{"id":65480,"date":"2017-05-09T19:33:39","date_gmt":"2017-05-09T17:33:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65480"},"modified":"2017-11-03T15:12:26","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:26","slug":"francia-vittoria-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/francia-vittoria-europea\/","title":{"rendered":"Francia: una vittoria europea"},"content":{"rendered":"<p>Emmanuel Macron ha vinto nettamente il ballottaggio. Sapr\u00e0 En Marche, questo movimento nuovo, legato nel nome stesso &#8211; la stessa sigla: EM &#8211; al suo fondatore, tradursi in una forza parlamentare?, e di quale dimensione? Certo, dalla portata del suo successo passer\u00e0 l&#8217;ampiezza della capacit\u00e0 di manovra del nuovo presidente.<\/p>\n<p>Non bisogna tuttavia procedere con il metro del recente passato, cio\u00e8 della prassi degli ultimi 15 anni seguita alla riforma costituzionale che nel 2000 ha introdotto il quinquennato. Dopo la riforma, i candidati all&#8217;Eliseo &#8211; scelti attraverso le primarie dai grandi partiti &#8211; si sono confrontati alle presidenziali e i deputati sono poi stati eletti sull&#8217;onda del risultato di queste, assicurando pertanto al presidente della Repubblica una combinazione di poteri per cinque anni che non ha eguali nel panorama delle democrazie occidentali (negli Usa, infatti, ci sono le elezioni di medio termine; e nei regimi parlamentari il primo ministro pu\u00f2 essere sempre sostituito).<\/p>\n<p>Dalle elezioni per l&#8217;Assemblea nazionale potrebbe uscire una maggioranza cos\u00ec coesa da imporre al nuovo presidente un governo: qualcosa di diverso dalle coabitazioni conosciute prima della riforma del quinquennato, poich\u00e9 si tratterebbe di una coabitazione non temporanea ma strutturale.<\/p>\n<p><b>Un panorama politico frammentato<\/b><br \/>\nLe vicende di questi mesi mostrano tuttavia quanto il panorama politico francese sia frammentato. Se il Front National riuscisse &#8211; riproponendo anche parzialmente il radicamento conquistato nel primo turno delle presidenziali &#8211; a portare in Parlamento un consistente gruppo di deputati, difficilmente la destra gollista potr\u00e0 avere da sola la forza di imporre al presidente un governo frutto di una maggioranza coesa.<\/p>\n<p>E cos\u00ec anche un successo relativo, che garantisse cio\u00e8 la costruzione di un gruppo parlamentare sotto la bandiera di EM sufficientemente consistente seppur non maggioritario, ne farebbe inevitabilmente il centro di gravit\u00e0 attorno al quale costruire una coalizione. Non avremmo pi\u00f9 un presidenzialismo assoluto e l&#8217;esercizio del potere, grazie a un accresciuto ruolo del Parlamento, potrebbe essere pi\u00f9 equilibrato, meno dipendente dall&#8217;influenza della personalit\u00e0 del presidente,il quale dovr\u00e0 comunque sforzarsi di costruire consenso.<\/p>\n<p><b>L\u2019Europa al centro della campagna<\/b><br \/>\nDi fronte a queste possibili prospettive, non dobbiamo dimenticare &#8211; e nella sua prima uscita pubblica sulla spianata del Louvre Macron lo ha mostrato plasticamente -, che il presidente della V Repubblica si vede accordato dall&#8217;elezione a suffragio universale un particolare carisma, che ha uno dei suoi terreni di elezione (espressamente garantiti dalle norme costituzionali ) nelle\u00a0<i>mati\u00e8res de souverainet\u00e9<\/i>: la difesa, gli affari esteri, ma anche (da De Gaulle in gi\u00f9) gli affari europei.<\/p>\n<p>Mettendo al centro della sua campagna la politica europea, Macron ha chiamato i cittadini francesi a dargli un mandato chiaro: &#8220;l&#8217;Europa \u00e8 l&#8217;opportunit\u00e0 che abbiamo per integrare la nostra piena sovranit\u00e0&#8221;, ha infatti affermato senza mezzi termini. I francesi ieri hanno eletto chi sieder\u00e0 per la Francia nel Consiglio europeo. Gli hanno dato un mandato di rilancio, di rifondazione del progetto europeo.<\/p>\n<p>Un mandato che il nuovo presidente ha declinato con una chiarezza sconosciuta nella storia delle competizioni politiche francesi, e pi\u00f9 in generale di quelle europee (simmetricamente opposto, nel merito, a quello che il premier britannico sta chiedendo ai suoi cittadini, ma di eguale forza). Un mandato che potr\u00e0 sviluppare quale che sia l&#8217;esito delle legislative, a meno di non voler concedere una chance all&#8217;ipotesi di un Parlamento che veda maggioritarie le forze estremiste &#8211; di destra e di sinistra &#8211; antieuropee.<\/p>\n<p><b>L\u2019Unione, un progetto da rilanciare<\/b><br \/>\nIl progetto europeo, indebolito secondo Macron da mancanza di responsabilit\u00e0 e assenza di visione, va rilanciato con una chiara ambizione politica. Ed \u00e8 compito della Francia &#8220;prendere l&#8217;iniziativa e collaborare con la Germania, l&#8217;Italia ed altri Paesi per rimettere in piedi la nostra Europa&#8221;.