{"id":65470,"date":"2017-05-12T19:27:31","date_gmt":"2017-05-12T17:27:31","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65470"},"modified":"2017-11-03T15:12:24","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:24","slug":"energia-trump-leredita-obama","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/energia-trump-leredita-obama\/","title":{"rendered":"Energia: Trump e l\u2019eredit\u00e0 di Obama"},"content":{"rendered":"<p>La strategia energetica \u00e8 da oltre mezzo secolo uno degli argomenti pi\u00f9 controversi e articolati della politica statunitense.<\/p>\n<p>Il prezzo, economico, politico e strategico, della crescente dipendenza dalle forniture energetiche estere, e in particolare mediorientali, ha innescato un lungo dibattito interno all\u2019establishment americano in grado di influenzare profondamente la geopolitica globale dalla seconda met\u00e0 del XX secolo ai giorni nostri.<\/p>\n<p>Dal \u2018resource nationalism\u2019 di matrice araba alla Dottrina Carter, dal collasso dell\u2019Unione Sovietica all\u2019ingresso dei mercati emergenti nella Catena del Valore Globale, una lunga serie di fattori hanno contribuito a cristallizzare il paradigma energetico americano.<\/p>\n<p>Da una parte carbone, nucleare, idroelettrico e gas naturale, destinati a sopperire sia al carico di base della rete elettrica che a gran parte del fabbisogno industriale e ai consumi domestici; dall\u2019altra petrolio e derivati, destinati ad alimentare il vorace settore dei trasporti, il polo petrolchimico e nicchie degli altri segmenti. Mentre il primo pilastro della strategia energetica Usa era fondato prevalentemente sull\u2019autoproduzione, il secondo era alimentato in larga parte dall\u2019import.<\/p>\n<p>L\u2019avvento del nuovo millennio ha coinciso con la comparsa sulla scena di almeno tre\u00a0<i>game changers<\/i>: lo sviluppo dei giacimenti di idrocarburi non convenzionali, l\u2019ingresso di alcune tecnologie delle nuove fonti di energia rinnovabile (Nfer) nella fase di maturit\u00e0 e la presa di coscienza da parte della classe dirigente dei rischi connessi al cambiamento climatico e dei costi impliciti dell\u2019inquinamento ambientale.<\/p>\n<p><b>La presidenza Obama e il Rinascimento energetico Usa<\/b><br \/>\nL\u2019amministrazione Obama, a dispetto di un<i>\u00a0packaging\u00a0<\/i>tendenzialmente ideologico e non scevro di sbavature retoriche, ha saputo sfruttare con intelligenza e lungimiranza tutte le possibilit\u00e0 offerte dal nuovo scenario. Nel corso dei due mandati democratici la produzione di petrolio negli Stati Uniti \u00e8 aumentata del 66%, l\u2019aumento pi\u00f9 marcatoa partire dal dopoguerra, e quella di gas naturale del 31%, uno degli aumenti pi\u00f9 consistenti dell\u2019ultimo secolo.<\/p>\n<p>Malgrado l\u2019antagonismo che tradizionalmente contrappone, seppur pi\u00f9 nell\u2019immaginario collettivo che nella realt\u00e0, fonti rinnovabili e combustibili fossili, il drastico ribasso dei costi d\u2019impianto, strettamente correlato alla contrazione del prezzo dell\u2019energia, sommato agli incentivi fiscali federali previsti dal\u00a0<i>Clean Energy Incentive Program<\/i>, ha innescato uno straordinario sviluppo delle Nfer.<\/p>\n<p>Tra il 2009 e il 2016 l\u2019output di energia eolica (impianti di scala industriale) \u00e8 cresciuto del 206%, mentre quello di energia solare (fotovoltaico + termodinamico) del 3900%, alimentando un florido indotto industriale e contribuendo alla riduzione delle emissioni fortemente voluta dal presidente nell\u2019ambito del pi\u00f9 ampio programma di contrasto al cambiamento climatico globale.