{"id":65432,"date":"2017-05-24T18:09:51","date_gmt":"2017-05-24T16:09:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65432"},"modified":"2017-11-03T15:12:19","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:19","slug":"trump-politica-mediorientale-debole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/trump-politica-mediorientale-debole\/","title":{"rendered":"Trump, una politica mediorientale debole"},"content":{"rendered":"<p>Il\u00a0<a href=\"https:\/\/www.whitehouse.gov\/blog\/2017\/05\/21\/president-trump-delivers-remarks-arab-islamic-american-summit\" target=\"blank\"><b><u>discorso<\/u><\/b><\/a>\u00a0che il 21 maggio, nella sua prima uscita all\u2019estero, il presidente Trump ha fatto al vertice arabo-islamico-americano di Riad, nell\u2019ambito della sua visita ufficiale in Arabia Saudita, ha lasciato un messaggio un po\u2019 brusco.<\/p>\n<p>Non ha fatto alcun commento sui legami fra terrorismo e religione, fra estremismo e Medio Oriente, fra islamismo e jihadismo. Ha semplicemente detto che musulmani e americani sono uniti dalla urgente necessit\u00e0 di combattere l\u2019estremismo e il terrorismo che imperversa nella regione e si diffonde oltre i suoi confini.<\/p>\n<p>Trump ha poi affermato che in questa prospettiva \u201cAmerica is prepared to stand with you &#8211; in pursuit of shared interests and common security. But the nations of the Middle East cannot wait for American power to crush this enemy for them. The nations of the Middle East will have to decide what kind of future they want for themselves, for their countries, and for their children. It is a choice between two futures &#8211; and it is a choice America CANNOT make for you\u201d.<\/p>\n<p>Infine ha sottolineato il ruolo maggiore che l\u2019Iran gioca nel suscitare e appoggiare estremismo e terrorismo.<\/p>\n<p><b>Il messaggio e le reazioni<\/b><br \/>\nTutto questo implica un minore impegno diretto degli Stati Uniti e contestualmente un appoggio politico senza tentennamenti e incertezze alla luce della lotta comune contro il terrorismo e l\u2019estremismo. \u00c8 un incoraggiamento ad accrescere l\u2019impegno militare diretto degli arabi, ma anche a esercitare la necessaria repressione interna senza che Washington abbia poi a ridire.<\/p>\n<p>Gli Stati Uniti si scaricano di responsabilit\u00e0 dirette e si tengono le mani libere, ma procedono anche a un deciso rafforzamento dei legami politici con i regimi arabi cos\u00ec detti moderati, nella prospettiva che questo pi\u00f9 forte legame politico lavori poi a favore degli interessi strategici degli Stati Uniti. Il principio dell\u2019 \u201cAmerica First\u201d comincia cos\u00ec ad articolarsi nei dettagli.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 ricevuto questo nuovo orientamento da parte dell\u2019Arabia Saudita e degli altri governi moderati della regione? Alle spalle di Trump c\u2019\u00e8 una lunga stagione di delusione, in cui gli alleati arabi degli Usa si sono sentiti traditi: dalla guerra contro Saddam del 2003, che si risolse nel mettere l\u2019Iraq in mano agli sciiti esponendolo all\u2019influenza dell\u2019Iran, fino all\u2019accordo nucleare con Teheran dell\u2019anno scorso, passando per la scelta di Obama di combattere il sedicente Stato islamico piuttosto che Assad e i suoi alleati iraniani.<\/p>\n<p>Il discorso di Trump, come Obama, lascia da parte la Siria e indica il terrorismo come nemico comune. Per\u00f2, a differenza di Obama, punta il dito senza esitazioni contro l\u2019Iran e lo mette nello stesso sacco del terrorismo.<\/p>\n<p><b>Il triangolo Arabia Saudita, Iran, Siria<\/b><br \/>\nPer lungo tempo, la strategia saudita ha cercato di contrastare l\u2019Iran in Siria, lasciando in secondo piano il terrorismo, il sedicente Stato islamico e l\u2019estremismo (che talvolta ha cercato di usare contro Assad). Ma nelle condizioni che si sono via via create nella regione, Riad ha potuto costatare che, mentre le ambizioni di battere l\u2019Iran abbattendo il regime di Assad, per poi mettere la Siria in mano sunnita, sono ormai tramontate, l\u2019influenza di Teheran nella regione si \u00e8 fortemente consolidata: in Siria, in Iraq, ma anche nello Yemen (che per l\u2019Arabia Saudita \u00e8 una questione di sicurezza nazionale).