{"id":65472,"date":"2017-05-11T19:30:04","date_gmt":"2017-05-11T17:30:04","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65472"},"modified":"2017-11-03T15:12:25","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:25","slug":"g7-taormina-ancora-senza-putin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/g7-taormina-ancora-senza-putin\/","title":{"rendered":"G7: a Taormina ancora senza Putin"},"content":{"rendered":"<p>Stringendo fra le sue mani quelle di George W. Bush e Vladimir Putin, Silvio Berlusconi, allora presidente del Consiglio, annunci\u00f2 al mondo la fine della Guerra fredda. Era il 2002, al vertice Nato-Russia di Pratica di Mare.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la Guerra fredda era finita da oltre un decennio. Non Berlusconi, entusiasta di natura, n\u00e9 gli altri partner di quel vertice potevano immaginare che entro un altro decennio sarebbero tutti tornati a qualcosa di simile a una seconda Guerra fredda.<\/p>\n<p><b>Guerra fredda, capitolo due<\/b><br \/>\nSul \u201cwhat went wrong\u201d gli analisti, e con una certa fretta anche alcuni storici, hanno gi\u00e0 scritto pagine e pagine. In genere, il giudizio \u00e8 di parte: fu colpa degli americani, \u00e8 colpa dei russi; difficile trovare posizioni intermedie, spesso nemmeno fra le diplomazie coinvolte. La differenza \u00e8 anche sull\u2019uso dei tempi:\u00a0<i>furono<\/i>\u00a0le amministrazioni Clinton e Bush junior a umiliare la Russia in declino, rifiutando di riconoscerne la vocazione imperiale (segu\u00ec poi la relegazione a \u201cpotenza regionale\u201d di Barack Obama);\u00a0<i>\u00e8\u00a0<\/i>il comportamento revanscista e vetero-imperialista di Putin a rendere oggi l\u2019Europa e il mondo pi\u00f9 instabili.<\/p>\n<p>La verit\u00e0, se ne esiste una, \u00e8 probabilmente nel convergere delle due tesi: entrambe riflettono il reale andamento della storia e delle cronache. Un Paese i cui interessi incominciano al confine ucraino e finiscono nelle isole Curili difficilmente pu\u00f2 essere considerato una potenza regionale: \u00e8 giusto trattarlo con rispetto perch\u00e9 se non ha pi\u00f9 mezzi economici da superpotenza, ne possiede ancora gli arsenali nucleari.<\/p>\n<p>Allo stesso tempo, l\u2019annessione armata della Crimea e le violazioni russe degli accordi legati al nucleare (l\u2019ultima riguarda il trattato Inf sulle forze nucleari a medio raggio in Europa) hanno spazzato ci\u00f2 che restava della sicurezza collettiva continentale. Per i comportamenti di Putin non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 un ordine internazionale: un Congresso di Vienna, una Yalta, una Helsinki cui riferirsi per risolvere i problemi prima che diventino crisi.<\/p>\n<p><b>Le sensibilit\u00e0 dei Grandi verso Mosca<\/b><br \/>\nFino a che una delle due parti o miracolosamente entrambe non decidono di tornare a un punto zero (la parola \u201creset\u201d porta male), fino a che russi e americani non rinunciano ad accusarsi fra chi ha cominciato per primo e chi ne ha approfittato dopo, Vladimir Putin non sar\u00e0 a Taormina e il G7 continuer\u00e0 a essere solo G7. Era diventato G8 nel 1998, quando l\u2019impero benevolente di Clinton sembrava non conoscere tramonti; \u00e8 tornato G7 nel 2014, quando, rivendicando diritti sull\u2019Ucraina, Putin ha svelato definitivamente la sua ambizione di ripristinare una versione leggermente pi\u00f9 moderna della sfera d\u2019influenza sovietica sull\u2019Europa orientale.<\/p>\n<p>Esiste un certo paradosso nell\u2019assenza causa-sanzioni della Russia all\u2019incontro di Taormina. Osserviamo i Paesi del G7. Francesi, tedeschi e italiani fanno a gara nel dichiarare con pi\u00f9 convinzione la loro amicizia per Mosca e nel mostrare rassegnata ostilit\u00e0 per sanzioni economiche che sembrano quasi subire di dover imporre.