<\/p>\n<p>D\u2019altronde, il fenomeno che pi\u00f9 di ogni altro ha segnato la presidenza Obama \u00e8 stato il rinnovamento infrastrutturale, stimolato dal governo federale attraverso una serie di provvedimenti tra cui spicca il\u00a0<i>Clean Power Plan<\/i>, adottato dall\u2019Environmental Protection Agency (Epa) nel quadro del\u00a0<i>Climate Action Plan<\/i>\u00a0il 3 agosto 2015.<\/p>\n<p>L\u2019introduzione di limiti progressivi alle emissioni delle centrali termoelettriche ha infatti imposto agli operatori di settore massicci investimenti nell\u2019adeguamento infrastrutturale, che hanno avuto effetti a cascata su tutta la\u00a0<i>powergrid<\/i>, aumentando l\u2019efficienza complessiva della rete.<\/p>\n<p>L\u2019International Energy Agency stima che nel solo 2016 gli investimenti confluiti nel settore elettrico americano siano stati pari a 93 miliardi di dollari, di cui 38 destinati alleNfer e 48 al potenziamento della rete di trasmissione e in quella di distribuzione. Il Rinascimento energetico dell\u2019era Obama ha per\u00f2 prodotto un danno collaterale: la crisi dell\u2019industria del carbone. Ma al contrario delle apparenze non si \u00e8 trattato di un assassinio politico.<\/p>\n<p><b>Il carbone ucciso da un nuovo paradigma<\/b><br \/>\nNel declino delle centrali\u00a0<i>coal-fired<\/i>, infatti, \u00e8 nascosta la chiave per interpretare l\u2019eredit\u00e0 di Obama: non una rivoluzione energetica, ma una rivoluzione industriale. Anche se intuitivamente \u00e8 la necessit\u00e0 il motore primo del progresso, uno sguardo pi\u00f9 accurato permette di individuare nell\u2019abbondanza il lubrificante che accelera l\u2019avanzamento delle comunit\u00e0 umane. Abbondanza di risorse, di conoscenze, di capitali, di energia, di tensione culturale e psicologica verso il futuro.<\/p>\n<p>L\u2019amministrazione Obama ha indubbiamente beneficiato di fattori pregressi o indipendenti dal disegno politico, come la cosiddetta Shale Revolution, una lunga fase rialzista sui mercati internazionali delle<i>\u00a0commodities<\/i>\u00a0energetiche o l\u2019abbondanza di liquidit\u00e0 nei circuiti finanziari, miscelando con lungimiranza le componenti dell\u2019amalgama. Ma anche aggiunto un ulteriore, decisivo, ingrediente: un incentivo progressivo e coercitivo all\u2019innovazione.<\/p>\n<p>La normative Epa e i decreti presidenziali hanno solamente imposto agli operatori di settore ci\u00f2 che gi\u00e0 il mercato avrebbe dovuto, teoricamente, imporre loro: la continua ricerca di maggiore efficienza.<\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi decenni, infatti, la struttura oligopolistica del mercato energetico americano e la scarsa propensione agli investimenti strutturali e infrastrutturali degli operatori, radicata nella stessa natura del settore, hanno formato un collo di bottiglia a livello economico-finanziario, rallentando lo sviluppo industriale.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di un sostanziale abbattimento delle emissioni \u00e8 stato quindi centrato attraverso strumenti di crescita e sviluppo, piuttosto che per mezzo di una decrescita dei consumi. Mentre il settore dell\u2019Oil&amp;Gas e quello delle Nfer hanno saputo sfruttaregli stimoli endogeni per evolversi, l\u2019industria del carbone \u00e8 entrata in crisi.<\/p>\n<p>Le ragioni di questo rapido declino, per\u00f2, vanno ricercate nella storia e nelle caratteristiche specifiche del comparto piuttosto che in quelle dei vincoli ambientali imposti dall\u2019amministrazione. E nell\u2019avvento di un nuovo paradigma industriale fondato su nuove necessit\u00e0 e nuove possibilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La strategia energetica \u00e8 da oltre mezzo secolo uno degli argomenti pi\u00f9 controversi e articolati della politica statunitense. 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