{"id":65453,"date":"2017-05-18T18:31:12","date_gmt":"2017-05-18T16:31:12","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65453"},"modified":"2017-11-03T15:12:21","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:21","slug":"difesa-europea-unaccelerazione-macron","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/difesa-europea-unaccelerazione-macron\/","title":{"rendered":"Difesa europea: un\u2019accelerazione con Macron"},"content":{"rendered":"<p>La presidenza di Emmanuel Macron porter\u00e0 probabilmente ad un\u2019accelerazione della cooperazione europea nella difesa, dove si registra un ruolo maggiore della Commissione di Bruxelles, anche grazie a un rafforzamento dell\u2019asse franco-tedesco.<\/p>\n<p><b>Sempre pi\u00f9 convergenza tra Francia e Germania<\/b><br \/>\nMacron \u00e8 probabilmente il presidente francese pi\u00f9 favorevole all\u2019idea di un\u2019Europa della difesa nella storia dell\u2019Ue. Combinando questo elemento con il venire meno causa Brexit del freno britannico e con un ruolo sempre maggiore della Germania nella sicurezza del Vecchio Continente &#8211; chiunque vinca le elezioni politiche tedesche il prossimo settembre &#8211; si ha un quadro politico (e geopolitico) inedito per l\u2019Unione. Un quadro positivo che potrebbe dare slancio e concretezza a progetti di cooperazione e integrazione da tempo discussi nelle istituzioni europee e nelle capitali.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3832\" target=\"blank\"><b><u>Francia e Germania<\/u><\/b><\/a>\u00a0hanno certamente visioni in parte diverse sulla difesa europea. Tuttavia negli ultimi anni \u00e8 aumentata la convergenza tra i due Paesi; e probabilmente aumenter\u00e0 ancora di pi\u00f9 con un presidente francese che gi\u00e0 in campagna elettorale aveva affermato la necessit\u00e0 di cooperare con Berlino.<\/p>\n<p><b>Se la Commissione finanzia la ricerca nella difesa<\/b><br \/>\nInoltre, i Paesi Ue si muovono in un quadro che vede sempre pi\u00f9 attive le istituzioni dell\u2019Unione, anche grazie all\u2019attuazione della EU Global Strategy. La Commissione europea sta procedendo alla messa in pratica del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/articolo.asp?ID=3726\" target=\"blank\"><b><u>piano di azione<\/u><\/b><\/a>\u00a0(European Defence Action Plan \u2013 Edap) che segna un passo importante nella politica industriale e di innovazione tecnologica dell\u2019Ue.<\/p>\n<p>Infatti, per la prima volta nella storia dell\u2019Unione, viene finanziata direttamente la ricerca nel campo della difesa, con lo stanziamento di 90 milioni di euro nel 2017-2019 per la Preparatory Action on Defence related Research (Padr) e la previsione di 500 milioni di euro l\u2019anno per il prossimo esercizio finanziario 2021-2027.<\/p>\n<p>La Commissione si era gi\u00e0 costruita un ruolo importante del mercato della difesa europeo sul piano regolatorio con le direttive del 2009 sui trasferimenti intra-comunitari ed il procurement militare. Ruolo guardato con una certa insofferenza da alcuni stakeholder, in quanto visto come un pungolo ad adottare logiche di concorrenza ed efficienza in un settore precedentemente escluso dalle regole del mercato unico.<\/p>\n<p>Ma la Commissione non pretendeva di decidere quale sistema d\u2019arma finanziare, produrre o acquistare: definiva piuttosto regole generali, rispondenti ad un interesse comune europeo, e quindi pi\u00f9 accettabili anche se, a volte, in contrasto con alcuni Stati membri. Inoltre, per ora, la Commissione ha dimostrato un\u2019ampia tolleranza sul terreno del l\u2019\u2018enforcement\u2019, anche se ha annunciato un prossimo cambio di passo.