{"id":65499,"date":"2017-05-04T19:53:51","date_gmt":"2017-05-04T17:53:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/?p=65499"},"modified":"2017-11-03T15:12:29","modified_gmt":"2017-11-03T14:12:29","slug":"medio-oriente-la-tesi-del-ritorno-degli-sciiti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.archivio-affarinternazionali.it\/archivio\/2017\/05\/medio-oriente-la-tesi-del-ritorno-degli-sciiti\/","title":{"rendered":"Medio Oriente: la tesi del &#8216;ritorno degli sciiti&#8217;"},"content":{"rendered":"<p>Numerosi studiosi si sono espressi di recente a proposito della relazione tra potere e identit\u00e0 nel contesto del Medio Oriente contemporaneo. In un\u2019<a href=\"https:\/\/www.lrb.co.uk\/2017\/04\/21\/adam-shatz\/the-syrian-war\" target=\"blank\"><b><u>intervista<\/u><\/b><\/a>\u00a0rilasciata ad Adam Shatz, il direttore del Center for Middle East Studies dell\u2019Universit\u00e0 di Oklahoma, Joshua Landis, ha sostenuto ad esempio che la regione sta assistendo a una sorta di \u201critorno del XII secolo\u201d, quando i potentati sciiti, sostenuti dalla Persia, dominavano larga parte della Siria settentrionale e del resto della regione. Secondo Landis e altri, i mamelucchi e, in seguito, le autorit\u00e0 ottomane, cambiarono il corso della storia: \u201cEstromisero e marginalizzarono gli sciiti, da allora profondamente impotenti\u201d.<\/p>\n<p><b>Il passato che non passa<\/b><br \/>\nLandis fa eco a un punto di vista radicato nel tempo. Gi\u00e0 Gertrude Bell (1868\u20131926), in una\u00a0<a href=\"http:\/\/www.gerty.ncl.ac.uk\/letter_details.php?letter_id=411\" target=\"blank\"><b><u>lettera<\/u><\/b><\/a>\u00a0indirizzata al padre in data 23 agosto 1920, si rifer\u00ec a degli esponenti sciiti, presenti in una regione dell\u2019Iraq a larga maggioranza sciita, nei seguenti termini: \u201c\u00c8 come se ci fossero molti papi stranieri [aliens popes] presenti in pianta stabile a Canterbury, intenti a emanare editti aventi precedenza sulla legge vigente. I turchi erano in costante conflitto con loro: il futuro governo arabo si trover\u00e0 nella medesima situazione\u201d. Questo genere di approcci, volti a stigmatizzare gli sciiti locali come \u201cstranieri\u201d (\u201caliens\u201d), ha avuto ripercussioni visibili fino ai giorni nostri.<\/p>\n<p>Tale narrativa non solo ignora che ancora oggi gli sciiti rappresentano circa il\u00a0<a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=PifGBQAAQBAJ&amp;pg=PT121&amp;lpg=PT121&amp;dq=%22shi%27ites+represent+37.5%22&amp;source=bl&amp;ots=i3dxGs7CyN&amp;sig=eiSmQ3ElzKTy1s9EYt_p1fZKrUA&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjH6Mj-5czTAhXpB8AKHWbWB9IQ6AEIJjAA#v=onepage&amp;q&amp;f=false\" target=\"blank\"><b><u>40 per cento<\/u><\/b><\/a>\u00a0del totale della popolazione musulmana del Medio Oriente e che l\u2019appartenenza a una data confessione religiosa \u00e8 stata per secoli solo una delle tante maniere (sovente non la pi\u00f9 significativa) adottate dagli esseri umani presenti nella regione per esprimere il proprio essere, ma trascura anche molto del contesto storico necessario per analizzare le dinamiche relative alla marginalizzazione degli sciiti.<\/p>\n<p><b>L\u2019importanza del contesto<\/b><br \/>\nLe comunit\u00e0 sciite \u2013 ognuna delle quali avente peculiari specificit\u00e0 \u2013 sono state sovente percepite con sospetto da diverse dinastie sunnite. Subirono anche discriminazioni e persecuzioni. Tuttavia, il loro processo di \u2018marginalizzazione\u2019 ha avuto storicamente molto meno a che fare con le violenze delle quali si macchiarono, ad esempio, i mamelucchi nel XII secolo, e molto pi\u00f9 a che spartire con interessi pratici connessi, tra l\u2019altro, allo sfruttamento della \u2018via della seta\u2019 durante l\u2019epoca dell\u2019emiro Fakhr-al-Din II (1572-1635), quando l\u2019incremento degli scambi commerciali con l\u2019Occidente and\u00f2 di pari passo con drammatici cambiamenti nella composizione demografica di larga parte della \u2018Grande Siria\u2019.<\/p>\n<p>I contadini maroniti furono al tempo\u00a0<a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=4vOJ15vTZV4C&amp;printsec=frontcover&amp;dq=Salibi,+A+House+of+Many+Mansions:&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjUscXa8MzTAhUJAcAKHVGVAEwQ6AEIJTAA#v=onepage&amp;q=Salibi%2C%20A%20House%20of%20Many%20Mansions%3A&amp;f=false\" target=\"blank\"><b><u>spinti<\/u><\/b><\/a>\u00a0a stabilirsi, per coltivare la terra, nelle aree meridionali a maggioranza drusa, a danno degli sciiti, espulsi con la forza.