{"id":65444,"date":"2017-05-02T18:21:00","date_gmt":"2017-05-02T16:21:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65444"},"modified":"2017-11-03T15:12:30","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:30","slug":"g7-lappello-roma-pensate-alle-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/g7-lappello-roma-pensate-alle-donne\/","title":{"rendered":"G7: l\u2019appello di Roma, pensate alle donne"},"content":{"rendered":"<p>In vista di un G7 che vedr\u00e0 una scarsissima partecipazione femminile, \u00e8 partita da Roma la richiesta ai leader delle principali economie mondiali di mettere al centro della discussione di Taormina, e di quelle che seguiranno, anche la parit\u00e0 di genere.<\/p>\n<p>Le organizzazioni promotrici dell\u2019incontro romano di aprile &#8211; Aspen Institute, Valore D e WE-Women Empower the world, insieme alla presidenza italiana del G7 &#8211; hanno battezzato l\u2019iniziativa \u201cW7\u201d. Questo acronimo potrebbe nel tempo consolidarsi per richiamare a intervalli regolari i leader alla consapevolezza che la riduzione delle disuguaglianze di genere nel mondo \u00e8 uno strumento fondamentale per promuovere una crescita durevole e inclusiva.<\/p>\n<p>La platea di rappresentanti istituzionali e non del W7 &#8211; presieduta da Marta Dass\u00f9, Sandra Mori ed Emma Bonino &#8211; ha discusso temi che vanno al cuore delle questioni di parit\u00e0: l\u2019<i>empowerment\u00a0<\/i>economico e la chiusura del\u00a0<i>gender gap<\/i>\u00a0in relazione alla crescita, le ineguaglianze e il futuro della democrazia, il rapporto tra donne, salute e scienza, la violenza di genere e &#8211; tema nuovo ma oltremodo rilevante nel contesto attuale &#8211; la dimensione femminile del fenomeno migratorio.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo principale dell\u2019iniziativa \u00e8 richiamare l\u2019attenzione sulla necessit\u00e0 di pensare alle politiche per il futuro \u201cstarting from girls\u201d, ossia lavorando specialmente per l\u2019inclusione, la promozione e il coinvolgimento nel mondo del lavoro e nel dibattito democratico delle 600 milioni di ragazze che vivono nel sud del mondo.<\/p>\n<p><b>Lavorare di pi\u00f9 ma guadagnare di meno<\/b><br \/>\nSecondo UN Women, ad oggi tre quarti degli uomini ultra-quindicenni sono attivi nel mondo del lavoro rispetto a una percentuale del 50% di donne della stessa fascia d\u2019et\u00e0. Tra coloro che sono impiegati, le donne rappresentano due terzi di quanti contribuiscono a imprese familiari senza essere retribuite. Di conseguenza, queste donne non hanno accesso alle pensioni di anzianit\u00e0 nella stessa misura degli uomini.<\/p>\n<p>E le differenze si notano anche nel reddito. Globalmente, quello femminile \u00e8 inferiore del 26% rispetto a quello maschile. Eppure le donne, sommando attivit\u00e0 dentro e fuori causa, lavorano in media pi\u00f9 degli uomini nell\u2019arco della propria vita.<\/p>\n<p>Molto rimane ancora da fare per centrare gli obiettivi della Piattaforma d\u2019azione associata alla\u00a0<i>Beijing Declaration<\/i>, scaturita dalla storica conferenza sulle donne promossa nel 1995 dalle Nazioni Unite, nonch\u00e9 ai vari obiettivi dell\u2019Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell\u2019Onu che riguardano la parit\u00e0 e l\u2019inclusione delle donne.<\/p>\n<p><b>Le proposte del W7<\/b><br \/>\nPartendo dal presupposto che l\u2019uguaglianza di genere non \u00e8 una questione femminile ma un interesse globale, il W7 mira a coinvolgere donne e uomini del settore pubblico e privato. Ciascuno deve lavorare nei propri ambiti di competenza, ma farlo in rete, insomma prendendo pi\u00f9 sul serio la teoria del\u00a0<i>gender mainstreaming\u00a0<\/i>che andava tanto di moda fino a qualche tempo fa, ma cui pochi hanno mai dato un\u2019attuazione concreta &#8211; tanto da preferire di non dedicargli pi\u00f9 alcun riferimento.