<\/p>\n<p>\u00c8 quindi necessaria una strategia pi\u00f9 direttamente centrata sull\u2019Iran, che emerge oggi come un rischio pi\u00f9 centrale e diretto di qualche anno fa. Questa strategia coincide oggi con gli orientamenti americani. L\u2019appoggio politico che Trump oggi offre agli arabi moderati richiede una rinuncia a battere Assad in Siria, secondo gli orientamenti americani, ma del resto collima con le esigenze strategiche di sicurezza che nel frattempo sono maturate a Riad.<\/p>\n<p><b>Premesse sbagliate e scelte deboli<\/b><br \/>\nNon si tratta solo dell\u2019Iran ma anche dell\u2019estremismo in generale. Anche qui la percezione saudita \u00e8 cambiata. Sebbene oggi l\u2019impressione sia che il sedicente Stato islamico \u00e8 sull\u2019orlo di essere battuto, \u00e8 anche evidente che esso cambier\u00e0 pelle ma non morir\u00e0 e, pi\u00f9 in generale, che nelle condizioni politiche e sociali che continueranno a prevalere nella regione il terrorismo \u00e8 destinato a durare.<\/p>\n<p>Appare significativo il commento su quanto i sauditi si aspettano da una rinnovata collaborazione con gli Usa che ha fatto Abulaziz Sager, presidente del Gulf Research Center, in un suo recente\u00a0<a href=\"http:\/\/english.aawsat.com\/abdulaziz-sager\/opinion\/trump-visit-saudi-arabia-time-course-correction\" target=\"blank\"><b><u>commento<\/u><\/b><\/a>: \u201cmore emphasis needs to be given to maintaining the integrity of the state structures in the region and finding viable ways to stem the growth of militias and violent non-state actors\u201d. Questa considerazione certamente riflette l\u2019orientamento del governo saudita verso una visione meno ambiziosa ma pi\u00f9 comprensiva della sicurezza nella regione. L\u2019accenno alla necessit\u00e0 di mantenere l\u2019integrit\u00e0 delle strutture statali misura il cambiamento di pensiero nei confronti del regime di Assad, un po\u2019 com\u2019\u00e8 accaduto al governo turco.<\/p>\n<p>Dunque, Iran ed estremismo islamista emergono come principali preoccupazioni di sicurezza degli Usa di Trump in Medio Oriente. Nella lotta a questi nemici l\u2019Amministrazione individua la base per una rinnovata alleanza con gli arabi moderati e conservatori che su questa strada trovano convenienza e consenso a seguirla.<\/p>\n<p>La politica americana torna ai suoi vecchi alleati ma, per mantenersi libera da impegni troppo precisi e pesanti, lascia una mano pi\u00f9 libera al loro autoritarismo. Come valutare tutto questo? L\u2019estremismo ha origini anche nell\u2019autoritarismo politico da cui con Obama l\u2019Occidente era sembrato prendere qualche distanza e che ora invece Trump riabbraccia.<\/p>\n<p>Combattere il terrorismo rafforzando l\u2019autoritarismo non funzioner\u00e0. Per quanto riguarda l\u2019Iran, esiste in effetti un grave problema, ma Trump non pu\u00f2 illudersi di risolverlo n\u00e9 da se stesso n\u00e9 con gli arabi. Per farlo deve avere la collaborazione sia dei russi che degli europei, ma da questo lato il quadro \u00e8 ancora piuttosto oscuro. Perci\u00f2, ad oggi, la politica Usa che sembra emergere verso il Medio Oriente con la nuova amministrazione appare debole, basata su premesse errate e priva di fondamenti strategici adeguati.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il\u00a0discorso\u00a0che il 21 maggio, nella sua prima uscita all\u2019estero, il presidente Trump ha fatto al vertice arabo-islamico-americano di Riad, nell\u2019ambito della sua visita ufficiale in Arabia Saudita, ha lasciato un messaggio un po\u2019 brusco. Non ha fatto alcun commento sui legami fra terrorismo e religione, fra estremismo e Medio Oriente, fra islamismo e jihadismo. 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