u2019Italia ha potuto beneficiare largamente della supplenza della Bce nel compensare i vuoti della politica e di una larghissima flessibilit\u00e0 nella gestione dei conti pubblici concessa dalla Commissione (gli abominevoli euroburocrati).<\/p>\n<p>Questa situazione \u00e8 malsana e non pu\u00f2 durare. Da un lato genera crescente insofferenza in Germania e in altri Paesi e contribuisce a diminuire la credibilit\u00e0 della Commissione. Dall\u2019altro, non ha contribuito a risolvere i problemi italiani e forse ha addirittura contribuito al rilassamento della pressione per le riforme. Peggio, l\u2019abuso dello scudo europeo \u00e8 stato accompagnato da un continuo stillicidio di attacchi a Bruxelles che hanno finito per screditare la stessa idea di Europa agli occhi dell\u2019opinione pubblica.<\/p>\n<p>Sia la supplenza della Bce, sia la flessibilit\u00e0 sono per\u00f2 destinate a diminuire. \u00c8 quindi indispensabile che l\u2019Italia partecipi con autorevolezza a un nuovo dibattito che dovrebbe condurre a un sistema pi\u00f9 strutturato di governance dell\u2019euro-zona, probabilmente a partire di una troppo ritardata discussione del rapporto dei \u201c5 presidenti\u201d; quel documento, arricchito da altre proposte fra cui forse anche quella di un ministro del Tesoro dell\u2019area euro, resta comunque una base molto utile. Dobbiamo per\u00f2 essere coscienti che il punto d\u2019arrivo sar\u00e0 forse un sistema pi\u00f9 efficiente e orientato alla crescita, ma anche pi\u00f9 intransigente nel controllo dell\u2019applicazione delle regole.<\/p>\n<p>Il quarto errore \u00e8 credere che la nostra condizione di padre fondatore e di terza economia dell\u2019area euro ci conceda un diritto di veto e ci renda in un certo senso \u201cindispensabili\u201d. Siamo certamente molto importanti e possiamo essere interlocutori ascoltati, ma ci stiamo avvicinando a un momento in cui il ventaglio delle soluzioni possibili \u00e8 destinato a restringersi.<\/p>\n<p>La comprensibile soddisfazione per la probabile svolta in Francia e la conseguente fine dell\u2019immobilismo, dovr\u00e0 quindi essere accompagnata da una seria riflessione sulle priorit\u00e0 della nostra politica sia interna sia europea. Immobili, possiamo sognare uno spazio con scelte illimitate; nel momento in cui riprende il movimento, la libert\u00e0 della fantasia cede il passo alle opzioni pi\u00f9 limitate offerte dalla realt\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Salvo sempre possibili incidenti di percorso, il 7 maggio Emmanuel Macron sar\u00e0 eletto presidente della Repubblica francese. Da questa campagna elettorale, giustamente definita storica, si possono trarre una serie d\u2019indicazioni importanti per l\u2019Europa e l\u2019Italia. 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