{"id":65422,"date":"2017-05-26T18:01:59","date_gmt":"2017-05-26T16:01:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65422"},"modified":"2017-11-03T15:12:17","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:17","slug":"siria-la-guerra-ne-si-vince-ne-si-perde","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/siria-la-guerra-ne-si-vince-ne-si-perde\/","title":{"rendered":"Siria: la guerra che n\u00e9 si vince n\u00e9 si perde"},"content":{"rendered":"<p>\u201cIn Siria non si pu\u00f2 fare n\u00e9 la guerra, n\u00e9 la pace\u201d. Questa \u00e8 stata la risposta di un collega dell\u2019Usaf, un amico sin dai tempi di\u00a0<i>Desert Storm<\/i>, quando gli ho chiesto di spiegare come mai nei giorni scorsi fossero stati attaccati alcuni mezzi dell\u2019esercito di al-Assad, nonostante la tacita condivisione degli accordi scaturiti dall\u2019ultimo round della conferenza di Astana.<\/p>\n<p>Risposta eloquente, che ben caratterizza i precari equilibri politico-militari nell\u2019area. In questi sei anni di \u201cnon-guerra\u201d, si devono proprio agli equilibri artificialmente creati centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Un tempo, le guerre si vincevano o si perdevano. Oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec: l\u2019ipocrisia del\u00a0<i>politically correct\u00a0<\/i>non lo consente.<\/p>\n<p><b>I colloqui di Astana del 3 e 4 maggio<\/b><br \/>\nDopo tanti anni di cattive notizie, sulla Siria ne esce finalmente una potenzialmente buona, ma sui media occidentali, anche italiani, la diffusione \u00e8 scarsissima. Il perch\u00e9 si pu\u00f2 anche intuire. L\u2019accordo, a prescindere da quello che ne sar\u00e0 effettivamente il seguito, non \u00e8 stato raggiunto su iniziativa e proposte dell\u2019Onu, che a Ginevra sinora ha sempre fallito. Viceversa, Mosca, Teheran e Ankara sono riuscite a riunire e a fare dialogare quasi tutti gli attori del massacro siriano. Un successo? Non ancora.<\/p>\n<p>Sebbene a tavoli separati, erano per la prima volta insieme sia i rappresentanti governativi, sia quelli delle fazioni non jihadiste all\u2019opposizione. La presenza di alcuni osservatori di rango dell\u2019Onu, degli Usa e della Giordania (nel cui territorio vi \u00e8 alta densit\u00e0 di profughi siriani) servir\u00e0 in seguito a legittimare gli accordi, travasandoli &#8211; almeno nelle intenzioni \u2013 al Palazzo di Vetro.<\/p>\n<p>Il memorandum siglato dai tre garanti prevede la creazione in aree strategiche del Paese di quattro zone-cuscinetto (<i>de-escalation zones<\/i>) dove dovranno cessare combattimenti e bombardamenti. Tuttavia, \u00e8 stato precisato che le operazioni militari contro le forze jihadiste (Isis e Hayat al Tahiral-Sham, ex al-Nustra) continueranno finch\u00e9 necessario.<\/p>\n<p>Le quattro zone, i cui contorni dovranno essere definiti entro il prossimo 4 giugno, insistono sull\u2019area di Idlib, al confine con la Turchia, sull\u2019area a nord di Homs, su quella di Ghouta, a est di Damasco e su un\u2019area a Sud che comprende Deraa e Quneitra, nel Golan.<\/p>\n<p>Tra i problemi, importante \u00e8 quello di separare le forze dei ribelli \u201cbuoni\u201d da quelli \u201ccattivi\u201d. Al-Assad, che sinora\u00a0<i>obtorto collo<\/i>\u00a0ha accettato tutto, non vuole nemmeno sentir parlare di intervento dell\u2019Onu. Pare che i tre garanti stiano pensando a truppe kazake, o addirittura brasiliane, con l\u2019intendimento evidente di coinvolgere Paesi Brics.<\/p>\n<p><b>Dopo Astana, nuovi equilibri in Siria<\/b><br \/>\n\u00c8 ancora presto per capire se i risultati di Astana (perfino gli Stati Uniti hanno fatto sapere di essere d\u2019accordo) potranno davvero essere implementati e, in caso positivo, quale effetto potranno indurre sulla situazione umanitaria, politico-militare e squisitamente politica.<\/p>\n<p>Le forze rimangono tutte sul campo: oltre a russi, iraniani, turchi, americani, pochi sauditi, hezbollah libanesi e curdi, sono attive una decina di fazioni anti-governative locali, delle quali almeno due di fede jihadista. Queste sono ora chiaramente indicate come il primo obiettivo da battere; e si stanno creando tutte le condizioni perch\u00e9 ci\u00f2 possa davvero accadere. Le forze di al-Assad, seppur provate, hanno ricevuto aiuti che consentono loro di mantenere non solo l\u2019iniziativa nei combattimenti, ma anche un certo grado di favore popolare.<\/p>\n<p>Sotto il profilo politico, invece, qualche nuovo equilibrio si sta gi\u00e0 delineando. Il primo significato di Astana \u00e8 che Bashar al-Assad, per ora, rester\u00e0 in sella. Russia e Iran sono divenuti definitivamente arbitri della situazione in Siria, per di pi\u00f9 con una silente benedizione degli Stati Uniti. A meno, naturalmente, di improbabili future impennate del presidente Trump.<\/p>\n<p>La Turchia ha avuto ci\u00f2 che voleva, visto che il pericolo di un \u201ccongiungimento\u201d dei curdi, almeno per ora, sembra scongiurato: Ankara non chiede altro. La Giordania, con la propria presenza, ha acquistato prestigio, e si appresta a vedere risolto il problema dei profughi. Hezbollah ha diritti acquisiti. Certamente li eserciter\u00e0 in Libano, con un maggior peso all\u2019interno della compagine governativa.<\/p>\n<p><b>Tutti contenti?, allora \u2026<\/b><br \/>\nNon tutti. L\u2019Onu non lo pu\u00f2 essere. Una volta di pi\u00f9, al di l\u00e0 dell\u2019inutile, continua assertivit\u00e0 nell\u2019affermare i grandi principi universali, \u00e8 apparsa in tutta evidenza la sua inadeguatezza a risolvere in modo serio problemi reali. Potrebbe forse arrivare a proporre una tripartizione delle influenze in Siria, com\u2019\u00e8 gi\u00e0 accaduto in altre parti del mondo. Ma ci\u00f2 serve solo a perpetuare i problemi, non a risolverli. Per ora, dovr\u00e0 accontentarsi di fare il notaio di Russia, Iran e Turchia.<\/p>\n<p>Nemmeno gli Stati Uniti possono essere contenti, sebbene la loro attenzione sia ormai rivolta al Pacifico e alla Cina, in futuro vera e unica concorrente globale, piuttosto che al Medioriente. In quanto all\u2019Unione europea, a parte i dannosi pasticci creati in Siria da alcuni dei Paesi membri, si trova a dover incassare per l\u2019ennesima volta la patente di complessiva irrilevanza.<\/p>\n<p>\u00c8 possibile che gli equilibri politici e di forze derivanti da Astana, qualunque sia l\u2019esito finale, siano solo l\u2019inizio di un rinnovamento che va molto oltre ogni aspetto regionale. Potrebbero davvero segnare solo la fase iniziale di un processo di sovvertimento geo-strategico globale, dopo il quale nulla sar\u00e0 pi\u00f9 come prima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIn Siria non si pu\u00f2 fare n\u00e9 la guerra, n\u00e9 la pace\u201d. 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