{"id":65404,"date":"2017-04-25T16:55:52","date_gmt":"2017-04-25T14:55:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65404"},"modified":"2017-11-03T15:12:32","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:32","slug":"al-sisi-riceve-papa-un-paese-attacco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/04\/al-sisi-riceve-papa-un-paese-attacco\/","title":{"rendered":"Al-Sisi riceve il Papa in un Paese sotto attacco"},"content":{"rendered":"<p>Il 28 e 29 aprile, poche settimane dopo l\u2019incontro con Trump a Washington, il presidente egiziano al-Sisi si appresta a ricevere Papa Francesco. Nel mezzo, ci sono stati due terribili attacchi terroristici, che il 9 aprile hanno colpito la cattedrale copta di San Marco ad Alessandria e la chiesa di San Giorgio di Tanta.<\/p>\n<p>I due attacchi da un lato confermano che la comunit\u00e0 cristiana in Egitto rimane uno dei principali bersagli della violenza jihadista e dall\u2019altro minano le basi del patto \u2018non scritto\u2019 tra al-Sisi e i suoi alleati occidentali. L\u2019 involuzione democratica del Paese nordafricano \u00e8 infatti sinora avvenuta con il tacito benestare dell\u2019Occidente, in cambio del ruolo di stabilizzazione che l\u2019Egitto esercita nel quadrante mediorientale.<\/p>\n<p><b>Il patto \u2018non scritto\u2019 con l\u2019Occidente<\/b><br \/>\nTale accordo \u00e8 stato peraltro implicitamente confermato nel recente incontro tra al-Sisi e Trump, in cui l\u2019ex generale ha incassato l\u2019appoggio del magnate presidente. Tuttavia, gli attentati della domenica della Palme, che fanno seguito all\u2019attacco alla Cattedrale di San Marco al Cairo del dicembre 2016, sono parte di un trend allarmante, che ha visto l\u2019Egitto teatro di circa quaranta tra aggressioni ed attacchi a luoghi di culto cristiani a partire dal 2013, anno della deposizione dell\u2019ex presidente Morsi.<\/p>\n<p>Washington ed i suoi alleati, sinora disposti a chiudere un occhio sulle pratiche antidemocratiche del governo al-Sisi, potrebbero ritirare presto il loro appoggio incondizionato, soprattutto se la situazione interna del Paese dovesse ulteriormente deteriorarsi.<\/p>\n<p>Le norme approvate dal governo egiziano sotto la comune etichetta di misure anti-terrorismo, impedendo di fatto il dialogo democratico nel Paese e riducendo drasticamente lo spazio riservato alle opposizioni e alle organizzazioni della societ\u00e0 civile egiziana, hanno finito per esacerbare il settarismo che il presidente aveva promesso di combattere e che continua invece ad inquinare la societ\u00e0 egiziana.<\/p>\n<p><b>La repressione controproducente<\/b><br \/>\nLa feroce repressione contro l\u2019opposizione, specie quella di matrice islamista, sembra infatti avere fomentato la radicalizzazione del suo discorso politico. Il giro di vite operato ai danni della Fratellanza Musulmana, le incarcerazioni avvenute senza regolare processo e la violenta repressione delle manifestazioni di piazza hanno dato credito alla componente pi\u00f9 giovane e spesso pi\u00f9 estremista del movimento, ai danni della \u2018vecchia guardia\u2019, pacifista e non-violenta, i cui leader scampati al carcere sono ormai costretti all\u2019esilio.<\/p>\n<p>Gli islamici egiziani intravedono nelle tattiche repressive dell\u2019ex generale una chiara strategia per escluderli dall\u2019arena politica egiziana e temono soprattutto un pericoloso ritorno agli anni di Nasser, in cui i Fratelli Musulmani erano oggetto di sistematica persecuzione.