<\/p>\n<p>Il presidente pi\u00f9 giovane che la Francia abbia mai avuto, appartenente a una generazione non a caso destinata nei prossimi anni a fare della Francia il Paese pi\u00f9 popoloso d&#8217;Europa, ha ricordato che l&#8217;Unione europea &#8220;si costruir\u00e0 attorno al senso del futuro&#8221;. Da ci\u00f2 l&#8217;impegno per una politica di investimenti, da finanziare con un bilancio dell&#8217;Eurozona affidato a un ministro delle Finanze che sia responsabile davanti al Parlamento dell&#8217;Eurozona. Un impegno razionale e strettamente collegato alla necessit\u00e0 di introdurre riforme a livello nazionale che riducano le spese correnti.<\/p>\n<p>A ben vedere, Macron riprende cos\u00ec il filo di quel percorso riformatore cui lui stesso aveva contribuito quale principale collaboratore sulle questioni europee del presidente Hollande, appena eletto nel 2012. Nell&#8217;estate di quell&#8217;anno (quando il progetto di Unione bancaria fu per la prima volta definito e concordato dai governi) era maturata una svolta nella costruzione della risposta alla crisi. Una risposta il cui organico respiro, fissato nel cosiddetto &#8220;Rapporto dei 4 presidenti\u201d del giugno del 2012, si \u00e8 tuttavia perso strada facendo.<\/p>\n<p><b>Da un rapporto dei presidenti all\u2019altro<\/b><br \/>\nQuel Rapporto infatti, oltre a prevedere l&#8217;Unione bancaria, fissava quale prospettiva la realizzazione di una Unione di bilancio, quindi di &#8220;un organismo di bilancio a livello della zona euro, quale un ufficio del tesoro&#8221; e addirittura, nel medio termine, &#8220;la emissione di debito comune come elemento di tale unione di bilancio&#8221;.<\/p>\n<p>Tutto ci\u00f2 in un contesto fondato da un lato sulla responsabilit\u00e0 che deriva dalla &#8220;titolarit\u00e0 nazionale delle riforme&#8221;, condizione essenziale per promuovere la crescita, e dall&#8217;altro su un rafforzamento della legittimit\u00e0 democratica dei processi decisionali, attraverso uno stretto coinvolgimento del Parlamento europeo e dei Parlamenti nazionali.<\/p>\n<p>Questa visione organica, che era andata maturando anche grazie al sistematico lavoro che svolgevano insieme i collaboratori del presidente francese, della cancelliera tedesca e del premier italiano (lo stesso Macron, Nikolaus Meyer-Landrut &#8211; oggi ambasciatore tedesco in Francia &#8211; e Enzo Moavero Milanesi), \u00e8 andata perdendosi.<\/p>\n<p>Il successivo \u201cRapporto dei 5 presidenti\u201d del 2015 sembra infatti aver smarrito questa complessiva visione politica in favore di una governance economica dell&#8217;Unione tutta essenzialmente fondata sul rigoroso rispetto di un complesso sistema di regole. Mentre il bilancio dell&#8217;eurozona diventa una pi\u00f9 incerta &#8220;funzione comune di stabilizzazione macroeconomica&#8221; e il ministro del Tesoro una futuribile &#8220;tesoreria della zona euro&#8221;.<\/p>\n<p><b>Riprendere la giusta ambizione<\/b><br \/>\nPi\u00f9 che una &#8220;rivoluzione&#8221; il presidente Macron propone allora oggi in primo luogo alla Germania, ma anche espressamente all&#8217;Italia, di riprendere con la giusta ambizione quell&#8217;organico disegno che lui stesso aveva contribuito ad abbozzare nel 2012, giovane consigliere del presidente Hollande; e di farlo a partire da una ritrovata coesione politica, da una strategia di riforme e modernizzazione del proprio Paese e di riduzione delle spese correnti in cambio dell&#8217;impegno, innanzitutto tedesco, a procedere verso una vera riprogrammazione di bilancio, che riconcili solidariet\u00e0 e responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Macron ha dato al suo futuro governo un orizzonte di due anni che coincide con il tempo che resta per la fine della legislatura europea (del Parlamento europeo, della Commissione e del mandato del presidente Tusk). Nel frattempo propone di lanciare, dopo le elezioni tedesche, un dibattito europeo sul contenuto dell&#8217;azione dell&#8217;Unione e sul suo futuro, al termine del quale Macron prefigura una rifondazione vera del processo di integrazione di un&#8217;Europa differenziata e a pi\u00f9 velocit\u00e0.<\/p>\n<p>Si tratta di una sfida lanciata innanzitutto al nostro Paese, oltre che alla Germania,che potr\u00e0 in fondo contribuire a impostare nel modo giusto la prossima competizione elettorale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Emmanuel Macron ha vinto nettamente il ballottaggio. Sapr\u00e0 En Marche, questo movimento nuovo, legato nel nome stesso &#8211; la stessa sigla: EM &#8211; al suo fondatore, tradursi in una forza parlamentare?, e di quale dimensione? Certo, dalla portata del suo successo passer\u00e0 l&#8217;ampiezza della capacit\u00e0 di manovra del nuovo presidente. 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