<\/p>\n<p>Nel lungo termine, ci\u00f2 rese il Libano meridionale un\u2019area a maggioranza cristiana e innesc\u00f2, nelle\u00a0<a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=_1VqkQEACAAJ&amp;dq=Traboulsi,+A+History+of+Modern+Lebanon,&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwiso8SN68zTAhUNM8AKHW-zB8oQ6AEIJTAA\" target=\"blank\"><b><u>parole<\/u><\/b><\/a>\u00a0di Fawwaz Traboulsi, una \u201ccomplessa asimmetria che gener\u00f2 un sistema settario e una mobilitazione di carattere confessionale\u201d. La nuova composizione demografica ebbe un effetto destabilizzante, in primis da un punto di vista sociale ed economico, su tutte le comunit\u00e0 presenti nella \u2018Grande Siria\u2019.<\/p>\n<p>In questo contesto \u00e8 opportuno rimarcare che i potentati locali sciiti, come ricordava Landis in apertura, furono a lungo sostenuti dalla Persia\/Iran. \u00c8 necessario tuttavia aggiungere che la popolazione della Persia (come quella dell\u2019adiacente Azerbaijan) era allora in larga parte sunnita (scuole Shafi\u2019ita e Hanafita): la forzata conversione di massa della Persia \u2013 dunque il passagio da neo-marginalizzati sunniti a \u2018empowered\u2019 sciiti \u2013 venne infatti implementata dai Safavidi tra il XVI e il XVIII secolo.<\/p>\n<p><b>Oltre le confessioni<\/b><br \/>\nL\u2019eccessiva enfasi posta sulla narrativa del \u201critorno delle comunit\u00e0 sciite storicamente emarginate\u201d rischia di lasciare nell\u2019ombra le complessit\u00e0 di una regione in cui i confini religiosi sono stati per larga parte della storia fluidi, imprecisi e ambigui.<\/p>\n<p>A dispetto di quanto i dibattiti in corso sembrerebbero suggerire, sunniti e sciiti, ma anche cristiani, ebrei e altri gruppi o confessioni religiose hanno vissuto nella regione raggiungendo un livello di coesistenza \u2013 un concetto che non cancella l\u2019esistenza di confini, ma implicitamente riconosce che essi siano negoziabili \u2013 superiore a quello registrato in larga parte del resto del mondo, Europa inclusa.<\/p>\n<p>Su un piano teologico, sussistono maggiori differenze tra un protestante e un cattolico che tra un sunnita e uno sciita. Ci\u00f2 non implica che non si siano verificati scontri di natura confessionale. Come anche questo articolo conferma, violenze tra sunniti e sciiti sono documentabili gi\u00e0 a partire dall\u2019Alto Medio Evo. Essi, tuttavia, non rappresentano che una frazione di un millenario vissuto locale. Inoltre, la natura e la portata di tali episodi non \u00e8 in alcun modo equiparabile a quanto stiamo assistendo ai giorni nostri.<\/p>\n<p>Come ha scritto Fanar Haddad in riferimento al contesto iracheno, \u201cnella Baghdad dell\u2019Alto Medioevo si sono verificati scontri di natura settaria, ma erano molto diversi rispetto a quanto verificatosi nell\u2019epoca degli Stati-nazione\u201d. Una marcata differenza \u00e8 riscontrabile anche in relazione a un passato molto pi\u00f9 recente: fino al 2003 circa il\u00a0<a href=\"http:\/\/nationalinterest.org\/feature\/there-no-thirty-years-war-the-middle-east-17513?page=show\" target=\"blank\"><b><u>40 per cento<\/u><\/b><\/a>\u00a0della popolazione di Baghdad, ovvero un quarto dell\u2019intero Iraq, era composta da persone nate da matrimoni misti tra sunniti e sciiti. Gli iracheni li chiamano ancora oggi \u2018Sushis\u2019.<\/p>\n<p><b>Il \u2018ritorno\u2019 del XIII secolo<\/b><br \/>\nPi\u00f9 che assistere a una sorta di \u201critorno del XII secolo\u201d, sarebbe pi\u00f9 opportuno sostenere che la regione sta vivendo quanto\u00a0<a href=\"https:\/\/books.google.it\/books?id=rYlgGU2SLiQC&amp;printsec=frontcover&amp;dq=%22Before+European+Hegemony%22&amp;hl=it&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjJtZ3F7czTAhUMKsAKHap0DhsQ6AEIJTAA#v=onepage&amp;q=%22Before%20European%20Hegemony%22&amp;f=false\" target=\"blank\"><b><u>previsto<\/u><\/b><\/a>\u00a0da Janet Abu-Lughod nel 1989, vale a dire che l\u2019era dell\u2019egemonia europea\/occidentale sarebbe stata sostituita da un ritorno \u201cto the relative balance of multiple centers exhibited in the thirteenth-century world system\u201d.<\/p>\n<p>Ognuno dei popoli presenti nella regione sta lottando per trovare il proprio spazio in questo nuovo sistema. Molti di essi \u2013 nella cintura di Baghdad, nelle province di Diyala, Latakia, Tartus, Baniyas e in molte altre aree in Iraq, Siria e altrove \u2013 stanno sperimentando anche la crescente necessit\u00e0 di \u201ctornare\u201d nella storia, riscoprendo le identit\u00e0 ibride, con le loro permeabilit\u00e0 e specificit\u00e0, proprie di un radicato vissuto locale.<\/p>\n<p>Fare luce su questi incompleti ma significativi sforzi \u00e8 un modo per sostenere i loro tentativi di \u201criprendere possesso\u201d di retaggi e storie multiformi. Ancora pi\u00f9 importante, rappresenta un potente antidoto alle semplificazioni di molte analisi geopolitiche, sempre pi\u00f9 diffuse ai giorni nostri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Numerosi studiosi si sono espressi di recente a proposito della relazione tra potere e identit\u00e0 nel contesto del Medio Oriente contemporaneo. 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