<\/p>\n<p><b>Tra governi nazionali e interessi europei<\/b><br \/>\nOra il discorso si fa pi\u00f9 delicato e complicato per il ruolo della Commissione, e soprattutto per il rapporto con i governi nazionali da un lato e con gli interessi comuni europei dall\u2019altro. Nella Padr, e pi\u00f9 ancora nel prossimo bilancio Ue, vi saranno finanziamenti significativi da allocare a fronte di domande verosimilmente maggiori, per quantit\u00e0 e volume, da parte degli attori nazionali, e occorrer\u00e0 scegliere cosa e chi finanziare &#8211; e a chi negare invece i fondi stanziati dal bilancio dell\u2019Unione.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 accade gi\u00e0 in molti altri campi che godono di fondi Ue, incluso quello della sicurezza dove da pi\u00f9 di dieci anni la Commissione finanzia progetti di ricerca e innovazione tecnologica sulla protezione delle infrastrutture critiche piuttosto che sulla risposta ad attacchi chimici o biologici, il contrasto al crimine organizzato o al terrorismo e pi\u00f9 di recente la sicurezza cibernetica e la protezione dei confini dell\u2019Unione. C\u2019\u00e8 quindi una vasta esperienza cui attingere, in termini di normativa, organizzazione o buone prassi.<\/p>\n<p>Tuttavia, il campo della difesa presenta una propria specificit\u00e0 e sensitivit\u00e0 politica che dovr\u00e0 essere presa in considerazione, in quanto si tratta di finanziare lo sviluppo di tecnologie che serviranno alle forze armate dei Paesi europei nelle loro operazioni militari.<\/p>\n<p><b>L\u2019asse franco-tedesco, Bruxelles e Roma<\/b><br \/>\nQui il piano istituzionale e tecnico incrocia di nuovo quello politico e geopolitico. Il lavoro della Commissione sull\u2019attuazione dell\u2019Edap, per quanto segua sue logiche di lungo periodo, tecnocratiche e sovranazionali, sarebbe inevitabilmente influenzato da una maggiore convergenza franco-tedesca nel campo della difesa.<\/p>\n<p>Se i due Paesi Ue che, dopo l\u2019uscita della Gran Bretagna, rappresenteranno una quota ampiamente maggioritaria sia delle capacit\u00e0 militari che di quelle industriali e tecnologiche andranno verso determinate direzioni e scelte, \u00e8 molto probabile che queste ultime diventino il punto di riferimento anche per il ruolo delle istituzioni Ue in questo settore.<\/p>\n<p>\u00c8 in questo nuovo quadro che l\u2019Italia deve aggiornare e approfondire l\u2019aspetto europeo della sua politica di difesa, inclusa la dimensione industriale e tecnologica &#8211; tema peraltro al centro del\u00a0<a href=\"http:\/\/www.iai.it\/it\/eventi\/italia-e-difesa-europea\" target=\"blank\"><b><u>convegno IAI<\/u><\/b><\/a>\u00a0in programma a Torino il prossimo 19 maggio.<\/p>\n<p>Una probabile convergenza in chiave europeista tra Berlino, Parigi e Bruxelles presenta nuove opportunit\u00e0 per Roma di inserirsi con proposte funzionali ai propri interessi nazionali oltre che a quelli europei. Ma presenta anche il rischio per l\u2019Italia di restare solo spettatrice delle rapide scelte altrui, se non sar\u00e0 in grado di influenzare tempestivamente scelte comuni.<\/p>\n<p>Guardando laicamente al fatto che anche il leader straniero pi\u00f9 europeista non avr\u00e0 mai come sua priorit\u00e0 quella di aiutare l\u2019Italia, e che le istituzioni Ue faranno quello che potranno per l\u2019Unione nel suo insieme, resta sempre valido il vecchio detto \u201caiutati che Dio t\u2019aiuta\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La presidenza di Emmanuel Macron porter\u00e0 probabilmente ad un\u2019accelerazione della cooperazione europea nella difesa, dove si registra un ruolo maggiore della Commissione di Bruxelles, anche grazie a un rafforzamento dell\u2019asse franco-tedesco. 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