<\/p>\n<p>Innovativa la formulazione delle proposte fatte dal W7: in materia di\u00a0<i>gender pay gap<\/i>, per esempio, si \u00e8 rivolto sia ai governi per l\u2019adozione di misure legislative adeguate nonch\u00e9 di\u00a0<i>role models\u00a0<\/i>femminili per l\u2019insegnamento scientifico nei curricula scolastici, sia al settore privato, chiedendo l\u2019impegno dei datori a superare la forchetta della disuguaglianza nel corso della prossima generazione.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda le politiche sociali, accanto all\u2019introduzione &#8211; cruciale &#8211; dei congedi di paternit\u00e0 (possibilmente retribuiti e obbligatori, ndr) si \u00e8 anche parlato di misurare il contributo economico del lavoro di cura in termini di Pil per rielaborare in chiave\u00a0<i>gender-sensitive<\/i>\u00a0i sistemi di sicurezza sociale. Una proposta provocatoria, ma non inverosimile, dato che il metodo di calcolo del Pil \u00e8 gi\u00e0 in corso di revisione per includere anche i dati delle economie sommerse.<\/p>\n<p>Infine le migrazioni, dove il ruolo delle donne \u00e8 spesso negletto, in quanto si pensa che il migrante per antonomasia sia il giovane uomo alla ricerca di fortuna. La crisi siriana, con le immagini delle famiglie che attraversavano l\u2019Europa, o i parti in alto mare, di cui spesso si sente parlare in Italia, testimoniano invece una storia diversa.<\/p>\n<p>E se nelle migrazioni forzate, piuttosto che in quelle economiche, la presenza maschile \u00e8 sempre predominante, il dato ci deve far riflettere sulla minore possibilit\u00e0 delle donne di scappare dal pericolo migrando, dunque sulla loro maggiore vulnerabilit\u00e0 ai conflitti.<\/p>\n<p>La raccomandazione del W7 connette la necessit\u00e0 di avere dati migliori sul profilo femminile dei flussi migratori con l\u2019agenda\u00a0<i>Women Peace and Security\u00a0<\/i>delle Nazioni Unite, su cui si concentra il ramo italiano di Women in International Security Italia (WIIS, organizzazione partner del W7). Importante, dunque, che la dimensione migratoria trovi un suo spazio nei piani nazionali di attuazione della Risoluzione 1325\/2000 su \u201cDonne, pace e sicurezza\u201d del Consiglio di sicurezza dell\u2019Onu.<\/p>\n<p><b>Buoni propositi e dura realt\u00e0<\/b><br \/>\nTutti questi temi saranno al centro della riunione ministeriale che concluder\u00e0, il 25 novembre, la presidenza italiana del G7, e che avr\u00e0 al centro proprio la questione della parit\u00e0 di genere. In aggiunta, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha dato il suo sostegno alla proposta di presentare a Taormina l\u2019istituzione di un gruppo di monitoraggio delle azioni del G7 sulle questioni di genere.<\/p>\n<p>Tra il dire e il fare c\u2019\u00e8 per\u00f2 di mezzo Donald Trump, che gi\u00e0 sul fronte migrazioni, su cui Roma aveva disposto un fine lavoro di tessitura internazionale, sta rendendo difficile la vita dei negoziatori italiani. \u00c8 verosimile che un impegno concreto sulla parit\u00e0 rientri in una dichiarazione firmata anche dagli Stati Uniti? Pi\u00f9 probabile che ci\u00f2 avvenga a livello di ministeriale, se almeno l\u00ec ci si potr\u00e0 arrivare, piuttosto che al summit di Taormina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In vista di un G7 che vedr\u00e0 una scarsissima partecipazione femminile, \u00e8 partita da Roma la richiesta ai leader delle principali economie mondiali di mettere al centro della discussione di Taormina, e di quelle che seguiranno, anche la parit\u00e0 di genere. 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