<\/p>\n<p>Con la presidenza Trump, mai gli Stati Uniti sono stati cos\u00ec poco ostili alla Russia: fra Fbi, Cia e Campidoglio, la storia \u00e8 ancora tutta da raccontare. Il Canada di Justin Trudeau \u00e8 sostanzialmente agnostico sulla materia, se non sono minacciati i suoi interessi nell\u2019Artico. Il Giappone ha ben altre preoccupazioni. Solo la Gran Bretagna \u00e8 convinta della minaccia russa, come il George Smiley di Le Carr\u00e9 lo era dell\u2019esistenza di una talpa di Karla dentro l\u2019MI6.<\/p>\n<p>Quattro dichiaratamente o potenzialmente amichevoli; uno non ostile, quasi amichevole; uno disinteressato; uno solo contro. Eppure, nonostante un\u2019assemblea mai cos\u00ec favorevole, a gennaio il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha fatto ufficialmente sapere che la Russia avrebbe lasciato \u201cin modo permanente\u201d il G8.<\/p>\n<p>A meno che a Taormina non venga formalizzata la sua uscita, infatti, la partecipazione russa alla struttura del gruppo allargato a otto Paesi era solo congelata. Una porta sbattuta in faccia a tutti, dunque: anche al ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano, che aveva esortato una riapertura a Mosca.<\/p>\n<p><b>Nessuno spazio per un ritorno al G8<\/b><br \/>\nIl comportamento russo \u00e8 forse duro, ma coerente. Al momento non esistono gli spazi per un ritorno nella grande casa del G8, che non \u00e8 un\u2019istituzione, ma una mega-lobby globale con valori comuni: democrazia e libero mercato. Si possono fare molti distinguo, ma \u00e8 difficile sostenere che la Russia pratichi con la stessa trasparenza l\u2019una e l\u2019altro.<\/p>\n<p>Quello che a Washington viene considerato il \u201cnew normal\u201d delle relazioni internazionali vede una Russia che hackera, disinforma e mesta nei sistemi occidentali, cercando di orientarne le elezioni. Una posizione dichiaratamente ostile alle democrazie rappresentative e di sostegno ai populismi ovunque si formino e abbiano forza per contendere il potere.<\/p>\n<p>In questa forma adulterata di Guerra fredda, probabilmente i russi fanno il loro mestiere. Ma \u00e8 un mestiere non meno pericoloso per l\u2019Occidente di quanto non lo fosse l\u2019immensa forza militare sovietica di un tempo.<\/p>\n<p>Quegli arsenali la Russia oggi non se li pu\u00f2 pi\u00f9 permettere. Non \u00e8 un Paese che rischia il tracollo economico, ma vive una forma di eterna stagnazione. Il Pil americano \u00e8 superiore ai 18mila miliardi di dollari, quello russo \u00e8 di circa 1,3. Le Forze Armate americane contano un milione e 400mila donne e uomini, le russe 750mila.<\/p>\n<p>Putin non pu\u00f2 pi\u00f9 permettersi le stesse spese militari dei tempi in cui il barile di petrolio superava i cento dollari. I 65 miliardi recentemente stanziati da Mosca, dollaro pi\u00f9 dollaro meno, equivalgono al solo aumento della spesa per la difesa americana previsto da Donald Trump per il 2018.<\/p>\n<p>Come dice Dmitri Trenin del Carnegie Moscow Center, Vladimir Putin \u00e8 \u201can autocrat with the consent of the governed\u201d. Sa come stimolare il patriottismo innato dei russi. E se l\u2019hard power necessario per conquistare spazio geopolitico non \u00e8 pi\u00f9 applicabile dispiegando divisioni corazzate e caccia di ultima tecnologia, la Russia usa i mezzi meno costosi, ma forse pi\u00f9 efficaci, del web. \u00c8 per questo che non parteciper\u00e0 al vertice di Taormina. Ed \u00e8 per questo che subito dopo l\u2019Occidente dovr\u00e0 ingaggiarla in un dialogo essenziale per il futuro suo e nostro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Stringendo fra le sue mani quelle di George W. 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