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 cos\u00ec lacerata al suo interno, il sedicente Stato islamico, Isis, facendo leva sull\u2019elemento religioso, ha gioco facile nel fomentare ulteriormente le divisioni interne, colpendo i cristiani per acquisire consensi nella comunit\u00e0 musulmana. I copti, che rappresentano il 10% di un Paese a stragrande maggioranza musulmana sunnita, sono stati da sempre sotto-rappresentati a livello istituzionale e hanno costantemente faticato a vedersi garantita la propria libert\u00e0 di culto.<\/p>\n<p><b>I riflessi sui copti e l\u2019arrivo di Francesco<\/b><br \/>\nL\u2019avvento al potere di un presidente che prometteva di garantire sicurezza e protezione ai cristiani d\u2019Egitto era stato quindi accolto con favore dalla comunit\u00e0 copta. Tuttavia, i cristiani d\u2019Egitto, che sin dall\u2019estate 2013 sono stati additati come sostenitori di un regime oppressore e liberticida e sono stati oggetto di attacchi e rappresaglie, nutrono sempre pi\u00f9 dubbi sulla capacit\u00e0 dell\u2019ex generale di tutelarli.<\/p>\n<p>La visita in Egitto di Papa Francesco, che avviene quindi in una fase particolarmente delicata per gli equilibri interni del paese nordafricano, ha un valore altamente simbolico. Essa serve infatti a sottolineare la vicinanza tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa d\u2019Egitto, nonch\u00e9 a portare il sostegno del pontefice in un momento cos\u00ec drammatico per la comunit\u00e0 copta e in generale per i cristiani in Medio Oriente.<\/p>\n<p>Soprattutto, tale viaggio costituisce un ulteriore tassello di un delicato processo di riavvicinamento al mondo musulmano che vede il pontefice impegnato in un complesso dialogo interreligioso, dopo le tensioni che avevano segnato il pontificato di Benedetto XVI. I rapporti si erano infatti quasi interrotti quando il precedente pontefice, dopo l\u2019attentato alla comunit\u00e0 copta di Alessandria nella notte di capodanno del 2011, aveva denunciato il \u201cvile gesto di morte\u201d e aveva esortato i governi della regione ad adottare misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose.<\/p>\n<p><b>L\u2019uomo giusto su cui puntare?<\/b><br \/>\nInterpretando tali dichiarazioni come un\u2019ingerenza non richiesta, il Cairo aveva allora ritirato l\u2019ambasciatore presso la Santa Sede e l\u2019Universit\u00e0 sunnita di Al-Azhar del Cairo, uno dei pi\u00f9 autorevoli centri d\u2019insegnamento religioso dell\u2019islam sunnita, aveva sospeso il dialogo con la Santa Sede.<\/p>\n<p>Proprio l\u2019incontro tra l\u2019Imam di Al-Azhar, Ahmad al-Tayyb, e il Vescovo di Roma nel maggio 2016 ha rappresentato una svolta storica per un dialogo rinnovato con il mondo islamico sotto il pontificato di Francesco ed \u00e8 stato l\u2019occasione per ribadire il comune impegno per la pace ed il rifiuto di ogni forma di violenza e terrorismo. Tale incontro, peraltro, dovrebbe replicarsi in occasione della visita di Francesco in Egitto, in un momento ancor pi\u00f9 delicato.<\/p>\n<p>Bergoglio, che vola al Cairo per riaprire un dialogo tra le due grandi religioni monoteiste, si trover\u00e0 quindi a dialogare con al-Sisi che aveva promesso di farsi campione di un Islam moderato in contrapposizione alla visione distorta e sanguinaria promossa dall\u2019Isis, ma le cui politiche repressive sono state sinora incapaci di fermare l\u2019onda di attacchi che sta sfaldando il paese. Sullo sfondo, alla luce dei fatti del 9 aprile, occorre capire se Trump, e con lui l\u2019Occidente filo-americano, ritengano ancora l\u2019ex generale egiziano l\u2019uomo giusto su cui puntare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 28 e 29 aprile, poche settimane dopo l\u2019incontro con Trump a Washington, il presidente egiziano al-Sisi si appresta a ricevere Papa Francesco. 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